Omelie di Mons. Antonio Donghi

29 ottobre 2014

XXV DOMENICA T.O. – ANNO A – 28 Settembre 2014

Filed under: i. Settembre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:17

Letture: Ez 18,25-28 Fil 2,1-11 Mt 21,28-32

OMELIA

DUEFIGLI2Domenica scorsa Gesù ci invitava ad entrare nella sua intimità per poter gustare il volto del Padre. Oggi il Maestro vuol ulteriormente stimolarci a diventare autentici operai della sua vigna assumendo i suoi sentimenti. È quello che in modo meraviglioso ci ha regalato l’apostolo Paolo dovei egli ha delineato il vero volto della comunità cristiana.

Paolo vuole che la sua comunità abbia gli stessi sentimenti di Cristo per poter costruire quella vita di comunione che è la grandezza e la bellezza del Vangelo. L’apostolo ci ha talmente stimolati ad entrare in questa esperienza di comunione da dire: “dovete avere la stessa sensibilità, la stessa affettività, la stessa relazionalità che ha caratterizzato la vita di Gesù”.

La bellezza dell’esperienza di fede è che noi siamo un cuor solo ed un’anima sola dove tutta la nostra intensità interiore sia ad immagine di Gesù. Gesù non ci dice di fare grandi cose, ma di avere la stessa identica sensibilità interiore. Paolo, per realizzare questo, ci ha dato l’esempio di Gesù: le due parole servo – obbidiente.

Noi possiamo chiederci cosa voglia dire essere una comunità che abbia la stessa affettività di Gesù. Tante volte pensiamo che essere cristiani sia una continua operatività evangelica.

La Chiesa non è un’azienda!

La bellezza della Chiesa è essere quella interiorità di Gesù, quell’amore di Gesù, quella dedizione di Gesù che fa comunione.

Le due parole che Paolo ci ha detto sono: servo – obbediente.

Innanzitutto la parola servo. Se entriamo nella visione dell’ apostolo, servo è colui che si sente proprietà di Dio. La bellezza della vita di Gesù è che tutta la sua esistenza si è costruita in una meravigliosa sintonia di cuore con il Padre.

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XXIV DOMENICA T.O. – ANNO A – 21 Settembre 2014

Filed under: i. Settembre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:10

Letture: Is 55,6-9 Fil 1,20-24.27 Mt 20,1-16

OMELIA

Transfer 080116 4265Il cristiano nel cammino della sua vita ha sempre lo sguardo del cuore rivolto al Maestro e qualunque interrogativo la storia gli possa porre, nello sguardo del Maestro il discepolo ha la luce per illuminare la propria storia.

È quello che Gesù ci vuole insegnare questa mattina attraverso la parola che abbiamo ascoltato soprattutto davanti all’interrogativo pressante nell’uomo: qual è il senso della mia vita? Questo è uno degli interrogativi che l’uomo contemporaneo drammaticamente sfugge perché dare senso alla propria vita vuol dire illuminare in un certo modo le scelte quotidiane e davanti alla domanda pressante che il cristiano si pone circa il valore della sua storia, Gesù ci darà la risposta: in quella moneta scopriamo il senso e la meta della nostra esistenza. In quella moneta troviamo l’anima della nostra esistenza. Infatti l’uomo quando si pone l’interrogativo del senso della sua storia ha di fronte a sè un’unica risposta: vedere Dio faccia a faccia, che ora sacramentalmente sta pregustando.

Questo è il significato della moneta! E’ la medesima esperienza di cui Paolo in modo affascinante ci ha parlato… “il mio vivere è Cristo e il morire un guadagno”.

Tutta la nostra esistenza è una attrazione alla contemplazione del volto di Dio e quando l’uomo entra in questo orizzonte non c’è il problema del più e del meno, perché davanti all’infinito, davanti ad un orizzonte veramente inesauribile, non esiste mai il conto della quantità. L’uomo è chiamato a vivere per vedere Dio, questo è il fascino che il Signore vuole regalare ad ogni uomo. Quel padrona ad ogni lavoratore dà la stessa moneta perché la bellezza della vita è vedere Dio! E quando l’uomo entra in questa profonda esperienza è libero davanti al tutto, davanti a tutti . E’ Paolo che desidera morire, ma per amore dei suoi fratelli accetta anche di vivere. Chi è innamorato del tutto è libero davanti alla storia.

Questa visione è sicuramente molto importante perché facilmente nella pragmatismo odierno non è abituale attendersi una risposta come l’apostolo ce l’ha offerta. Molti si chiedono: che senso abbia il vivere, lavorare e poi morire nel contesto culturale odierno. L’uomo di fede sa che c’è questa moneta e in essa gusta un calore esistenziale che è luce in ogni oscurità storica. Nel momento in cui abbiamo incontrato il Signore, quindi ci ha chiamati alla vigna, ci ha detto ecco la moneta: Il volto del Padre sommamente desiderato!

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ESALTAZIONE SANTA CROCE – ANNO A – 14 Settembre 2014

Filed under: i. Settembre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:05

Letture: Nm 21,4-9 Fil 2,6-11 Gv 3,13-17

OMELIA

0914wAccogliere il Cristo nella vita quotidiana è sentirci ed essere creature nuove.

