Omelie di Mons. Antonio Donghi

31 maggio 2010

ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno C, 16 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 16:33

Letture: At 1,1-11        Eb 9,24-28;10,19-23              Lc 24,46-53

OMELIA

L’esperienza della Pasqua ci ha aiutati a concentrare la nostra attenzione sull’esperienza del Risorto.

Un’esperienza così profonda che si è poi radicata nella consapevolezza che il Risorto con il Padre, nello Spirito Santo, abita dentro di noi. Il gusto della resurrezione fluisce dalla ferma convinzione di questa inabitazione divina che ci dà la capacità di comunicare nel tempo senza alcuna paura.

Questa esperienza di cui siamo ogni giorno arricchiti oggi ci proietta verso l’alto, verso il mistero dell’assunzione di Gesù in cielo perché la presenza del Signore in noi è altamente dinamica.

Il Signore assunto in cielo, presente dentro di noi, ci attira continuamente verso la sua gloria. Tutti siamo protesi verso il momento in cui Gesù riapparirà e ci illuminerà del suo gaudio eterno, per sempre…ma questo mistero che ci deve sempre più affascinare come si realizza concretamente nella nostra vita andando alla scuola della Parola che il Maestro, questa mattina, ci rivolge?

L’evangelista Luca narrando l’evento dell’assunzione di Gesù al cielo pone in atto tre verbi che sono la vitalità di Gesù che viene regalata a ciascuno di noi: “alzate le mani, li benedisse, si staccò da loro”. Tre verbi che evidenziano l’esperienza di Gesù ma, nello stesso tempo, sono il principio in base al quale noi possiamo sperimentare questa glorificazione.

Innanzitutto l’atteggiamento di Gesù: “alzate le mani” .

Se guardiamo attentamente il significato di questo gesto esso è l’espressione della condizione sacerdotale di Gesù. E’ quello che in modo narrativo ci ha comunicato l’autore della lettera agli Ebrei: “Gesù in stato di offerta”.

In quel momento cogliamo il mistero all’interno di Gesù il cui scopo è stato quello di essere l’oggi della volontà di Dio, come Gesù stesso ci ha detto questa mattina all’inizio del testo evangelico: la bellezza di Cristo che si offre al Padre ….e nel suo atto oblativo c’è la redenzione dell’intera umanità.

Gesù sale alla destra del Padre perché la sua esistenza è stata tutta nel Padre e con il Padre. Infatti, se entriamo nel profondo del cuore di Gesù, nel mistero della sua assunzione, percepiamo questo dinamismo oblativo che è niente altro che una attrazione. Il sacrificio di Gesù è la comunione con il Padre che si espande continuamente.

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20 maggio 2010

Filed under: d. Aprile 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 20:50

15 maggio 2010

VI DOMENICA DI PASQUA – Anno C, 9 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 09:50

Letture: At 15,1-2.22-29          Ap 21,10-14.22-23     Gv 14,23-29

OMELIA

Il Risorto ci sta facendo percorrere un cammino perché lentamente possiamo assumere la sua mentalità e noi possiamo veramente avvertire questa sensibilità di Cristo dentro di noi attraverso l’espressione con la quale Gesù oggi ha iniziato il racconto evangelico: “Amare e osservare” .

“Se uno mi ama osserva la mia parola” dove, in questi due verbi “amare ed osservare” ritroviamo quella che è la dinamica all’interno dell’uomo che crede: amare e accogliere, osservare e mettere in pratica.

L’osservare è il divenire dell’accogliere, è il divenire dell’essere intensamente immersi nell’amore del Signore; quindi la “mentalità” è niente altro che lo sviluppo di questa diuturna accoglienza del Signore, lasciandoci da lui amare, in modo che la nostra vita diventi il sacramento, il segno concreto della sua Presenza.

Ma nel momento nel quale assumiamo questa mentalità riscopriamo una ricchezza meravigliosa della nostra vita: “Il Padre lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”.

Intuiamo quindi una circolarità che entusiasma chiunque abbia la gioia di essere discepolo del Signore: chi nell’amore osserva, gode di una Presenza.

Il Padre e il Figlio nella illuminazione operativa dello Spirito vengono ad abitare in noi per cui, scopriamo questo cammino nella nostra esistenza: mentre amiamo ed osserviamo godiamo una Presenza e questa Presenza diventa un amore che a sua volta diventa linguaggio concreto.

