Omelie di Mons. Antonio Donghi

22 agosto 2010

XIX DOMENICA T.O. – Anno C, 08 Agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 10:02

Letture: Sap 18,6-9                   Eb 11,1-2.8-19           Lc 12,32-48

OMELIA

La vocazione ad essere discepoli è una vocazione a crescere ogni giorno nella vera libertà.

Attraverso l’intensità della preghiera siamo entrati nella libertà rispetto alle cose per cui, il discepolo del Signore, davanti agli avvenimenti è creatura perfettamente libera, perché il discepolo, quando vive del suo Signore, ne gode la libertà.

Gesù oggi ci aiuta a fare un passo più avanti nell’esperienza della libertà. Non solo essere uomini liberi davanti alle cose, ma essere uomini liberi davanti al tempo, davanti alle realtà ultime che raggiungono inevitabilmente l’uomo. Per cui, Gesù, questa mattina vuole educarci a come essere uomini veramente liberi davanti alle realtà ultime.

Infatti – spesse volte – l’uomo non riesce a costruire in modo autentico la sua vita perché, quando si scontra davanti alla realtà della morte, si pone la domanda che senso abbia la vita con tutti quegli interrogativi che in uno modo o in altro si affastellano nella mente e nel cuore dell’umana creatura, per cui, facilmente l’uomo ha paura (magari per inconscio) del momento in cui accadrà l’evento della morte.

Gesù oggi ci insegna ad essere anche liberi davanti alla morte perché ciò che conta non è domani, ciò che conta è oggi.

Il discepolo è chiamato a costruire la sua esistenza concentrando ogni sua scelta nell’amore dell’oggi, perché nell’oggi, noi siamo abitati da Dio, nell’oggi dialoghiamo con Dio per essere – oggi –  nella pregustazione dell’eternità beata.

Il dramma dell’uomo è non riuscire a vivere in profondità il suo oggi….. la mente umana facilmente è proiettata a guardare “un futuro”, a organizzare la sua vita…. e quindi entra nella stoltezza delle paure.

La bellezza della vita è “oggi”, perché “oggi” siamo creati da Dio, “oggi” in Gesù siamo salvati, “oggi” nello Spirito Santo godiamo la presenza gloriosa del Maestro; infatti “oggi” noi veniamo creati.

Per noi, qualche volta, vivere diventa una realtà così ovvia che non pensiamo a cosa voglia dire effettivamente vivere e vivere è niente altro che la fedeltà di Dio che istante per istante ci dà il suo respiro e, poiché ogni istante è nel respiro di Dio, ogni istante è la creatività di Dio…. e poiché Dio è sommamente fedele, colui che ha iniziato in noi il mistero di vita nei nostri confronti, “oggi” ci sta creando…….

Poiché Dio è fedele, il cristiano non conosce la morte, perché la fedeltà di Dio è vita.

Ecco perché nell’ordine della creazione noi dobbiamo dire “oggi” l’atto creante di Dio, e poiché noi siamo persone che vivono la povertà esistenziale, oggi Dio ci rende creature nuove: la bellezza della fede.

La bellezza della fede è oggi lasciarci esistenzialmente rifare da Dio.

Il credente sa quanto sia vera l’espressione scritturistica: “Il Cristo fa nuove tutte le cose”, oggi il Signore fa meraviglie nella nostra esistenza e, di riflesso, oggi nello Spirito Santo, il Risorto abita dentro di noi realizzando il principio che abbiamo ascoltato nel Vangelo: “Dov’è il tuo tesoro, lì è anche il tuo cuore” …e il nostro cuore è abitato dal Signore e poiché il Signore è glorioso, in questo istante, noi siamo abitati da Colui che godremo eternamente in Paradiso.

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5 agosto 2010

XVIII DOMENICA T.O. – Anno C, 01 Agosto 2010

Filed under: h. Agosto 2010 — papolino25 @ 16:59

Letture: Qo 1,2;2,21-23                   Col 3,1-5.9-11           Lc 12,13-21

OMELIA

Gesù in queste domeniche ci aiuta ad entrare sempre più nella sua intimità.

Dopo averlo ospitato nella nostra esistenza ed essere stati introdotti nel meraviglioso rapporto di cui gode presso il Padre nella preghiera, oggi ci vuole educare a ritrovare la vera libertà davanti alle situazioni e alle cose della vita.

Chi, accoglie il Signore fissando in lui l’attenzione del cuore e si lascia coinvolgere in una esperienza di preghiera nella quale  vive le cose con l’occhio di Dio, diventa più coraggioso ed è più facile stabilire quel rapporto con le realtà create che è la grande pesantezza dell’uomo di tutti i giorni.

