Omelie di Mons. Antonio Donghi

19 maggio 2014

LUNEDÌ DELL’ANGELO (ANNO A) – 21 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:40

Letture: At 2,14.22-33Mt 28,8-15

OMELIA

Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206L’esperienza della risurrezione è un problema di cuore.

Il discepolo, che Gesù amava, entrò nel sepolcro “vide e credette” e intuì che la bellezza della risurrezione è l’incontro tra due amori: l’amore del Figlio per il Padre e l’amore del Padre per il Figlio. Sappiamo infatti che dove c’è l’amore non esiste la morte perché l’amore è dire la gioia di vivere, è prolungare il dialogo amoroso al di là del tempo e dello spazio.

Se questo è l’insegnamento che ieri la Chiesa ci ha regalato, essa ci vuol dare anche una motivazione a riguardo della affermazione che Gesù è veramente risorto. Qui intuiamo l’importanza di passare dalla intuizione del cuore all’intelligenza della fede. La fede non è rinunciare all’intelligenza, ma la fede – per natura sua -ha bisogno di motivazioni. Ecco perché questa mattina la Chiesa attraverso l’annuncio fatto da Pietro e dagli altri undici ci dà la motivazione di fede di fronte all’evento della risurrezione.

In questo procedimento la Chiesa parte dalla visione del Dio fedele, che anima l’intero tracciato della storia della salvezza.

L’esperienza della risurrezione è tutta racchiusa nella fedeltà dell’uomo, che si affida pienamente alla fedeltà di Dio: è il senso della citazione del salmo 15 e del salmo poi responsoriale che abbiamo meditato: chi è innamorato della logica di Dio sa leggere con il cuore di Dio la storia degli uomini poiché, la bellezza della fede, è diventare alunni della fedeltà di Dio per comprenderne fino in fondo il mistero.

In questo orizzonte intuiamo la logica presente in tre passaggi del salmo 15 riletto nel discorso degli Apostoli. Il cuore di Gesù è chiaramente preso nel salmo dall’espressione “Il mio signore sei tu, solo in te il mio bene, il Signore è mia parte di eredità e il mio calice, nelle tue mani è la mia vita”. È la consapevolezza, nella persona di Gesù, della signoria del Padre; è la bellezza della vita che coglie nell’istante l’essere nelle mani di Dio…  ”Il Signore è mia parte di eredità è mio calice, nelle tue mani è la mia vita”.

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PASQUA DI RISURREZIONE DEL SIGNORE (ANNO A) – 20 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:31

Letture: At 10,34a.37-43Col 3,1-4Gv 20,1-9

OMELIA

imagesIl cammino della Quaresima si conclude con l’esperienza della risurrezione e ci accorgiamo che il godere della resurrezione non è altro che il godere dell’evento centrale di tutta la nostra fede. Si rivela decisamente importante per noi intuire la profondità dell’evento della risurrezione che non è tanto l’incontro con un evento, ma l’incontro con una persona, che anima e qualifica l’evento stesso.

Oggi godiamo dell’esperienza del Risorto come persona che è qui, in mezzo a noi, e nella quale noi possiamo effettivamente godere.

Ma cos’è l’evento della risurrezione e come possiamo entrare in questo incontro lasciandoci in esso e da esso trasfigurare?

L’evento della risurrezione è la conclusione del dialogo d’amore tra il Padre e il Figlio.

Se guardiamo attentamente i testi giovannei, ci incontriamo con due grandi affermazioni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” e, dall’altra, l’espressione con la quale l’evangelista Giovanni ci introduce nell’evento della passione: “Poiché era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. La risurrezione è l’incontro tra l’amore del Padre verso il Figlio e l’amore del Figlio nei confronti del Padre, nel fare proprio l’amore del Padre.

La risurrezione è l’incontro di due persone che intensamente si amano: l’amore del Figlio verso il Padre, l’amore del Padre verso il Figlio.

La risurrezione è un evento di amore perché, dove c’è l’amore, c’è solo la vita. In questo  scopriamo che la nostra consapevolezza dell’evento di Gesù che risorge dai morti è l’espressione piena della coscienza di questo amore – quello del Figlio – che si è affidato totalmente all’amore del Padre. Poiché nella sua verità la caratteristica dell’amore è vita e fedeltà, l’evento della risurrezione rappresenta unna esperienza logica nel cammino della fede.

