Omelie di Mons. Antonio Donghi

22 ottobre 2012

XXIX DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 21 Ottobre 2012

Filed under: j. Ottobre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:36

Letture: Is 53,10-11 Eb 4,14-16 Mc 10,35-45

OMELIA

La scelta di Cristo rappresenta la luce che ci permette di introdurre noi stessi nella vera sapienza, nel vero gusto dell’esistenza. Infatti, la nostra immedesimazione nel Signore, ci permette di crescere nella sintonia con il Cristo per avere uno sguardo del cuore che gli permetta d’essergli veramente simile.

E’ la quotidiana conversione che è presente nella personalità di chiunque nella fede segua il Maestro divino. In questo, la vocazione ad essere discepolo, ci avvicina sempre più a lui. Qui ritroviamo la maturazione della nostra identità di credenti.

Chiunque si accosti a lui, riceve la stessa proposta che egli rivolge ai due discepoli: imitarlo  nel mistero pasquale per poter godere la libertà del Padre e per accedere alla comunione divina. Infatti, è molto bello che l’itinerario che il discepolo è chiamato a costruire lentamente non ha nulla a che vedere con una mentalità che potrebbe portare il discepolo a vivere le scelte della vita come se fossero un semplice scambio: da una parte il discepolo obbedisce a determinate esigenze per ottenere qualche cosa e, dall’altra, il Padre dovrebbe accontentarlo, introducendolo nella comunione della gloria: essere uno alla destra e uno alla sinistra nel regno.

Gesù da questo punto di vista si rivela estremamente chiaro: una cosa è vivere l’esperienza del discepolo, come radicale imitazione di Gesù, una cosa è giungere alla pienezza della gloria.

Chiunque  si lasci introdurre nella viva imitazione di Gesù è per natura sua un assetato della volontà divina. Il dono di potersi accostare al calice ritraduce il coraggio di accogliere la vocazione all’interno nella vita del discepolo: la vocazione al martirio teologale.

Infatti, l’immagine del calice, ci porta in modo immediato al giardino dell’orto degli olivi e alla situazione drammatica che Gesù vi ha vissuto. Di riflesso l’attenzione del discepolo si orienta all’altro calice che qualche ora prima aveva caratterizzato la reciprocità tra Gesù e i suoi discepoli: il calice della benedizione nella celebrazione eucaristica.

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15 ottobre 2012

XXVII DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 14 Ottobre 2012

Filed under: j. Ottobre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:25

Letture: Sap 7,7-11 Eb 4,12-13 Mc 10,17-30

OMELIA

Domenica scorsa Gesù ci insegnava a leggere e interpretare la nostra vita partendo dalla parola divina, poiché  – e la Parola di oggi ci insegna questo  – approfondendo sempre di più la nostra esistenza, partendo dalla divina relazione in un fecondo dialogo, noi entriamo nella sapienza di Dio.

È quello che il testo sapienziale ci ha offerto questa mattina: il discepolo deve continuamente leggere la sua storia, partendo dalla divina rivelazione, per crescere progressivamente nella mentalità-sensibilità di Cristo.

Poiché la sapienza è la capacità di leggere in modo istintivo l’esistenza, con la mente e il cuore di Dio…. Ecco perché il dono della sapienza è la pienezza dei doni dello Spirito Santo!

Noi, spesse  volte, “riflettiamo ragionando”……. la sapienza è l’immediatezza interpretativa della vita perché siamo in piena “sintonia divina”.

E allora quando il cristiano vuole entrare in questa percezione  salvifica della sua esistenza deve far quel passaggio a cui il Vangelo, questa mattina, ci richiama: dall’obbedire ai comandamenti… all’abitare in Gesù Cristo.

Se noi leggiamo in profondità  il testo evangelico noi ci accorgiamo del passaggio che noi siamo chiamati a costruire per potere entrare in questa sintonia di vita. Il cristiano non è colui che obbedisce ai comandamenti… perché se il cristiano fosse colui che obbedisce ai comandamenti, in certo qual modo, costruirebbe una vita di tipo esecutivo, costruirebbe un’esistenza facilmente moraleggiante.. perché il Signore non ci dice – se noi entriamo in profondità – di vivere i comandamenti… essi appartengono alla rivelazione dell’Antico Testamento, ma attraverso il dialogo che ha con quel personaggio misterioso Gesù ci dice: “Non osservare comandamenti perché non sono il compimento della vita, ma entra nella mia aria di influenza. Entra nella mia Persona, entra nel mio mistero perché lo stare con me è principio del “come vivere”.

