Omelie di Mons. Antonio Donghi

19 luglio 2011

XVI DOMENICA T.O. – ANNO A – 17 luglio 2011

Filed under: g. Luglio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 21:54
Letture: Sap 12,13.16-19 Rm 8,26-27  Mt 13,24-43
OMELIA

La vivente imitazione di Cristo è l’anima della gioia d’essere suoi discepoli.

Questa mattina il Maestro, convocandoci attorno a sé, mentre da una parte ci fa prendere coscienza che in Lui dobbiamo creare un mondo nuovo – poiché il Signore in mezzo a noi fonda il suo regno – dall’altra ci insegna come imitarlo perché questa fecondità della sua Presenza possa veramente dilatarsi nel mondo e le due parabolette centrali del Vangelo di questa mattina ci possono aiutare.

Se vogliamo veramente diffondere il regno e quindi creare quel mondo di giustizia, di pace e di bontà che il Maestro vuol regalare all’umanità, dobbiamo riscoprire due virtù essenziali, per poter veramente infondere questa esperienza nel mondo intero: il gusto della piccolezza e la gioia del nascondimento. Sono i significati che possiamo cogliere dalle due parabole che Gesù, questa mattina, ci ha regalato perché queste due esperienze, la piccolezza e il nascondimento, sono state la caratteristica della sua vita storica.

Il discepolo, quando sente in sè stesso l’urgenza di creare un mondo nuovo è chiamato a imitare il Maestro, contemplandolo in questi due atteggiamenti.

Innanzitutto è importante ritrovare il “gusto della piccolezza”.

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12 luglio 2011

XV DOMENICA T.O. – ANNO A – 10 luglio 2011

Filed under: g. Luglio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:46

Letture: Is 55,10-11 Rm 8,18-23 Mt 13,1-23

OMELIA

Il tempo che la Provvidenza ci offre è un momento determinante per comprendere sempre più chi sia Gesù. Il centro della nostra vita è solo lui.

La sua mentalità è il senso di ogni nostra scelta e, l’essere trasfigurati in lui, è il fine di ogni frammento di vita.

Ecco allora che Gesù, questa mattina, per aiutarci ad entrare in questo orientamento attraverso il dialogo con i suoi discepoli ci dice una cosa sola: chi comprende la sua parola? Solo il discepolo.

Chi non è discepolo intende le parole, ma non le comprende, sente parlare di Gesù e magari ha anche la parola “Gesù” sulla bocca, ma non entra nella sua verità di vita.

Essere discepoli è sostanzialmente uno stile di vita, è una interiorità che permea tutta la facoltà del soggetto e gli dà capacità di operare delle scelte in perfetta sintonia con il Maestro.

Ecco perché Gesù ha detto: “A voi è dato di conoscere il mistero del regno dei cieli, agli altri di impararlo”…. per poter entrare in questa vocazione, ed essere discepoli, per poter capire la figura di Gesù.. perché, fuori da tale orizzonte, diventa problematico di essere cristiani.

Sostanzialmente il discepolo è chiamato a vivere tre passaggi: lasciarsi afferrare dal Maestro, abbandonare tutto ciò che non appartiene a tale evento per crescere in sintonia con lui.

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XIV DOMENICA T.O. – ANNO A – 03 luglio 2011

Filed under: g. Luglio 2011 — papolino25 @ 19:44

Letture: Zc 9,9-10 Rm 8,9.11-13 Mt 11,25-30

OMELIA

Le grandi solennità che ci hanno accompagnato ci hanno fatto intravedere come la persona di Gesù sia l’unico valore a cui legare la nostra esistenza.

Tale verità si ritraduce nel desiderio continuo di conoscere il Maestro poiché la vita eterna è conoscere Gesù.

Il cristiano, in tutto l’itinerario della propria esistenza, ha come anima interiore conoscere Gesù…in lui c’è il senso portante di ogni scelta che anima la nostra quotidianità.

Gesù, questa mattina, ci aiuta a comprendere il metodo per poterlo veramente conoscere soprattutto in quella espressione in cui Gesù dice chiaramente come e a chi si rivela: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli”.

Il Signore non si conosce attraverso l’investigazione scientifica, la speculazione intellettuale, la programmazione apostolica, ma attraverso la semplicità del piccolo che  è orante.

Gesù si rivela nella preghiera, perché tale è il metodo che nel Vangelo Gesù ha seguito.

Se guardiamo attentamente tutte le narrazioni evangeliche cogliamo la vera identità di Gesù quando egli si pone in stato di preghiera, perché solo in questa condizione interiore egli ci rivela l’origine della sua storia: l’ineffabile rapporto con il Padre.

La consistenza di Gesù è la comunione con il Padre e questa comunione si costruisce attraverso l’atteggiamento della preghiera perché, la preghiera, lo ha detto molto bene Gesù, è il luogo in cui si rivela l’ineffabile reciprocità tra Padre-Figlio.

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CORPUS DOMINI – ANNO A – 26 giugno 201

Filed under: f. Giugno 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:41

Letture: Dt 8,2-3.14-16 1 Cor 10,16-17 Gv 6,51-58

OMELIA

In queste domeniche Gesù ci sta facendo gustare la bellezza di essere discepoli.

Dopo averci fatto intuire che siamo nella sua pienezza e dopo averci educati alla presa di coscienza che lui – con il Padre e lo Spirito Santo dimora in noi –  oggi, attraverso la festa del Corpus Domini, ci vuol guidare ad intuire come la sua presenza nella storia diventa realmente una presenza personale e trasfigurante.

Davanti all’esperienza della fede, poiché è facile la tentazione dell’illusione, il sacramento eucaristico ritraduce  – nella concretezza di un segno –  la comunicazione che Gesù fà di se stesso ad ogni discepolo. Questa comunicazione Gesù l’ha voluta esprimere con quelle due parole: mangiare e bere.

Con lo Spirito Santo cerchiamo di comprendere cosa significhi quell’insistenza sul “mangiare” e sul “bere” poiché, in questo linguaggio di Gesù, intuiamo quello stile di vita che il Maestro ci vuol comunicare attraverso il segno eucaristico.

L’esperienza del mangiare e del bere la possiamo cogliere da tre sfaccettature: il mangiare e il bere come intensità della fede, il mangiare e il bere come comunione nel segno, il mangiare e il bere come reciprocità amativa.

Innanzitutto Gesù nella dinamica del mangiare e del bere vuol farci comprendere che a monte di qualunque dono sacramentale c’è una essenziale scelta di fede. Mangiare e bere vuol dire intensità di reciprocità.

Usando un’immagine la fede è mangiare amorosamente con gli occhi l’altro, perché il mangiare e il bere è molto più ricco del semplice segno della convivialità.

Il mangiare e il bere ritraduce un fascino che viene a emergere dal rapporto che noi abbiamo con il Signore. Mangiare e bere è il gusto di essere assimilati progressivamente dalla parola della fede.

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