Omelie di Mons. Antonio Donghi

6 ottobre 2012

XXVI DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 30 Settembre 2012

Filed under: i. Settembre 2012 — papolino25 @ 09:16

Letture:  Num 11,25-29        Giac 5,1-6    Mc 9,38-43.45.47-48

OMELIA

Il cristiano è chiamato a incarnare l’esperienza della fede attraverso il suo comportamento quotidiano: la fede, attraverso l’atto di fede, diventa la fecondità della nostra vita.

Ora la parola che Gesù questa mattina ci vuol rivolgere ci aiuta ad approfondire ulteriormente questo cammino nella fede attraverso una lettura positiva dei testi che Gesù, questa mattina, ci sta regalando. Se vogliamo veramente fare della nostra esistenza, una continua fecondità della fede dobbiamo coniugare due aspetti della nostra esistenza che devono determinare la nostra vita: essere guidati dallo Spirito attraverso la fecondità della nostra sensorialità, poiché – il cristiano- nella sua identità umana è chiamato a dilatare continuamente questa profonda convinzione d’essere il luogo delle meraviglie di Dio e, il primo aspetto che ci suggerisce il testo dell’Antico Testamento, è che in noi c’è la potenza dello Spirito Santo.

Prima in modo incipiente e nella realtà di colui che non ha celebrato nella fede la presenza del Signore, ma sicuramente nella nostra vita dove ci è stato regalato lo Spirito Santo in pienezza!

Infatti, come la nostra esistenza non può costruirsi senza il respiro, così la nostra vita cristiana non può elaborare un sistema autentico se non nella potenza dello Spirito Santo.

La nostra vita è continuamente guidata dallo Spirito Santo per cui ognuno di noi ha la profezia di Dio.

È quella vocazione che noi chiamiamo “carismatica” all’interno della vita del cristiano, lo Spirito Santo in noi opera, parla, ci guida, ci suggerisce lo stile di vita, diventa l’ebbrezza della nostra storia.

Lo Spirito Santo è la vitalità di Dio dentro di noi.

Ecco perché quando noi vogliamo veramente ritrovare la bellezza della nostra vita dobbiamo ritrovare in noi la creatività di Dio.

Noi siamo grandi perché nella nostra vita opera incessantemente lo Spirito Santo che ci dà la capacità, nella originalità della nostra storia, di dire le meraviglie di Dio!

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17 settembre 2012

XXIV DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 16 Settembre 2012

Filed under: i. Settembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:26

Letture:   Is 50,5-9°        Giac 2,14-18        Mc 8,27-35

OMELIA

Gesù  domenica scorsa ci insegnava che dobbiamo lasciarci guidare da lui perché, nella sua solitudine, egli ci avrebbe donato una nuova umanità.

Di fronte a questo dono che il Signore fà a chi lo segue noi, questa mattina, siamo invitati a fare un passo, un passo decisivo, per prendere coscienza della gratuità di Dio nei nostri confronti. Perché se per un verso la nostra esistenza è un capolavoro di Dio che gratuitamente agisce nella nostra storia, dall’altra ci è chiesto di entrare in un mistero più grande per poter veramente dire al Signore: “Credo!”

Infatti, la reazione di Pietro questa mattina ci fa fortemente pensare….. da una parte Pietro afferma che Gesù è la fedeltà di Dio e, dall’altra, davanti alla visione della storia di Gesù non si fida di Dio.

È la contraddizione che appare molto chiara nel Vangelo di questa mattina, ma Gesù rivolgendosi a noi ci dà anche le linee perché possiamo, nella nostra vita, porre in autenticità quell’atto di fede in modo che la novità di vita che egli ci regala possa diventare la nostra vita.

E due potrebbero essere i suggerimenti che Gesù questa mattina ci offre perché possiamo entrare in un’autentica professione di fede: assumere la sua storia e vivere di piena fiducia dell’amore del Padre.

Innanzitutto l’esperienza della fede presuppone vivere la vita stessa di Gesù.

Quando noi ci poniamo la domanda nell’atto di fede noi dobbiamo sempre scoprirne il significato e il significato è vivere la vita stessa di Gesù regalandoci a lui con gratitudine……perché l’esperienza della fede ruota attorno ad una persona! Diverse volte ci siamo detti che credere non è problema di capire o di non capire…. il problema della fede è lasciar vivere Gesù in noi, accogliere Gesù nel suo mistero, è spalancare la nostra vita al suo amore restituendoci con gratitudine a lui.

