Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 aprile 2011

LUNEDI’ DELL’ANGELO – 25 aprile 2011

Filed under: d. Aprile 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:18
Letture : At 2,14.22-33 Mt 28,8-15
OMELIA

L’esperienza del Risorto è l’anima della vita del discepolo.

Ieri mattina Gesù ci ha insegnato un percorso per poter veramente giungere a vedere e a credere nell’esperienza di Colui che era morto ed è tornato in vita.

Oggi Gesù ci insegna un’altra strada per poter veramente giungere a cogliere questa meravigliosa esperienza che è il Risorto. Un particolare che avremo notato e lo noteremo in tutti i Vangeli della Passione e della Resurrezione è dato dalla presenza delle donne.

Esse lo hanno seguito dalla Galilea, erano presenti all’albero della croce, lo hanno ricercato nella tomba vuota ed hanno avuto la gioia di goderne la Presenza.

E’ il testo evangelico ascoltato.

La domanda che nasce davanti a questa interpellanza evangelica è: perché le donne hanno avuto questo grande privilegio?

Non per nulla, Gesù nel vangelo di Giovanni, ci ha consegnato all’albero della croce Maria, la donna per eccellenza, perché da lei imparassimo ad essere discepoli del Maestro. La donna è un regalo di Dio all’uomo, perché l’uomo, nell’esemplarità anche della donna possa veramente cercare il volto di Dio. Stando ai testi evangelici anche noi possiamo cogliere tre aspetti della figura della donna che ci aiutano ad entrare veramente nell’esperienza della resurrezione e quindi, come le donne, andare con l’entusiasmo della vita ad annunciare la presenza del Risorto.

La donna è per natura sua una ricercatrice della verità; la donna, luogo in cui c’è il mistero della vita, ha una sensibilità profonda nel cogliere l’Invisibile nel reale, ma soprattutto, la donna è il grande cuore che ama all’impossibile.

Attraverso questi tre elementi possiamo cogliere come Maria, e quindi le donne, ci aiutano ad avvertire come incontrare il Risorto.

Innanzitutto la donna è un’intensa ricercatrice.

Noi tante volte evidenziamo questo aspetto con l’immagine della curiosità, ma il criterio della donna ricercatrice è la donna di Samaria. Sono quelle donne che “prese” da Gesù vanno al sepolcro, perché in quell’atto rituale dell’ungere il corpo, diventano le persone che vogliono veramente vivere del Maestro. La donna ci insegna a ricercare il senso della vita. Noi spesso rimaniamo rinchiusi a quello che abbiamo acquisito, ma la bellezza della vita di un discepolo è ricercare, è ricercare con la passione della verità. Allora, questo primo aspetto che possiamo cogliere nell’esperienza delle donne e quindi della figura della donna, diventa ancor più profondo, perché la donna depositaria della vita sa cogliere l’Invisibile nella realtà storica.

La sensibilità femminile è di gran lunga superiore alla sensibilità maschile, perché in lei è nata la vita e la vita ci fa cogliere l’anima delle persone.

Chi ama la vita ama l’anima, coglie le sfumature, non rimane al concreto e al visibile, va al di là.. per cui la donna ci insegna a cercare al di là.. di quello che può accadere.

Ecco perché le donne vanno non da “deluse”, ma con il desiderio di trovare il Maestro!

Quella corporeità del Maestro è il senso della loro vita perché, la donna, è sostanzialmente un cuore che non si dimentica mai di amare concretamente… è per eccellenza il discepolo che Gesù amava.

Ecco perché Gesù ha dato, al discepolo che Gesù amava, Maria.. perché, quel discepolo, quella persona, quel cristiano imparasse ad avere un cuore che va al di là di tutto, cioè che è concreto, per spaziare sull’Infinito.

La donna è un cuore che dà l’impossibile nelle situazioni storiche della vita. Ecco perché la narrazione evangelica ha messo così in luce la figura delle donne e Gesù non le ha deluse.

E’ molto bello nel racconto del Vangelo di stamattina come Gesù vada incontro a quelle donne e comunichi ad esse la sua pace in quel saluto, per cui, la bellezza dell’anima femminile davanti a Gesù, quell’avvicinarsi, quell’abbracciare i piedi, quell’adorare è veramente il vedere il Signore!

