Omelie di Mons. Antonio Donghi

18 novembre 2013

XXX DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 27 Ottobre 2013

Filed under: j. Ottobre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:13

Letture: Sir 35,15-17. 20-22 2 Tm 4,6-8. 16-18  Lc 18,9-14

OMELIA

Fariseo-e-pubblicano_2-240x300La gioia d’essere discepoli del Signore si incarna nel crescere giorno per giorno nel gusto di appartenergli. La gioia d’essere discepoli è avere i sentimenti del Maestro, ma l’uomo – giustamente – deve verificare se questo desiderio di appartenere al Maestro sia vero e autentico. Gesù oggi ci offre il parametro per intuire come possiamo cogliere se siamo suoi veri discepoli.

La parabola che abbiamo ascoltato ci aiuta in questo attraverso due elementi che ci devono illuminare circa il nostro autentico rapporto con Dio:

  • essere nel tempio,

  • vivere in stato di preghiera.

Innanzitutto è importante comprendere cosa significhi essere nel tempio, dove il tempio è solo un’immagine di qualcosa di molto più grande: essere alla presenza di Dio. L’uomo può avvertire in verità se il cammino con il Maestro è autentico attraverso lo stare alla presenza di Dio.

Il tempio è il luogo in cui abita la gloria di Dio e, in questa gloria, l’uomo è chiamato a rapportarsi con il Maestro perché il tempio è il luogo della relazione: la gloria di Dio ci avvolge.

L’uomo quando vuole verificare la propria autenticità, non può mai partire da se stesso perché quando l’uomo parte da se stesso ha parametri che sono costruiti da lui e, qualche volta, il nostro rapporto con Dio è niente altro che l’idolatria dell’io.

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23 ottobre 2013

XXIX DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 20 Ottobre 2013

Filed under: j. Ottobre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:26

Letture: Es 17,8-13 2Tm 3,14-4,2 Lc 18,1-8

OMELIA

419px-Gesù_in_preghiera_nell'orto_dei_GetsemaniIl clima di riconoscenza che anima il nostro spirito di fronte alla gratuità dell’amore del Signore per noi ci aiuta a rendere veramente fecondo il nostro cammino di discepoli che nella fede bramano ritrovare  veramente se stessi. Il Cristo oggi ci vuole stimolare nel penetrare in un cammino interiore che ci conduca ad entrare nella sua mentalità. E’ il grande fascino e desiderio della nostra esistenza.

Qui scopriamo le meravigliose potenzialità della fede.

Gesù, oggi, ci invita e ci educa  a pregare continuamente, poiché solo in questa condizione spirituale possiamo lasciarci trasformare dal suo Spirito ed essere in condizione di costruire la nostra esistenza come un costante desiderare il suo incontro. Infatti la creatura, che brama vivere in modo intenso un regime di preghiera, ha il cuore sempre aperto a lasciar posto e spazio alla creatività divina.

Chi desidera avere un cuore in costante stato di preghiera è sempre pronto a vivere l’incontro con il Cristo in tutta la sua imprevedibilità e fantasia. Ogni persona che prenda sul serio la vita di preghiera è destinata ad aprirsi ogni giorno alla creatività inesauribile di Dio.

Dobbiamo sempre ricordare a noi stressi che la vocazione a pregare non è la somma di un insieme di pratiche che potrebbero impedire la libertà della relazione con il Maestro divino. I troppi pensieri e le eccessive parole possono creare disturbo all’anima che non riesce a vivere quella purezza del cuore che è solo sete del volto luminoso di Dio che ama rivelarsi all’anima che di lui è profondamente assetata.

La creatura, quando si colloca in stato di preghiera, sa che sta respirando il respiro di Dio, per maturare la comunione con la Fonte stessa della sua esistenza.

