Omelie di Mons. Antonio Donghi

24 luglio 2013

XVI DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 21 Luglio 2013

Filed under: g. Luglio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:34

Letture: Gn 18,1-10 Col 1,24-28 Lc 10,38-42

OMELIA

29072011-IMG_5121Domenica scorsa Gesù ci insegnava a farci prossimo di ogni fratello, ad ascoltare ogni grido di sofferenza di qualunque genere potesse essere poiché, nell’atto in cui noi apriamo il cuore e l’intelligenza al grido del fratello, noi siamo costituiti suo prossimo.

E l’evangelista Luca, oggi, per aiutarci ad entrare in questa vocazione a farci prossimo di ogni fratello ci indica l’esempio perché possiamo essere creature sempre in ascolto: è la figura di Maria ai piedi di Gesù.

In questa figura noi ritroviamo cosa significhi ascoltare.

Se guardiamo attentamente la postura di questa donna essa dice tutto il suo atteggiamento interiore: “stava ai piedi di Gesù” e, in questo atteggiamento, si rivela ciò che era presente nel suo cuore poiché la ricchezza dell’ascolto è direttamente proporzionale al tipo di rapporto che si stabilisce tra il Signore e la sua creatura.

Allora ci accorgiamo che l’ascolto di Maria nasce fondamentalmente dal fatto che Maria è stata conquistata da Gesù.

L’ascolto è direttamente proporzionale al fascino che una persona sta vivendo.

Gesù l’aveva “presa” e, in certo qual modo, Gesù l’aveva talmente attirata che il senso della sua vita era stare ai piedi di Gesù..”bere” non solo ogni sua parola, ma ogni suo atteggiamento in modo che l’ascolto, scaturito dall’amore, diventasse una meravigliosa professione di fede.

L’ascolto è amare una presenza, è spalancare la propria persona all’invadenza di un altro; l’ascolto è dire che l’altro è la luce e la fiamma del cuore; in questo noi scopriamo perché Gesù abbia fatto l’elogio di Maria, perché la grandezza del discepolo del Signore è tutta nell’ascolto.

Dobbiamo sicuramente tenere sempre presente che “ascoltare” non vuol dire udire, è una spiegazione abbastanza ovvia, perché l’”ascolto” è l’espressione interiore che diventa anche espressione fisica di qualcosa di grande che prende l’uomo.

Allora ci accorgiamo che l’ascolto va al di là delle parole……… Le parole sono solo un linguaggio di un ascolto più profondo.

Spesse volte tutte le parole che noi udiamo possono scivolare via perché sono fatti di memoria, ma il criterio è che, quando uno ascolta, in certo qual modo, ha il gusto di far abitare l’altro dentro di sé e l’abitazione dell’altro dentro di sé è più importante della memoria delle parole, perché l’esperienza dell’altro che entra in noi fa sì che l’altro possa essere a suo agio.

Ecco perché il Signore ha fatto l’elogio di Maria e, questo, è l’elogio che ognuno di noi dovrebbe ricevere ogni giorno dal Signore: ” fin dal mattino ti ho cercato”, quando noi ci svegliamo dicendo: “parla, o Signore, che il tuo servo ti ascolta”…..

La bellezza della vita non è parlare……………….la bellezza della vita è il gusto di ascoltare…

che è un fatto di udito,

è un fatto di occhio,

è un fatto di sensibilità emozionale,

è un fatto anche di affettività in cui tutto l’uomo si apre all’evento di Dio…..

E allora diventando alunni della Parola di questa mattina noi riusciamo scoprire che, chi sa ascoltare, chi sa dare ospitalità a Dio nella pienezza della sua persona diventa fecondo: è la fecondità di Abramo e Sara che abbiamo ascoltato nella prima lettura perché un vero ascolto è sempre fecondo, perché genera nel cuore la capacità di vivere.

Chi sa ascoltare avverte la fiducia dell’altro che comunica la sua interiorità.

E allora noi, questa mattina, dobbiamo proprio porci in questo atteggiamento con un grande risultato, di vivere quello che Paolo ci ha detto nella seconda lettura “do compimento a ciò che manca nella mia carne dei patimenti di Cristo”: è diventare il Cristo!

