Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 marzo 2012

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B – 25 Marzo 2012

Filed under: c. Marzo 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:56

Letture: Ger 31,31-34 Ef 5,7-9  Gv 12,20-33

OMELIA

Gesù, domenica scorsa, ci aveva introdotto nel gusto di lasciarci amare da Dio… anzi, ci ha detto Gesù, che l’esperienza dell’amore del Padre era qualcosa che è al di  là della comprensione umana.

Il discepolo nel cammino della sua vita gusta l’amore inesauribile di Dio.

Di fronte a questo grande ideale che è presente nel nostro spirito il Maestro, questa mattina, ci aiuta ad intraprendere una strada perché il gusto dell’amore di Dio si possa radicare dentro di noi.

Gesù, infatti, ha detto: “Se uno mi vuole servire mi segua e dove sono io  la sarà anche il mio servitore. Chi mi serve il Padre mio lo onorerà” dove la parola che Gesù questa mattina ci vuol regalare per poter gustare la bellezza del suo amore è la parola: “servire”.

Noi quando udiamo questo termine possiamo facilmente lasciarci catturare dal nostro attivismo.

Il servire come un darsi da fare continuo.

Tuttavia se noi entriamo nel senso più vero del termine “servire” noi veniamo collocati in un altro orizzonte: servire è accogliere e ascoltare con amore.

Chi non sa accogliere e ascoltare con amore non sa cosa significhi servire.

Perché la bellezza del servizio è l’altro nella nostra vita.

Ora, Gesù, dicendoci “chi mi vuol servire” sottolinea questo atteggiamento interiore: l’anima spalancata al venire di Dio è l’anima che gusta la presenza di Dio, è l’anima che intuisce l’ineffabile amore benevolo di Dio.

Il servire è la gioia dell’altro dentro di noi.

E quando noi entriamo in questa esperienza è inevitabile che nasca quel “seguire”.

Infatti, chi gode l’ineffabilità di Dio?…

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21 marzo 2012

IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B – 18 Marzo 2012

Filed under: c. Marzo 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 22:05

Letture: 2 Cr 36,14-16.19-23 Ef 2,4-10  Gv 3,14-21

OMELIA

Il cammino della Quaresima, lentamente, ci orienta a contemplare la figura di Gesù.

Immersi nella sua luce e abitando in lui noi sappiamo esattamente come la nostra vita si costruisca in lui.

La bellezza di essere discepoli è la bellezza di dimorare in lui, di vivere abitualmente nella relazione con lui.

Questa gioia di abitare in lui diventa contemplazione: orientare lo sguardo verso di lui poiché, la bellezza della relazione con lui, è essere in lui trasfigurati.

Qui scopriamo una verità di cui questa mattina Gesù ci ha parlato, ma che noi non sempre prendiamo con consapevolezza: la bellezza di lasciarci amare da Dio, la profondità di entrare nella inesauribile ricchezza di Dio, che è Amore, è la gioia di naufragare nell’amore di Dio.

Spesse volte noi diciamo che “Dio ci ama”, che Dio è amore, ma ben sappiamo che spesso è una sola formula…… una sola formula poiché manca, nel profondo del nostro cuore, l’esperienza di cosa voglia dire essere amati da Dio.

La condizione per iniziare questo itinerario è la gioia di dimenticarci.

Noi non riusciamo a cogliere la grandezza di Dio perché siamo schiavi della nostra tentazione del “che cosa faccio io”……… ma quando l’uomo non pensa a “che cosa faccio io”, allora si lascia amare da Dio…

La bellezza di lasciarsi amare è essere invasi, investiti da questa gratuità, è la gioia di essere degli uomini che gustano l’essere nell’Amore.

Ecco perché Gesù ha detto: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché chiunque creda in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Chi si dimentica, costui è aperto…. chi si lascia attirare, viene ricolmato….. chi dimentica il contingente, si inebria dell’Eterno!

L’uomo non capirà mai cosa significhi l’amore di Dio…… Se l’uomo sapesse cosa è l’amore di Dio non sarebbe più uomo perché l’amore di Dio è la vita di Dio.

