Omelie di Mons. Antonio Donghi

18 novembre 2013

XXXIII DOMENICA T.O.- ANNO C – 17 Novembre 2013

Filed under: k. Novembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 22:15

Letture: Ml 3,19-20 2Ts 3,7-12 Lc 21,5-19

OMELIA

Risurrezione-di-GesuGesù in queste domeniche ci ha aiutati ad entrare nel suo mistero e ci ha fatto gustare quell’esperienza di gloria che è la forza e la speranza nel cammino della vita quotidiana. Oggi questo senso della sua presenza deve diventare il criterio portante della nostra esistenza. La narrazione evangelica e il testo profetico ci hanno delineato situazioni difficili e drammatiche. Davanti a noi si è presentato lo scenario di una grande oscurità, di un profondo travaglio davanti al quale l’uomo si trova semplicemente sbigottito. E’ quell’incertezza globale drammatica che stiamo vivendo ai nostri giorni e davanti a questo scenario Gesù, oggi,  ci dice che non dobbiamo perdere la speranza. È molto bella l’immagine che Gesù ci ha regalato alla fine del Vangelo: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”.

In questa espressione del Maestro troviamo il cuore della speranza, perché Dio è con noi e, partendo da questa affermazione di Gesù, cerchiamo di rileggere in modo positivo il testo biblico che questa mattina la Chiesa ci offre in modo da poter dire che, se la storia è ricca di travaglio, il cristiano è nella luminosità pacifica di Dio, che è l’unica luce della vita quotidiana.

Innanzitutto dobbiamo prendere coscienza che il Signore è con noi qualunque possano essere le situazioni storiche, qualunque possano essere le oscurità della vita. Dio è in noi, Lui abita nelle nostre persone, e noi abitiamo in Lui.

Questa presenza è una presenza altamente dinamica. Egli, nelle nostre persone, continuamente ci ama, ci regala la luce, ci dice che non siamo mai soli. La sua presenza ci regala una continua rigenerazione. Direbbe Paolo: “Se Dio è con noi chi sarà contro di noi?”. Noi qualche volta non riusciamo costruire nella serenità, nella perseveranza la nostra esistenza perché il senso del Dio in noi qualche volta si raffredda, si oscura, e dimentichiamo questa energia divino-umana che è dentro di noi: siamo sacramento di una persona dalla quale siamo nati, nella quale costruiamo l’istante, quella persona che al termine della vita contempleremo eternamente.

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XXXII DOMENICA T.O.- ANNO C – 10 Novembre 2013

Filed under: k. Novembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:58

Letture: 2Mac 7,1-2.9-14 2Ts 2,16-3,5 Lc 20,27-38

OMELIA

831-gesu-fa-risorgere-i-morti-affresco-del-monastero-di-decani-kosovo-1350La Chiesa volendo rinnovare in noi la speranza davanti alle tribolazioni della vita ci ha introdotti, nelle feste passate, nella visione della Gerusalemme del cielo. In questo orizzonte riusciamo a comprendere la parola che Gesù questa mattina ci vuole regalare.

Di fronte all’interrogativo che qualche volta sorge nell’uomo circa il suo futuro Gesù, oggi, ci dà tre risposte perché entriamo nel gusto dell’eternità:

  • siamo stati giudicati degni della vita eterna,

  • siamo stati giudicati degni della risurrezione dei morti,

  • siamo figli di Dio.

Tre caratteristiche che ci ricolmeranno di gaudio in paradiso, ma che sono già attive in questo momento perché queste caratteristiche sono le caratteristiche di Gesù:

– Gesù vive in comunione con il Padre,

– Gesù è risorto dai morti,

– Gesù è il figlio di Dio per eccellenza

quindi, Gesù, attraverso questo racconto ci vuole far intuire che “in Gesù” abbiamo queste tre caratteristiche… che in lui stiamo vivendo… e saranno in pienezza quando, finalmente, giungeremo alla Gerusalemme eterna.

