Omelie di Mons. Antonio Donghi

10 gennaio 2015

EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO B – 06 Gennaio 2015

Filed under: a. Gennaio 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 12:10

Letture: Is 60,1-6 Ef 3,2-3.5-6  Mt 2,1-12

OMELIA

Adorazione_dei_magi,_filippino_lippiDio è venuto e si è regalato totalmente all’uomo e l’uomo, in un’intensa esperienza di fede, si ritrova il luogo delle meraviglie di Dio. Questa ricchezza che Gesù ci rivela è una ricchezza che deve essere assunta da ciascuno di noi perché la bellezza del rapporto con il Signore è il dialogo.

Ora il dialogo si ritraduce attraverso la Parola che poc’anzi abbiamo ascoltata che ci stimola ad entrare in una vocazione di intensa ricerca: Dio si rivela all’uomo perché l’uomo cerchi.

È il senso stesso dell’esistenza; papa Benedetto affermava che l’uomo non conosce mai esattamente la sua vocazione perché l’uomo è un dono nel quale la creatura deve sempre porsi in cammino per ritrovare il senso della vita.

L’uomo è grande non perché trova, l’uomo è grande perché ricerca! Infatti, l’uomo quando non ricercasse più il senso della bellezza della vita, non scoprirebbe mai le meraviglie del Signore perché la ricerca è il modo per gustare le meraviglie di Dio.

La parola che abbiamo ascoltata ci pone dinnanzi tre luoghi di ricerca perché possiamo entrare in un infaticabile cammino verso la pienezza della nostra identità umana:

  • le meraviglie della natura,
  • la parola della Scrittura,
  • il mistero che ci è stato comunicato,

tre luoghi di cui parla oggi la Parola, ma tre luoghi che ci vengono continuamente offerti perché la nostra esistenza sia tutta un cammino.

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II DOMENICA DOPO NATALE – ANNO B – 04 Gennaio 2015

Filed under: a. Gennaio 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 12:04

Letture: Sir 24,1-4.12-16 Ef 1,3-6.15-18  Gv 1,1-18

OMELIA

download (5)Il cristiano è chiamato a valorizzare l’istante come luogo del dialogo tra Dio e la creatura: è il messaggio che Gesù ci ha regalato il primo giorno dell’anno per aiutarci a comprendere che la nostra esistenza è un mistero che si realizza nel nostro cuore dove il Padre entra in dialogo con ciascuno di noi e noi, in questo dialogo, ritroviamo noi stessi. Questa mattina attraverso le parole dell’evangelista Giovanni e del testo della Sapienza siamo aiutati ad entrare nel mistero che è presente in ognuno di noi.

Vivere l’istante è ritrovare la nostra identità perché l’uomo, quando è profondamente immerso in Dio, gode la bellezza della sua esperienza umana. Questa mattina l’evangelista Giovanni ci ha orientati nella comprensione della caratteristica della vita umana di ciascuno di noi quando ha affermato: “a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio i quali, non da carne, né da volere di sangue, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati”.

In questo semplice testo cogliamo la bellezza, la profondità e la dinamicità della nostra vita umana.

Il primo passaggio, che l’evangelista ci offre è:  “a quelli che lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Il gusto della nostra vita umana passa attraverso l’accoglienza di Colui che è la fonte della nostra identità, una accoglienza che ci fa intravedere la creatività di Dio nella nostra persona. L’istante è il gusto in atto della creatività di Dio. Ed è interessante come il testo del Siracide ci presenti il volto della Sapienza. Se entriamo nella Scrittura, la Sapienza è coniugata sempre al femminile. Dio quando vuole parlare della Sapienza usa linguaggi al femminile perché, la bellezza della Sapienza è generatrice, è la potenza vitale che penetra nell’uomo donandogli il gusto della vita. Vivere è lasciarci generare. Vivere è gustare la fecondità creativa di Dio che opera nel cuore dell’uomo.

Spesse volte quando ci poniamo la domanda di cosa significhi vivere, dovremmo entrare in questa intuizione giovanneo-sapienziale: siamo dei generati! La bellezza della vita è lasciarci, istante per istante, creare da Dio!

Amare l’istante non è essere fuori dalla storia, amare l’istante è percepire il movimento creativo di Dio in ogni uomo che guidato dallo Spirito si spalanca all’atto generativo: la Sapienza che crea in noi l’uomo nuovo!