Ma l’uomo partecipa a questa grandezza lentamente……… Ecco perché Gesù questa mattina ci dice: “Dimentica te stesso e contempla l’amore di Dio, lasciati invadere da questa pienezza, abbi il coraggio di dimenticarti!”

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12 marzo 2012

III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B – 11 Marzo 2012

Filed under: c. Marzo 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 22:05

Letture:  Es 20, 1-17 1Cor 1,22-25   Gv 2,13-25

OMELIA

La bellezza del cammino quaresimale è essere condotti progressivamente ad una vera semplificazione interiore. Il gusto di  essere discepoli è crescere continuamente nella essenzialità.

Il percorso che Gesù ci sta facendo seguire ci ha condotti a vedere la vita come una continua purificazione per opera dello Spirito Santo, perché possiamo fare di ogni nostro istante un entrare nella trascendenza di Dio in un continuo “eccomi”.

È il senso di provvidenza che circonda la nostra vita, ma Gesù questa mattina vuole aiutarci ad entrare ancor più profondamente in questa essenzialità, facendoci scoprire che la nostra vita abita in lui e che il nostro cuore ha valore in quanto abitato da lui.

Infatti, che senso possiamo scoprire in quel Gesù che, entrando nel tempio scaccia tutti… se non nella grande rivelazione? Il vero tempio è lui!

Infatti, cos’è il tempio se non il luogo in cui abita la gloria di Dio?

Avere il tempio, avere la divina Presenza…… avere il tempio è riscoprire quanto la potenza di Dio sia attiva e creatrice…… ma noi sappiamo dall’Antico Testamento che Dio non abita in alcun tempio!

È una verità questa alla quale noi siamo poco educati perché pensiamo che i luoghi di culto siano luoghi della gloria di Dio.

Ma questa mentalità, Gesù, l’ha messa da parte. Con Gesù non ci sono più i templi.

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II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO B – 04 Marzo 2012

Filed under: c. Marzo 2012 — papolino25 @ 21:46

Letture: Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 Rm 8,31-34  Mc 9,2-10

OMELIA

Gesù ci ha condotti nel deserto all’inizio della Quaresima per farci comprendere quale sia il fondamento della nostra vita poiché, ogni prova dell’esistenza, è un dono dello Spirito Santo per far emergere su che cosa si costruisce la nostra vita.

Ora, di fronte a questo itinerario, tante volte l’uomo si ritrova drammaticamente scoraggiato perché la prova crea sofferenza, la prova crea interrogativi, la prova pone l’interrogativo: che senso ha vivere?

E allora Gesù, nel momento in cui ci pone nella prova, ci dice anche che lui non è venuto perché l’uomo soffra, ma perché l’uomo sia nella gloria.

È il senso dell’episodio della trasfigurazione che poco fa abbiamo ascoltato: la bellezza dell’essere discepoli è essere trasformati in un mistero di gloria di cui noi non ci rendiamo affatto consapevoli.

Ecco perché l’evangelista Marco usa quell’immagine che val la pena di avere sempre di avere davanti al nostro sguardo: quell’abito era così “luminoso” che nessun lavandaio avrebbe potuto renderlo così bello! Fuori l’immagine, la luminosità della risurrezione, nessun uomo la può capire…..perché quando l’uomo entra nel mistero della gloria entra in una esperienza di ineffabilità.

L’uomo non può mai capire la luminosità di Dio.

Per cui essere condotti nella prova, nell’esperienza evangelica, è sempre fonte di grande speranza! La liturgia ci offre le tentazioni e la trasfigurazione, l’una dopo l’altra, per dirci che ogni prova è fonte di luminosità, una luminosità che è la potenza della nostra esistenza.

Ma come possiamo accedere a questa luminosità?

È bello allora diventare alunni della parola che Gesù questa mattina ci ha comunicato.

Attraverso due atteggiamenti: salire sul monte –  attraverso la tipologia di Abramo.

Salire sul monte è tutto un linguaggio simbolico… per farci percepire cosa significasse per gli antichi la montagna.

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