Omelie di Mons. Antonio Donghi

20 febbraio 2012

VII DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 19 Febbraio 2012

Filed under: b. Febbraio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 22:07

Letture: Is 43,18-19. 21-22. 24-25 2Cor 1,18-22 Mc 2,1-12

OMELIA

Gesù attraverso i diversi racconti evangelici ci rivela progressivamente la sua personalità.

Domenica scorsa attraverso la guarigione del lebbroso ci ha detto che egli è venuto perché l’uomo uscisse dalla sua emarginazione e ritrovasse la bellezza e il gusto della comunione.

È il grande ideale che il Vangelo continuamente ci regala ed è il senso stesso della venuta del Maestro in mezzo a noi, ma per entrare in questa esperienza di comunione l’uomo deve essere liberato, perché la comunione è l’incontro di persone che amano comunicarsi la vera libertà, perché la comunione è la sinfonia degli uomini liberati.

E Gesù, per educarci a come possiamo entrare nell’esperienza della vera libertà, oggi ci aiuta a coniugare due fatti: da una parte il miracolo del paralitico, dall’altra la grande affermazione che, egli, è venuto a donare il perdono dei peccati.

E Gesù, coniugando queste due realtà  – il miracolo e il perdono dei peccati – vuole aiutarci a comprendere cosa significhi, nella nostra vita, essere uomini guidati alla libertà, attraverso l’esperienza del perdono.

Ora, se noi guardiamo il miracolo, ci accorgiamo che il paralitico è un uomo che ha perso la sua autonomia: è paralitico, non può camminare come vuole, deve essere sorretto da altri, dipende dalla presenza dei fratelli e, quindi, è espressione dell’uomo che vive uno stato di schiavitù.

Ora davanti a questo fatto Gesù, attraverso la parola, pone l’uomo nella libertà.

Quell’uomo che dipendeva da tutti, attraverso l’incontro con il Signore, riacquista la sua autonomia e davanti a tutti se ne va. Colui  che era rinchiuso nella propria povertà diventa un uomo che, nella libertà, rientra in rapporto con i fratelli.

Il miracolo ridona libertà all’uomo.

Gesù ha coniugato questo miracolo con l’esperienza del perdono dei peccati.

E allora, anche noi dobbiamo imparare che la vera libertà dell’uomo passa attraverso il perdono dei peccati! Ma il grosso interrogativo è che l’uomo non sempre riesce a cogliere le espressioni di Gesù in tutta la sua profondità poiché, l’uomo, non ha il gusto di una gioia essenzialmente perdonata. Infatti, il dramma in cui l’uomo tante volte si colloca, è pensare che il perdono dei peccati sia un cancellare il peccato, non avere più peccati…….ma se noi rimanessimo in questo tipo di lettura noi non riusciremmo a comprendere lo stretto rapporto che Gesù, questa mattina, nel testo evangelico ci ha regalato.

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VI DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 12 Febbraio 2012

Filed under: b. Febbraio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:26

Letture: Lv 13,1 2. 45-46 1Cor 10,31-11,1 Mc 1,40-45

OMELIA

Domenica scorsa la parola di Dio ci ha fatto contemplare Gesù immerso nella comunione con il Padre e, da tale intimità è rinata nella libertà, l’attività di Gesù che compie i miracoli Nasce allora l’interrogativo quale sia il rapporto tra l’intimità con il Padre e i miracoli che Gesù compie.

Ogni gesto che Gesù compie è  rivelativo del rapporto che egli ha con il Padre e la risposta è data dal miracolo che, questa mattina, l’evangelista Marco ci offre: il miracolo di un lebbroso.

Gesù, nel rapporto con il Padre, ha percepito in profondità che il senso della sua missione era condurre gli uomini alla vita di comunione poiché l’unico senso dell’esperienza evangelica è quello di ricondurre l’uomo a quella fraternità che si elabora nella storia ad immagine del meraviglioso rapporto che esiste tra il Padre e il Figlio nello Spirito Santo.

Tutta l’esperienza cristiana è costitutivamente un evento di fraternità.

Per indicare questa esperienza che Gesù compie con il Padre e che è il senso portante del Vangelo, l’Evangelista ci pone questa mattina davanti agli occhi il miracolo del lebbroso.

Il lebbroso, e lo abbiamo ascoltato dal testo del Levitico è l’espressione della persona emarginata, della persona che vive una solitudine di allontanamento, una persona a cui è proibito il rapporto con chiunque.

