Omelie di Mons. Antonio Donghi

13 ottobre 2009

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 04 Ottobre 2009

Filed under: d. Settembre 2009 — papolino25 @ 10:20

Letture del giorno:  Gen 2,18-24               Eb 2,9-11                   Mc 10,2-16

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OMELIA

Al matrimonioLa trasformazione che progressivamente il Signore opera in chi lo segue si deve necessariamente ritradurre in uno stile di vita; ciò che è interiore, ciò che è presente e attivo in noi diventa il metodo e il metro per la scelte quotidiane. Allora il cristiano, poiché vuol vivere in verità e pienezza la propria esistenza, chiede al Signore quale debba essere il criterio a cui richiamarsi per poter essere un discepolo autentico e qual è lo stile interiore perché questo metodo possa essere vero ed efficace.

Però ci accorgiamo che Gesù ci dice che il punto di partenza per leggere la nostra storia e quindi costruirla nello stile del Vangelo è andare alla Parola di Dio.

La citazione del matrimonio è solo un esempio di uno stile molto più radicale. L’uomo, quando vuole costruire in autenticità la sua esistenza, deve sempre andare all’origine della sua vita e la sua vita è originata in Dio, ha il suo metro in Gesù Cristo, ha la sua narrazione nel testo stesso delle divine Scritture.

Il cristiano quando ha davanti un problema apre la divina Rivelazione e ad essa si accosta come criterio fondamentale della sua storia poiché quelle parole non sono state scritte per narrare qualcosa degli avvenimenti succeduti, ma per impostare l’esistenza dell’uomo. Nel momento nel quale noi poniamo l’atto di fede, in quel momento, la storia di Dio deve divenire la nostra storia. Ecco perché nella esemplificazione del matrimonio Gesù dice: “Ma all’origine non era così”, cioè la riscoperta di quella che è la fondazione divina di ogni scelta umana è qualcosa che ci deve prendere!

La bellezza della vita è una sete inesauribile della fonte della storia della vita.

L’esistenza del cristiano è un meraviglioso dialogo: Dio parla – l’uomo ascolta, Dio rivela il suo progetto – l’uomo cerca di attuarlo….è’ una dialettica continua.

Le verità immutabili sono in Dio, ma non nella storia perché Dio si rivela progressivamente. E’ una verità questa  che noi non riusciamo a cogliere fino in fondo. Dio nel divenire della storia si rivela in modo inesauribile quindi, davanti agli interrogativi che noi inevitabilmente ci poniamo, qual è il metodo di lettura della nostra vita?……. andare alla Rivelazione perché in quella rivelazione Dio ci dice che cosa egli pensi a riguardo dell’uomo.

Per cui, ogni avvenimento della storia diventa un ulteriore interpellanza rivolta a Dio perché Dio ci parli.

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5 ottobre 2009

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 27 Settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 13:00

Letture del giorno:  Nm 11,25-29             Gc 5,1-6                     Mc 9,38-43.45.47-48

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OMELIA

Chiesa, popolo di Dio in camminoLa gioia di essere discepoli è il gusto di adorare la presenza di Cristo in noi lasciandolo agire in tutta la sua libertà. Ora, la gioia di gustare tale presenza si deve ritradurre nel linguaggio concreto della vita poiché la bellezza dell’appartenenza al Signore si incarna nelle scelte quotidiane in modo che esse siano testimonianza della grandezza del Signore.

Ogni discepolo ha la vocazione ad edificare la comunione nella comunità’: è il linguaggio positivo che nasce dal Vangelo di questa mattina; se noi tentiamo di intuire come avvenga il passaggio dalla gioia del Cristo inabitante in noi a diventare segno attivo e positivo della edificazione della comunione, la parola che abbiamo sentito ripetere tre volte nel testo evangelico è che noi dobbiamo operare nel nome di Gesù:

Entrando in questa espressione “nel nome di Gesù” intuiamo come avvenga questo passaggio dalla grandezza della nostra vita, questa contemplazione spirituale del Signore in noi, alla dimensione operativa della storia.

La parola che ci può aiutare a vivere nel nome di Gesù (quindi nella persona di Gesù) – tale verità –  è la parola: ispirazione.

E’ quello che abbiamo intuito dalla prima lettura: lo Spirito che Dio ha depositato in Mosè viene fatto passare in quelle settantadue persone perché il criterio attorno al quale elaborare la vita è questo Spirito del Signore.

In certo qual modo, nella vita, nel cammino della fede e del Sacramento, il Padre fa passare in noi lo Spirito del Figlio e quindi ci dona l’ispirazione che ha animato la storia dell’uomo; l’uomo non sono i suoi comportamenti (quante volte ce lo siamo detti!), ma l’uomo è l’ispirazione della sua vita, quello che soggiace interiormente ad ogni scelta concreta. Infatti il discepolo, davanti alle scelte quotidiane, deve porsi la domanda: qual è l’anima, l’ispirazione della mia scelta?  Andiamo alla scuola di Gesù.