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10 settembre 2012

XXIII DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 02 Settembre 2012

Filed under: i. Settembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:19

Letture: Is 35,4-7° Gc 2,1-5 Mc 7,31-37

OMELIA

Il principio dell’agire del cristiano è il suo cuore: è l’insegnamento che Gesù ci regalava domenica scorsa e, quando noi ci confrontiamo con questa grossa verità, dall’altra noi avvertiamo quanto siamo radicalmente poveri.

Siamo una divina Presenza in una grande povertà spirituale.

Davanti a questa conflittualità che noi, tante volte, avvertiamo nella nostra vita -capolavori di Dio in tanta povertà storica- Gesù oggi ci insegna a come possiamo noi, pur nella nostra povertà, ritrovare ogni giorno la ricchezza di Dio nella nostra esistenza.

Il miracolo del sordomuto potremmo considerarlo il parametro della vita cristiana, il mistero a cui noi ogni giorno siamo chiamati per rendere nuovo il nostro cuore.

Se noi concentriamo la nostra attenzione su Gesù ci accorgiamo come il Maestro divino ci aiuti ad avere questo cuore nuovo in cui egli è il Signore. E Gesù, attraverso quattro atteggiamenti, ci insegna il metodo per potere progressivamente riscoprire e ravvivare questa novità interiore cui noi siamo continuamente chiamati.

E il primo gesto che Gesù pone nei confronti del sordomuto è portarlo in disparte….collocarlo nella sua solitudine….. introdurlo nella sua intimità.

E Gesù toglie il sordomuto dalla folla secondo un principio che noi ben conosciamo: l’uomo è il frutto delle sue relazioni. Finché l’uomo rimane nella disperazione storica, continuamente preso dal tribolare quotidiano, difficilmente riesce a scoprire la profondità e la bellezza del suo cuore… e Gesù allora, ci dice, che se vogliamo ritrovare la novità della vita dobbiamo entrare nella sua solitudine.

Nella sua intimità.

Solo vivendo di lui e con lui il nostro cuore può essere capace di novità di vita!

La solitudine con il Signore è la capacità di respirare un mondo nuovo.

Ma Gesù in questa solitudine pone una gestualità: tocca le orecchie del sordomuto e con la saliva la sua lingua. Gesù non ci chiama solo alla sua solitudine…. Gesù vuole stabilire una viva relazione con noi.

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5 settembre 2012

XXI DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 2 Settembre 2012

Filed under: i. Settembre 2012 — papolino25 @ 19:58

Letture: Dt 4,1-2.6-8        Giac 1,17-18.21-22.27        Mc 7,1-8.14-15.21-2

OMELIA

Il cristiano nel cammino della sua vita è facilmente tentato dalle cose esteriori poiché esse sono appaganti la struttura psicologica del soggetto. È il rischio in cui cade l’uomo religioso, il quale, pensa di dare gloria Dio attraverso i comportamenti, le azioni o realtà simili perché, in certo qual modo, si può trovare “appagato”.

È quello che Gesù questa mattina ci dice, rendendoci attenti a non cadere in questa facile tentazione, perché l’uomo che vive queste esperienze esteriori corre il rischio di non essere credente. E allora, Gesù, questa mattina ci dice che dobbiamo guardare il cuore: non sono le azioni, non sono i comportamenti e le realtà che effettivamente ci interessano………

Il Signore deve guardare il cuore.. e guarda il cuore!

Ma come questo cuore può essere veramente la fonte di una vita nuova?

Penso che la risposta a questo interrogativo ce la possa dare, per certi versi, il libro del Deuteronomio  che abbiamo letto e, peraltro, la riscoperta della nostra identità di discepoli del Signore.

Ora, se noi guardiamo attentamente il libro del Deuteronomio, appare una cosa estremamente chiara: Dio dà le norme che il pio ebreo deve eseguire..-condizione-…questa per entrare nella terra promessa, ma dice anche qual è quella nazione che ha il suo Dio così vicino a sé: tutto ciò che il Signore comanda nasce dalla sua Presenza.

La gloria di Dio è in mezzo al suo popolo.

Dio continuamente nell’Antico Testamento rivela la grandezza del suo amore, per cui, obbedire a quelle norme o a quei precetti è niente altro che dire “grazie” a Dio del dono della salvezza.

Obbedire alle leggi e alle norme del Signore è un atteggiamento di gratitudine.

E infatti, dove avviene questo processo di incontro tra il Dio meraviglioso e il cuore dell’uomo, se non in quel cuore in cui l’uomo contempla le meraviglie di Dio, avverte il Dio che abita in lui e, di riflesso, i suoi comportamenti sono dire “grazie” al Dio meraviglioso?

L’agire morale del cristiano è l’esercizio della riconoscenza.

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