Omelie di Mons. Antonio Donghi

4 giugno 2010

SANTISSIMA TRINITA’ – Anno C, 30 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 20:25

Letture: Pr 8,22-31               Rm 5,1-5        Gv 16,12-15

OMELIA

L’esperienza della Pentecoste ci ha fatto intuire come il gusto della presenza del Cristo scaturisce dalla creatività dello Spirito Santo.Il cristiano perciò è continuamente guidato dallo Spirito perché si costruisca in lui sempre più il volto del Risorto.

Ma questo rapporto ci introduce nella contemplazione del volto del Padre (come ci ha detto ancora questa mattina l’evangelista Giovanni) completando in tal modo quello che è il mistero di Dio nel quale la nostra vita è costruita e alla luce del quale noi operiamo continuamente le nostre scelte.Il cristiano ha il gusto di essere luogo in cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono presenti, attivi e creatori.

E’ il gusto della vita divina che ci deve profondamente prendere; è godere di quella circolarità per cui la nostra esistenza partita dalla Trinità gode, oggi, della Trinità per essere immersi in questa luce inesauribile che è la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

E’ il mistero nel quale godiamo di immetterci per poter veramente godere la vita per cui, il cristiano, anche quando è solo canta una mirabile comunione: in lui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono attivi…. siamo una solitudine che contempla l’attività di tre Persone divine!

Quindi quando riusciamo a cogliere la nostra esistenza in questa visione è un’esistenza che continuamente viene rigenerata. Ora, tale ricchezza, è qualcosa che si è profondamente calato nella nostra esistenza – e ce lo ha detto molto bene l’apostolo Paolo in quel testo della lettura ai Roman – l’Apostolo ci aiuta ad avvertire lo stretto e inscindibile rapporto tra le tre Persone divine e le tre virtù teologali.

L’uomo che gode delle tre Persone divine è anche la fecondità delle tre virtù teologali.

Infatti, quando siamo stati battezzati, siamo stati immersi nella stabile e definitiva relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Nel momento in cui siamo stati battezzati, le tre Persone divine sono venute ad abitare dentro di noi e non ci lasceranno mai perché esse, una volta presa dimora in noi, continuano ad essere creative in noi e la loro creatività si qualifica nella fede, nella speranza e nella carità.

La vita trinitaria è dono, la vita teologale è dono.

Se guardiamo attentamente la fede, la speranza e la carità sono l’agire delle tre Persone divine.

Infatti la fede non è il Cristo dentro di noi?

L’apostolo Paolo dice molto bene: “Cristo abiti mediante la fede nei vostri cuori!” :  il credente dice: Gesù è presente.. e, quindi, quando il Signore “è presente” c’è anche la fede, perché la vitalità di Cristo è credere!

Quando noi crediamo non abbiamo problema di capire o non capire, il credere è gustare una Presenza rigeneratrice dentro di noi; credere è la percezione della divina presenza di Gesù, morto e risorto, per cui l’uomo, poiché è stabile dimora di Cristo è un credente.

Di riflesso, poiché l’esperienza del Cristo è legata alla creatività dello Spirito Santo, ecco la speranza.

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PENTECOSTE – Anno C, 23 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 19:59

Letture:   At 2,1-11                    Rm 8,8-17                  Gv 14,15-16.23-26

OMELIA

Il cristiano nel mistero del Maestro divino è un uomo che sempre più è attratto nel mistero della gloria.

Il grande evento dell’ascensione di Gesù al cielo ci ha ricondotti a coniugare continuamente nella nostra vita la tensione verso la pienezza della gloria e la consapevolezza che il Signore è presente in mezzo a noi.