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21 aprile 2014

DOMENICA DELLE PALME  (ANNO A) – 13 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 10:55

Letture: Is 50,4-7Fil 2,6-11Mt 26,14-27,66

OMELIA

Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206Il cammino quaresimale ci ha lentamente condotti ad entrare nella personalità di Gesù e il mistero della croce che abbiamo ascoltato nella narrazione vuol dare una risposta ad un interrogativo che è presente nel cuore di ogni uomo: cosa significa amare.

Siamo chiamati a guardare il Crocifisso,  rivolgergli la domanda e averne la risposta.

È quello che abbiamo ascoltato nella narrazione del Vangelo e che Paolo ha ritradotto in modo molto chiaro: “Svuotò sè stesso assumendo la condizione di servo, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Davanti alla croce non abbiamo solo una persona che muore, davanti al mistero della croce abbiamo davanti un Dio che si è fatto uomo per rivelare il suo amore per l’uomo. Su quella croce c’è la risposta all’interrogativo “cosa significa amare”.

Gesù nel cammino della sua esistenza ha avuto come scopo di rivelare l’interiorità di Dio e, l’interiorità di Dio, è una sola: rivelare all’umanità la grandezza del suo amore.

Davanti alla croce c’è uno che ama all’infinito.. Ha detto all’uomo che il suo amare -nella croce- è stato il compiere in pienezza le opere del Padre. Amare è entrare nell’annientamento perché amare è dire all’altro la grandezza del proprio cuore che si regala in pienezza all’altro.

“È divenuto servo”, è divenuto colui che vive solo del Padre per amare gli uomini e in quell’abbassarsi c’è l’amore che diventa talmente l’altro da dare la vita all’altro.

Amare è regalare se stessi nel massimo della propria identità al cuore del fratello.

Davanti al mistero della croce impariamo a dare una risposta alla parola “amore”.

L’uomo non può vivere se non ama perché l’amore è il rivelarsi progressivo della libertà del cuore. In quel morire c’è il coraggio di Gesù di dire all’uomo “ti amo” perché nel “ti amo” l’uomo dimentica sè stesso, gode dell’altro e dice all’altro: sei grande.

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V DOMENICA DI QUARESIMA  (ANNO A) – 06 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014 — papolino25 @ 10:53

Letture : Ez 37,12-14Rm 11Gv 11,1-45

OMELIA

Giotto_di_Bondone_021Il desiderio di crescere nella conoscenza di Gesù ci ha portato a condividere la sete della Samaritana e il desiderio di luce del cieco nato.

La bellezza di conoscere Gesù si costruisce in un cammino continuo dove, nella sete del suo mistero, progressivamente entriamo nel mistero della sua luce. Conoscere Gesù è essere nella luce.

Gesù questa mattina ci offre la grandezza della sua identità in quella meravigliosa espressione: “Io sono la resurrezione e la vita”. In questo cogliamo il nucleo fondamentale che dà risposta agli interrogativi della vita.

L’uomo si pone la domanda “che senso ha vivere per poi morire?”

Davanti a questo interrogativo di fondo Gesù dice “io sono la resurrezione e la vita” e lo dice attraverso due passaggi: con l’espressione “Io sono” e poi con il profondo atteggiamento di compassione, di condivisione, di pianto.

Gesù è la resurrezione e la vita perché ha condiviso l’interrogativo più profondo dell’uomo circa il dramma della morte; innanzitutto Gesù ci dice “Io sono”.

In questa espressione scopriamo come Gesù sia il soffio della vita dell’uomo, in quel “Io sono” cogliamo la vera identità di Gesù: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui e nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste se non per mezzo di lui”.

Lui è il soffio della vita, lui è la risurrezione, in lui c’è la vita, in lui opera quel meraviglioso Spirito Santo di cui ha parlato l’apostolo Paolo, perché in lui c’è la vittoria sulla morte.

Il cristiano quando entra in rapporto con il Maestro gode la vita perché la vita è essenzialmente un mistero di comunione. Dove c’è comunione lì è la vita e, dove c’è comunione, la morte non ha nessun potere perché l’uomo è comunione, che è il senso della vita.

In questo Gesù ci regala questa meravigliosa esperienza: se la vita concreta, nelle sue contingenze, è ricca di tanti interrogativi nel contatto credente con il Maestro l’uomo respira la vita che è comunione.

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