Omelie di Mons. Antonio Donghi

17 ottobre 2015

XXVI DOMENICA T.O. – ANNO B – 27 Settembre 2015

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Letture: Num 11,25-29 Giac 5,1-6 Mc 9,38-43.45.47-48

OMELIA

giu032Il discepolo del Signore è chiamato, attraverso il continuo atteggiamento di ascolto dei fratelli, ad acquisire la sapienza del cuore. Il vero servizio fraterno è accogliere la mentalità di Gesù.

Ora questa acquisizione, che dovrebbe maturare giorno per giorno nella nostra vita, si riconverte nella vocazione ad essere dei profeti. È la bella affermazione con la quale si è conclusa la prima lettura: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito” espressione, questa, che Gesù ha ritradotto nel Vangelo dicendo: “Chi non è contro di noi è per noi”.

La bellezza, all’interno della vita cristiana, è essere dei profeti. Ma cosa vuol dire essere profeti?

Il punto di partenza è la figura di Gesù: in che senso Gesù è stato “profeta”? E la risposta, che noi conosciamo molto bene, è che Gesù, vivendo continuamente in comunione con il Padre, è entrato nella storia degli uomini per indirizzarli sulla via del Padre.

Il profeta Gesù è la parola di Dio per l’uomo, perché l’uomo entri in comunione con Dio. (more…)

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XXV DOMENICA T.O. – ANNO B – 20 Settembre 2015

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Letture: Sap 2,12.17-20 Giac 3,16-4,3 Mc 9,30-37

OMELIA

B25-wDi fronte alle difficoltà della vita Gesù ci ha insegnato domenica che lo dobbiamo seguire rivivendo il suo mistero di morte e di risurrezione come il criterio che ci regala la libertà dello spirito. Di fronte a tale affermazione ci chiediamo quale sia l’anima che ha portato Gesù ha donare la sua vita così come il secondo annuncio della passione ci ha comunicato questa mattina. La risposta ce l’ha data il Maestro stesso quando ha dialogato con i suoi discepoli: il mistero della sua morte e resurrezione si coniuga con l’esperienza del servire.

Gesù ha donato la sua vita e di riflesso l’ha riavuta perché ha costruito la sua esistenza come un servire. Infatti cosa vuol dire la parola servire? Spesse volte, quando ascoltiamo questo termine, abbiamo l’idea del “darci da fare” e l’uomo che si dà troppo da fare riceve quel rimprovero che Gesù ha rivolto a Marta: “Marta, Marta tu ti agiti per tante cose.. Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”. Il servizio evangelico non è “fare”, ma il servizio è incarnarsi, la vita di Gesù è stata tutta un servizio fino all’oblazione in croce perché ha usato la categoria dell’incarnarsi, del venire ad abitare in mezzo a noi.

Il vero servizio è spalancare la propria esistenza all’altro, cercando di cogliere quello che è il bene autentico dell’altro. Il servizio è lo stile di vita di Gesù che ha amato talmente l’uomo da diventare uomo assumendo tutte le dinamiche e le caratteristiche dell’umanità. Quando l’uomo si pone in stato di servizio spalanca la propria persona all’altro cercando di comprenderne il mistero e, di riflesso, di regalargli l’autenticità della vita.

Chi non sa ascoltare non sa mai servire perché il vero servizio è dell’uomo che senza pre-comprensioni dice all’altro:  abita nella mia vita, vieni ad alloggiare nella mia storia, semina nel mio cuore la tua esistenza! La verità del servizio è un cuore che lascia dimorare nella propria esistenza il fratello. A livello di metodo colui che si pone in stato di servizio non sa mai quale sia il vero bene dell’altro. (more…)

XXIV DOMENICA T.O. – ANNO B – 13 Settembre 2015

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Letture: Is 50,5-9 Giac 2,14-18 Mc 8,27-35

OMELIA

70-pietr10Gesù domenica scorsa ci insegnava che il discepolo è una persona continuamente rigenerata nell’amore di Dio che lo corteggia e lo raggira continuamente. La bellezza d’essere discepoli è essere sotto l’influsso continuo del Redentore e in questo orizzonte  riusciamo a comprendere la parola che Gesù, questa mattina, ci vuol regalare soprattutto cercando di leggere quello che Gesù dice a Pietro.

