Omelie di Mons. Antonio Donghi

2 settembre 2010

XXII DOMENICA T.O. – Anno C, 29 agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 16:44

Letture: Sir 3,19-21.30-31 Eb 12, 18-19.22-24 Lc 14, 1. 7-14

OMELIA

Ogni discepolo del Signore vive continuamente immerso nella comunione con il suo Maestro, imitandolo nella sua interiorità. L’immagine del banchetto che ancor oggi appare al nostro orizzonte ci pungola di nuovo ad avvertire quello che si sviluppa nel suo cuore perché possiamo avere accesso per grazie alla comunione con il Padre. E’ la luminosa visione che ci offre la lettera agli Ebrei di questa mattina.

Non dobbiamo mai dimenticare l’apertura del cuore sulla luce dell’eternità e della comunione con tutti i santi. Qui si radica la nostra speranza nel tempo. Qui impariamo la vera e liberante sapienza della vita.

La chiave di lettura che potremmo trovare nella parola di Dio di questa domenica è la figura di Gesù, che dalle sue parole viene particolarmente illuminata. E’ Gesù che dice sè stesso, partendo da situazioni storiche che poteva apparire nella vita ordinaria di allora.  Chi è immerso nella sua persona avverte le profondità di ogni brano scritturistico.

I due elementi, che emergono dal testo evangelico , mettono in luce innanzitutto la docilità di Gesù nelle mani del Padre, per essere condotti successivamente ad avvertire il senso dell’universalità della salvezza che accompagna il suo ministero messianico.

Gesù vuol solo seminare la vera speranza nel cuore di ogni umana creatura.

L’immagine dei posti al banchetto ci narra la storia di Gesù:nell’evento dell’incarnazione egli entrò nella storia come creatura che non aveva grande importanza.

Era infatti impossibile riconoscere la presenza divina in lui, poste le sue origini galilaiche. Tuttavia egli, vivendo giorno per giorno la misteriosa volontà del Padre, collocandosi in un itinerario dove il senso della sua esistenza era un crescere nei divini voleri, lentamente è salito verso la piena conformazione all’oggi divino, nell’esaltazione gloriosa presso il Padre.

Gesù, in questo, ci educa alla consapevolezza che la piccolezza, abitata dall’intenso desiderio di consegnarsi all’imperscrutabile pensiero del Padre, tende luminosamente a operare scelte che all’occhio umano non appaiono importanti.

La mentalità evangelica non ha criteri semplicemente umani secondo la coscienza consumistica o pragmatica, non ha desideri di apparenze o di profitti….. (more…)

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XXI DOMENICA T.O. – Anno C, 22 agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 16:29

Letture: Is 66,18-21                   Eb 12,5-7.11-13           Lc 13, 22-30

OMELIA

La solennità dell’Assunzione di Maria ha collocato la nostra vita nell’orizzonte dell’eternità e ci ha fatto gustare la meta della nostra storia quando, in Cristo Gesù, Dio sarà tutto in ciascuno di noi.

Davanti a questo orizzonte nel quale ogni uomo è chiamato ad entrare nasce di riflesso in noi la domanda che quel tale ha posto a Gesù: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” domanda che potremmo ritradurre in modo positivo: “Signore, come possiamo accedere a questa esperienza di gloria nella quale ogni uomo si sente profondamente realizzato?”

La domanda può essere spiegata attraverso tre passaggi che ci possono aiutare a cogliere la strada per giungere veramente a questo mistero di gloria e nel quale ognuno di noi sarà veramente e pienamente se stesso.

Innanzitutto dobbiamo entrare in noi stessi e chiederci se desideriamo essere salvati; se in noi c’è il desiderio di giungere ad un’armonia che veramente realizzi la nostra umanità.

Uno dei grossi interrogativi dell’uomo contemporaneo è che egli non usa più la parola “salvezza”.

Davanti a qualunque situazione anche complessa della vita si ricorre facilmente a soluzioni semplicemente umane, mentre l’esperienza della salvezza è il disagio interiore dell’uomo quando questo disagio è letto sullo sfondo dell’infinito, per cui, la salvezza, appartiene all’anelito dell’uomo religioso.