Come nell’ordine della creazione Dio consegnò all’uomo il suo capolavoro, la donna, così nell’evento della rivelazione cristiana il Signore risorto ci consegna il femminile per poter veramente scoprire, con l’anima di una donna, la grandezza dell’essere discepoli, d’essere  persone che ricercano il volto del Signore, ne colgono la Presenza nel contingente e col cuore ricco di amore vedono e comunicano il Risorto.

Non è quello che stiamo celebrando?

L’Eucaristia di questa mattina è vivere la stessa esperienza delle donne: ci avviciniamo al Signore, che è qui presente, lo afferriamo per i piedi, è il segno sacramentale – il Corpo e il Sangue del Signore – e lo adoriamo.

E’ gustare il Risorto che nel suo Corpo dato e nel suo Sangue versato ricolma la nostra esistenza.

Se scoprissimo questi valori che il Vangelo ci regala, attraverso la tipologia delle donne, scopriremmo come la bellezza della vita ce la regala il Signore stesso, così come ha creato il mondo ed avendo creato la donna ci ha regalato il dono per conoscere veramente il Risorto.

Tale sia il mistero che nell’Eucaristia vogliamo profondamente vivere e condividere per camminare nella speranza che viene dall’alto certi che, con il Signore riconosciuto presente in mezzo a noi, come le donne, possiamo camminare in novità di vita e regalare speranza ai fratelli in attesa della grande gloria, l’incontro finale con il Risorto in Paradiso!

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DOMENICA DI PASQUA NELLA RESURREZIONE DEL SIGNORE – 24 aprile 2011

Filed under: d. Aprile 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:53
Letture:  At 10,34.37-43 Col 3,1-4 Gv 20,1-9
OMELIA

Il cammino  che Gesù ci ha fatto percorrere nel tempo quaresimale ha raggiunto il suo compimento.

Il discepolo questa mattina, come la sequenza che abbiamo pregato ci insegna, sta vedendo il Risorto poiché la bellezza dell’esistenza del discepolo non è solo assumere la sensibilità e la mentalità del Maestro, ma giungere a quella intimità che è il verbo “vedere”.

Il cristiano è destinato a vedere il Risorto.

Anche noi, come ha detto l’apostolo Pietro, siamo delle persone scelte che hanno goduto e stanno godendo di vedere il Maestro divino. Di fronte a questo orizzonte, il testo evangelico ascoltato ci indica la via per poter giungere a questa esperienza attraverso tre passaggi.

L’esperienza del Risorto noi l’abbiamo nello stile della progressività, l’esperienza del Risorto la accogliamo attraverso l’acquisizione del primato dell’Invisibile nell’esperienza visibile, ma soprattutto attraverso il gusto di essere dei discepoli sommamente amati dal Signore.

Tre passaggi che ci possono pungolare per ritrovare questo gusto della presenza del Risorto.

Innanzitutto il principio della progressività.

Riandando al testo evangelico udito ci accorgiamo come Maria di Magdala rimane ferma alla pietra del sepolcro ribaltata; il discepolo che Gesù amava arriva, ma non entra; Pietro entra e vede.. ed infine il discepolo che Gesù amava entra, vede, crede.

La fede nel Risorto nasce in un progressivo cammino che qualifica tutta l’esistenza del discepolo; il discepolo ha dentro di sé l’esigenza di vedere il Maestro. Come possiamo essere dei discepoli che non amano vedere il Maestro? ….. Per cui tutta la nostra vita è desiderare la sua Presenza!

Se dovessimo dare una animazione alla nostra vita quotidiana dovremmo dire che tutta la nostra vita è un camminare alla ricerca del volto del Signore, ma per entrare in questa visione dobbiamo entrare nella mentalità del primato dell’Invisibile nel visibile, nel primato delle realtà eterne rispetto a quelle storiche. Un discepolo che rimanesse legato a ciò che vede, a ciò che sente, a ciò che percepisce non vedrà mai il Risorto! (more…)

25 aprile 2011

DOMENICA DELLE PALME – Anno A – 17 aprile 2011

Filed under: d. Aprile 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 09:24
Letture : Is 50,4-7 Fil 2,6-11 Mt 26,14-27-66
OMELIA

L’itinerario quaresimale ci ha lentamente introdotti nella comprensione dell’interiorità di Gesù.