Di fronte a questo orizzonte che si staglia dinanzi a noi, la solennità odierna della Pentecoste ci aiuta ulteriormente a vivere queste due certezze: che siamo orientati verso l’alto ed abbiamo il gusto di una divina Presenza. Il dono dello Spirito, infatti, è un dono nel quale la persona di Gesù risulta sempre più viva, vivace e feconda perché lo Spirito Santo ogni giorno ci dà il nostro grande consolatore: il Cristo,  per cui,  tutta la nostra vita è guidata in modo sinergetico dal Cristo e dallo Spirito Santo; insieme essi operano dentro di noi.

In questa azione, nella parola che Gesù questa mattina ci ha regalato, scopriamo tre verbi che ci aiutano a percepire questo agire simultaneo del Cristo e dello Spirito Santo: lo Spirito Santo abita in noi; lo Spirito Santo ci insegna la verità, il mistero della comunione tra il Padre e il Figlio; lo Spirito Santo ci ricorda continuamente il volto di Gesù.

Innanzitutto questa azione dentro di noi si dilata perché lo Spirito Santo abita in noi. E’ quella meravigliosa visione che ci ha offerto l’apostolo Paolo nella seconda lettura.

In essa l’Apostolo ci dice che in noi abita lo Spirito di Cristo, quello Spirito che ci dà fin da adesso l’esperienza della resurrezione.

Lo Spirito Santo è la gioia di vivere nel visibile l’affascinante esperienza dell’invisibile.

Ecco perché lo Spirito Santo è l’anima della nostra anima, il suo abitare in noi diventa il criterio vitale che ci permette di intravedere questa divina presenza del Maestro divino, Cristo Gesù. Anzi, lo Spirito Santo opera in noi come ha operato in Gesù e quindi la nostra esistenza, abitata dallo Spirito Santo, è continuamente diretta da questo meraviglioso personaggio che è la terza Persona della Santissima Trinità, per godere una Presenza e per crescere in tensione per giungere a quella identificazione con il Maestro che è il senso della nostra vita.

Con le nostre forze non vi arriveremmo mai, ma la creatività dello Spirito ci rende capolavori continui dell’azione divina. Ecco il primo elemento che possiamo cogliere dalla parola di questa mattina: questo Spirito che abita e che ci fa fare l’esperienza del Cristo.

Ma questa Presenza è dinamica… lo Spirito ci insegna ogni cosa…. ci introduce lentamente e progressivamente nella identificazione con Gesù.

Infatti il conoscere è niente altro che lo sviluppo trasfigurante di una intimità; lo Spirito Santo è un “propellente interiore” che continuamente ci dà l’energia per essere attratti nella persona di Gesù per cui, lo Spirito Santo, lentamente ci identifica con Gesù Cristo. Egli purifica il nostro cuore, ci toglie i desideri che non appartengono a Dio, ci infiamma di ciò che vale e ci introduce in questa esperienza che è la conoscenza di Gesù.

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31 maggio 2010

ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno C, 16 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 16:33

Letture: At 1,1-11        Eb 9,24-28;10,19-23              Lc 24,46-53

OMELIA

L’esperienza della Pasqua ci ha aiutati a concentrare la nostra attenzione sull’esperienza del Risorto.

Un’esperienza così profonda che si è poi radicata nella consapevolezza che il Risorto con il Padre, nello Spirito Santo, abita dentro di noi. Il gusto della resurrezione fluisce dalla ferma convinzione di questa inabitazione divina che ci dà la capacità di comunicare nel tempo senza alcuna paura.

Questa esperienza di cui siamo ogni giorno arricchiti oggi ci proietta verso l’alto, verso il mistero dell’assunzione di Gesù in cielo perché la presenza del Signore in noi è altamente dinamica.

Il Signore assunto in cielo, presente dentro di noi, ci attira continuamente verso la sua gloria. Tutti siamo protesi verso il momento in cui Gesù riapparirà e ci illuminerà del suo gaudio eterno, per sempre…ma questo mistero che ci deve sempre più affascinare come si realizza concretamente nella nostra vita andando alla scuola della Parola che il Maestro, questa mattina, ci rivolge?