Diremmo noi che è una norma “normale” , igienica, per non contaminare gli altri, ma il senso evangelico è molto più profondo.

Nell’esperienza del lebbroso c’è l’uomo che non vive più la solidarietà con i fratelli.

E quando l’uomo non vive in solidarietà e si rinchiude in sé stesso, nelle proprie autosufficienze, nelle proprie chiusure è un uomo che è destinato a fallire.

L’uomo è essenzialmente comunione.

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6 febbraio 2012

V DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 05 Febbraio 2012

Filed under: b. Febbraio 2012 — papolino25 @ 21:50
Letture: Gb 7,1-4.6-7 1Cor 9,16-19.22-23 Mc 1,29-39
OMELIA
Gesù è il maestro che insegna con autorità poiché la sua persona genera speranza nel cuore dell’uomo.

E’ la verità che Gesù ci regalava domenica scorsa e, questa esperienza, continua nella parola di questa mattina dove il tema della guarigione spirituale, il caso di Giobbe e di Paolo e la guarigione fisica, sono i luoghi in cui Gesù comunica speranza, ma l’evangelista Marco –  questa mattina –  ci vuole introdurre nel segreto che ha caratterizzato Gesù e lo ha portato ad essere segno di speranza.

Infatti, il brano che poco fa abbiamo ascoltato, potremmo definirlo come il brano “sintetico di una giornata di Gesù” in cui si coniugano attività e contemplazione.

Ed è in questa esperienza di contemplazione che Marco ci vuole introdurre in modo che, il nostro comunicare  speranza, sia il luogo della libertà di Dio. Infatti, così, si è espresso l’evangelista Marco: “Al mattino presto si alzò, quando era ancora buio e, uscito si recò in un luogo deserto e là pregava.”

In questa pennellata l’evangelista ci dà quello che è il tenore interiore della vita di Gesù, una vita di intensa comunione con il Padre.

Sono interessanti le immagini che l’evangelista utilizza: innanzitutto la visione di Gesù che quando è ancora buio “si alza”,  il mattino presto… e in questo c’è tutta una tonalità interiore…. perché il buio è l’impotenza dell’uomo…….. il mattino presto indica la condizione dell’uomo che vuole consacrarsi all’oggi di Dio.

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IV DOMENICA TEMPO ORDINARIO – ANNO B – 29 Gennaio 2012

Filed under: a. Gennaio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:43
Letture: Dt 18,15-20    1Cor 7,32-35 Mc 1,21-28
OMELIA

Domenica scorsa Gesù ci ha regalato il compito di essere sacramento del suo amore.

La bellezza profonda di essere discepoli è essere segno visibile, davanti agli uomini, dell’amore di Dio che  in modo invisibile si comunica ai fratelli.

Di fronte a questo grande orizzonte che ci affascina, perché la grandezza di essere segni del Signore risorto per i fratelli è un’avventura veramente esaltante per il nostro Spirito, oggi Gesù ci dice che dobbiamo accostarci a lui come al Maestro che insegna con “autorità”.

Questo nostro accostarci a Gesù in questo orizzonte ci fa intuire cosa significhi che “Gesù insegni con autorità”.

Davanti a questa espressione possiamo cogliere tre sfaccettature per ritrovare la bellezza di Gesù che è maestro creativo di speranza.

Noi, quando siamo di fronte al principio dell’insegnare, possiamo facilmente cadere nella tentazione del vedere l’insegnamento come il dire delle cose a degli alunni. Ma se guardiamo attentamente, si può cadere in una forma molto estrinseca e, questo atteggiamento, lo avevano anche gli scribi: studiavano la Legge, la insegnavano, accompagnando l’insegnamento con una serie di precetti morali…. Gesù, invece, insegna in modo diverso perché, nelle tre sfaccettature che insieme vorremo sottolineare, intuiamo l’originalità dell’insegnamento del Maestro.

Innanzitutto Gesù ci insegna che la condizione per comunicare qualcosa ai fratelli è che noi veramente veniamo formati da un mistero di comunione con Dio e con i fratelli.

E’ il grande mistero dei trent’anni di vita nascosta di Gesù. In quei trent’anni Gesù ha imparato a diventare “Maestro” condividendo la vita degli uomini e ascoltando intensamente la voce del Padre, come ci ha detto l’autore del Deuteronomio di stamattina.

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