Omelie di Mons. Antonio Donghi

27 agosto 2014

XVII DOMENICA T.O. – ANNO A – 27 Luglio 2014

Filed under: g. Luglio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:24

Letture: 1Re 3,5.7-12 Rm 8,28-30 Mt 13,44-52

OMELIA

RETEIl discepolo è un evidente capolavoro di Dio.

È quello che Gesù nelle parabole del regno ci vuole indicare.

Davanti a questa ricchezza l’uomo è continuamente chiamato a renderla una esperienza propria e personale: Dio è grande, ma l’uomo deve scegliere perché in base alla scelta si determina non solo lo stile della vita presente, ma anche la realtà futura. È quello che Gesù ci ha indicato nelle parabole di questa mattina: Lui è grande, ma l’uomo capisce la grandezza del rivelarsi di Dio nel momento in cui sceglie.

Per poter stimolare questa nostra scelta Gesù, attraverso la parola ascoltata, ci offre due piste che dobbiamo continuamente avere presenti. Da una parte l’attività meravigliosa di Dio nella nostra vita, dove il Signore non solo ci rende capolavori, ma opera attivamente dentro di noi e, dall’altra, il desiderio intenso di avere una sapienza, una capacità di lettura che possa portarci a scegliere secondo il mistero del regno.

Innanzitutto davanti a questa vocazione a scegliere dobbiamo prendere coscienza di quello che Dio in modo meraviglioso opera nella nostra storia ogni giorno. È quello spaccato che l’apostolo Paolo ci ha regalato: chi è Gesù? Il primogenito di ogni creatura.

Contemplando Lui, lasciandoci prendere da Lui, possiamo operare delle scelte perché in Lui Dio opera in modo meraviglioso. È interessante come l’apostolo Paolo abbia utilizzato quei quattro partecipi passati: predestinati-chiamati-giustificati-glorificati.

Sono i quattro passaggi all’interno della vita.

Predestinati: Dio fin dall’eternità ci ha intensamente chiamati ad essere i suoi. Quando nasce un bambino ha la grande destinazione di glorificare Dio: è l’atto creante di Dio. Ogni nascita è un pensiero di Dio che si fa storia e Dio ci fa nascere perché lo possiamo eternamente glorificare.

Questo pensiero è divenuto storia, ci ha chiamati. Dio è un pensiero attivo e questo pensiero attivo-che è Dio-ci chiama all’esistenza. La nascita non è l’uomo che nasce, ma Dio che fa nascere l’uomo e, nel momento della nascita, si concretizza questo pensiero dove l’uomo ha in se stesso la vocazione ad essere giusto, ad essere in comunione con Dio. È bello vivere l’esistenza come l’essere plasmati dalla gratuità di Dio che è più grande delle nostre risposte e delle nostre infedeltà perché dobbiamo giungere ad essere glorificati: contemplare eternamente vivo.

Quando entriamo nella profondità e nella bellezza della vita credente ci percepiamo come nati da Dio, vivendo con Dio, respirando in Dio per giungere a Dio. È la bellezza della vita.

Noi siamo un capolavoro perché Dio non smette mai di operare in modo meraviglioso nella nostra esistenza. Dovremmo gustare questa creatività inesauribile di Dio…..

Davanti a questo mistero l’uomo si pone inevitabilmente l’interrogativo: come posso gustare questa grandezza di Dio? È l’insegnamento che ci dà Salomone: la preghiera, la supplica, la richiesta continua della sapienza dove, la sapienza, è la capacità di interpretare la vita secondo Dio, di operare scelte secondo Dio nella consapevolezza che Dio è creativo nell’uomo che ha la gioia e il coraggio di supplicare. La supplica è il terreno di questa creatività divina.

L’uomo avverte chiaramente la sua drammatica povertà, percepisce che non riesce fino in fondo ad entrare in questo grande mistero di Dio, avverte la stoltezza all’interno della propria storia e, da qui, la supplica.