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28 settembre 2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 20 Settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 08:22

Letture del giorno:  Sap 2,12.17-20                       Gc 3,16-4,3                Mc 9,30-37

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OMELIA

Voi, Chi dite che io siaDomenica scorsa di fronte alla domanda di Gesù: “E voi chi dite che io sia?”,  per ritrovare una risposta adeguata Gesù ci diceva che dovevamo fare la sua stessa esperienza.

Gesù oggi aiuta ulteriormente ad entrare nel suo mistero poiché il criterio fondante la nostra esistenza è solo Lui, ma si trova di fronte ai discepoli che attraverso l’annuncio della morte-resurrezione non capiscono nulla del Maestro.

Essi, ha detto il Vangelo, non capivano quello che diceva loro e noi non possiamo fare la stessa figura dei discepoli perché abbiamo la vocazione ad entrare in dimestichezza con Lui, per cui il suo mistero di morte e resurrezione per noi è l’anima della nostra anima. Noi non possiamo vivere se non in Lui – morto e risorto – e poiché facilmente anche noi siamo stati tentati di essere superficiali davanti a questo grande mistero è importante chiederci: oggi, come possiamo entrare in questa sensibilità di Cristo?

Noi sappiamo che qualunque verità Gesù ci possa comunicare essa si costruisce vivendo la relazione con Lui. Se noi non abbiamo un rapporto amoroso con il Maestro non capiremo mai il suo mistero di morte e resurrezione, soprattutto non capiremo mai che il suo morire è risorgere, che accostandoci a Lui il risorgere fiorisce dal morire perché la sua Presenza in noi è il fermento che dà vigore alla massa.

Questa relazione che noi siamo chiamati ad elaborare con il Maestro si costruisce nel cuore.

Il discepolo è chiamato a custodire nel suo cuore la storia di Gesù… è il mistero nel quale Gesù oggi vuole introdurci.

Se vogliamo riuscire ad intendere le sue parole – soprattutto se vogliamo ritrovare speranza davanti alla sua Persona – dobbiamo custodire la sua Persona dentro di noi…lasciamola fermentare…è una presenza feconda che illumina la nostra storia. Ecco perché Gesù davanti all’incomprensione dei discepoli e davanti ai discepoli che pensano a chi sia il più grande tra di loro (quindi una forma di autosufficienza) come risponde Gesù? Essere ultimi, ma soprattutto essere servi, dove evangelicamente l’esperienza del servizio non è fare, l’esperienza del servizio è accogliere l’altro..è lasciare spazio al Signore che entra in noi e opera in noi come e quando vuole.

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13 settembre 2009

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 13 Settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 21:21

Letture del giorno: Is 50,5-9a                    Gc 2,14-18                 Mc 8,27-35

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OMELIA

La risurrezione di GesùDomenica scorsa Gesù ci ha condotti nella sua solitudine e attraverso la sua gestualità e i suoi atteggiamenti ci ha forgiati e rinnovati: quel sordomuto ha udito e ha parlato.

Questa grandezza di godere della solitudine di Gesù per essere plasmati dal suo mistero ha una chiara finalità: imparare a conoscere il Maestro, ecco perché oggi Gesù ci pone dinnanzi la domanda: “E voi chi dite che io sia?”

Una domanda che ha una risposta positiva: “Tu sei il Cristo”, ma una condizione spirituale diametralmente opposta all’atto di fede per cui Gesù ha quel rimprovero nei confronti di Pietro.

Cosa vuol dire dare una risposta autentica a quella domanda: “E voi chi dite che io sia?”

Per giungere ad un’autenticità nella risposta dobbiamo imparare a conoscere Cristo. Il Signore che ci conduce nella solitudine compie meraviglie nella nostra storia, perché noi entriamo nella sua conoscenza.

Conoscere una persona è vivere con una persona… essere persona che si lascia coinvolgere in quel mistero attraverso un processo di reciproca compenetrazione… non si conosce una persona finché non si vive l’intimità e l’interiorità di quella persona.

Noi non potremo mai dire di conoscere Gesù anche se egli – nella sua pazienza inesauribile -compie meraviglie nella nostra storia,… se noi non entriamo nella sua intimità … se noi non diventiamo progressivamente una realtà sola con lui. E’ la diuturna familiarità con Gesù, con il suo mistero, con il suo destino che ci permette di conoscerlo. In certo qual modo, se Gesù oggi ci rivolgesse la domanda: “E voi chi dite che io sia?” noi dovremmo rispondere: “Signore, tu sei il Vivente nella mia vita e senza di te non posso né vivere, né respirare”.

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