Omelie di Mons. Antonio Donghi

21 aprile 2014

DOMENICA DELLE PALME  (ANNO A) – 13 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 10:55

Letture: Is 50,4-7Fil 2,6-11Mt 26,14-27,66

OMELIA

Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206Il cammino quaresimale ci ha lentamente condotti ad entrare nella personalità di Gesù e il mistero della croce che abbiamo ascoltato nella narrazione vuol dare una risposta ad un interrogativo che è presente nel cuore di ogni uomo: cosa significa amare.

Siamo chiamati a guardare il Crocifisso,  rivolgergli la domanda e averne la risposta.

È quello che abbiamo ascoltato nella narrazione del Vangelo e che Paolo ha ritradotto in modo molto chiaro: “Svuotò sè stesso assumendo la condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Davanti alla croce non abbiamo solo una persona che muore, davanti al mistero della croce abbiamo davanti un Dio che si è fatto uomo per rivelare il suo amore per l’uomo. Su quella croce c’è la risposta all’interrogativo “cosa significa amare”.

Gesù nel cammino della sua esistenza ha avuto come scopo di rivelare l’interiorità di Dio e, l’interiorità di Dio, è una sola: rivelare all’umanità la grandezza del suo amore.

Davanti alla croce c’è uno che ama all’infinito.. Ha detto all’uomo che il suo amare -nella croce- è stato il compiere in pienezza le opere del Padre. Amare è entrare nell’annientamento perché amare è dire all’altro la grandezza del proprio cuore che si regala in pienezza all’altro.

“È divenuto servo”, è divenuto colui che vive solo del Padre per amare gli uomini e in quell’abbassarsi c’è l’amore che diventa talmente l’altro da dare la vita all’altro.

Amare è regalare se stessi nel massimo della propria identità al cuore del fratello.

Davanti al mistero della croce impariamo a dare una risposta alla parola “amore”.

L’uomo non può vivere se non ama perché l’amore è il rivelarsi progressivo della libertà del cuore. In quel morire c’è il coraggio di Gesù di dire all’uomo “ti amo” perché nel “ti amo” l’uomo dimentica sè stesso, gode dell’altro e dice all’altro: sei grande.

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V DOMENICA DI QUARESIMA  (ANNO A) – 06 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014 — papolino25 @ 10:53

Letture : Ez 37,12-14Rm 11Gv 11,1-45

OMELIA

Giotto_di_Bondone_021Il desiderio di crescere nella conoscenza di Gesù ci ha portato a condividere la sete della Samaritana e il desiderio di luce del cieco nato.

La bellezza di conoscere Gesù si costruisce in un cammino continuo dove, nella sete del suo mistero, progressivamente entriamo nel mistero della sua luce. Conoscere Gesù è essere nella luce.

Gesù questa mattina ci offre la grandezza della sua identità in quella meravigliosa espressione: “Io sono la resurrezione e la vita”. In questo cogliamo il nucleo fondamentale che dà risposta agli interrogativi della vita.

L’uomo si pone la domanda “che senso ha vivere per poi morire?”

Davanti a questo interrogativo di fondo Gesù dice “io sono la resurrezione e la vita” e lo dice attraverso due passaggi: con l’espressione “Io sono” e poi con il profondo atteggiamento di compassione, di condivisione, di pianto.

Gesù è la resurrezione e la vita perché ha condiviso l’interrogativo più profondo dell’uomo circa il dramma della morte; innanzitutto Gesù ci dice “Io sono”.

In questa espressione scopriamo come Gesù sia il soffio della vita dell’uomo, in quel “Io sono” cogliamo la vera identità di Gesù: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui e nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste se non per mezzo di lui”.

Lui è il soffio della vita, lui è la risurrezione, in lui c’è la vita, in lui opera quel meraviglioso Spirito Santo di cui ha parlato l’apostolo Paolo, perché in lui c’è la vittoria sulla morte.