La bellezza della fede è un passaggio di novità in novità perché possiamo diventare il volto luminoso del Maestro e oggi la Chiesa vuole introdurci nella contemplazione del Crocifisso poiché, in questa contemplazione, possiamo veramente ritrovare il gusto della novità della vita. La Chiesa, attraverso la parola divina che ci ha comunicato, ci ha indicato quale sia il cammino che dobbiamo percorrere perché nella contemplazione del Crocifisso possiamo sentirci creature nuove. Il punto di partenza per giungere a questa meta è indispensabile lo sguardo: guardare il Crocifisso e interiorizzarne il volto poiché, nell’atteggiamento dello sguardo che si rivolge al Crocifisso cogliamo la profondità del Mistero.

Nasce allora l’interrogativo di cosa voglia dire fissare lo sguardo.

Intuiamo chiaramente che nel fissare lo sguardo avvengono alcuni passaggi, a livello interiore, molto forti. Innanzitutto si rivela necessario il fascino che scaturisce dall’incontro con il Cristo. Lo sguardo si sente attratto da qualcosa di grande che lo porta ad uscire da se stesso e questo Mistero che affascina è il volto di Gesù. Il cristiano si lascia affascinare da un volto, un volto nel quale si racchiude un mistero.  Sappiamo per esperienza, che quando ci lasciamo avvolgere dall’intensità di uno sguardo, avviene che tanto è il fascino di quello sguardo che dimentichiamo noi stessi e i nostri interessi immediati. Il linguaggio più bello della vita è lo sguardo amoroso tra una persona e un’altra, lo sguardo più bello nell’ordine della fede è lasciarci prendere dallo sguardo di Gesù perché, in quel momento, avviene un meraviglioso dialogo tra il cuore del discepolo che nei suoi occhi si lascia attirare dagli occhi del Cristo crocifisso e glorioso e, dall’altra, il Crocifisso glorioso che semina in noi la sua presenza.

La bellezza della reciprocità dello sguardo è l’abitare l’uno nell’altro in una reciprocità che diventa creatrice di novità di vita.

Davanti alla croce dobbiamo sospendere ogni parola, dobbiamo sospendere ogni pensiero, vivere il silenzio della reciprocità. La salvezza scaturisce da questa intensa reciprocità tra il Cristo che ci attira e noi che ci lasciamo attirare e, allora, scopriamo in questa attrazione la figura di Gesù perché Gesù entri nella nostra storia: è il meraviglioso inno della lettera ai Filippesi dove, questo inno, che traduce il mistero del Padre nella figura di Gesù, ci dice che il mistero di Gesù entra nella nostra vita. Noi non apriamo il cuore semplicemente a delle parole, ma, ascoltandole, ci lasciamo attirare in questo sguardo perché il Signore con tutto il suo mistero entri dentro di noi: è la gioia della fede! La gioia della fede è che il Signore in tutta la sua personalità penetri dentro di noi.. e quell’inno ritraduce il meraviglioso progetto d’amore del Padre nei confronti degli uomini. E’ quello che ci ha detto l’evangelista Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”! La bellezza della nostra esistenza è di essere invasi, nella persona di Gesù , dall’amore indicibile del Padre.

Noi spesse volte non riusciamo ad entrare nella profondità del mistero della nostra esistenza perché non ci lasciamo penetrare dal mistero dell’amore di Dio. Attraverso quello sguardo noi facciamo una meravigliosa esperienza: siamo amati in un modo che umanamente è incomprensibile perché nella figura di Gesù il Padre ci regala tutta la sua ricchezza.

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XXIII DOMENICA T.O. – ANNO A – 07 Settembre 2014

Filed under: i. Settembre 2014 — papolino25 @ 21:03

Letture: Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20

OMELIA

tenerezza di cristoLa bellezza dell’esperienza della fede si ritraduce nel gustare la presenza del Signore in mezzo a noi.

Il cristiano è continuamente rinnovato nel suo cammino credente perché gusta tale presenza.

Ma come noi possiamo entrare in questa meravigliosa realtà che ci fa intuire come la nostra storia sia una storia ogni giorno rigenerata dal Signore? Ed è molto bello quello che l’evangelista questa mattina ci offre sullo sfondo di quell’amarci reciproco dell’apostolo Paolo perché ci permette di cogliere cosa significhi che: “quando due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”.

E credo che Gesù questa mattina ci voglia far fare tre passi perché possiamo gustare questa meravigliosa presenza del Cristo.

Innanzitutto Gesù ha detto “dove sono due o tre radunati nel mio nome” e immediatamente nel nostro spirito nasce la domanda: cosa vuol dire essere radunati nel nome di Gesù?

Se noi leggiamo attentamente la tradizione del Nuovo Testamento ci accorgiamo che il nome Gesù vuol dire: “egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Quindi la presenza di Gesù è direttamente proporzionale a come abbiamo il gusto di scambiarci il perdono.

Gesù, da questo punto di vista, è molto forte… la sua presenza nella comunità della Chiesa è vera e feconda quando, nella comunità, c’è il gusto di perdonarsi.

Il perdono innanzitutto è l’atto più alto del cammino della comunità cristiana; ora noi possiamo gustare questa presenza del Maestro scambiandoci il perdono.

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