E’ quell’esperienza che noi come cristiani siamo continuamente chiamati a sviluppare: l’inabitazione di Dio che diventa vita e la vita che, a sua volta, diventa segno meraviglioso della vita di Dio dentro di noi.

Ma questa verità del dimorare dentro di noi del Padre e del Figlio nello Spirito Santo ha un duplice effetto che dobbiamo cercare di mettere bene a fuoco per essere uomini, al di là delle tribolazioni della vita, ricchi di grande speranza!

Quando vogliamo riuscire ad intravedere cosa sia la vita non dobbiamo guardarci troppo d’attorno…. dobbiamo rientrare in noi stessi e ritrovarci “abitati” dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo. Allora, come prima sfaccettatura di questo dimorare di Dio in noi ci accorgiamo che il gusto della vita divina in noi brucia tutto ciò che è negativo; brucia la nostre paure perché quando siamo abitati dalle tre Persone divine non esiste più la paura, perché esiste una Presenza.

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11 maggio 2010

V DOMENICA DI PASQUA – Anno C, 2 Maggio 2010

Filed under: e. Maggio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 13:51

Letture: At 14,21-27  Ap 21,1-5   Gv 13,31-35

OMELIA

Il cristiano ama stare nelle mani del Padre e del Cristo per lasciarsi forgiare da quel disegno divino che è la vera realizzazione dell’uomo. La bellezza dell’esperienza della Pasqua è niente altro che il gusto di stare con il Risorto lasciandosi plasmare da Lui poiché dobbiamo lentamente assumerne la mentalità.

Il Vangelo di questa mattina diventa, per un certo verso, la verifica se veramente stiamo con il Maestro e se, dall’altra parte, sappiamo leggere la nostra esistenza come il Maestro la sa interpretare.

Infatti il cristiano è l’espressione personale di come si legge la storia. Potremmo definire il brano di questa mattina: Gesù Maestro che ci educa ad interpretare l’esistenza partendo dal suo cuore. Infatti lo stesso precetto della carità è niente altro che il modo dinamico di leggere la storia.

Diventiamo perciò questa mattina, in modo particolare – alunni di Gesù – perché davanti agli interrogativi dell’esistenza sappiamo leggerli e rileggerli con il suo stesso occhio.

Davanti all’episodio di Giuda che esce dal cenacolo per tradire Gesù, Gesù non pensa a Giuda; nel momento nel quale Giuda esce dal cenacolo Gesù pensa al Padre perché la sua esistenza non è legata al tradimento di Giuda, perché la sua esistenza non è condizionata dai fatti concreti che lo circondano, ma la sua esistenza è capire unicamente le opere del Padre.

Poiché la sua vita si colloca in questo elemento interpretativo, Gesù davanti al tradimento di Giuda non ha nessuna reazione che abbia come oggetto una sua sensibilità psicologica: anche il tradimento di Giuda è luogo della gloria di Dio.

Chi, nella vita, quotidianamente legge la propria esistenza con l’occhio di Dio compiendone la volontà, anche gli elementi più drammatici dell’esistenza, li interpreta con l’occhio di Dio….è quella esperienza di grande liberazione interiore a cui il Signore quotidianamente ci chiama.

Spesso i fatti della vita li interpretiamo partendo dai nostri punti di vista, dalle nostre attese, dalle nostre illusioni perché fondamentalmente vogliamo essere protagonisti della nostra esistenza.

Gesù ha una diuturna familiarità con il Padre per cui la chiave interpretativa della sua vita è questo rapporto immediato che Egli ha con il Padre: nel cuore Egli gode d’essere nella luce.

Allora intuiamo il modo di procedere da parte di Gesù: cinque verbi che hanno tutti la stessa parola: “glorificare”.

E’ molto bello entrare in questa esperienza interiore di Gesù che dice: il Padre sta realizzando il suo progetto attraverso il tradimento di Giuda e questo progetto del Padre è il senso della vita, poiché Gesù è entrato nella storia non per risolvere i problemi degli uomini, ma è entrato nella storia per dare una mentalità agli uomini per cui, anche davanti alla croce, al tradimento, non esiste né la croce né il tradimento: c’è la gloria di Dio.

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