Omelie di Mons. Antonio Donghi

2 marzo 2013

I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – 17 Febbraio 2013

Filed under: b. Febbraio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 11:41

Letture: Dt 26,4-10 Rm 10,8-13 Lc 4,1-13

OMELIA

tentazioni-duccioIl tempo quaresimale è il tempo in cui in modo tutto particolare noi siamo invitati a vivere straordinariamente ciò che appartiene all’ordinario della vita e, Gesù, che è il grande protagonista della Quaresima, questa mattina vuol aiutarci a come vivere l’esperienza della storia quotidiana.

Nell’immagine con la quale si apre il Vangelo dove Gesù pieno di Spirito Santo è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato noi scopriamo l’immagine della nostra esistenza.

Pieni di Spirito Santo la nostra vita è condotta nella storia dallo Spirito perché si evidenzi che cosa determini le nostre scelte quotidiane.

Nello Spirito viviamo l’oscurità della storia secondo l’immagine che Gesù, questa mattina, ci vuol donare.

Ci accorgiamo che davanti alle difficoltà in cui egli si viene a trovare la risposta è stata una sola: la Parola di Dio, il libro del Deuteronomio, la narrazione del Dio fedele.

Nella storia, Gesù, perciò, quando deve risolvere il dramma della sua esistenza si affida alla parola di Dio, si fida della parola di Dio e riempie di luce le tenebre del quotidiano.

Ma cosa significa fidarsi della parola di Dio?

Noi, tante volte, possiamo correre il rischio di vedere la parola di Dio semplicemente come un libro, dimenticando cosa significhi “parola”, cosa significhi parlare, cosa significhi “ascoltare la parola”.

Se guardiamo attentamente cosa significhi “la parola” ci accorgiamo che essa è l’espressione verbale della comunicazione di una interiorità.

Quando entriamo nell’esperienza della vita, come l’uomo comunichi sè stesso all’altro, ci accorgiamo che normalmente l’uomo comunica sè stesso attraverso le parole.

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11 febbraio 2013

V DOMENICA DEL T.O. ANNO C – 10 Febbraio 2013

Filed under: b. Febbraio 2013 — papolino25 @ 22:12

Letture: Is 6,1-2.3-8        1Cor 15,1-11        Lc 5,1-11

OMELIA

198Conoscere Gesù è riscoprire il senso della nostra vita.

E’ un’esperienza che la Chiesa si ripropone ogni domenica poiché il criterio fondamentale della nostra esistenza è uno solo: Gesù divenga vita della nostra vita.

Di fronte a questo meraviglioso orizzonte oggi Gesù ci insegna il metodo per poter accedere a questa conoscenza di Gesù che è l’anima della nostra anima. L’espressione con la quale Gesù si rivolge a Pietro dicendogli d’andare a pescare – a cui risponde Pietro con quella forte espressione: “Sulla tua parola lancerò le reti” –  ci aiuta ad entrare nel metodo del Vangelo.

Gesù ci dice: ciò che è evidente agli occhi degli uomini non è evidente per il credente perché, per il credente, è evidente solo ciò che nasce da Gesù.

Infatti se dovessimo in prima lettura accostarci a questo dialogo tra Gesù e Pietro noi, in modo immediato, potremmo avere questa reazione: Gesù nelle narrazioni evangeliche ci è presentato come figlio del falegname. Pietro insieme a Giovanni e Giacomo è pescatore. Sono due professioni completamente diverse. Se noi avessimo come criterio l’esperienza umana, davanti all’invito di Gesù di lanciare le reti, Pietro gli avrebbe potuto dire: “salviamo le competenze, tu sei il falegname non puoi dare un ordine ad un pescatore!” Ma quando entriamo nel Vangelo le evidenze umane non esistono più.. e qui entriamo nel nucleo del Vangelo che oggi ci deve appassionare: che cosa ha spinto Pietro ad affermare “sulla tua parola lancerò le reti”?

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4 febbraio 2013

IV DOMENICA DEL T.O. ANNO C – 03 Febbraio 2013

Filed under: b. Febbraio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:52

Letture: Ger 1,4-5. 17-19    1 Cor 12,31-13,13    Lc 4,18

OMELIA

icona_russa_pantocratorLa conoscenza di Gesù desiderio e fascino di ogni credente passa attraverso l’esperienza della preghiera, del silenzio, di quell’ascolto di cui Gesù ci parlava domenica scorsa e, quando l’uomo vive questi profondi sentimenti, il suo cuore è pieno di stupore.

Oggi ci troviamo di fronte ad un cambiamento di orizzonte: quelli che, nel contesto della sinagoga, erano stati affascinati da Gesù oggi tentano di ucciderlo.. poiché non sanno accogliere Gesù come il profeta, come la parola del Padre per la realizzazione della vita dell’uomo.

Quello stupore diventa reazione negativa…. eppure nella figura di Gesù profeta si realizzava quella fedeltà divina nella quale ogni uomo è chiamato a ritrovare sè stesso, ma perché c’è stato questo cambiamento nell’atteggiamento degli ascoltatori?

E la risposta la possiamo cogliere nelle affermazioni che gli oranti della sinagoga avevano in sè stessi: “non è costui il figlio di Giuseppe?” Dal senso di trascendenza in cui essi si trovavano nella preghiera silenziosa della sinagoga sono passati alla lettura storicistica di Gesù, dal gusto della gloria ad una lettura drammaticamente concreta. In quel momento si è realizzato un passaggio che ha impedito a loro di accogliere Gesù come profeta.

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