Il cristiano quando entra in rapporto con il Maestro gode la vita perché la vita è essenzialmente un mistero di comunione. Dove c’è comunione lì è la vita e, dove c’è comunione, la morte non ha nessun potere perché l’uomo è comunione, che è il senso della vita.

In questo Gesù ci regala questa meravigliosa esperienza: se la vita concreta, nelle sue contingenze, è ricca di tanti interrogativi nel contatto credente con il Maestro l’uomo respira la vita che è comunione.

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IV DOMENICA DI QUARESIMA  Laetare (ANNO A) – 30 Marzo 2014

Filed under: c. Marzo 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 10:49

Letture: 1 Sam16,1. 31Ef 5,8-14Gv 9, 1-41

OMELIA

cieco2La conoscenza di Gesù è il senso della nostra vita. In queste domeniche il divin Maestro lentamente ci conduce a ritrovare il metodo attraverso il quale possiamo giungere a questa conoscenza.

Domenica scorsa la sete ha condotto quella donna a porre l’atto di fede nel Maestro divino; oggi Gesù ci insegna un metodo sicuramente più difficile, ma è il metodo che nel cammino della fede Gesù ci vuole proporre: la coscienza di essere obbedienti al Maestro entrando nella solitudine del cuore.

Questi due filoni appaiono chiaramente nel testo evangelico.

Innanzitutto emerge l’atteggiamento di obbedienza: quel cieco nato, incontrato da Gesù, lascia fare a Gesù tutto quello che vuole e gli obbedisce; egli si consegna pienamente all’azione di Gesù.

Infatti, se guardiamo attentamente il linguaggio usato da Gesù, ci accorgiamo come egli renda il cieco ancora più cieco: una mentalità, questa, che difficilmente riusciremo a comprendere, ma quando l’uomo entra nell’obbedienza non guarda mai le modalità. Quando l’uomo entra nell’obbedienza, nell’ascolto e nell’esecuzione, la Parola è il principio della vita. Infatti nell’obbedienza la creatura si affida al Signore, facendo proprio i suoi atteggiamenti e le sue parole.

Quell’uomo cieco dalla nascita, ascoltando il Maestro e lasciandolo operare nella sua vita, giunge alla Luce. Non per niente nel linguaggio che abbiamo ascoltato dall’evangelista, la piscina di Siloe è il segno di Cristo, colui che viene dal Padre.

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III DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A) – 23 Marzo 2014

Filed under: c. Marzo 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 10:37

Letture: Es 17,3-7Rm 5,1-2.5-8Gv 4,5-42

OMELIA

guercino-cristo-e-la-samaritanaLa conoscenza di Gesù Maestro attraverso le difficoltà della vita ci porta a godere della meravigliosa gloria che il Maestro semina dentro di noi.

La gioia di essere discepoli è sentirci interiormente trasfigurati; tale verità ci è ulteriormente offerta oggi in quella espressione di Gesù che abbiamo poco fa udito: “E’ venuta l’ora, ed è questa, in cui veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”. Il cristiano è un vivente culto a Dio.

Il culto al Signore non è più in un tempo, in uno spazio, il culto che offriamo al Signore è una comunione che nasce dal Signore inabitante in noi. È il vero luogo in cui ci rapportiamo con il Padre.

L’apostolo Paolo ce lo ha detto in modo più chiaro: la fede, la speranza e la carità sono il Cristo, lo Spirito il Padre dimoranti in noi. La bellezza del culto si scopre vivendo delle e nelle tre Persone divine, che animano ogni nostro atteggiamento umano. In questo esse rendono la nostra esistenza un fecondo sacramento di salvezza e di trasformazione interiore e relazionale.

La bellezza della trasfigurazione interiore alla quale siamo chiamati è un’esperienza di interiorità: il Signore ha abolito tutte le cose esteriori, il Signore ci ha detto che la verità della nostra vita è dentro di noi perché il vero culto è Gesù in noi che ci comunica la comunione con il Padre.

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