Omelie di Mons. Antonio Donghi

2 gennaio 2010

SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE – Anno C – 27 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 17:59

Letture del giorno:  1Sam 1,20-22.24-28               1Gv 3,1-2.21-24         Lc 2,41-52

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OMELIA

Gesù nel mistero del Natale ci comunica la gioia della nostra umanità.

In quel “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” abbiamo intuito come per poter accedere alla verità della nostra vita e, di riflesso, a contemplare la gloria del Padre dobbiamo amare la nostra storicità perché amandoci nel concreto della vita – come ha fatto  Gesù – noi possiamo contemplare il volto di Dio.

Chi ama essere uomo vede Dio e chi ama vedere Dio gusta l’essere uomo.

Se tale è l’annuncio che Gesù ci ha offerto attraverso l’evangelista Giovanni nella solennità del Natale, oggi noi troviamo la strada per poter veramente amare la nostra umanità e quindi vedere tutta la nostra storia come un desiderare di vedere il Signore, il Padre, nella pienezza della sua gloria.

L’evangelista Luca ci traccia l’interiorità di Gesù, quell’interiorità che noi dovremmo sempre approfondire per innamorarci come Gesù della nostra umanità.

Se guardiamo attentamente la risposta di Gesù a Maria e la nota che l’evangelista ci offre noi veniamo aiutati ad entrare in questa interiorità di Gesù.

Davanti all’interrogativo ovvio di Maria: “Perché ci hai fatto questo?” Gesù dà quella risposta che riassume tutta quella ricchezza della sua vita interiore “Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo occuparmi delle cose del Padre mio?”

Quando guardiamo Gesù ed entriamo nel suo mistero scopriamo che la sua vita è solo il Padre, una comunione con il Padre che diventa obbedienza al Padre. In quel “occuparmi” noi scopriamo come l’interiorità di Gesù era così attenta alla comunione con il Padre che le sfumature del mistero del Padre erano il principio della sua esistenza. Questa è una componente essenziale della figura di Gesù: la sua familiarità con il Padre, dove questa familiarità con il Padre, diventava familiarità con gli uomini: è’ il secondo elemento che l’evangelista mette in luce quando afferma “Scese dunque con loro, venne a Nazareth e stava loro sottomesso”… quella familiarità con il Padre si traduceva nella familiarità con l’uomo, con la storicità dell’uomo. “Scese dunque con loro”: la relazione umana; “Venne a Nazareth”: la ferialità quotidiana; “Ed era loro sottomesso”: l’operatività.

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SANTO STEFANO – 26 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 17:52

Letture del giorno:  At 6,8-12;7,54-60       Mt 10,17-22

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OMELIA

Dio entrando nella storia ci ha dato il gusto di essere uomini.

E’ il messaggio che ieri Gesù ci ha regalato in quell’espressione dell’evangelista Giovanni “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria”.

Amare la nostra esperienza umana in tutte le sue caratteristiche è la strada per contemplare il volto del Padre.

La festa odierna di Santo Stefano ci aiuta a come, in modo fecondo, amare la nostra concretezza umana nella pienezza della libertà.

Le espressioni ascoltate sulle labbra di Stefano ci aiutano a trovare il metodo per amare la nostra umanità con tutta la ricchezza e tutti i suoi limiti.

Stefano sull’esempio di Gesù ha compiuto la sua vita con quella affermazione: “Signore Gesù accogli il mio spirito” che ritraduce quella espressione stessa del Maestro sull’albero della croce: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.

Ora, questa esperienza di Stefano, incarnazione dell’esperienza di Gesù è sostanzialmente il senso della nostra vita.

Il cristiano quando con la chiesa conclude la sua giornata dice sempre: “Padre nelle tua mani consegno il mio spirito” perché la grande libertà dell’uomo nell’amare la sua vita è regalarsi, restituirsi alla fonte di ogni dono.

Spesso noi non riusciamo ad amare la nostra vita in tutte le sue sfaccettature perché siamo dominati dalle componenti negative e non riusciamo a cogliere come la nostra umanità in tutta la gamma delle sue sfaccettature è un capolavoro della gratuità di Dio.

L’uomo riesce a godere della vera qualità della vita nel momento nel quale si restituisce a Dio.

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NATALE DEL SIGNORE Messa del giorno – 25 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 17:37

Letture del giorno:  Is 52, 7-10 Eb 1,1-6 Lc 1,1-18

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OMELIA

Dio ha messo nel cuore dell’uomo il senso dell’attesa del senso della vita.

