Omelie di Mons. Antonio Donghi

28 gennaio 2010

COMUNICAZIONE TECNICA

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:57

Buonasera a tutti,

alcune piccole notazioni di carattere tecnico…

In questi giorni il sito è stato ordinato ed ottimizzato per le letture delle Omelie a far data dal primo gennaio 2010…

Chiunque volesse consultare le omelie dei giorni 24-17-10-6-3-1 Gennaio ora può visualizzarle in ordine cronologico come appena riportato.

Buona lettura e buona riflessione!

3 DOMENICA T.O. ANNO C – 24 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:30

Letture del Giorno:   Ne 8,2-4.5-6.8-10 1 Cor 12,12-30 Lc 1,1-4; 4,14-21

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OMELIA

I discepoli seguendo il Maestro ne guardano la continua fecondità e ne contemplano la gloria.

E’ il messaggio che Gesù ci regalava domenica scorsa con la conseguenza che in questo contesto di miracolo Gesù ci ha regalato l’inizio dei tempi messianici.

Con la sua persona incominciano i tempi nuovi, ma questi tempi nuovi noi li possiamo continuamente accogliere ed assumere entrando nel metodo con il quale Dio vuole ricolmarci dei suoi beni. Il metodo che la rivelazione cristiana continuamente mette in luce è il metodo di Dio che dialoga con l’uomo.

Mentre l’uomo religioso è facilmente portato ad offrire qualcosa a Dio, l’uomo credente si pone in ascolto di Dio.

Ecco perché l’evangelista Luca dà inizio alla vita pubblica ed apostolica di Gesù attraverso l’incontro nella sinagoga di Nazareth dove, dalla lettura del profeta Isaia, fiorisce quell’espressione chiara per chiunque voglia essere cristiano: “Oggi queste Scritture si sono adempiute” perché l’evento della sinagoga è l’evento del Dio che parla.

Nella esperienza ebraica noi sappiamo cosa fosse la sinagoga (e lo sia tuttora) per chiunque voglia essere un ebreo autentico, ma non perché vi si legge un libro, ma perché in quel momento Dio parla, poiché, la grande esperienza all’interno della storia di Israele è che Dio continuamente rivela il suo volto parlando.

Nella visione dell’Antico Testamento Dio ha liberato il suo popolo, lo ha ricolmato delle sue meraviglie perché il suo popolo fosse “attento” e “ascoltasse la sua voce”.

E’ la bellezza di tutta la Rivelazione che cogliamo nell’Antico Testamento per cui, il pio ebreo, continuamente risentiva l’espressione del libro del Deuteronomio: “Ascolta Israele e osserva”…

In questo sfondo il pio ebreo andando alla sinagoga e intendendo le Scritture ascoltava Dio che gli parlava ed era avvolto dalla gloria del Signore. Quello che per il pio ebreo avveniva nella sinagoga, avviene nella chiesa.

La chiesa è il luogo in cui Dio parla.

La bellezza dell’esperienza della fede è questa affascinante avventura di Dio che entra nella storia dell’uomo e gli parla.

La grandezza del cristiano è vedere le meraviglie del Signore, lasciarsi da essa affascinare per ascoltare con cuore ricco di stupore il Dio che parla.

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18 gennaio 2010

2 DOMENICA T.O. ANNO C – 17 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:48

Letture del Giorno:   Is 62,1-5 1      Cor 12,4-11            Gv 2,1-12

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OMELIA

Domenica scorsa la voce del Padre che si rivolgeva al Figlio ci ha introdotti nella contemplazione dell’amore inesauribile di Dio e ci siamo sentiti avvolti da questa esperienza gustando quanto sia esaltante l’essere oggetto della gratuita benevolenza divina.

Davanti a questo orizzonte, tuttavia, l’uomo si pone la domanda, una domanda insistente: com’è possibile gustare questo amore rendendo la nostra vita ricca di inesauribile speranza?