Noi, nel Signore, abbiamo la pienezza della vita perché nel Signore abbiamo la vera luce che illumina i passi e  il vero fuoco che anima continuamente la nostra esistenza, ma solo “ascoltandolo” noi diventiamo fecondi vivendo i sentimenti che sono in lui.

E ascoltare il Signore è vivere il suo mistero.

Chi ascolta vive come chi gli parla, in una perfetta sintonia interiore…… Ecco perché il Signore questa mattina vuole veramente educarci a porre la nostra vita in un intenso calore interiore di ascolto, in modo da ritrovare, nonostante le varie distrazioni della storia, persone che nel cammino della loro vita vivono del Signore e solo del Signore.

È il motivo per il quale noi questa mattina siamo venuti qui.

E questa mattina siamo come Maria ai piedi del Signore, che è qui presente.

Il nostro ritrovarci in chiesa è un cuore che ha sete del Dio che parla, è un cuore che ha sete della persona di Gesù, un cuore che ha sete per essere dissetato dalla luce che viene dall’alto.

E il Signore non ci delude perché, il Signore, mentre lo stiamo ascoltando ci regala sé stesso.

Non ci regala solo le sue parole, ci regala la sua persona: il mio corpo dato, il mio sangue versato -dice Gesù- per cui, entrando in noi, Gesù rende feconda la nostra vita.

Chi, con la sete della sua vita, si accosta a quel pane e a quel vino è veramente abitato dal Signore che gli dà la sua fecondità e, la fecondità del Signore, è la speranza del cuore in modo che uscendo di chiesa possiamo dare compimento ai patimenti di Cristo regalando ai fratelli la bellezza della resurrezione, la bellezza del sorriso di Dio che vuole fare nuove tutte le cose.

Viviamo così questo mistero nella certezza che la sete di ascolto del Maestro sia la vera anima della nostra anima, in modo che la vita non sia “un correre per fare tante cose” che sono distraenti, autoreferenziali, principio di gratificazione e di protagonismo, ma entriamo nella certezza del primato di Gesù nel cuore, nella mente, nelle parole.. in modo che la nostra vita, nella semplicità di tutti giorni, possa diventare il meraviglioso sacramento di Gesù che regala la speranza ad ogni cuore turbato, perché ascoltandolo, la vita diventa diversa.

Cinque minuti con Gesù danno una tonalità diversa alla vita: ci ricolma di luce, di speranza………

Non siamo più soli perché il Gesù che parla ci apre all’ascolto  e ci dice sempre: “Sono con te, coraggio, cammina, nonostante il travaglio della storia”.

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XV DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 14 Luglio 2013

Filed under: g. Luglio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:14

Letture: Det 30,10-14 Col 1,15-20 Lc 10, 25-37

OMELIA

Buon-SamaritanoIl discepolo sa esattamente che la sua vita è il luogo in cui Gesù rivive continuamente il suo mistero e, la missione a cui il Maestro ha inviato a compiere i discepoli domenica scorsa, è stata una missione di comunicazione di gioia e di speranza perché Gesù, nella storia degli uomini, è gioia e speranza.

Ma come il cristiano imitando il Maestro divino può diventare segno gioioso di speranza?

La parabola che poc’anzi abbiamo ascoltato ci aiuta ad entrare in questa risposta poiché, la parabola, è la storia di Gesù.. espressa nella parabola.

Infatti, se guardiamo attentamente la successione della medesima, ci accorgiamo come ogni tratto del discorso del Maestro è l’espressione della sua vita. E allora il primo interrogativo che è alla fonte della parabola è: cosa vuol dire essere “prossimo”?

E’ la domanda che lo scriba rivolge a Gesù e Gesù, nella sua risposta, ribalta in modo ordinario di considerare il prossimo.

Noi in genere, alla luce anche del linguaggio e di Marco e di Matteo, pensiamo che il prossimo sia la persona alla quale veniamo incontro. Ma se noi guardiamo attentamente questa visione è pericolosa perché, in certo qual modo, può generare l’idea che io valuti l’altro se sia degno o meno del mio aiuto.

