Omelie di Mons. Antonio Donghi

20 maggio 2013

ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO C – 12 Maggio 2013

Filed under: e. Maggio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:25

Letture: At 1,1-11 Eb  9,24-28;10,19-23 Lc 24,46-53

OMELIA

ascensione-giottoIl signore in queste domeniche ci ha posto dinnanzi alcune profonde esigenze poiché fare l’esperienza del risorto è rinnovare radicalmente la nostra interiorità godendo del cuore e della mente del Signore.

Di fronte a questi grandi esigenze l’uomo si riscopre sempre più povero; quanto più l’uomo entra nella profondità del mistero, tanto più percepisce quanto sia per lui arduo camminare nella mentalità del Maestro.

La festa di oggi diventa la celebrazione della nostra speranza, infatti, potremmo definire la festa dell’ascensione di Gesù nel cielo come il gaudio di una comunità che gode la reale presenza di Cristo nel tempo e nello spazio.

Davanti al mistero dell’ascensione noi possiamo essere tentati di pensare che il Signore, salendo al cielo, sia “lassù”, ma se entriamo nella profondità dell’evento, così come l’evangelista Luca ce lo ha descritto, avvertiamo un altro orizzonte: Gesù non è salito semplicemente in cielo, Gesù è rimasto gloriosamente in mezzo a noi.

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7 maggio 2013

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO C – 05 Maggio 2013

Filed under: e. Maggio 2013 — papolino25 @ 20:42

Letture: At 14,21-27 Ap 21,1-5 Gv 13,31-35

OMELIA

1153324651068L’esperienza del Risorto ci porta progressivamente ad assumere la sua sensibilità dimorando sempre più nel suo cuore e avendo la capacità di leggere la vita secondo il progetto del Padre.

Essere risorti con Cristo è godere la mentalità interiore di Cristo.

Questo orizzonte si ritraduce, oggi, nell’assumere quell’atteggiamento spirituale di cui Gesù, attraverso Giovanni, questa mattina ci parla: “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Chi è risorto col Cristo vive questo mistero, gusta la costante relazione con il Maestro e il Padre nello Spirito Santo.

La prima parola che Gesù ci dice questa mattina è: “Se uno mi ama.”

Quando ascoltiamo questa parola del Maestro ne dobbiamo riascoltare un’altra che ci aiuta a darne il significato vero: l’uomo non è capace di amare se non è amato da Dio. Lo ha detto la prima lettera di Giovanni: non noi, abbiamo amato Dio, ma Dio per primo ci ha amati. Allora l’espressione di Gesù “se uno mi ama” nasce dalla profonda convinzione all’interno del cuore dell’uomo d’essere sommamente amato.

L’uomo ama perché è amato. Nel momento in cui amiamo, personalizziamo la gratuità di Dio. In certo qual modo amare è incarnare nell’esperienza della propria persona il fascino amativo di Cristo.

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