Omelie di Mons. Antonio Donghi

21 novembre 2009

NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO, RE DELL’UNIVERSO – 22 Novembre 2009

Filed under: f. Novembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 15:22

Letture del giorno:  Dn 7, 13-14 Ap 1, 5-8 Gv 18, 33-37

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OMELIA

Il cammino nel tempo ci ricorda ogni giorno la costante attrazione verso la meta della nostra esistenza: conoscere pienamente il Cristo nostro Signore e contemplare eternamente il Padre. Questa tensione è viva ogni giorno nel nostro spirito: è l’anima di ogni discepolo.

L’apertura sull’infinito non ci distoglie dalla storia, ma infonde continue energie per costruire ogni frammento di vita nella vera speranza della gloria; anzi, ci impedisce di atrofizzarci in un presente chiuso in se stesso, che non sa più amare il suo passato e non riesce più a desiderare una pienezza di significato da offrire allo scorrere inesauribile del tempo.

La festa di oggi ci introduce nella certezza che il nostro proiettarci verso la pienezza della gloria non è un’illusione. Davanti al nostro sguardo appare la luce che riempirà di esultanza le nostre persone per tutta l’eternità. Infatti veniamo introdotti nella gustazione nella nostra piena immersione nella personalità di Gesù: “Cristo, centro del cosmo e della storia, signore del mondo e compimento di ogni desiderio di vita”.

La parola odierna del Maestro ci aiuta ad intuire questa meta, dicendoci che nella persona di Gesù sofferente e glorioso la signoria di Dio si rivela in pienezza. Se infatti vogliamo cogliere il luogo per eccellenza della regalità di Cristo, lo possiamo avvertire entrando nel mistero della sua passione e della sua crocifissione come ci è stato detto nel vangelo: “Io sono re”.

In quel “Io sono” riscopriamo in modo continuo la convinzione che siamo profondamente radicati in lui, poiché egli è il respiro del nostro respiro, la luce che ci inebria in ogni istante di quella pienezza di vita che progressivamente facciamo nostra.

Il culmine di questo percorso che ci immette nella regalità del Cristo è dato dalla sua passione gloriosa. E’ dalla croce che Gesù ha regnato perché tutti gli uomini volgessero in modo continuo lo sguardo a lui e ne accogliessero quella pienezza di vita che disseta ogni sete di verità presente nel cuore umano. Come siamo nati nell’ottica del Cristo,  è a lui che dobbiamo continuamente volgere lo sguardo, poiché solo da lui possiamo attingere e comprendere il significato della nostra vita quotidiana.

L’esperienza della regalità del Cristo è compresa in questo cammino terreno solo da coloro che si lasciano prendere dalla contemplazione del suo volto e forgiare dal suo spirito per essere creature sempre più nuove. Nella fede risentiamo infatti in modo continuo quella bella espressione di Gesù: “ Ecco io faccio nuove tutte le cose”.

Chi fissa lo sguardo su Cristo avverte penetrare nelle fibre della propria persona la novità dello spirito del Risorto. In questa progressiva immedesimazione nella interiorità del Maestro, il discepolo ne avverte la piena signoria.

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17 novembre 2009

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 15 Novembre 2009

Filed under: f. Novembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:56

Letture del giorno:  Dn 12,1-3                   Eb 10,11-14.18                      Mc 13,24-32

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OMELIA

La Chiesa in questo tempo ci sta lentamente educando a quella visione di gloria nella quale ognuno di noi è chiamato ad entrare. La gioia dell’appartenenza a Dio e della comunione con i Santi, l’atteggiamento di gratitudine che avvolge chiunque viva solo del Signore, ci porta oggi a riscoprire il desiderio della gloria futura.

Il Signore è in noi e questa presenza del Maestro è la certezza che la meta della nostra vita è in Lui, vedere eternamente il Padre faccia a faccia.

E’ la grande aspirazione presente in ciascuno di noi. Se ci ponessimo la domanda quale sia la meta della nostra storia, la risposta è molto semplice: vedere  eternamente il Signore.

E’ quel fascino nel quale la Chiesa vuole introdurci e nel quale elaborare quotidianamente la nostra speranza. Questo cammino non è un’ illusione, perché noi siamo nel Maestro.

Nel momento in cui nell’atto di fede siamo diventati sua proprietà, noi siamo già da ora in quella grande luce nella quale Egli abita: la gloria del Paradiso.

Ecco perché il cristiano nell’itinerario della sua storia ha sempre questo intenso desiderio di pienezza di visione , perché lì ogni desiderio sarà veramente e pienamente realizzato.

Davanti a questo respiro che ci avvolge, che cosa Gesù, questa mattina ci vuole insegnare perché possiamo dilatare questo desiderio di vedere il Signore faccia a faccia?

Penso che nel testo evangelico emergano due connotazioni estremamente interessanti: il non sapere quando il Signore verrà e, secondo, vivere l’attesa nel travaglio. Sono due possibili sottolineature che Gesù questa mattina nel brano evangelico ci vuole regalare.

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12 novembre 2009

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 08 Novembre 2009

Filed under: f. Novembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 00:37

Letture del giorno:  1 Re 17,10-16             Eb 9,24-28                 Mc 12,38-44

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OMELIA

Chiesa SposaLa solennità di tutti i Santi ci ha introdotto nella consapevolezza che apparteniamo alle tre Persone divine in una comunione che diventerà gaudio per tutta l’eternità.