E quindi sono schiavo dei miei preconcetti…….

In Luca il discorso si ribalta: chi è prossimo?

Prossimo è colui alle cui orecchie giunge un grido di aiuto.

Prossimo non è l’altro che ha bisogno, ma prossimo siamo noi che spalanchiamo la nostra esistenza ad ogni interpellanza dei fratelli.

Ogni uomo che la Provvidenza ci fa incontrare è un dono che ci stimola a essergli prossimo.

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15 luglio 2013

XIV DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 07 Luglio 2013

Filed under: g. Luglio 2013 — papolino25 @ 20:29

Letture: Is 66,10-14 Gal 6,14-18 Lc 10,1-12.17-20

OMELIA

 C14-wIl cammino che il cristiano è chiamato a costruire giorno per giorno è cammino di progressiva immedesimazione nel Maestro.

La bellezza del discepolo è permettere al Maestro di vivere continuamente in lui la sua vicenda storica.

Ma Gesù, questa mattina, attraverso la parola che ci sta regalando ci dice che la gioia di appartenere a lui la dobbiamo comunicare agli altri.

È il senso della missione che Gesù dà ai discepoli questa mattina poiché, i doni di Dio, si riconoscono solo regalandoli, perché ognuno di noi è un capolavoro di Dio per rendere contenti i fratelli regalando la gioia di Dio.

Non avrebbe senso che la nostra esperienza di credenti fosse semplicemente relegata alla nostra condizione personale; in questo caso potremmo cadere nell’illusione di essere credenti.

La bellezza della vita è regalare.

Nel momento in cui regaliamo comprendiamo i doni di Dio.

È una verità, questa, che noi dovremmo continuamente approfondire perché la bellezza dell’esperienza cristiana è quella della condivisione.

Ognuno è dono perché l’altro goda la vita.

Ecco perché Gesù -come abbiamo udito- manda i discepoli perché possano andare ad annunciare la pace: annunciare quei doni e i frutti  dello Spirito che devono realizzare la persona.

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8 luglio 2013

XIII DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 30 Giugno 2013

Filed under: f. Giugno 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:14

Letture: 1Re 19,16.19-21 Gal 5,1.13-18 Lc 9,51-62

OMELIA

1971285871La conoscenza di Gesù è il fascino della nostra storia e questa conoscenza noi la acquisiamo progressivamente vivendo come il Maestro è vissuto.

Conoscere Gesù e vivere come Gesù è la stessa identica cosa poiché la nostra conoscenza è direttamente proporzionale alla imitazione che noi, giorno per giorno, operiamo nella personalità del Maestro e questa mattina l’evangelista Luca ci offre uno spaccato dello stile di vita di Gesù cui noi siamo continuamente chiamati a imitare: Gesù sale a Gerusalemme.

In questo linguaggio che l’Evangelista ci offre non c’è semplicemente un itinerario – Gesù dalla Galilea va a Gerusalemme – ma in questo cammino c’è il senso della sua vita.

E questo lo cogliamo attraverso tre elementi che emergono dall’annuncio del Vangelo:

-Gesù va a Gerusalemme

-perché deve compiere quello che il Padre vuole

-e va a Gerusalemme in modo deciso.

Tre aspetti che l’Evangelista ci offre e attorno ai quali noi possiamo imparare lo stile di vita di Gesù.

Innanzitutto, cosa vuol dire andare a Gerusalemme?

L’esperienza che noi cogliamo dalla tradizione spiritualistica ci fa intuire che Gerusalemme è il luogo della fedeltà di Dio, è il luogo in cui Dio realizza le sue promesse, clima in cui la presenza del divino dà la gioia alla vita.

Salire a Gerusalemme è accedere al mistero di Dio stesso.

Infatti se guardiamo attentamente la narrazione di Luca, chiunque si allontana da Gerusalemme è un deluso, come i discepoli di Emmaus…… chi si allontana da Gerusalemme è colui che non vuole vivere l’oggi misterioso di Dio, come il sacerdote e il levita che scendono da Gerusalemme nel racconto del samaritano.

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