Omelie di Mons. Antonio Donghi

23 marzo 2013

V DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – 17 Marzo 2013

Filed under: c. Marzo 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 12:19

Letture: Is 43,16-21 Fil 3,8-14 Gv 8,1-11

OMELIA

Gesu-AdulteraLa bellezza d’essere discepoli del Signore è lasciarci amare in modo continuo e ineffabile perché in Gesù possiamo ritrovare la nostra libertà, possiamo ritrovare il gusto d’essere in comunione con Dio.

Tuttavia l’uomo, quando entra in questa gratuità dell’amore di Dio e entra in dialogo con lui, il mistero della libertà diventa la gioia di lasciarsi perdonare.

Dio perdona nell’atto del regalare all’uomo la sua libertà, in questo noi scopriamo che una delle coordinate fondamentali della nostra vita è la gioia d’essere perdonati!

Anzi, l’uomo, più gusta l’essere perdonato più ritrova la sua libertà.

Allora, davanti alla domanda cosa vuol dire essere perdonati, il profeta Isaia è stato molto chiaro: l’uomo è perdonato quando ritrova la gioia di vivere.

L’uomo è perdonato quando ritrova il gusto di essere una creatura nuova, l’uomo è perdonato quando intravede la fiducia inesauribile di Dio.

Non esiste perdono quando l’uomo non avverte la creatività divina nel proprio cuore.

Infatti, quando uno perdona, se non quando regala all’altro tutta la sua fiducia?

Gesù, nei nostri confronti, si rivela come colui che ci dice: oggi la tua vita è rifatta perché la tua vita, oggi, in me è perdonata.

E qual è il metodo che noi possiamo avvertire di questo perdono che il Signore in modo inesauribile e rigenerativo ci regala continuamente?

Il racconto del Vangelo di Giovanni è il segno, è il metodo per gustare l’essere perdonati.

Infatti, se entriamo nel centro del racconto, scopriamo questo tipo di struttura: c’è questa donna, peccatrice e, davanti ad essa, Gesù che pone un primo gesto: si abbassa a terra, scrive per terra, poi si rialza e si rivolge agli accusatori e successivamente, di nuovo, dopo aver parlato, si inchina verso la terra, scrive e si rialza.

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11 marzo 2013

IV DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – 10 Marzo 2013

Filed under: c. Marzo 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:07

Letture: Gs 5,9 a. 10-12 2 Cor 5,17-21 Lc 15,1-3.11-32

OMELIA

13484.tifIl cammino della Quaresima è un invito costante alla conversione, a sviluppare la dimensione positiva della nostra vita, morendo progressivamente a ciò che non è il Signore e possiamo costruire questo cammino nella profonda consapevolezza che siamo immensamente amati da Dio.

Convertirsi è dire grazie a Dio del suo immenso amore.

Se la conversione si costruisce attraverso questa ricchezza, Gesù oggi ci invita a meditare l’amore di Dio.

L’uomo non si converte se non si sente amato.

Rileggendo l’inizio della parabola, cerchiamo di comprendere le caratteristiche dell’amore del Padre perché, se non entriamo in questo orizzonte, la conversione non è vera, autentica ed evangelica.

Riascoltando la parabola notiamo all’inizio di essa un particolare: Dio ama la libertà dell’uomo.

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6 marzo 2013

III DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – 03 Marzo 2013

Filed under: c. Marzo 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:13

Letture: Es 3,1-8.13-15    1 Cor 10,1-6. 10-12        Lc 13,1-9

OMELIA

198Il cammino quaresimale ci apre progressivamente a gustare la bellezza d’appartenere al Signore e, in questo cammino, oggi Gesù ci invita ad entrare nel mistero della nostra conversione. Tale impegno ci è stato donato il giorno delle Ceneri attraverso quelle espressioni: “Convertitevi e credete al Vangelo!”

La conversione dunque è la condizione mediante la quale noi, ogni giorno, dilatiamo la gioia di appartenere al Signore, ma la conversione, alla luce della Parola che questa mattina abbiamo ascoltato, come la potremmo interpretare?

In genere quando sentiamo la parola “conversione” in modo immediato appare, all’orecchio del nostro cuore,qualcosa di duro, di difficile, che, in certo qual modo, dà un certo senso di tristezza alla nostra esistenza, quasi una ricerca di liberazione da qualcosa che ci opprime.

Se approfondissimo, alla luce delle parole che Gesù questa mattina ci sta rivolgendo, la conversione è lo slancio interiore per gustare la familiarità con Dio.

Infatti, se intuiamo il significato della prima lettura in questo cammino di conversione, percepiamo che la conversione è la creatività di Dio dentro di noi, la conversione è l’azione divina nel nostro cuore.

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2 marzo 2013

II DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO C – 24 Febbraio 2013

Filed under: c. Marzo 2013 — papolino25 @ 11:43

Letture: Gen 15,5-12.17-18 Fil 3,17-4,1 Lc 9,28-36

OMELIA

trasfigurazione_2Il cristiano ha il gusto di conoscere sempre più, giorno per giorno, il Maestro divino.

La Quaresima rappresenta il momento ideale per entrare in questa conoscenza…..da una parte – dicevamo domenica scorsa – le difficoltà sono il luogo per maturare nella fedeltà di Dio.

La parola di Dio entrando in noi riscalda il cuore, illumina la mente e dà la capacità di vincere ogni oscurità. Oggi, Gesù, per farci comprendere come la sua conoscenza si realizza sull’albero della croce, manifestazione piena dell’amore di Dio per l’umanità, ci vuole aiutare a capire come poter entrare in questo che è il nucleo fondamentale della fede, ma anche il nucleo fondamentale della nostra vita poiché la croce è l’espressione massima dell’amore di Gesù per il Padre e per ogni uomo.

Il contesto nel quale l’episodio della trasfigurazione si colloca ci offre due particolari stimolazioni perché possiamo entrare veramente in questa conoscenza di Gesù: -)il tutto avviene sul monte, -)Gesù è in stato di preghiera.

Queste due connotazioni rappresentano la condizione per entrare nella gloria del Crocifisso: innanzitutto l’evento si colloca sulla montagna.

Quando ci accostiamo le divine Scritture notiamo in particolare che Dio rivela la sua gloria sempre sul monte; nel cammino dell’esodo Dio appare a Mosé sul Sinai, nell’esperienza del profeta Elia sul monte Oreb perché, salire sul monte, vuol dire entrare nella vicinanza di Dio. Gli antichi usavano i linguaggi del concreto per indicare gli itinerari interiori per comprendere il rapporto con Dio.

Davanti alla visione un po’ antropologica che Dio abita lassù, dove c’è massima vicinanza con Dio se non sulla cima di un monte?

Salire sul monte era dilatare la sete del volto di Dio, salire sulla montagna con Gesù è rivivere in modo profondo questa sete del rapporto con il Padre che caratterizzava la sua esistenza e che deve caratterizzare la nostra esistenza.

Salire sul monte vuol dire progressivamente allontanarci dalle realtà contingenti di questa vita, vuol dire “leggere” con maggiore distacco, vuol dire camminare in altezza per illuminare tutto ciò che è in pianura.

Chiunque voglia cedere all’esperienza dell’amore di Dio nella morte-risurrezione di Gesù deve salire sul monte, deve dimenticarsi del contingente transuente per potersi illuminare di quella eternità beata che è la  speranza in ogni travaglio storico.

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