Noi, qualche volta, quando ascoltiamo questa parola di Gesù che dice “Vieni dietro a me, Satana” la leggiamo tante volte in modo negativo. Credo che si possa leggere in altro modo, sicuramente più stimolante e sicuramente più vero nel cuore di Gesù. Gesù dice a Pietro “seguimi, vienimi dietro perché se non mi vieni dietro, tu diventi Satana che ragiona secondo gli uomini”. Ci accorgiamo come, nel linguaggio di Gesù, non c’è un rimprovero, nel linguaggio di Gesù c’è un’esortazione: se vuoi costruire in modo autentico la tua vita, se vuoi che la tua via sia una vita in cui la professione di fede sia vera e autentica, tu mi devi seguire, perché solo seguendomi non assumerai la mentalità degli uomini. E qui c’è un passaggio nella vita di un discepolo estremamente interessante: il discepolo non segue il Signore come conseguenza di tante proposizioni, il discepolo segue il Signore perché si sente affascinato.

Seguire è dire: senza di te non posso più vivere!

E allora Gesù dice a Pietro: “Se vuoi veramente vivere il mio spirito, vienimi dietro, non lasciarti prendere da quello che l’intelligenza – in modo immediato – potrebbe leggere o interpretare; lasciati prendere dal cuore che agisce dentro di te!” La bellezza del seguire è lasciar vivere Gesù dentro di noi e, quando l’uomo lascia vivere Gesù dentro di sé, Gesù è molto più importante delle conseguenze. Vedete, qualche volta, nel cammino della vita, mettiamo a tema dell’evento cristiano la croce: il centro dell’evento cristiano è una persona che, è così innamorata dell’uomo, che fa di tutto perché l’uomo realizzi la sua verità e la sua autenticità e, quando uno segue, vivendo nel presente, la persona amata, non guarda mai il futuro, perché il futuro è la somma di tanti presenti. (more…)

14 settembre 2015

XXII DOMENICA T.O. – ANNO B – 06 Settembre 2015

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Letture: Is 35,4-7a Gc 2,1-5 Mc 7,31-37

OMELIA

effata-icona-Gesu-guarisce-sordomuto (1)Gesù nel suo peregrinare ci insegna che dal cuore abitato dallo Spirito Santo scaturisce la novità del mondo a condizione che il nostro cuore sappia vive in una stabile condizione di accoglienza e di ascolto per poter incarnare nelle scelte quotidiane  la gioia d’essere creature autentiche.  Il cuore nuovo diventa  fecondo entrando nel linguaggio che oggi ci vuole regalare, poiché egli desidera introdurci ulteriormente nella sua intimità. Infatti questa meravigliosa ricreazione , che Gesù ci regala nel cammino della fede, oggi ritrova una sua ulteriore specificazione attraverso l’episodio sacramentale del miracolo del sordomuto poiché, in esso,  troviamo come l’uomo possa veramente godere un cuore nuovo, che regala speranza a tutti i fratelli.

L’incontro avviene in terra pagana perché il Signore è il salvatore di tutti, non esiste nel processo della salvezza nessuna precomprensione o chiusura, tutti sono chiamati ad essere raggiunti dalla grandezza dell’amore di Dio e, in questo contesto, il dialogo operativo che abbiamo udito nel Vangelo, scorgiamo come quella comunità consegni il sordomuto a Gesù. L’interrogativo che nasce è quello di chiederci:  perché questa comunità attraverso la presenza del Maestro gli consegna il sordomuto?

È sicuramente molto bello entrare in quella che potrebbe essere stata l’anima di quella iniziativa, ponendoci un nuovo interrogativo: come Gesù evangelizzava percorrendo le vie della  Palestina?

Se entrassimo nel profondo della vita di Gesù ci accorgiamo come evangelizzasse. Usando i linguaggi dei mistici egli “corteggiava” l’uomo, anzi direbbe Edith Stein  “aggirava” l’uomo, perché Gesù non convince con le parole, ma attraverso la sua persona che diffonde amore. La sua persona affascinava talmente gli uomini che questi si lasciano attirare nel mistero della sua persona.

Quella comunità è stata coinvolta, corteggiata, raggirata dal Maestro divino e regala un fratello perché su di lui il Signore compia le sue meraviglie. La bellezza della fede è un dialogo di amore dove l’uomo viene corteggiato dalla grandezza di Dio e l’uomo si sente preso in questa corrente d’amore. (more…)

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