La supplica è la gioia dell’uomo di essere docile al Dio fedele.

Quando scegliamo, lo facciamo secondo la sapienza di Dio. Sicuramente, nel mondo contemporaneo, scegliere secondo la sapienza di Dio è molto arduo perché facilmente abbiamo la mentalità del mondo pragmatico e consumistico, del mondo dell’estetismo e dell’utile.

Dovremmo ritrovare la gioia di supplicare per avere questa sapienza, questo criterio interpretativo che è da chiedere continuamente al Signore. Le nostre scelte generano sapienza per cui la supplica è la consapevolezza della nostra povertà attraverso la quale ci rendiamo disponibili alla creatività di Dio perché, nel momento in cui scegliamo, ci apriamo alla sapienza. Allora la vita è un continuo cammino nel quale la mentalità di Dio diventa la nostra mentalità e, la nostra mentalità in Dio, è la realizzazione della nostra umanità.

Scegliere in Dio, supplicare Dio per camminare come Dio. È la grande vocazione all’interno della nostra esistenza!

La vocazione a scegliere per potere entrare in questo meraviglioso disegno divino non è niente altro che dire grazie a Dio che in modo meraviglioso ci guida, ci stimola a chiedere la sapienza per poter veramente vivere di Lui. Scegliere è anticipare quella scelta meravigliosa: quando moriremo, in quel momento, con l’entusiasmo della fede sceglieremo eternamente Dio, sceglieremo colui che-innamorato dell’uomo-ci guida giorno per giorno chiedendoci di sceglierlo per poter essere eternamente in quella gloria che ci deve affascinare che è il gusto che ci guiderà per tutta l’eternità beata.

Ecco perché questa mattina Gesù, attraverso la parola che ci ha indirizzata, ci dice:

scegli sapendo che sei tutta grazia,

scegli sapendo che tu sei la mia sapienza,

scegli perché io voglio condurti in quella pienezza di gloria in cui ognuno di noi può ritrovare la pienezza della vita.

Questa mattina siamo, in questa Eucaristia, dei predestinati, chiamati, giustificati ad essere suoi e nel momento dell’Eucaristia, in quell’Amen, lo sceglieremo …e in quel momento saremo glorificati, gusteremo in modo pregustativo quell’ eternità beata che è il grande sogno della nostra vita.

Viviamo questa Eucaristia profondamente convinti che Dio vuol fare di noi un capolavoro in cui la sua gloria risplende in pienezza e non abbiamo paura delle nostre deficienze, questi sono luogo per supplicare e, quando supplichiamo nel Signore, non siamo mai delusi perché respiriamo una pienezza divina che ci dà speranza.

L’uomo entra in depressione perché non sa più respirare questa meraviglia di Dio che è la sua esistenza.

Viviamo così questa Eucaristia in modo da ritrovare slancio e non temere mai sapendo che, in questo momento, stiamo scegliendo la perla preziosa, il tesoro nascosto.

Scegliendo questa perla e questo tesoro intravediamo quella luce luminosa che è la Gerusalemme celeste nella quale tutti entreremo.

XVI DOMENICA T.O. – ANNO A – 20 Luglio 2014

Filed under: g. Luglio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:19

Letture: Sap12,13.16-19 Rm 8,26-27 Mt 13,24-43

OMELIA

icona_granello_di_senapeL’evangelista Luca, volendoci introdurre nella bellezza e nella fecondità del Regno, oggi ci insegna un metodo attraverso il quale possiamo, nel cammino della vita, recuperare sempre luce e speranza. Sono i tre passaggi a cui l’evangelista oggi ci vuole richiamare: la viva consapevolezza che siamo “buon grano”, anche se in un mondo di zizzania, ma siamo “buon grano”, che possiamo coltivare attraverso il gusto della piccolezza e il coraggio del nascondimento.

