Omelie di Mons. Antonio Donghi

3 febbraio 2010

4 DOMENICA T.O. – ANNO C – 31 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 20:46

Letture del Giorno:  Ger 1,4-5.17-19 1 Cor 12,31-13,13 Lc 4,21-30

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OMELIA

La creatura umana ritrovandosi in Gesù Cristo si ritrova creatura realizzata.

In quella espressione di Gesù: “Oggi si è compiuta questa Scrittura” noi riscopriamo come nella persona del Maestro l’uomo, come uomo, ritrova  veramente se stesso.

Davanti a questo orizzonte Gesù oggi ci indica anche la strada perché il compimento del mistero di Dio sull’uomo possa essere vero e fecondo; Gesù ci offre la strada attraverso i due esempi ricavati dall’Antico Testamento nei quali il Maestro evidenzia quali debbano essere le caratteristiche di chiunque voglia dare fecondità alla sua meravigliosa Presenza.

Le caratteristiche espresse da quei due messaggi: la vedova si Sarèpta di Sidone e Naamàn, il Siro, ci dicono che è indispensabile un profondo senso di povertà, di semplicità e di docilità nell’obbedienza.

Gesù diventa il compimento della creatura umana e quindi la realizzazione della volontà divina solo attraverso questa povertà, semplicità e docilità dell’obbedienza.

Innanzitutto il profondo senso della povertà: povertà fisica – la malattia data dalla lebbra del Naamàn il Siro -; la povertà come vedovanza – non avendo nulla – o quasi, di che vivere…  la vedova di Sarèpta di Sidone, perché se l’uomo può effettivamente accogliere il Signore dando fecondità, la povertà è indispensabile, perché la povertà è la gioia coraggiosa dei propri limiti. Quella donna, che sa esattamente qual è la sua condizione, quando il profeta Elia le rivolge quel comando: “Dammi da mangiare qualcosa” gli dice: “Quel poco che ho lo faccio cuocere, mangiamo io, te e mio figlio e poi moriremo io e mio figlio” …. il senso della povertà.

Dall’altra parte Naamàn consapevole della sua malattia ricerca il modo per essere guarito: la consapevolezza del proprio limite.

Dio è meraviglioso in chi nel cammino della sua vita gli sa offrire la propria povertà, dove la povertà (lo ripeto) è la gioia di amarsi nel proprio limite esistenziale.

Questa povertà diventa semplicità.

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28 gennaio 2010

COMUNICAZIONE TECNICA

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:57

Buonasera a tutti,

alcune piccole notazioni di carattere tecnico…

In questi giorni il sito è stato ordinato ed ottimizzato per le letture delle Omelie a far data dal primo gennaio 2010…

Chiunque volesse consultare le omelie dei giorni 24-17-10-6-3-1 Gennaio ora può visualizzarle in ordine cronologico come appena riportato.

Buona lettura e buona riflessione!

3 DOMENICA T.O. ANNO C – 24 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:30

Letture del Giorno:   Ne 8,2-4.5-6.8-10 1 Cor 12,12-30 Lc 1,1-4; 4,14-21

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OMELIA

I discepoli seguendo il Maestro ne guardano la continua fecondità e ne contemplano la gloria.

E’ il messaggio che Gesù ci regalava domenica scorsa con la conseguenza che in questo contesto di miracolo Gesù ci ha regalato l’inizio dei tempi messianici.

Con la sua persona incominciano i tempi nuovi, ma questi tempi nuovi noi li possiamo continuamente accogliere ed assumere entrando nel metodo con il quale Dio vuole ricolmarci dei suoi beni. Il metodo che la rivelazione cristiana continuamente mette in luce è il metodo di Dio che dialoga con l’uomo.

Mentre l’uomo religioso è facilmente portato ad offrire qualcosa a Dio, l’uomo credente si pone in ascolto di Dio.

Ecco perché l’evangelista Luca dà inizio alla vita pubblica ed apostolica di Gesù attraverso l’incontro nella sinagoga di Nazareth dove, dalla lettura del profeta Isaia, fiorisce quell’espressione chiara per chiunque voglia essere cristiano: “Oggi queste Scritture si sono adempiute” perché l’evento della sinagoga è l’evento del Dio che parla.

Nella esperienza ebraica noi sappiamo cosa fosse la sinagoga (e lo sia tuttora) per chiunque voglia essere un ebreo autentico, ma non perché vi si legge un libro, ma perché in quel momento Dio parla, poiché, la grande esperienza all’interno della storia di Israele è che Dio continuamente rivela il suo volto parlando.

Nella visione dell’Antico Testamento Dio ha liberato il suo popolo, lo ha ricolmato delle sue meraviglie perché il suo popolo fosse “attento” e “ascoltasse la sua voce”.

E’ la bellezza di tutta la Rivelazione che cogliamo nell’Antico Testamento per cui, il pio ebreo, continuamente risentiva l’espressione del libro del Deuteronomio: “Ascolta Israele e osserva”…

In questo sfondo il pio ebreo andando alla sinagoga e intendendo le Scritture ascoltava Dio che gli parlava ed era avvolto dalla gloria del Signore. Quello che per il pio ebreo avveniva nella sinagoga, avviene nella chiesa.

La chiesa è il luogo in cui Dio parla.

La bellezza dell’esperienza della fede è questa affascinante avventura di Dio che entra nella storia dell’uomo e gli parla.

La grandezza del cristiano è vedere le meraviglie del Signore, lasciarsi da essa affascinare per ascoltare con cuore ricco di stupore il Dio che parla.

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18 gennaio 2010

2 DOMENICA T.O. ANNO C – 17 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:48

Letture del Giorno:   Is 62,1-5 1      Cor 12,4-11            Gv 2,1-12

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OMELIA

Domenica scorsa la voce del Padre che si rivolgeva al Figlio ci ha introdotti nella contemplazione dell’amore inesauribile di Dio e ci siamo sentiti avvolti da questa esperienza gustando quanto sia esaltante l’essere oggetto della gratuita benevolenza divina.

Davanti a questo orizzonte, tuttavia, l’uomo si pone la domanda, una domanda insistente: com’è possibile gustare questo amore rendendo la nostra vita ricca di inesauribile speranza?

La risposta l’abbiamo nella espressione con la quale la Madre di Gesù si rivolge al Maestro: “Non hanno più vino”.

Tale espressione che in modo immediato può evidenziare una insufficienza di presenza di cose concrete ritraduce tuttavia – nel linguaggio simbolico dell’evangelista Giovanni – qualcosa di molto più grande. In quella espressione: “Non hanno più vino” è unita, da una parte, la coscienza della fedeltà di Dio (poiché la Madre di Gesù a Cana di Galilea è l’espressione dell’ antico Israele che meditava continuamente la fedeltà divina alla storia d’Israele) e, dall’altra, la radicale coscienza della estrema povertà in cui si colloca l’uomo.

Nell’espressione della Madre di Gesù scopriamo l’anima del pio ebreo, l’anima di ognuno di noi.

Nella fede siamo consapevoli di questo grande amore che ci avvolge e che determina la nostra esistenza, dall’altra avvertiamo quanta radicale povertà alberghi nelle nostre persone. Allora, nella consapevolezza in cui si coniuga la grandezza della fede – Dio fedele – e la percezione della povertà dell’uomo, ecco la supplica: “Non hanno più vino”.

L’uomo riesce a superare il dramma della propria povertà per potersi immergere nella grandezza di Dio attraverso la supplica.

La supplica, lo sappiamo, è una profondità presente che grida.

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