Questo sfondo di gloria futura ci affascina continuamente poiché in questo orizzonte troviamo il senso portante di ogni istante e l’autentica e feconda speranza in ogni tormento della vita. Gustare l’eternità fin da adesso è cantare la speranza, coraggio nel buio, per realizzare questa meta.

Oggi il Signore ci dà un esempio perché tale esperienza possa essere autentica nel cammino della nostra vita; l’esempio ci è offerto dall’immagine di quella vedova che ci propone un cammino perché possiamo crescere in questa esperienza di eternità che sarà il compimento – appagamento di ogni nostro umano desiderio.

Ecco alcuni elementi che ci possono stimolare partendo dalla narrazione evangelica innanzitutto: perché l’elogio nei confronti di questa vedova? Se esaminiamo attentamente l’immagine della vedova cogliamo che, la vedova, vive in se stessa un vuoto radicale perché, in certo qual modo, la sua vita l’ha elaborata con qualcuno che è stato il senso della sua storia e quindi, la vedova, è una persona che si sente depauperata nel cammino dell’esistenza.

Questa vedova l’evangelista la colloca nel tempio poiché ella è l’immagine di ogni discepolo che non può più vivere senza il suo Signore. Nell’immagine della vedova noi cogliamo una profonda professione di fede: ella va al tempio perché la pienezza della sua vita è stare alla presenza di Dio.

Infatti il discepolo può vivere senza il Maestro? Il cristiano può costruire la sua storia se non in intima unione con Cristo Signore?…per cui, ognuno di noi, è in quella vedova perché le realtà della storia non appagano la nostra vita, le realtà della storia sono fuggevoli, sono contingenti, sono un piccolo frammento: il credente è se stesso quando è con il suo Signore.

Ecco perché ognuno di noi quando entra nel tempio della gloria di Dio – fin da adesso –  è se stesso.

Il dialogo con il nostro Maestro ci dà “la gioia della nuzialità”: senza il Maestro non possiamo vivere.

Ecco la prima sfaccettatura che dovremmo riuscire a cogliere nel nostro itinerario verso il Paradiso: avere il senso di un vuoto sacramentalmente ricolmato da una Presenza, l’immagine del tempio del Signore. Questa donna va al tempio nella coscienza radicale della propria povertà dove la povertà è il linguaggio dell’uomo che desidera la pienezza.

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3 novembre 2009

TUTTI I SANTI – Domenica 01 novembre 2009

Filed under: f. Novembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:09

Letture del giorno:  Ap 7,2-4.9-14             1 Gv 3,1-3                  Mt 5,1-12a

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OMELIA

Tutti i SantiL’esperienza d’essere cristiani è una vocazione nella quale, in modo creativo, coniughiamo continuamente l’essere nel mistero del Signore e le nostre scelte quotidiane: è quello che condividevamo domenica scorsa. Ora, per realizzare questa vocazione creativa all’interno di ognuno di noi, la festa di oggi ci illumina ulteriormente perché possiamo, nell’itinerario della nostra storia – con tutta la nostra libertà personale – realizzare questa vocazione e coniugare in modo continuo la fecondità dell’Eterno con il coraggio di ciò che è storico.

La bellezza della vita del cristiano è respirare l’Eterno per operare scelte nell’ordine storico. Questa è la bellezza all’interno della nostra esistenza! La festa di tutti i Santi ci stimola a costruire secondo questa linea la nostra esistenza.

Quali sono gli aspetti che, soprattutto nel testo dell’Apocalisse, ci vengono offerti questa mattina perché possiamo coniugare questa esperienza di eternità attraverso la scelta di realtà concrete attraverso la nostra volontà?

Due potrebbero essere gli elementi che ci stimolano in questa direzione: la coscienza della comunione, la percezione della nostra appartenenza a Cristo.

Innanzitutto l’esperienza della comunione. Quando noi pensiamo all’esperienza dei Santi, in modo immediato, secondo la nostra categoria molto individualistica, fissiamo la nostra attenzione su questo o quel Santo. L’esperienza della santità è esperienza di comunione perché la santità è il Dio Trinità. Spesso pensiamo che la santità sia un aspetto morale mentre la santità è niente altro che la gioia di una comunione con la comunione con le tre Persone divine che sono la santità per eccellenza. Noi questo ce lo ricordiamo tutti i giorni andando alla celebrazione eucaristica quando cantiamo al tre volte Santo e, in quel cantare, noi evidenziamo questa profonda convinzione della Trinità che noi: siamo comunione. Nell’itinerario della nostra esistenza spesso possiamo cadere nel dramma della solitudine, dell’emarginazione, nel dramma qualche volta drammatico della nostra depressione perché siamo rinchiusi nell’io e nell’oscurità in esso presenti.

La realtà della resistenza che  è la santità è un’esperienza di comunione. Ecco perché noi tutti siamo Santi, perché in forza dell’esperienza battesimale siamo in comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non esiste l’individuo, esiste la persona che è comunione! Ecco perché la festa di oggi collocandoci in quella vasta assemblea dei 144.000 dell’Apocalisse ci fa intravedere come la nostra esistenza sia un fascino di esultanza che è comunione con tutti gli uomini che sono nell’eternità e camminano nel tempo. Questo è un aspetto che ci deve prendere: non siamo mai soli.

Nel momento nel quale siamo stati rigenerati dall’acqua e dallo Spirito Santo apparteniamo alla comunione trinitaria quindi, anche la persona, quando è sola, è comunione!

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