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MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO – ANNO B – 01 Gennaio 2015

Filed under: a. Gennaio 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 12:01

Letture: Nm 6, 22-27 Gal 4,4-7  Lc 2,16-21

OMELIA

0101-w2Dio si è fatto uomo, ha assunto la storia degli uomini perché gli uomini collocassero in lui la loro storia per ritrovare la bellezza della propria vita. È il grande mistero che stiamo contemplando nel ciclo del Natale.

Questo meraviglioso incontro tra la storia di Dio e la storia dell’uomo è il principio della fecondità della vita. L’esperienza di Maria che in questo meraviglioso incontro diventa Madre è l’esperienza della benedizione che abbiamo ascoltato da Aronne  nella prima lettura, è l’esperienza della vita quotidiana nella quale sperimentiamo la fecondità delle tre Persone divine come ci ha comunicato Paolo riportando un bell’inno della Chiesa apostolica.

Ma cosa vuol dire essere,  oggi, nella fecondità di Dio?

Essere oggi il luogo in cui Dio rivela le sue meraviglie.

Importante è cogliere cosa ci voglia dire la benedizione di Aronne per costruire nello stile del Vangelo la nostra esistenza quotidiana: noi siamo dei “benedetti”, siamo il luogo in cui la benevolenza divina si incarna in tutta la sua verità.

L’ istante è la fecondità di Dio.

L’uomo tentato dalla dispersione, dal correre del tempo, dimentica di gustare la fecondità di Dio la quale è il contenuto di ogni nostro istante. Una delle realtà sulle quali riflettiamo poco è il senso della nostra presenza nel tempo. Abbiamo, tante volte, un concetto di tempo come uno scorrere: ieri, oggi, domani……… Questo si ritraduce in uno stile come quello del fare gli auguri per l’anno vecchio e per l’anno nuovo. Ma per il credente esiste l’anno?

Per il credente c’ è solo l’istante nel quale Dio è sommamente fecondo.

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SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE (ANNO B) – 28 Dicembre 2014

Filed under: l. Dicembre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 11:58

Letture:  Gen 15,1-6;21,1-3 Eb 11,8.11-12.17-19  Lc 2,22-40

OMELIA

santa_famiglia_nataleL’evento del Natale ci ha introdotti nella contemplazione del senso più profondo della nostra vita: la gioia del Natale è la gioia di essere uomini in Gesù Cristo. Questa esperienza è qualcosa che deve penetrare dentro di noi, deve diventare la continua fecondità di Dio nella nostra esistenza come ci ha detto questa mattina l’esperienza di Abramo: Dio entra nella storia dell’uomo per rendere feconda la sua umanità . Che nell’evento dell’Incarnazione avvenga questo grande mistero lo cogliamo nell’inno con il quale Simeone glorifica e benedice Dio perché ha contemplato la realizzazione della pienezza del progetto del Padre. La bellezza dell’entrare nell’evento dell’Incarnazione è lodare e ringraziare Dio perché il suo mistero di amore, nel compimento della storia della salvezza, si è realizzato per ogni umana creatura.

Ma questo evento come accade e quali modalità assume? Come questo evento in cui riscopriamo la bellezza dell’umanità nostra si può veramente concretizzare nella vita quotidiana? E il brano evangelico che può sembrare all’inizio una semplice narrazione ritraduce la vera modalità attraverso la quale  possiamo dare verità e compimento al gusto d’essere uomini:

  • Gesù è presentato al tempio,
  • nel tempio implicitamente si ritrova la presenza di chi accoglie i doni
  • vengono offerti dei doni.

Questi tre elementi  caratterizzano l’atteggiamento di Giuseppe e di Maria nel rito della presentazione al tempio.. In questi tre passaggi c’è tutto il mistero della fecondità della nostra esistenza umana. Infatti in quell’incontro si realizza un cambiamento di orizzonti: Giuseppe e Maria vanno al tempio a Gerusalemme perché in quel loro andare a Gerusalemme avviene una mutazione: non c’è più il tempio di Gerusalemme costruito con le mura, ma c’è il vero Tempio che è Gesù. Gesù è il vero tempio nel quale l’uomo realizza sé stesso. È’ quella profonda convinzione che il discepolo è chiamato ad abitare in Gesù Cristo.

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