Omelie di Mons. Antonio Donghi

25 dicembre 2009

4 DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – 20 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:53

Letture del giorno:  Mi 5,1-4a Eb 10,5-10 Lc 1,39-45

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OMELIA

Il cammino dell’Avvento lentamente ci sta conducendo ad accogliere il Signore che viene e, l’apertura del cuore a cui Giovanni Battista ci invitava domenica scorsa per poter essere battezzati in Spirito Santo e fuoco, oggi trova la sua espressione nella figura di Maria.

Attraverso il testo scritturistico ascoltato cerchiamo di comprendere in che senso Maria ci possa aiutare ad andare incontro al Signore per poterne godere la presenza e la dinamica che appare nel brano evangelico è la dinamica dell’incontro: l’incontro tra Maria ed Elisabetta ritraduce un significato molto più profondo.

Elisabetta è l’espressione di Israele che sta aspettando la redenzione, è l’espressione dell’umanità che brama la salvezza, è l’espressione di ogni umana creatura che vuol ritrovare pienamente la propria identità.

Nella dinamica dell’incontro noi scopriamo che non possiamo da soli attendere il Signore, ma dobbiamo attendere una profonda esperienza di comunione e di condivisione della sete della salvezza.

Innanzitutto cerchiamo di cogliere il volto di Maria che va da Elisabetta: il volto di Maria che “in fretta” va da Elisabetta è la sintesi di due elementi che abbiamo colto nelle letture di questa mattina; Maria va da Elisabetta perché è “la piccola” in cui Dio è meraviglioso… ed è “piccola”  in cui Dio è meraviglioso perché, come ha detto l’autore della lettera agli Ebrei, è la donna che ha fatto della sua vita il compimento dell’oggi misterioso di Dio. Quindi la grandezza della Madonna che va da Elisabetta è la grandezza della donna che ha amato ciò che non conta perché Dio – attraverso la sua docilità – potesse compiere meraviglie! E’ la bellezza che noi cogliamo, a  livello interiore, quando vogliamo andare verso il grande evento della salvezza; la gioia di essere dei piccoli che desiderano di essere salvati compiendo istante per istante la misteriosa volontà di Dio…..”Ecco sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che tu hai detto…”   quindi Maria va da Elisabetta perché vuol regalare, attraverso la gioiosa povertà della sua vita e la sua coraggiosa esperienza di obbedienza, la fedeltà di Dio.

I doni di Dio sono per  i fratelli: è qualcosa che Maria oggi ci vuole regalare.

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16 dicembre 2009

III DOMENICA DI AVVENTO, ANNO C – 13 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 23:20

Letture del giorno:  Sof 3,14-18 Fil 4,4-7 Lc 3,10-18

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OMELIA

Questo tempo di Avvento ci sta insegnando ad amare e a leggere la nostra storia, pur nella sua complessità, con un cuore ricco di speranza.

Per leggere ed amare in questo stile evangelico, Maria Santissima – martedì scorso -, ci ha detto che dobbiamo godere della purezza del cuore, crescendo in quella verginità che ci rende perfettamente liberi davanti al misterioso e quotidiano volere divino.

Di fronte a questo orizzonte che, come ha detto Paolo, ci ricolma di intensa gioia perché ci permette di accedere all’armonia divina anche noi come gli ascoltatori di Giovanni il battezzatore ci rivolgiamo la domanda: che cosa dobbiamo fare?

Un interrogativo continuamente presente nel nostro spirito…Davanti ai grandi orizzonti che l’evento evangelico ci offre è spontaneo , immediato, porci la domanda che cosa dobbiamo fare per essere in quella gioia di cui Paolo ci ha parlato e che caratterizza chiunque legga la vita con il cuore e con la mente di Dio.

Giovanni il battezzatore ci delinea tre passaggi perché possiamo veramente godere – nella purezza di cuore – quella capacità di leggere sempre nella speranza qualunque situazione  della nostra storia: occorre che ci lasciamo battezzare con acqua, entrare nel battesimo dello Spirito ed essere infiammati dal cuore della divina Presenza. Tre momenti che sono il pane che Giovanni il battezzatore ci offre perché possiamo accedere alla grande manifestazione del Signore.

Innanzitutto il battesimo di acqua che ritraduce quella sete di verità, di coerenza, che caratterizza il discepolo del Signore: egli sa, nella fede, che è chiamato continuamente a vivere nella signoria di Dio.

La bellezza della vita del cristiano è che Gesù sia veramente il cuore, l’anima, il respiro di ogni frammento della vita……..ma tutto questo mistero diventa fecondo perché coinvolge direttamente la nostra libertà e ci stimola a crescere in questa sete di novità di vita che viene dall’alto…è una ricerca (dicevamo le domeniche scorse) che ci porta ad avere lo sguardo verso l’alto..

Quel battesimo di acqua è niente altro che il desiderio dell’uomo di aprirsi su quell’infinito da cui proviene il dono della salvezza. L’uomo è una somma di desideri, l’uomo è affascinato da una vasta gamma di verità, ma la soluzione di tutto è in quel battesimo di acqua, in quella conversione che è avere lo sguardo continuamente rivolto verso l’alto con un cuore aperto perché il Signore possa veramente venire. Ecco allora che se vogliamo rallegrarci nel Signore, nonostante le oscurità della storia, dobbiamo vivere in intensità questo battesimo di acqua, come un desiderio di salvezza che diventa una ricerca veramente infaticabile del gusto del verbo e, il Signore, qualunque si lasci battezzare con acqua, NON DELUDE: ecco il battesimo nello Spirito Santo!