Infatti l’uomo, nel cammino della sua vita, vive sempre in rapporto con tutto ciò che esiste: le persone, le cose, in un contesto complesso di situazioni storiche …per cui è difficile – tante volte – per l’uomo, che possa godere fino in fondo della sua libertà, perché questi è sempre tentato di assicurarsi la vita secondo le proprie eigenze o le proprie attitudini.

Allora è importante che attraverso la Parola ascoltata sappiamo ritrovare l’atteggiamento di libertà che deve qualificare l’uomo davanti alla sua storia. Se non riuscissimo ad entrare in questo cammino, il risultato sarebbe il pessimismo della prima lettura: l’uomo, sicuro di sé, vede la vita come un soffio che passa perché le realtà concrete – quando l’uomo le possiede – sono labili, sfuggono subito… Possiamo riuscire a percepire di essere uomini liberi davanti a tutto ciò che è creato entrando nella profondità del loro essere.

E’ sempre bello andare al momento in cui Dio ha creato il mondo e, in quella descrizione, troviamo l’elemento che ci può aiutare ad entrare nella libertà davanti a tutto ciò che esiste.

Dio dopo aver creato l’uomo, compimento di tutte le sue opere, il settimo giorno consegna il mondo all’uomo. La bellezza della storia di Dio è quella di consegnare le realtà create all’uomo perché l’uomo possa concreare il mondo con Dio.

L’esperienza quotidiana del lavoro riletta in questo orizzonte diventa l’azione dell’uomo che Dio associa a sé perché Dio vuole, attraverso questa esperienza di rapporto con l’uomo, far brillare le realtà create secondo il suo disegno.

Per elaborare in modo autentico tale itinerario appaiono due elementi che ci possono aiutare ad entrare in questa libertà, in modo che possiamo concreare il mondo con Dio secondo il disegno che Dio aveva all’inizio della storia…

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2 agosto 2010

XVII DOMENICA T.O. – Anno C, 25 Luglio 2010

Filed under: g. Luglio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 16:02

Letture: Gn 18,20-32                   Col 2,12-14           Lc 11,1-13

OMELIA

Gesù domenica scorsa ci invitava a dargli ospitalità in modo che egli potesse nella nostra vita camminare con noi e ricolmarci di quella speranza che è luce nelle tenebre della storia, ma questa ospitalità che siamo invitati a dar a Gesù oggi si ritraduce nell’esperienza della preghiera.

Infatti il pregare è essenzialmente la gioia di dare ospitalità a Gesù.

Pregare è permettere a Gesù di agire nella nostra storia per cui, nell’atto del pregare, abbiamo il gusto del Signore che, in noi, si rivolge al Padre.

Ecco perché questa mattina Gesù vuol aiutarci a comprendere il vero significato della nostra vocazione a pregare, poiché tale vocazione non si ritraduce nella preghiera, ma nel lasciare operare Gesù nella nostra vita, per cui l’uomo è orante perché lascia spazio, nel cammino della sua vita quotidiana, alla creatività divina dentro di lui.

L’uomo, quando decide di voler pregare e pensare a quello che deve dire, già non sta pregando, perché la bellezza della preghiera è gustare quella creatività di Cristo in noi, che ci fa percepire il sapore del suo rapporto con il Padre.

Il vero pregare è gustare la creatività della divina Presenza dentro di noi.

Ecco perché non esiste uomo che non preghi, sia che egli lo sappia, sia che non lo sappia, perché ogni uomo essendo stato creato ad immagine e somiglianza di Dio è la presenza di Dio.. e questa presenza di Dio è dinamica, quindi la vocazione a pregare è lasciar aprire il proprio cuore alla creatività di Dio.

Ecco perché il  cristiano quando incomincia a pregare non sa quello che chiederà, perché il pregare è dire a Dio quello che Dio ha seminato nel nostro cuore e pone continuamente sulle nostre labbra.

Il pregare è la spontaneità di un cuore abitato da Dio che diventa il linguaggio delle labbra, il linguaggio della gestualità.

Partendo da questa convinzione – per cui non dobbiamo nella nostra vita preoccuparci di quello che diremo – ma avere il gusto di una Presenza, intuiamo il contesto nel quale l’evangelista Luca colloca la preghiera del Padre Nostro.

Un discepolo vedendo Gesù in orazione lo invita ad insegnargli lo stile della preghiera, perché il discepolo – come discepolo – vive di una condizione orante abituale.

Infatti noi, tante volte, siamo tentati da due atteggiamenti che ci impediscono la verità e la semplicità della vita: il pensare che il pregare sia dire tante preghiere e che seguire Gesù sia un comportamento morale.

Tutte e due le linee, molto pericolose, ci potrebbero far dimenticare il cuore.

Il discepolo sa esattamente che la sua esistenza è semplicemente l’incarnazione della personalità di Gesù. La bellezza di essere discepoli del Signore è, in certo qual modo, permettergli di vivere totalmente dentro di noi..che il nostro atteggiamento quotidiano ne è l’espressione feriale.

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