La risposta l’abbiamo nella espressione con la quale la Madre di Gesù si rivolge al Maestro: “Non hanno più vino”.

Tale espressione che in modo immediato può evidenziare una insufficienza di presenza di cose concrete ritraduce tuttavia – nel linguaggio simbolico dell’evangelista Giovanni – qualcosa di molto più grande. In quella espressione: “Non hanno più vino” è unita, da una parte, la coscienza della fedeltà di Dio (poiché la Madre di Gesù a Cana di Galilea è l’espressione dell’ antico Israele che meditava continuamente la fedeltà divina alla storia d’Israele) e, dall’altra, la radicale coscienza della estrema povertà in cui si colloca l’uomo.

Nell’espressione della Madre di Gesù scopriamo l’anima del pio ebreo, l’anima di ognuno di noi.

Nella fede siamo consapevoli di questo grande amore che ci avvolge e che determina la nostra esistenza, dall’altra avvertiamo quanta radicale povertà alberghi nelle nostre persone. Allora, nella consapevolezza in cui si coniuga la grandezza della fede – Dio fedele – e la percezione della povertà dell’uomo, ecco la supplica: “Non hanno più vino”.

L’uomo riesce a superare il dramma della propria povertà per potersi immergere nella grandezza di Dio attraverso la supplica.

La supplica, lo sappiamo, è una profondità presente che grida.

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12 gennaio 2010

BATTESIMO DEL SIGNORE – 10 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 15:35

Letture del Giorno:  Is 40,1-5.9-11             Tt 2, 11-14; 3, 4-7                  Lc 3,15-16.21-22

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OMELIA

L’atteggiamento dei Magi che davanti a Gesù si pongono in quel triplice atteggiamento di prostrazione, di adorazione e di offerta ci porta ad entrare nella contemplazione. Chi si pone in stato di prostrazione, adorazione e offerta gode della rivelazione di Dio; una rivelazione che ci permette di realizzare quel criterio che ci ha accompagnato in tutto il tempo di Natale: la gioia di essere uomini.

La frase di oggi che ascoltiamo dal cielo la potremmo definire il compimento di questa rivelazione  poiché l’uomo davanti alla voce di Dio scopre il senso della parola chiave di tutta la vita: amare.

L’uomo è pienamente uomo perché ama.

Tolta questa capacità all’interno della creatura essa si ritrova senza un’anima e quindi l’atteggiamento che noi abbiamo davanti al Signore ci permette di riscoprire il senso di questa potenza che ci dà la capacità di costruire la nostra esistenza. Questa capacità non è un sentimento, questa capacità non è un concetto, non è uno stato d’animo, è il gusto di una Presenza: l’Amore è una Persona.

Infatti nell’affermazione che abbiamo ascoltato dal Vangelo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato” non è solamente il Padre che si compiace della grandezza del Figlio, ma quella frase – che è direttamente rivolta al Figlio – di fatto è rivolta a ciascuno di noi!

Ognuno di noi sente questo dialogo tra il Padre e il Figlio e scopre che la grandezza del Figlio è l’Amore e che, ognuno di noi, nella realtà del Figlio, si ritrova Amore.

Amore è una Persona che opera in noi…ecco perché oggi la Chiesa ci permette di cogliere in profondità questa ricchezza che è l’anima della nostra anima. Non esiste uomo che non ami e poiché facilmente noi possiamo cadere in una lettura semplicemente psicologica, Dio Padre questa mattina ci dice: “Accogli mio Figlio, egli è l’amato, egli è l’amore per eccellenza, la sua persona è la capacità di amare” .

Dio Padre ci dice ancora: “Non sei tu che ami, ma mio Figlio, l’amato per eccellenza, dimora dentro di te e, lui che ama, è la tua capacità di amare”.

Ecco perché l’uomo in questa visione ha un’esuberanza di vita, perché avverte dentro di sé l’agire di qualcuno che è grande, ineffabile e meraviglioso.

Amare è godere che Dio in noi continui ad amare.

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