Omelie di Mons. Antonio Donghi

29 ottobre 2014

XXIX DOMENICA T. O. (ANNO A) – 19 Ottobre 2014

Filed under: j. Ottobre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:40

Letture: Is 45,1.4-6 1 Ts 1,1-5b  Mt 22,15-21

OMELIA

La bellezza dell’esperienza cristiana è che l’uomo è chiamato da Dio a vivere in stato di dialogo.download (2)

Dio entra nella storia dell’uomo, l’uomo entra nella storia di Dio.

È la fecondità della nostra scelta cristiana. Davanti a questo progetto la creatura si pone immediatamente l’interrogativo: come nella storia di tutti i giorni possono crescere nell’intimità di Dio?

L’episodio del Vangelo, al di là dell’immediata esperienza, il problema se pagare o no le tasse, ci insegna una cosa molto importante: come illuminare le nostre scelte storiche.

Il cristiano entra nell’intimità divina attraverso le modalità con le quali egli opera le sue scelte quotidiane.

Il testo evangelico ci offre tre passaggi che dovrebbero aiutarci a come costruire, nello stile del Vangelo, tutta la nostra esistenza: collocare gli interrogativi della nostra vita davanti al Signore, lasciarci dal Signore educare per reggere la nostra vita come “storia di Dio” e fare le scelte nella luce di Dio con la nostra piena libertà.

Il primo passaggio è quello di collocare la nostra storia davanti a Dio.

Se guardiamo attentamente la nostra esistenza ci accorgiamo come essa sia continuamente una somma di interrogativi, una somma di problematiche e di incertezze sia a livello personale, comunitario, ecclesiale, sociale, economico e politico. Il cristiano è davanti a grossi interrogativi e, davanti agli interrogativi, egli deve operare nella scelta cristiana il criterio fondamentale….. è porci davanti a Gesù per dirgli, nella semplicità del cuore: “Tu Gesù come la pensi, tu Gesù cosa faresti, tu Gesù come ti comporteresti?”.

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XXVIII DOMENICA T.O. – ANNO A – 12 Ottobre 2014

Filed under: j. Ottobre 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:33

Letture: Is 25,6-10 Fil 4,12-14.19-20 Mt 22,1-14

OMELIA

parable-of-the-wedding-feast-dionysiiIl cristiano è chiamato a leggere la propria storia partendo dalla fedeltà di Dio, partendo dalla certezza che siamo costruiti su una roccia che è Cristo Gesù, che la nostra esistenza è un culto in spirito e verità. Il mistero della Chiesa è il mistero nel quale respiriamo quest’atmosfera, è la bellezza di essere comunione, e nella comunione respiriamo la presenza del divino, contempliamo il mistero di Cristo e, nello Spirito Santo, percepiamo le meraviglie di Dio. In questo orizzonte e solo in questo orizzonte comprendiamo il mistero della Chiesa.

La gioia di appartenervi  è la gioia di una fraternità nella quale gustiamo la sensibilità divina, veniamo educati ad una autentica comunione e cresciamo nella vera libertà poiché non è in un luogo, non è in uno spazio che diamo gloria a Dio, ma unicamente su quel fondamento che è Gesù Cristo, unica luce della vita, unico calore del cuore, unico orientamento delle nostre scelte quotidiane.

L’interrogativo che nasce è quello di cogliere quello che avviene nella vivacità esistenziale del mistero della Chiesa. Credo che la nostra riflessione possa costruirsi attraverso tre passaggi:

  • la Chiesa è una convocazione a celebrare le nozze dell’Agnello
  • in una affascinante convivialità,
  • a questa convivialità sono chiamati tutti gli uomini, da qualunque realtà provengano, dove l’unico valore è l’essere attirati nel Mistero del Cristo morto e risorto.

Innanzitutto la bellezza dell’essere Chiesa è di condividere le nozze dell’Agnello in una convivialità.

È molto bello come nella tradizione più antica, e diciamo più universale, il segno più vivo e vivace della bellezza nuziale è la convivialità, perché, nella convivialità, si condivide l’unica interiorità che unisce le diverse persone. L’uomo quando mangia con qualcuno condivide la sua sensibilità.

Una esperienza che dovremmo effettivamente riscoprire è che il gesto del mangiare non è semplicemente assumere degli alimenti, ma la bellezza del mangiare è condividere la gioia della vita. Gesù ha voluto rimanere nel linguaggio “del mangiare e del bere” perché la bellezza dell’intimità con lui passasse attraverso il mangiare con lui.

La Chiesa è essenzialmente un evento di convivialità eucaristica.

Tante volte pensiamo che la Chiesa sia un fare tante cose, sia organizzare tanti incontri, ma Gesù questo non ce l’ha mai detto! Il Signore ci ha detto semplicemente che dobbiamo partecipare alla sua intimità di vita condividendone l’interiorità. Ecco perché Gesù ha detto: “né su questo monte né in Gerusalemme, adorerete il Padre, ma è venuto il momento ed è questo nel quale la mia persona rappresenta l’unico luogo per accedere alla comunione con il Padre”. La bellezza di essere Chiesa è vivere il mistero della sua persona, condividendone il mistero in tutti i suoi aspetti.

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XXVI DOMENICA T.O. – ANNO A – 05 Ottobre 2014

Filed under: j. Ottobre 2014, j. Ottobre 2014 — papolino25 @ 21:29

Letture: Is 5,1-7 Fil 4,6-9 Mt 21,33-43

OMELIA

images (1)L’esperienza cristiana è legata alla storia.

Il Dio della rivelazione si comunica all’uomo attraverso gli avvenimenti quotidiani perché egli vuol dialogare con la concretezza dell’uomo e Gesù, questa mattina, attraverso la parola che abbiamo ascoltata vuol educarci a come costruire la nostra storia vivendola nella speranza e nella fiducia.

Se i testi di questa mattina ci richiamano direttamente alla storia di Israele e alle vicende concrete che l’hanno qualificata noi possiamo leggervi un significato più profondo che è quello di comprendere il rapporto che Dio vuole stabilire con l’umanità.

Se per un certo verso al nostro sguardo in modo immediato appare la storia di Israele, dall’altra noi scopriamo la storia di ogni uomo nel cammino nel tempo.

Infatti, se guardiamo attentamente, il cammino che ci è stato offerto – specie nella lettura del Vangelo – ci accorgiamo di un criterio che anima la storia: nella infedeltà dell’uomo Dio è sempre fedele. Per cui potremmo rileggere tutta la Scrittura di questa mattina come il canto, non solo alla vigna – genere letterario -, ma il canto alla fedeltà di Dio che è molto più ricca, molto più feconda, molto più dinamica delle infedeltà degli uomini.

L’uomo è facilmente catturato dalle sue infedeltà, il credente è affascinato dalla fedeltà di Dio e, quando l’uomo si lascia avvolgere dalla fedeltà di Dio, non c’è situazione in cui non affiori una profonda esperienza di speranza.

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