Ecco perché è importante che noi intuiamo l’esigenza di entrare in una situazione in cui desideriamo che Dio ci doni l’armonia della nostra persona.

La salvezza infatti non è altro che l’uomo che ricompone se stesso nella verità, secondo il disegno di Dio.

Gesù è il Salvatore: nel disagio della nostra esistenza ci affidiamo a lui e in lui  ritroviamo noi stessi.

Questo orizzonte è stato il principio della risposta di Gesù quando Gesù ha affermato: “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”.

Quando noi sentiamo nel vangelo di Giovanni l’espressione “porta stretta” la nostra attenzione – in modo immediato – va a quell’aggettivo “stretta” e quindi sentiamo la pesantezza del camminare per ritrovare armonia nella nostra vita.

Dovremmo invece porre l’attenzione sull’espressione “porta” dove questa espressione richiama la persona di Gesù.

Questo ci è stato detto nel testo dall’evangelista Giovanni che abbiamo cantato prima del vangelo: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Gesù è la porta perché in lui e solo in lui l’uomo ritrova l’armonia della propria esistenza. La bellezza della fede è leggere continuamente il nostro disagio esistenziale nell’orizzonte del mistero di Gesù anzi, in certo qual modo, quanto più noi ci radichiamo nella persona di Gesù, tanto più in noi matura il desiderio che Gesù ci regali l’armonia della vita. (more…)

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Anno C, 15 agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 14:30

Letture: Ap 11,19; 12,1-6.10                   1 Cor 15,20-26           Lc 1,39-56

OMELIA

Il Signore presente in ciascuno di noi ci rende fin da ora partecipi della gloria eterna (come diceva il Maestro domenica scorsa) per cui il cristiano nel cammino del tempo già vive quell’esperienza di eternità in cui ogni umano desiderio avrà il suo compimento e la sua realizzazione.

Davanti a questo orizzonte l’uomo contemporaneo tante volte ha dei grossi interrogativi circa il futuro, perché la sua mente proiettandosi in avanti si ritrova in non poche difficoltà, poiché immaginare la vita futura costituisce un grosso interrogativo per l’uomo…

La solennità di oggi di Maria assunta in cielo ci permette di cogliere la presenza di un testimone che ci dice che veramente la nostra esistenza è chiamata a questo mistero di gloria nel quale ogni nostro umano desiderio avrà la sua vera e piena realizzazione. Ma quali sono le caratteristiche che Maria questa mattina ci potrebbe regalare perché possiamo entrare in questo grande mistero di gloria e quindi rafforzare la certezza che noi, già da ora, stiamo pregustando la realtà del Paradiso?

La risposta ce l’ha data chiaramente l’apostolo Paolo: Maria è stata per eccellenza la discepola di Cristo e poiché è stata discepola di Cristo ella ha goduto dell’esperienza del Maestro divino e quindi, tutto ciò che ha caratterizzato l’esistenza del Maestro, ha caratterizzato l’esistenza di Maria.

Il discepolo è chiamato ad essere dove è il Maestro.

L’orientamento interiore è sempre a Gesù Cristo, poiché tutti gli interrogativi che nascono nella nostra esistenza non li sviluppiamo partendo dai nostri desideri, ma dalla contemplazione di Cristo, poiché in Lui c’è la risposta ad ogni interrogativo.

Chi è in Cristo fissa lo sguardo del cuore, da Cristo è illuminato.

Maria, come discepola di Cristo, come ha realizzato  questa sua attrazione nei confronti del Figlio in modo da essere assunta nel mistero della gloria?

Il testo evangelico ci offre tre possibili suggestioni perché possiamo entrare in questo meraviglioso cammino di gloria: Maria è chiamata, da Elisabetta, Madre del Signore e quindi nel mistero della maternità è tutta accoglienza; Maria va con esultanza da Elisabetta quindi costruisce l’esistenza contemplando il suo Figlio, perché ella è l’Arca dell’alleanza in cui abita la gloria di Dio.