Il brano evangelico ascoltato ci pone dinnanzi al grande mistero della morte del Maestro e, andando alla scuola di questo racconto dell’evangelista Matteo, vogliamo ulteriormente entrare nel cuore di Gesù attraverso tre atteggiamenti che lo qualificano sull’albero della croce: il suo silenzio davanti alle provocazioni, la sua fede nel Dio fedele attraverso la citazione del salmo 21 e il suo affidamento ricco di speranza a Dio nel grido al momento della sua morte.

Innanzitutto Gesù nel mistero della croce è in silenzio e in questo silenzio scopriamo il criterio della vita di Gesù: la sua vita è il Padre.

Gli uomini lo provocano ma egli, in silenzio, si regala al Padre. E’ il silenzio dell’olocausto.

La sua esistenza si è costruita tutta nelle mani di Dio, le parole che doveva comunicare all’umanità le ha regalate come annuncio di salvezza.  Nel momento in cui muore, l’evangelista, pone Gesù in silenzio per richiamare alla nostra attenzione che la verità dell’esperienza vera del cristiano è collocarsi nell’oggi misterioso di Dio.

Gesù non parla perché Gesù è in dialogo con il Padre.

E’ un mistero nel quale dovremmo continuamente entrare perché l’esperienza più profonda dell’uomo davanti al dramma della sofferenza, davanti al dramma del dolore come quello di Gesù, ma soprattutto, davanti al dramma della morte è il silenzio, dove l’anima vive profondamente quel rapporto con il Divino, fonte, forza e meta della vita.

Gesù sulla croce è in silenzio e lì diventa veramente un olocausto; in quel silenzio offre totalmente sé stesso all’oggi di Dio. Il silenzio è una professione di fede nella signoria di Dio.

L’evangelista per aiutarci ad entrare in questa interiorità di Gesù – che diventa olocausto – pone sulle labbra del Maestro divino l’inizio di quel salmo 21, la cui conclusione l’abbiamo ascoltata nel salmo responsoriale. Perché l’Evangelista pone sulle labbra di Gesù il salmo 21 che inizia con quell’espressione molto forte: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” e si conclude con: “Ti loderò nell’assemblea dei santi”?

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13 aprile 2011

V DOMENICA QUARESIMA – Anno A – 10 aprile 2011

Filed under: d. Aprile 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:08
Letture : Ez 37,12-14   Rm 8,8-11   Gv 11,1-45

OMELIA

Il discepolo è chiamato giorno per giorno, ma in modo particolarmente significativo nella quaresima, ad assumere la mentalità del Maestro che, come lo Spirito ci suggeriva domenica scorsa, ci fa vedere un Maestro che nel suo agire è paradossale.

Infatti, chi entra nella figura di Gesù e cerca veramente di coglierne i significati più profondi si accorge che il modo di agire e di comportarsi di Gesù è diametralmente opposto al modo normale dell’agire dell’uomo. Questo lo cogliamo nella preghiera che Gesù rivolge al Padre prima del miracolo che egli compie facendo risorgere Lazzaro. Gesù afferma chiaramente: “Padre ti rendo grazie perché mi hai ascoltato”.

Un cristiano quando legge questa frase di Gesù si pone chiaramente un grosso dubbio: Gesù ringrazia il Padre quando il miracolo non è ancora avvenuto.

Normalmente, nel nostro atteggiamento, ringraziamo dopo che abbiamo visto gli effetti; in certo qual modo gli effetti ci portano a dire “grazie”.

Gesù, in questo caso, dice grazie prima degli effetti perché il pregare è il modo di concepire la vita. Possiamo cogliere come questa frase di Gesù: “Padre ti ringrazio perché mi hai ascoltato; io sapevo che tu mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno perché credano che tu mi hai mandato” ritraduca la concezione della vita di Gesù.

Pregare non è ottenere qualche cosa, pregare è dilatare una comunione.

In certo qual modo il dramma di noi credenti è di pregare per avere…Gesù ci dice che il pregare è il linguaggio ordinario di chiunque viva la comunione con Dio e la comunione con Dio è più importante degli effetti!

Ecco perché Marta, nel testo ascoltato, afferma chiaramente che il Padre ascolta sempre Gesù…e il Padre ascolta sempre Gesù perché, Gesù, non fa nulla che non sia in comunione col Padre, che non sia suggerito dal Padre, che non sia l’espressione di quella mirabile relazionalità che esiste tra il Padre e il Figlio. (more…)

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