È un passaggio interiore a cui noi dobbiamo continuamente prestare attenzione…..

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11 ottobre 2012

XXVII DOMENICA DEL T.O – Anno B – 07 Ottobre 2012

Filed under: j. Ottobre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:28

Letture: Gen 2,18-24 Eb 2,9-11 Mc 10,2-16

OMELIA

Il discepolo, nel cammino di fede, si sente creatura nuova.

Questa novità che il Signore regala a chiunque lo segua diventa il criterio attraverso il quale operiamo le nostre scelte quotidiane.

Noi siamo creature nuove, opera dell’azione di Dio e, in questo, scopriamo che il criterio per costruire la nostra esistenza non è in noi.

Il criterio attraverso il quale costruiamo la nostra esistenza viene da lassù: è il senso della parola che Gesù questa mattina ci vuol comunicare. Davanti agli avvenimenti della storia l’uomo si deve accostare alla rivelazione divina per poter operare le scelte evangeliche.

Se leggessimo in profondità la parola che Gesù questa mattina ci rivolge ci accorgeremo che essa ha un significato molto più profondo della semplice esperienza coniugale perché, il Signore, volge a noi una parola che va al di là di queste situazioni per indicarci lo stile della nostra esistenza.

Non siamo semplicemente capolavori di Dio, ma nello sviluppare tale ricchezza dobbiamo sempre ac costarci a quello che Dio ci dice: se siamo opera di Dio, Dio illumina le nostre scelte e noi, ogni giorno, in qualunque sua situazione storica ci possiamo ritrovare, dobbiamo operare delle scelte guardando in alto. I criteri della nostra vita non provengono dalle scienze umane; non derivano dal pensare comune….. quando operiamo delle scelte nella storia di tutti giorni non partiamo da criteri semplicemente soggetti vistici……… quando vogliamo dare senso evangelico alla nostra vita abbiamo sempre un criterio: “Parla o Signore! La nostra storia è l’incarnazione  della tua storia”!

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6 ottobre 2012

XXVI DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 30 Settembre 2012

Filed under: i. Settembre 2012 — papolino25 @ 09:16

Letture:  Num 11,25-29        Giac 5,1-6    Mc 9,38-43.45.47-48

OMELIA

Il cristiano è chiamato a incarnare l’esperienza della fede attraverso il suo comportamento quotidiano: la fede, attraverso l’atto di fede, diventa la fecondità della nostra vita.

Ora la parola che Gesù questa mattina ci vuol rivolgere ci aiuta ad approfondire ulteriormente questo cammino nella fede attraverso una lettura positiva dei testi che Gesù, questa mattina, ci sta regalando. Se vogliamo veramente fare della nostra esistenza, una continua fecondità della fede dobbiamo coniugare due aspetti della nostra esistenza che devono determinare la nostra vita: essere guidati dallo Spirito attraverso la fecondità della nostra sensorialità, poiché – il cristiano- nella sua identità umana è chiamato a dilatare continuamente questa profonda convinzione d’essere il luogo delle meraviglie di Dio e, il primo aspetto che ci suggerisce il testo dell’Antico Testamento, è che in noi c’è la potenza dello Spirito Santo.

Prima in modo incipiente e nella realtà di colui che non ha celebrato nella fede la presenza del Signore, ma sicuramente nella nostra vita dove ci è stato regalato lo Spirito Santo in pienezza!

Infatti, come la nostra esistenza non può costruirsi senza il respiro, così la nostra vita cristiana non può elaborare un sistema autentico se non nella potenza dello Spirito Santo.

La nostra vita è continuamente guidata dallo Spirito Santo per cui ognuno di noi ha la profezia di Dio.

È quella vocazione che noi chiamiamo “carismatica” all’interno della vita del cristiano, lo Spirito Santo in noi opera, parla, ci guida, ci suggerisce lo stile di vita, diventa l’ebbrezza della nostra storia.

Lo Spirito Santo è la vitalità di Dio dentro di noi.

Ecco perché quando noi vogliamo veramente ritrovare la bellezza della nostra vita dobbiamo ritrovare in noi la creatività di Dio.

Noi siamo grandi perché nella nostra vita opera incessantemente lo Spirito Santo che ci dà la capacità, nella originalità della nostra storia, di dire le meraviglie di Dio!

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