Il tempo dell’Avvento ci ha introdotti nel gioioso tormento della ricerca del vero significato della nostra esistenza. Chi ha percorso nello Spirito Santo tale itinerario oggi si ritrova non deluso: “Il Verbo si è fatto carne, venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedemmo la sua gloria”.

L’uomo continuamente cercato da Dio, che lo ha collocato in una condizione di profonda ricerca, oggi ritrova la luce che illumina la propria storia; la bellezza della festività odierna è entrare in questa contemplazione del Verbo che non solo è venuto nella storia degli uomini, ma in modo meraviglioso ha dialogato con l’uomo perché l’uomo potesse essere veramente se stesso nel contemplare la gloria del Padre.

Ecco i tre passaggi sui quali l’evangelista Giovanni questa mattina ci vuole introdurre perché possiamo veramente, in questa contemplazione, cogliere come nell’evento dell’Incarnazione l’uomo ritrovi tutto il senso e il significato della propria esistenza.

Innanzitutto il primo passaggio della nostra contemplazione è in quell’espressione: “Il Verbo si è fatto carne”.

Ad una lettura immediata può fare espressione ritradurre un semplice fatto storico, una costatazione, mentre se noi approfondiamo nello Spirito Santo questa espressione scopriamo che in quel Verbo chi si fa uomo è la condiscendenza divina che appare alla storia dell’umanità. Il tutto di Dio racchiuso in un frammento.

Spesso siamo abituati a percepire l’evento dell’Incarnazione rimanendo semplicemente all’immagine di un bambino, magari passando in modo secondario alla percezione del mistero che vi è presente….

Ora, nel “Verbo si è fatto carne” c’è tutto lo scandalo dell’evento cristiano perché in quella incarnazione troviamo la condiscendenza appassionata di Dio nei confronti dell’uomo.

Dio, l’immenso e l’incontenibile, diventa limite nella storicità completa.

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25 dicembre 2009

4 DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – 20 Dicembre 2009

Filed under: g. Dicembre 2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:53

Letture del giorno:  Mi 5,1-4a Eb 10,5-10 Lc 1,39-45

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OMELIA

Il cammino dell’Avvento lentamente ci sta conducendo ad accogliere il Signore che viene e, l’apertura del cuore a cui Giovanni Battista ci invitava domenica scorsa per poter essere battezzati in Spirito Santo e fuoco, oggi trova la sua espressione nella figura di Maria.

Attraverso il testo scritturistico ascoltato cerchiamo di comprendere in che senso Maria ci possa aiutare ad andare incontro al Signore per poterne godere la presenza e la dinamica che appare nel brano evangelico è la dinamica dell’incontro: l’incontro tra Maria ed Elisabetta ritraduce un significato molto più profondo.

Elisabetta è l’espressione di Israele che sta aspettando la redenzione, è l’espressione dell’umanità che brama la salvezza, è l’espressione di ogni umana creatura che vuol ritrovare pienamente la propria identità.

Nella dinamica dell’incontro noi scopriamo che non possiamo da soli attendere il Signore, ma dobbiamo attendere una profonda esperienza di comunione e di condivisione della sete della salvezza.

Innanzitutto cerchiamo di cogliere il volto di Maria che va da Elisabetta: il volto di Maria che “in fretta” va da Elisabetta è la sintesi di due elementi che abbiamo colto nelle letture di questa mattina; Maria va da Elisabetta perché è “la piccola” in cui Dio è meraviglioso… ed è “piccola”  in cui Dio è meraviglioso perché, come ha detto l’autore della lettera agli Ebrei, è la donna che ha fatto della sua vita il compimento dell’oggi misterioso di Dio. Quindi la grandezza della Madonna che va da Elisabetta è la grandezza della donna che ha amato ciò che non conta perché Dio – attraverso la sua docilità – potesse compiere meraviglie! E’ la bellezza che noi cogliamo, a  livello interiore, quando vogliamo andare verso il grande evento della salvezza; la gioia di essere dei piccoli che desiderano di essere salvati compiendo istante per istante la misteriosa volontà di Dio…..”Ecco sono la serva del Signore, avvenga di me ciò che tu hai detto…”   quindi Maria va da Elisabetta perché vuol regalare, attraverso la gioiosa povertà della sua vita e la sua coraggiosa esperienza di obbedienza, la fedeltà di Dio.

I doni di Dio sono per  i fratelli: è qualcosa che Maria oggi ci vuole regalare.

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