È un trinomio che Gesù ci vuole regalare, in modo che, il mistero del Regno, possa svilupparsi in noi e il volto di Cristo sia la gioia della nostra vita.

Il primo passaggio è quello di ritrovare la nostra vita come “buon grano”.

La riscoperta che l’uomo – e l’abbiamo intuito dal profeta – è un capolavoro di Dio, è la bellezza della vita, dove noi, istante per istante, siamo ricreati dall’amore inesauribile.

La bellezza della vita non è data da quello che abbiamo o da quello che non abbiamo, ma è ritrovare la bellezza e il gusto di essere capolavoro di Dio, sua immagine e somiglianza.

L’uomo non dovrebbe mai guardare a ciò che non ha, ma ritrovare il gusto di quello che ha, di quello che è… È quella fiducia che lo Spirito Santo vuole seminare continuamente in noi perché sappiamo ritrovare la bellezza e il gusto della vita.

Anche se nel cammino della nostra storia qualche volta ci ritroviamo zoppicanti, siamo immensamente amati da Dio. E questa certezza è la speranza in ogni travaglio del quotidiano; quando l’uomo ha la gioia di lasciarsi amare, la vita ha un tocco diverso, nonostante i guai, le vicende e i fallimenti. Noi tutti siamo buon grano, siamo un capolavoro di Dio.

Come sarebbe bello che nei momenti più bui avessimo questo flash interiore: sono capolavoro di Dio.

Ma questo dono passa attraverso due condizioni: la piccolezza. L’immagine del seme piccolissimo ci fa intuire che la grandezza dell’uomo è tutta nel gusto del feriale perché, nel feriale, nelle cose di tutti i giorni, Dio è meraviglioso. Noi oggi, purtroppo, non riusciamo a percepire questa grandezza, perché siamo distratti dalla cultura dell’immagine e del produttivo. L’uomo di oggi non riesce a vivere, non riesce a gustare la vita, perché è sempre tentato dalle apparenze, dalle grandezze delle realtà di tutti i giorni. L’uomo è bombardato da pseudo grandezze e perde la gioia di essere piccolo.

Gesù ce lo ha detto nel testo dell’Alleluia: “Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai rivelato queste cose ai piccoli” a quelli che avvertono nel profondo della loro esistenza una meravigliosa creatività di Dio. (more…)

XV DOMENICA T.O. – ANNO A – 13 Luglio 2014

Filed under: g. Luglio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:11

Letture: Is 55,10-11 Rm 8,18-23 Mt 13,19.23

OMELIAGesù seminatore

La gioia del Vangelo porta il discepolo ad una continua esperienza di creatività interiore: è quello che potrebbe, questa mattina, regalarci Gesù attraverso la parabola del seminatore dove, tutta l’attenzione della parabola, è nel terreno che accoglie il seme. Infatti tutta la parabola è orientata a “come” rendere fecondo il seme, in modo che possa produrre il trenta, il sessanta o il cento per uno. Gesù ci dice esattamente come possiamo rendere fecondo il seme, in modo che possiamo produrre ora il trenta, ora il sessanta o il cento per uno.

Gesù ha detto: “A voi è dato di conoscere i misteri del regno, agli altri in parabole”.

Il terreno buono è direttamente proporzionale a come si vive la scuola d’essere discepoli poiché, se guardiamo attentamente la rivelazione cristiana, ci accorgiamo come essa sia un dialogo: il Padre ha inviato il Figlio all’uomo, l’uomo accogliere il Figlio ed entra in rapporto con il Padre, il discepolo è colui che accoglie il Figlio e, nello stile della sua vita, sviluppa questa esperienza.

Il cristiano è per natura sua creativo.

Una delle verità che noi dovremmo cogliere – e la parabola ce lo dice molto bene – è che il Signore non ci dice quello che dobbiamo fare, il Signore ci dice : dialoga, accogli mio Figlio, fallo entrare nel tuo cuore e, con l’originalità della tua vita rendilo fecondo. Ecco perché il seme frutta ora il trenta, ora il sessanta, ora il cento per uno perché ognuno è originalità tutta particolare.