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XXXI DOMENICA T.O.- ANNO C – 03 Novembre 2013

Filed under: k. Novembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:23

Letture: Sap 11, 22-12,2 2Ts 1,11-2,2 Lc 19,1-10

OMELIA

Zaccheo e sicomoroLa comunione con i Santi del cielo ci ha dato l’ampio orizzonte nel quale costruiamo la nostra vita.

Nella mirabile comunione fra cielo e terra ritroviamo la speranza e il desiderio di camminare sempre più velocemente verso questo incontro finale in cui, la nostra esistenza, sarà realmente completa e realizzata.

In questo orizzonte non dobbiamo dimenticare il nostro presente: l’istante nel quale siamo chiamati a vivere.

È il criterio per cui, nel brano evangelico, per ben due volte c’è la parola “oggi”; “oggi” voglio venire nella tua casa, “oggi” per questa casa e la salvezza”.

L’uomo può veramente camminare verso la pienezza della gloria vivendo il suo oggi: è ciò che conta.

Il futuro sarà la conseguenza di tanti “oggi”.

La vita non è né un pensare di ieri perché non ci appartiene più, né un pensare a domani che non sappiamo cosa potrà accadere. La fecondità della vita è “oggi” perché l’oggi è il luogo nel quale si realizza il mirabile e misterioso dialogo tra Dio e ciascuno di noi. Il racconto di Zaccheo sullo sfondo del testo sapienziale ci dà la tonalità con la quale costruire la nostra esistenza. Vivere non è fare tante cose, ma vivere è costruire un dialogo tra la signoria di Dio che vuol parlare a noi e noi che ci rendiamo disponibili a questo dialogo. Innanzitutto il dialogo nasce dall’essere accolti dalla gratuità di Dio.

E’ la mirabile visione del testo sapienziale, è la narrazione dell’evangelista Luca nella quale Zaccheo è affascinato dalla persona di Gesù prima udita, poi desiderata e di seguito incontrata. Il dialogo nella vita nasce da questa iniziativa di Dio per cui l’istante è Dio che ama parlare con noi.

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COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – 02 Novembre 2013

Filed under: k. Novembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 21:19

Letture: Gb 19,1.23-27a Rm 5,5-11 Gv 6,37-40

OMELIA

tutti-i-santiRitrovarci oggi attorno a Cristo Signore nel ricordo dei fratelli defunti è un momento nel quale veniamo stimolati ad affrontare un grosso problema che travaglia l’uomo e che solo nell’incontro con il Signore ritrova la sua luminosità: il senso della morte, il senso del morire.

Davanti a questo interrogativo vogliamo trovare una risposta attraverso la preghiera della Chiesa. Gli interrogativi più profondi della vita non si risolvono con la filosofia, con le speculazioni intellettuali, ma la Chiesa ci insegna che è nello stile del pregare che l’uomo illumina la sua esistenza perché il pregare è la dolcezza della verità che penetra nel nostro cuore e ci dà la luce calda del cuore stesso che illumina l’esistenza.

Incominciando questa celebrazione abbiamo cantato una preghiera che ci accompagna sempre davanti al mistero della morte: “l’eterno riposo dona loro o Signore e splenda ad essi la luce perpetua”.

In questa preghiera la Chiesa ritraduce la risposta all’interrogativo cosa voglia dire morire. Il cristiano non conosce la morte, il cristiano conosce solo la vita.

Questa preghiera che ci è abituale e che tante volte assume una connotazione negativa-lugubre invece è un canto di luminosa speranza.

In questa preghiera troviamo due elementi che ci stimolano in questa direzione: le immagini della fede, la supplica dell’uomo.

Le due immagini della fede sono il riposo e la luce.

La bellezza della fede (soprattutto nella preghiera nella fede) vive di immagine perché, la fede, non è la somma di concetti, ma è la sinfonia delle immagini e allora vediamo l’immagine del riposo.

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