Omelie di Mons. Antonio Donghi

28 settembre 2009

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 20 Settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 08:22

Letture del giorno:  Sap 2,12.17-20                       Gc 3,16-4,3                Mc 9,30-37

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OMELIA

Voi, Chi dite che io siaDomenica scorsa di fronte alla domanda di Gesù: “E voi chi dite che io sia?”,  per ritrovare una risposta adeguata Gesù ci diceva che dovevamo fare la sua stessa esperienza.

Gesù oggi aiuta ulteriormente ad entrare nel suo mistero poiché il criterio fondante la nostra esistenza è solo Lui, ma si trova di fronte ai discepoli che attraverso l’annuncio della morte-resurrezione non capiscono nulla del Maestro.

Essi, ha detto il Vangelo, non capivano quello che diceva loro e noi non possiamo fare la stessa figura dei discepoli perché abbiamo la vocazione ad entrare in dimestichezza con Lui, per cui il suo mistero di morte e resurrezione per noi è l’anima della nostra anima. Noi non possiamo vivere se non in Lui – morto e risorto – e poiché facilmente anche noi siamo stati tentati di essere superficiali davanti a questo grande mistero è importante chiederci: oggi, come possiamo entrare in questa sensibilità di Cristo?

Noi sappiamo che qualunque verità Gesù ci possa comunicare essa si costruisce vivendo la relazione con Lui. Se noi non abbiamo un rapporto amoroso con il Maestro non capiremo mai il suo mistero di morte e resurrezione, soprattutto non capiremo mai che il suo morire è risorgere, che accostandoci a Lui il risorgere fiorisce dal morire perché la sua Presenza in noi è il fermento che dà vigore alla massa.

Questa relazione che noi siamo chiamati ad elaborare con il Maestro si costruisce nel cuore.

Il discepolo è chiamato a custodire nel suo cuore la storia di Gesù… è il mistero nel quale Gesù oggi vuole introdurci.

Se vogliamo riuscire ad intendere le sue parole – soprattutto se vogliamo ritrovare speranza davanti alla sua Persona – dobbiamo custodire la sua Persona dentro di noi…lasciamola fermentare…è una presenza feconda che illumina la nostra storia. Ecco perché Gesù davanti all’incomprensione dei discepoli e davanti ai discepoli che pensano a chi sia il più grande tra di loro (quindi una forma di autosufficienza) come risponde Gesù? Essere ultimi, ma soprattutto essere servi, dove evangelicamente l’esperienza del servizio non è fare, l’esperienza del servizio è accogliere l’altro..è lasciare spazio al Signore che entra in noi e opera in noi come e quando vuole.

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13 settembre 2009

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 13 Settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 21:21

Letture del giorno: Is 50,5-9a                    Gc 2,14-18                 Mc 8,27-35

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OMELIA

La risurrezione di GesùDomenica scorsa Gesù ci ha condotti nella sua solitudine e attraverso la sua gestualità e i suoi atteggiamenti ci ha forgiati e rinnovati: quel sordomuto ha udito e ha parlato.

Questa grandezza di godere della solitudine di Gesù per essere plasmati dal suo mistero ha una chiara finalità: imparare a conoscere il Maestro, ecco perché oggi Gesù ci pone dinnanzi la domanda: “E voi chi dite che io sia?”

Una domanda che ha una risposta positiva: “Tu sei il Cristo”, ma una condizione spirituale diametralmente opposta all’atto di fede per cui Gesù ha quel rimprovero nei confronti di Pietro.

Cosa vuol dire dare una risposta autentica a quella domanda: “E voi chi dite che io sia?”

Per giungere ad un’autenticità nella risposta dobbiamo imparare a conoscere Cristo. Il Signore che ci conduce nella solitudine compie meraviglie nella nostra storia, perché noi entriamo nella sua conoscenza.

Conoscere una persona è vivere con una persona… essere persona che si lascia coinvolgere in quel mistero attraverso un processo di reciproca compenetrazione… non si conosce una persona finché non si vive l’intimità e l’interiorità di quella persona.

Noi non potremo mai dire di conoscere Gesù anche se egli – nella sua pazienza inesauribile -compie meraviglie nella nostra storia,… se noi non entriamo nella sua intimità … se noi non diventiamo progressivamente una realtà sola con lui. E’ la diuturna familiarità con Gesù, con il suo mistero, con il suo destino che ci permette di conoscerlo. In certo qual modo, se Gesù oggi ci rivolgesse la domanda: “E voi chi dite che io sia?” noi dovremmo rispondere: “Signore, tu sei il Vivente nella mia vita e senza di te non posso né vivere, né respirare”.

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6 settembre 2009

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 06 settembre 2009

Filed under: d. Settembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 15:31

Letture del giorno: Is 35,4-7a                    Gc 2,1-5                     Mc 7,31-37

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OMELIA

Disceploli di EmmausIl cuore del discepolo deve essere il cuore di Cristo poiché nel cammino della vita ciò che conta è ciò che fiorisce dal cuore, criterio vivo e vitale di ogni scelta.

Ora l’uomo che nella sequela quotidiana del Maestro vuol averne il cuore deve ritrovare la gioia di ascoltare continuamente il Maestro per proclamarne le meraviglie.

Non c’è il cuore di Cristo senza assumere questa  personalità di Gesù: Gesù è tutto ascolto del Padre e degli uomini ed è comunicazione delle cose di Dio ai fratelli. E’ il mistero nel quale oggi Gesù vuol introdurci perché la gioia di essere discepoli possa veramente essere la continuazione della sua personalità.

Infatti il dramma dell’uomo è di essere sordo all’oggi di Dio e incapace di proferire le parole di Dio eppure, se entriamo nella gioia di essere discepoli, non possiamo non far emergere nel cammino quotidiano della vita questa personalità di Gesù: porsi sempre in ascolto di Dio e dei fratelli regalando ai fratelli la bontà del Signore e presentando a Dio le necessità dell’umanità.

In Gesù che fa udire i sordi e parlare i muti noi troviamo la nostra vocazione ad avere il cuore di Cristo in modo che, in un ascolto diuturno e in un incessante professione di fede, il nostro cuore possa veramente e progressivamente trasfigurarsi nel cuore di Cristo. Ma come Gesù nel miracolo ascoltato ha operato questo capolavoro nell’uomo? Dobbiamo stare attenti a due passaggi che il testo evangelico questa mattina ci ha offerto: innanzitutto “Gesù porta fuori dalla folla il sordomuto” perché se l’uomo non entra nell’interiorità di Gesù, se non ne gode la familiarità, se non ha il gusto della solitudine con il Maestro, non avrà mai il cuore del Maestro.

La solitudine con Gesù è l’anima della fecondità del discepolo.

Il discepolo che non goda di abbandonare il clamore della storia con tutto ciò che in essa è presente non potrà mai percepire la ricchezza del Maestro.

Ricordate, tempo fa, Gesù invitava i discepoli a porsi in disparte davanti a tutto il trambusto della vita apostolica…oggi ci dice – attraverso il miracolo del sordomuto – che le sue meraviglie si compiono solo entrando nella sua solitudine.

Senza la solitudine di Cristo non si impara Cristo.

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