Omelie di Mons. Antonio Donghi

21 gennaio 2013

II DOMENICA DEL T.O. ANNO C – 20 Gennaio 2013

Filed under: a. Gennaio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:43

Letture: Is 62,1-5 1 Cor 12,4-11 Gv 2,1-12

OMELIA

Giusto_de'_menabuoi,_nozze_di_cana,_1376-78,_battistero_di_PadovaIl discepolo, nel cammino della propria storia, si sente persona sommamente amata da Dio.

Chiunque segua il Maestro fà questa continua esperienza: Dio, in modo inesauribile ed ineffabile, rivela la sua benevolenza nei confronti di ogni creatura.

Ma questa grande esperienza deve diventare intimità divina.

La bellezza d’essere discepoli è fare l’esperienza dell’ intimità con Dio dove, la creatura, viene radicalmente trasformata. È quello che Gesù questa mattina ci potrebbe voler dire attraverso il luminoso testo della profeta Iasia e la sua realizzazione nel matrimonio a Cana di Galilea. L’uomo, nel momento in cui gode di entrare nella rapporto con Dio, ne brama l’identità, l’identificazione, l’assimilazione per poter veramente godere della gioia di Dio.

E qual è la parola attorno alla quale noi possiamo scoprire il come entrare nell’intimità divina nella quale ognuno di noi è profondamente realizzato?

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16 gennaio 2013

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C – 13 Gennaio 2013

Filed under: a. Gennaio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 22:32

Letture: Is 40,1-5.9-11 Tt 2,11-14; 3,4-7 Lc 3,15-16. 21-22

OMELIA

419px-Piero_della_Francesca_045L’episodio dei Magi ci ha introdotto nell’esperienza di Gesù Cristo poiché la bellezza di essere suoi discepoli si ritraduce nell’accedere al mistero della sua persona. Oggi noi intuiamo che l’accogliere il Signore ed entrare nel suo mistero è la grande consolazione della vita.

La parola che questa mattina il Maestro ci vuole rivolgere è quella di ritrovarci persone consolate perché nel momento in cui accediamo al mistero di Cristo la nostra vita si ritrova vita rinnovata.

Infatti, l’episodio ascoltato dal Vangelo di Gesù che viene battezzato da Giovanni e sul quale c’è quella grande manifestazione, ci fa riscoprire in che senso – nel cammino della nostra vita – siamo consolati. L’episodio ascoltato vuol dirci innanzitutto questa verità: in Gesù ha inizio un mondo nuovo.

Come gli Evangelisti danno inizio alla vita pubblica di Gesù con l’episodio del battesimo al Giordano, così, noi, contemplando questo episodio ritroviamo che in Gesù c’è l’inizio della nostra vita; nella sua persona acquisiamo il senso della vita.

Il cristiano quando vuole ritrovare il gusto della sua esistenza continuamente guarda Gesù: in lui hanno inizio i tempi nuovi, in lui è la luce che illumina ogni tenebra, in lui c’è la speranza che ama ogni cuore.

In Gesù la vita ha sempre un luogo in Dio.

Tante volte non riusciamo a cogliere la speranza della nostra storia o, perché siamo timorosi per il futuro o abbiamo la pesantezza del passato, ma nel momento in cui guardiamo la figura di Gesù ed entriamo nel suo mistero, in quel momento, la nostra vita incomincia: incomincia ascoltando quella voce del Padre che ci dice in che senso siamo consolati e, in che senso, in Gesù, incomincia la nostra vita.

Quella voce afferma chiaramente: “Tu sei il figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

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7 gennaio 2013

EPIFANIA DEL SIGNORE – 06 Gennaio 2013

Filed under: a. Gennaio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:40

Letture: Is 60,1-6        Ef 3,2-3a.5-6        Mt 2,1-12

OMELIA

adoration-magiLa bellezza di questo tempo natalizio è quella di gustare, usando le parole dell’Apostolo oggi, il mistero nascosto da secoli in Dio e rivelatosi in Gesù Cristo.