L’evangelista Luca narrando l’evento dell’assunzione di Gesù al cielo pone in atto tre verbi che sono la vitalità di Gesù che viene regalata a ciascuno di noi: “alzate le mani, li benedisse, si staccò da loro”. Tre verbi che evidenziano l’esperienza di Gesù ma, nello stesso tempo, sono il principio in base al quale noi possiamo sperimentare questa glorificazione.

Innanzitutto l’atteggiamento di Gesù: “alzate le mani” .

Se guardiamo attentamente il significato di questo gesto esso è l’espressione della condizione sacerdotale di Gesù. E’ quello che in modo narrativo ci ha comunicato l’autore della lettera agli Ebrei: “Gesù in stato di offerta”.

In quel momento cogliamo il mistero all’interno di Gesù il cui scopo è stato quello di essere l’oggi della volontà di Dio, come Gesù stesso ci ha detto questa mattina all’inizio del testo evangelico: la bellezza di Cristo che si offre al Padre ….e nel suo atto oblativo c’è la redenzione dell’intera umanità.

Gesù sale alla destra del Padre perché la sua esistenza è stata tutta nel Padre e con il Padre. Infatti, se entriamo nel profondo del cuore di Gesù, nel mistero della sua assunzione, percepiamo questo dinamismo oblativo che è niente altro che una attrazione. Il sacrificio di Gesù è la comunione con il Padre che si espande continuamente.

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15 maggio 2010

VI DOMENICA DI PASQUA – Anno C, 9 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 09:50

Letture: At 15,1-2.22-29          Ap 21,10-14.22-23     Gv 14,23-29

OMELIA

Il Risorto ci sta facendo percorrere un cammino perché lentamente possiamo assumere la sua mentalità e noi possiamo veramente avvertire questa sensibilità di Cristo dentro di noi attraverso l’espressione con la quale Gesù oggi ha iniziato il racconto evangelico: “Amare e osservare” .

“Se uno mi ama osserva la mia parola” dove, in questi due verbi “amare ed osservare” ritroviamo quella che è la dinamica all’interno dell’uomo che crede: amare e accogliere, osservare e mettere in pratica.

L’osservare è il divenire dell’accogliere, è il divenire dell’essere intensamente immersi nell’amore del Signore; quindi la “mentalità” è niente altro che lo sviluppo di questa diuturna accoglienza del Signore, lasciandoci da lui amare, in modo che la nostra vita diventi il sacramento, il segno concreto della sua Presenza.

Ma nel momento nel quale assumiamo questa mentalità riscopriamo una ricchezza meravigliosa della nostra vita: “Il Padre lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Intuiamo quindi una circolarità che entusiasma chiunque abbia la gioia di essere discepolo del Signore: chi nell’amore osserva, gode di una Presenza.

Il Padre e il Figlio nella illuminazione operativa dello Spirito vengono ad abitare in noi per cui, scopriamo questo cammino nella nostra esistenza: mentre amiamo ed osserviamo godiamo una Presenza e questa Presenza diventa un amore che a sua volta diventa linguaggio concreto.

E’ quell’esperienza che noi come cristiani siamo continuamente chiamati a sviluppare: l’inabitazione di Dio che diventa vita e la vita che, a sua volta, diventa segno meraviglioso della vita di Dio dentro di noi.

Ma questa verità del dimorare dentro di noi del Padre e del Figlio nello Spirito Santo ha un duplice effetto che dobbiamo cercare di mettere bene a fuoco per essere uomini, al di là delle tribolazioni della vita, ricchi di grande speranza!

Quando vogliamo riuscire ad intravedere cosa sia la vita non dobbiamo guardarci troppo d’attorno…. dobbiamo rientrare in noi stessi e ritrovarci “abitati” dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Allora, come prima sfaccettatura di questo dimorare di Dio in noi ci accorgiamo che il gusto della vita divina in noi brucia tutto ciò che è negativo; brucia la nostre paure perché quando siamo abitati dalle tre Persone divine non esiste più la paura, perché esiste una Presenza.

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