Il tutto si conclude nel Magnificat che è la pregustazione dell’esaltazione gloriosa del paradiso.

Innanzitutto Maria è discepola del Signore “accogliendo”. Ella nel cammino della sua vita ha dato ospitalità al Signore: è quell’atteggiamento di silenzio, di silenzio meditativo e amoroso che ha caratterizzato la figura di Maria.

La bellezza della vita non è capire, ma è spalancare la propria persona a Dio che viene;

è la gioia di dare ospitalità a Dio, frammento per frammento della nostra esistenza.

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22 agosto 2010

XIX DOMENICA T.O. – Anno C, 08 Agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 10:02

Letture: Sap 18,6-9                   Eb 11,1-2.8-19           Lc 12,32-48

OMELIA

La vocazione ad essere discepoli è una vocazione a crescere ogni giorno nella vera libertà.

Attraverso l’intensità della preghiera siamo entrati nella libertà rispetto alle cose per cui, il discepolo del Signore, davanti agli avvenimenti è creatura perfettamente libera, perché il discepolo, quando vive del suo Signore, ne gode la libertà.

Gesù oggi ci aiuta a fare un passo più avanti nell’esperienza della libertà. Non solo essere uomini liberi davanti alle cose, ma essere uomini liberi davanti al tempo, davanti alle realtà ultime che raggiungono inevitabilmente l’uomo. Per cui, Gesù, questa mattina vuole educarci a come essere uomini veramente liberi davanti alle realtà ultime.

Infatti – spesse volte – l’uomo non riesce a costruire in modo autentico la sua vita perché, quando si scontra davanti alla realtà della morte, si pone la domanda che senso abbia la vita con tutti quegli interrogativi che in uno modo o in altro si affastellano nella mente e nel cuore dell’umana creatura, per cui, facilmente l’uomo ha paura (magari per inconscio) del momento in cui accadrà l’evento della morte.

Gesù oggi ci insegna ad essere anche liberi davanti alla morte perché ciò che conta non è domani, ciò che conta è oggi.

Il discepolo è chiamato a costruire la sua esistenza concentrando ogni sua scelta nell’amore dell’oggi, perché nell’oggi, noi siamo abitati da Dio, nell’oggi dialoghiamo con Dio per essere – oggi –  nella pregustazione dell’eternità beata.

Il dramma dell’uomo è non riuscire a vivere in profondità il suo oggi….. la mente umana facilmente è proiettata a guardare “un futuro”, a organizzare la sua vita…. e quindi entra nella stoltezza delle paure.

La bellezza della vita è “oggi”, perché “oggi” siamo creati da Dio, “oggi” in Gesù siamo salvati, “oggi” nello Spirito Santo godiamo la presenza gloriosa del Maestro; infatti “oggi” noi veniamo creati.

Per noi, qualche volta, vivere diventa una realtà così ovvia che non pensiamo a cosa voglia dire effettivamente vivere e vivere è niente altro che la fedeltà di Dio che istante per istante ci dà il suo respiro e, poiché ogni istante è nel respiro di Dio, ogni istante è la creatività di Dio…. e poiché Dio è sommamente fedele, colui che ha iniziato in noi il mistero di vita nei nostri confronti, “oggi” ci sta creando…….

Poiché Dio è fedele, il cristiano non conosce la morte, perché la fedeltà di Dio è vita.

Ecco perché nell’ordine della creazione noi dobbiamo dire “oggi” l’atto creante di Dio, e poiché noi siamo persone che vivono la povertà esistenziale, oggi Dio ci rende creature nuove: la bellezza della fede.

La bellezza della fede è oggi lasciarci esistenzialmente rifare da Dio.

Il credente sa quanto sia vera l’espressione scritturistica: “Il Cristo fa nuove tutte le cose”, oggi il Signore fa meraviglie nella nostra esistenza e, di riflesso, oggi nello Spirito Santo, il Risorto abita dentro di noi realizzando il principio che abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore” …e il nostro cuore è abitato dal Signore e poiché il Signore è glorioso, in questo istante, noi siamo abitati da Colui che godremo eternamente in Paradiso.

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