Omelie di Mons. Antonio Donghi

15 giugno 2011

PENTECOSTE – ANNO A – 12 giugno 2011

Filed under: f. Giugno 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:16

Letture : At 2,1-11 1   Cor 12,3b – 7.12-13   Gv 20,19-23

OMELIA

L’esperienza della Pasqua ci ha fatto comprendere che il Risorto è veramente in mezzo a noi anzi, il Risorto dimora in mezzo a noi e continuamente ci ricolma della sua presenza, ma questa verità oggi ci viene ulteriormente rafforzata attraverso il gesto che Gesù ha compiuto la mattina di pasqua rivolgendosi ai suoi Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo”.

La bellezza e la grandezza del ritrovare la presenza del Cristo risorto in noi è data dall’esperienza dello Spirito. Per poter entrare nella ricchezza di questo evento è bene che, questa mattina, ci soffermiamo sul racconto che l’evangelista Luca ci ha offerto nel testo degli Atti degli Apostoli dove, la parola che fa da sottofondo a tutto il racconto, è la parola “pienezza”.

Chiunque entri in contatto con il Risorto ha la pienezza dello Spirito Santo e questo, in tre sfaccettature che l’evangelista ci offre: la pienezza del tempo, la pienezza nello spazio, la pienezza nell’identità personale.

Innanzitutto la pienezza del tempo. E’ interessante che l’evangelista Luca volendo inquadrare l’evento della Pentecoste dica: “Quando stavano per compiersi i giorni della Pentecoste” .

La Pentecoste è la pienezza della rivelazione di Dio.

Usando una professione di fede della Chiesa antica, potremmo dire: “Quando venne la pienezza del tempo Dio mandò suo Figlio”.Il cristiano quando si accosta all’esperienza della fede è nella pienezza della rivelazione divina.

In certo qual modo il cristiano respira, nella realtà dello Spirito, il pieno regalarsi di Dio all’umanità.

La Pentecoste è la gratuità ineffabile di Dio che ci avvolge.

Questo primo aspetto è molto importante per noi che, tante volte, siamo un po’ condizionati dai limiti della nostra esistenza e dimentichiamo questa meravigliosa realtà: noi siamo nella pienezza di Dio.

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11 giugno 2011

ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO A – 05 giugno 2011

Filed under: f. Giugno 2011 — papolino25 @ 12:54

Letture : At 1,1-11 Ef 1,17-23 Mt 28,16-20

OMELIA

Il Signore è presente in mezzo a noi.

E’ una verità che l’esperienza della risurrezione continuamente radica nel nostro spirito poiché la presenza del Maestro è la certezza che non siamo soli e camminiamo continuamente nella sua luce nel travaglio di ogni giorno.

Ma come coniugare questa convinzione che il Signore è in mezzo a noi, davanti al mistero della sua ascensione al cielo?

Infatti, ci può essere una difficoltà in modo immediato tra il testo finale del Vangelo: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi” e il racconto ascoltato dell’ascensione di Gesù al cielo.

Se lui è lassù, come fa ad essere quaggiù? Una domanda che in modo immediato può nascere dal nostro spirito per cui, facilmente, anche noi possiamo essere tentati come i discepoli di guardare lassù dimenticando la verità della nostra esperienza di fede: il Signore è quaggiù.

Allora, è importante che noi diamo un significato all’evento di Gesù assunto alla destra del Padre perché, entrando nel  significato di questo misterioso evento, possiamo cogliere come il Signore non ci ha lasciato.

Infatti, attraverso il linguaggio anche immaginifico di Gesù che sale, la Chiesa ha voluto esprimere questa verità di fondo: Gesù di Nazareth era legato, inevitabilmente, allo spazio e al tempo, viveva in determinate coordinate storiche per cui la sua presenza in Palestina  – come Gesù Signore –  era, in certo qual modo, un limite nel quale Gesù viveva, ma nel momento in cui Gesù è stato assunto, egli ha preso un’altra dimensione della sua vita: essere ovunque.

Il mistero dell’ascensione di Gesù al cielo introduce la fede.

Gesù di Nazareth non è solo in Palestina, ma diventando il Gesù glorioso è ovunque nel tempo e nello spazio.

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7 giugno 2011

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 29 maggio 2011

Filed under: e. Maggio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:54

Letture: At 8,5-8.14-17 1 Pt 3,15-18 Gv 14, 15-21

OMELIA

La verità dell’esperienza del Risorto è la coscienza della paternità di Dio per cui la nostra esistenza è un continuo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre. E’ la speranza che Gesù ci ha regalato domenica scorsa.

Ma questa speranza deve essere una speranza fondata.

Questo afflato interiore con il quale ci rivolgiamo a Dio chiamandolo “Padre” deve essere profondamente radicato nella nostra vita perché, come ci ha detto l’autore della seconda lettura, noi siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi; noi siamo chiamati a dire la motivazione di fondo per la quale esistiamo e davanti alle oscurità della vita ne abbiamo il gusto.

In una situazione di tribolazione il cristiano è chiamato a dire la bellezza e il gusto della vita.

Poiché l’uomo, nella concretezza, facilmente è attirato dal concreto, dal contingente e quindi dal provvisorio, Gesù questa mattina ci vuole aiutare a come rendere continuamente ragione della speranza che è in noi in quella invocazione: “Padre” .Questo, Gesù ce lo ha detto con quella definizione dello Spirito come Consolatore o Paraclito.

Gesù di proposito ci regala questa lettura –  che lo Spirito è Consolatore o Paraclito –  perché non esiste uomo che non sia “consolato”.

L’uomo non esiste senza una profonda consolazione perché la consolazione è la molla della vita! Ma cos’è questa consolazione e, di riflesso, come Gesù ci regala questa consolazione?

Sicuramente questa espressione nel nostro linguaggio normale è legata a degli avvenimenti: le complesse o molteplici consolazioni e, di riflesso, delusioni della vita……ma noi sappiamo che nell’ordine evangelico non esiste il transitorio….. nell’ordine evangelico c’è sempre una concretezza di eternità, per cui la consolazione è niente altro che vivere la profonda consapevolezza che non solo  il Cristo è in noi, ma il Cristo è il senso della vita.

La grande consolazione del discepolo è che il Cristo è il senso della sua vita.

Chiunque è in Cristo, chiunque gode di essere in Cristo è un consolato!

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