Il pregare è un’esigenza dello spirito che brama lasciarsi dissetare dalla potenza dell’Assoluto. Non esiste – né può esistere – un istante in cui questa sete divino-umana non sia veramente in azione, poiché l’uomo si sente chiamato a vivere in ogni frammento della sua storia della relazione intensa e trasfigurante con il suo Signore. La relazione con lui è’ il senso stesso dell’esistenza.

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ANN. DEDICAZIONE DELLA CHIESA PARROCCHIALE – ANNO C – 13 Ottobre 2013

Filed under: j. Ottobre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:19

Letture: Ez 43,1-27 1Pt 2,4-9 Gv 4,19-24

OMELIA

TrinitaLa bellezza della nostra vita di fede è la continua riscoperta del gusto della nostra umanità. Con i discepoli continuamente ripetiamo: “Signore accresci la nostra fede perché in te è la nostra bellezza di vivere”.

Il ritrovarci oggi per ricordare la dedicazione di questo tempio è una occasione per rinnovare questa nostra esperienza di fede poiché, il tempio, è l’espressione esterna di una realtà molto profonda: persone che nella fede, giorno per giorno, si consacrano a Dio.

La bellezza del luogo è riscoprire il gusto di cantare la nostra fede. Nel luogo del culto, nel luogo della chiesa, noi viviamo in modo continuo l’esperienza relazionale tra il Signore che è in mezzo a noi e si relaziona con noi e, dall’altra parte, noi che godiamo di accogliere questa relazione ricreando il gusto della fede.

Ecco perché la chiesa è il luogo per l’uomo che brama credere; la chiesa è il luogo in cui continuamente ci consacriamo a lui; la chiesa è il luogo della vera devozione non “delle devozioni”!

La bellezza della fede è entrare in questo dialogo che il Signore ha con noi. È la bella espressione ascoltata dal Vangelo di Giovanni: “Viene l’ora -ed è questa- in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità”.

Nel luogo di culto, canto della fede, avviene un dialogo tra la gratuità di Dio e la gratitudine dell’uomo. L’esperienza del ritrovarci in chiesa ritraduce la coscienza della gratuità.

Quando entriamo in chiesa siamo degli attirati dallo Spirito Santo per stare alla presenza di Dio; non entriamo in chiesa per fare tante cose, non entriamo in chiesa da agitati, ma con la calma dello Spirito che, nel silenzio e nella purezza del cuore, stanno davanti alla gratuità di Dio.

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XXVII DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 06 Ottobre 2013

Filed under: j. Ottobre 2013 — papolino25 @ 20:15

Letture: Ab  1,2-3; 2,2-4 2 Tm 1,6-8. 13-14 Lc 17,5-10

OMELIA

300px-Giotto_-_Scrovegni_-_-30-_-_Washing_of_FeetAscoltare nel nostro intimo le meraviglie che il Signore opera nella storia della salvezza ci riempie sicuramente di stupore, ma in noi nasce l’interrogativo per come questa grandezza di Dio che si manifesta a noi possa diventare la vita della nostra vita.

Il Vangelo non è qualcosa che semplicemente ascoltiamo, il Vangelo è destinato alla nostra vita.

Gesù è entrato nella nostra storia per educarci ad essere uomini.

Tutto il Vangelo, tutte le meraviglie che Gesù ha compiuto, hanno un unico scopo: l’uomo deve imparare ad essere uomo.

Davanti alla povertà che tante volte è presente nel nostro spirito, anche noi con i discepoli, questa mattina, vogliamo gridare al Signore e dire: “Accresci in noi la fede” poiché, è nell’esperienza della fede che avvertiamo questa reattività di Dio nel nostro spirito.

La fede è la luce che illumina i nostri passi che ci dà la gioia di elaborare un autentico cammino umano. Poiché è la fede che determina il nostro essere uomini dobbiamo chiedere allo Spirito Santo che ci illumini perché possiamo intravedere il nucleo centrale dell’esperienza del credere.

Un primo passaggio che Gesù questa mattina ci potrebbe indicare è così riassumibile: l’esperienza della fede non è l’esperienza davanti a qualcosa di incomprensibile.

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