E’ l’esistenza continuamente guidata dalla azione divina.

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9 dicembre 2009

IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA B.V. MARIA – 08 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 21:58

Letture del Giorno:  Gen 3,9-15.20 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38

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OMELIA

Il cristiano è chiamato a leggere la sua storia come l’espandersi di una luce che è molto più feconda del dramma delle tenebre che lo avvolge. E’ il mistero che stiamo cercando di avvertire in questo tempo di Avvento in modo che la nostra esistenza sia costruita nella speranza.

Comunque siamo le drammatiche oscurità della vita, il Signore è presente in mezzo a noi e ci dona quella libertà per camminare in novità di vita in modo da crescere nella nostra identità di discepoli.

La figura di Maria che oggi celebriamo ci aiuta a trovare il metodo per imparare a leggere in positività la nostra esistenza poiché, in modo immediato, l’uomo contemporaneo è tentato di leggere in negatività la sua esistenza. Se il cristiano deve lasciarsi innamorare dalla luce, il dramma della storia è di essere attirato nelle tenebre e il dialogo che l’evangelista Luca pone in modo narrativo all’inizio del Vangelo, per noi è significativo.

L’angelo, la luce di Dio, la venuta del Signore nella storia incontra una vergine poiché è solo attraverso questa esperienza interiore della verginità che è possibile elaborare un itinerario di vita nell’ordine della positività. La verginità è un modo di concepire la vita, di interpretarla per operare scelte che possono essere autenticamente evangeliche.

Maria oggi ci dice che, se vogliamo veramente illuminare la nostra esistenza ritrovando la capacità di vivere nonostante le oppressioni storiche, dobbiamo ritrovare il gusto della verginità evangelica che, ripeto, non è un fatto fisico, ma sostanzialmente un modo di vivere e costruire la propria esistenza. Infatti, se ci chiedessimo, alla luce dell’esperienza di Maria, cosa sia l’esperienza verginale dovremmo dire: essa è l’apertura del cuore che lascia spazio all’azione libera e creatrice di Dio.

E’ interessante il linguaggio con il quale l’Evangelista ci presenta l’episodio dell’annunciazione: l’angelo entra in Maria.

Se guardiamo attentamente nella narrazione non si parla né di spazio né di tempo in modo immediato, si parla semplicemente di atteggiamento interiore. Maria si lascia avvolgere, interpellare, penetrare dalla potenza divina espressa nell’esperienza dell’angelo Gabriele. Quindi, la verginità è sostanzialmente l’atteggiamento semplice del cuore che davanti all’ineffabilità di Dio è sempre aperto.

Il dramma dell’uomo storico è caratterizzato dalle chiusure del cuore dell’uomo.

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II DOMENICA DI AVVENTO ANNO C – 06 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 18:22

Letture del giorno:  Bar 5,1-9 Fil 1,4-6.8-11 Lc 3,4.6

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OMELIA

Nel tempo dell’Avvento siamo costituiti ricercatori della verità attraverso una dialettica continua tra quella luce che il Signore semina in noi e i contesti storici nei quali siamo chiamati a vivere e che tendono a soffocare il senso della nostra esistenza, ma questa ricerca della verità è essenziale per la nostra esistenza e per realizzare il progetto del Signore così come il testo evangelico ci ha proposto: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio, ogni uomo entrerà nella armonia di Dio, ogni uomo potrà gustare in pienezza l’esperienza della felicità.

Essere cercatori della verità è accedere alla felicità….è il senso stresso dell’esistenza di ognuno di noi.

Davanti a questo orizzonte l’interrogativo che noi vogliamo porre a Gesù questa mattina è come ogni uomo può effettivamente giungere a godere il dono dell’armonia della vita.

Allora, il brano evangelico che si è iniziato evidenziando le coordinate storiche – politiche  e religiose della terra di Palestina quando Gesù ha iniziato il suo ministero, ci pongono di fronte ad una esperienza che è la nostra vita: l’amore alla nostra storia.

Come Dio si è calato nella storia e attraverso quelle narrazioni ci ha detto che quella storia è stato il terreno della salvezza ecco che ognuno di noi, per accedere alla salvezza, è chiamato ad amare la concretezza della sua vita poiché è attraverso il vissuto con tutte le sue problematiche che l’uomo può giungere veramente alla salvezza.

Il Signore non passa “tanto” alla vita, il Signore “entra” nella vita, fa sua l’esistenza dell’uomo e quindi non è possibile accedere a questa salvezza se non sappiamo amare la nostra storia, se non sappiamo amare le nostre persone, se non sappiamo amare le nostre relazionalità, qualunque sfaccettature esse possano assumere perché è nel concreto della storia che avviene la salvezza.

Dio non ci salva in modo teoretico…. Gesù non è un filosofo….. Gesù ha amato incarnarsi e quindi questa salvezza che deve essere comunicata ad ogni uomo parte da questa presa di coscienza: l’uomo deve amare la sua storia con tutti i suoi limiti, diciamo con tutti i  suoi peccati, con tutti i suoi fallimenti, con tutte le sue oscurità, perché è lì che avviene la salvezza.

Quando l’uomo tende a fuggire dalla vita, fugge dalla salvezza.

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