La bellezza del Natale è accogliere, entrare, gustare il mistero nel quale ogni uomo è pienamente sè stesso e, dopo aver avuto Maria, come la donna che ci ha insegnato attraverso il silenzio orante e contemplativo ad accedere a tale mistero, oggi, i Magi attraverso i loro atteggiamenti ci aiutano a come accedere a questa grandezza incomprensibile ed ineffabile della rivelazione del mistero di Dio.

E sono i quattro verbi attraverso i quali l’evangelista Matteo ci evidenzia gli atteggiamenti dei Magi quando hanno visto il Signore: si prostrarono, lo adorarono, tolsero dai loro scrigni i tesori e gliegli offrirono. Quattro atteggiamenti che noi siamo chiamati ad assumere per poter accedere a questo mistero nascosto da secoli in Dio e rivelatosi in Cristo Gesù.

Innanzitutto l’atteggiamento della prostrazione: è l’atteggiamento della creatura che, assetata di verità, in tutta la sua povertà si pone davanti al Signore.

Se noi vogliamo accedere alla grandezza della rivelazione divina dobbiamo gustare il senso della povertà, il senso del vuoto, il senso dell’attesa, la profondità del desiderio………

In quel prostrarsi c’è l’assenza di desideri per essere solo desiderio.

È quello che il tempo dell’avvento ci ha regalato, ma  questo senso di prostrazione come un vuoto che desidera diventa adorazione, diventa comunione, nell’intensità di quell’espressione “adorazione” noi intuiamo come quella povertà venga arricchita.

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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO – 01 Gennaio 2013

Filed under: a. Gennaio 2013, Omelie anno 2013 — papolino25 @ 21:32

Letture: Nm 6, 22-27        Gal 4,4-7        Lc 2,16-21

OMELIA

pregh03Il mistero del Dio fatto uomo è gustare la gioia di Dio che dà compimento al suo progetto di salvezza.

La bellezza del Natale è la gioia di Dio divenuta la nostra gioia.

Di fronte a questo grande evento nel quale ognuno di noi realizza sè stesso Maria, questa mattina, ci aiuta a ritrovare il metodo perché la gioia di Dio si conservi sempre in noi. Infatti, una delle tentazioni nelle quali l’uomo potrebbe cadere, è legare l’esperienza del gaudio a dei fatti che sono sostanzialmente avvenimenti transeunti e passeggeri.

Il criterio perché questa gioia di Dio divenga feconda in noi, Maria ce lo insegna, attraverso il suo silenzio meditativo. L’evangelista Luca, infatti, per ben due volte nel brano di questa mattina e in quello dell’altro giorno, ci ricorda l’atteggiamento della Madonna che “ conservava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”.

Maria ci dice che la gioia del Natale è feconda per chi, nel silenzio, sa meditare la parola, la storia, l’amore di Dio. Innanzitutto Maria ci insegna ad entrare in un regime di silenzio e, il silenzio, è direttamente proporzionale allo stupore che penetra nel cuore dell’uomo.

È molto bello come il testo del Vangelo di questa mattina ponga il silenzio di Maria dopo lo stupore, davanti a quello che i pastori avevano narrato.

Il silenzio è silenzio quando è generato dallo stupore, quando qualcosa di grande affascina la vita, quando nell’ambito della storia appare qualcosa che prende l’intelletto, la volontà, ma soprattutto il cuore.

L’uomo distratto, l’uomo che corre sempre, l’uomo impegnato corre il rischio di non essere mai in silenzio perché non si lascia cogliere dallo stupore.

In certo qual modo, il silenzio non è un atto della volontà, ma il silenzio nasce dal gustare qualcosa di grande che ti porta fuori da te stesso.

Il silenzio ama i grandi ideali della vita.

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