Se guardiamo attentamente la rivelazione cristiana essa ruota attraverso l’originalità di Gesù: il Padre ci regala il Figlio e lo colloca dentro di noi e, ognuno di noi, guidato dallo Spirito Santo, rumina interiormente questa presenza, dando alla luce l’originalità della sua vita.

L’esperienza cristiana non è monocorde, perché la bellezza della vita cristiana è un dialogo interiore dove il Figlio ci è regalato. Gesù dimora in noi, ci dà la sua vitalità, la sua carità, la sua sapienza, la sua intelligenza; è quell’acqua che entrando in noi vuol far frutto, ma fa frutto secondo l’originalità della nostra vita.

La fecondità è far fiorire le potenzialità all’interno del Vangelo. Il Vangelo è uno solo, Gesù Cristo, Figlio di Dio, ma l’esperienza evangelica è molteplice, perché la bellezza dell’essere cristiani è vivere tutti dell’unico seme, il Cristo! Ma nella storicità della vita c’è una molteplicità di reazione…. spesse volte, noi cristiani, pensiamo che tutti debbano vivere allo stesso modo. Se tutti vivessimo allo stesso modo, dov’è la vitalità spirituale della vita? (more…)

7 luglio 2014

XIV DOMENICA T.O. – ANNO A – 06 Luglio 2014

Filed under: g. Luglio 2014 — papolino25 @ 21:21

Letture: Zc 9,9-10 Rm 8,9.11-13Mt 11,25,30

OMELIA

NessunoVieneAlPadreSeNonPerMezzoDiMeLa presenza di Cristo nella nostra vita è fonte di uno stile con il quale lentamente entriamo nel mistero del Padre. Gesù, questa mattina, ci vuole aiutare ad entrare nella sua interiorità poiché la bellezza di essere discepoli è essere l’incarnazione originale della interiorità di Gesù.

La preghiera, che poc’anzi abbiamo ascoltato dal Vangelo, ritraduce il senso della vita di Gesù. Infatti, una delle cose che dovremmo acquisire nella nostra esistenza, è che il pregare ritraduce il modo con il quale concepiamo e costruiamo la vita. Il pregare è dire il senso della vita, è dire quello che in noi opera continuamente perché il pregare è incarnare l’oggi del rapporto con Dio, con i fratelli, con la storia e con noi stessi.

Gesù questa mattina ci aiuta ad avvertire quale sia il suo rapporto con Dio.

Sicuramente dobbiamo superare la concezione che pregare sia dire tante cose. In questo caso potremmo cadere nelle chiacchere.

Il pregare è una sensibilità che emerge nelle dinamiche del linguaggio orante, e la sensibilità di Gesù è la comunione costante con il Padre, l’incarnazione della storia di Dio, la comunicazione della speranza degli uomini.

Sono le tre realtà che possiamo cogliere nella preghiera di Gesù.

Innanzitutto Gesù vive un intenso rapporto con il Padre.

La verità del pregare non è mai il “dire”, la verità del pregare è ascoltare, è porci davanti a Dio in stato di ascolto. La bellezza del pregare è stare davanti a Dio cercando di accoglierne tutto il mistero. Infatti, la preghiera inizia con il silenzio, dove, l’uomo si pone nella situazione della creatura che si spalanca sull’esperienza del Creatore. Spesse volte le nostre preghiere non vanno in porto perché non siamo capaci di ascoltare. Dio desidera ascoltare quello che lui stesso ha seminato nel nostro cuore; le nostre parole devono essere le parole di Gesù attraverso il nostro linguaggio umano. Colto questo primo elemento, Gesù vive la sua preghiera come incarnare la storia di Dio, del diuturno ascolto del Padre.

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