Omelie di Mons. Antonio Donghi

30 marzo 2015

DOMENICA DELLE PALME – Anno B – 30 Marzo 2015

Filed under: c. Marzo 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 21:35

Letture: Is 50,4-7 Fil 2,6-11 Mc 14,1-15,47

OMELIA

Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206Il discepolo è chiamato ad assumere i sentimenti del Maestro.

Il racconto della passione, nel suo punto culminante che è l’esperienza della croce, riassume la vita di Gesù ed è il punto di riferimento a cui ogni cristiano, continuamente, deve rivolgere lo sguardo.

Il discepolo è un costante contemplativo del Crocifisso. Gli evangelisti nel narrare la passione del Maestro non fanno niente altro che sintetizzare l’intero percorso della sua vita.

Alla luce del brano ascoltato questa mattina vogliamo soffermarci su quel grido: qual è stato il senso del grido di Gesù sulla croce?

Un grido accompagnato dall’inizio del salmo 22.

In un’immediata lettura di questo grido potremmo pensare ad un momento di disperazione, quel grido invece è la forza della speranza di Gesù, è il gridare di colui che -nel dramma che sta vivendo – si consegna pienamente nelle mani del Padre che non lo deluderà. E’ il grido di chi sa che non sarà mai deluso. In quel grido percepiamo quella comunione con il Padre che ha caratterizzato tutta la sua vita; in quel grido c’è l’emergere di uno stile di vita.

Quando entriamo nell’esperienza di Gesù cogliamo chiaramente come la sua storia sia stata la storia della comunione con il Padre. La preghiera notturna di Gesù, da questo punto di vista, è estremamente significativa: nel buio della notte, la luce del dialogo.

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V DOMENICA QUARESIMA – Anno B – 22 Marzo 2013

Filed under: c. Marzo 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 21:29

Letture: Ger 31,31-34 Eb 5,7-9 Gv 12,20-33

OMELIA

granoIl discepolo nel cammino quotidiano di sequela del Maestro si ritrova sacramentalmente nel fuoco dell’amore di Dio.

La bellezza feconda del cammino quaresimale è sentirci amati al di là di ogni misura e Gesù questa mattina, volendo introdurci in modo più vivo in questa affascinante avventura, ci dice il metodo che dobbiamo profondamente interiorizzare perché questo amore del Signore possa bruciare interiormente, facendo di noi quell’uomo nuovo di cui ha parlato il profeta Geremia. Gesù ce lo ha indicato in tre frasi che sono al centro del brano evangelico che abbiamo udito: “Se uno mi vuol servire, mi segua – “dove sono io sarà il mio servitore” –  “se uno serve me il Padre lo onorerà.”

In queste tre frasi del Maestro cogliamo qual debba essere l’itinerario per poter essere infuocati d’amore divino.

“Se uno mi vuol servire mi segua.” La parola “servizio” è l’elemento che congiunge le tre frasi di Gesù, ma il grosso interrogativo è questo: cosa vuol dire servire nella mente di Gesù? Se entriamo nella dinamica evangelica servire vuol dire spalancare la propria esistenza all’invadenza di un Altro, è lasciare spazio alla vivacità di Cristo presente in noi. Chiunque segua il Maestro dice al Maestro: “Sii il Signore della mia vita.” Tutto questo orientamento nasce da un criterio che non nasce dalla logica comune, il seguire non nasce da nessuna logica umana. Il seguire nasce da un Altro che prende in modo così forte la nostra esistenza che non possiamo più vivere senza di lui. Il servire è la bellezza di regalare la nostra esistenza ad un Altro perché l’Altro in noi faccia meraviglie.

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IV DOMENICA QUARESIMA – Anno B – 15 Marzo 2015

Filed under: c. Marzo 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 21:18

Letture: 2Cr 36,14-16.19-23 Ef 2,4-10 Gv 3,14-21

OMELIA

quarta-1Il cristiano riscopre sé stesso nel mistero del divin Maestro.

L’unico luogo nel quale possiamo veramente incontrare il Padre è essere profondamente radicati in lui.

Questa verità che il Maestro ci ha regalato domenica scorsa diventa estremamente feconda in una parola che l’uomo difficilmente riesce a comprendere e che non comprenderà mai: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

In questa espressione di Gesù veniamo introdotti in una realtà che la creatura umana non riuscirà mai a comprendere: essere amati da Dio.

È il gusto di essere attratti in una realtà che è più grande di qualunque comprensione umana. Se è vero che la parola “amore” nella cultura contemporanea  – o in genere nella cultura universale – è sempre fonte di innumerevoli ambiguità, l’accedere a questa parola nella rivelazione cristiana è accedere a qualcosa di incomprensibile: la creatura amata da Dio.

Quando l’evangelista Giovanni definisce che Dio è amore, afferma: ricordati che nella fede non capirai mai la grandezza di Dio. E’, in ultima analisi, la grandezza della nostra esperienza di fede; la bellezza della fede non è capire, la bellezza della fede è lasciarsi amare in modo divino. Non per niente l’immagine che troviamo nella rivelazione e di cui la teologia bizantina si serve molto, quando si parla di amore si parla di fuoco. Il fuoco brucia. Essere amati da Dio è bruciare, è essere così raggiunti dall’incalcolabile, indefinibile…. è un inimmaginabile amore che rifà radicalmente l’uomo in tutto il suo essere. Chi si lascia amare nella semplicità del cuore, nell’apertura della persona, da Dio viene trasfigurato. È quella parola ascoltata da Giovanni “la vita eterna”: essere eternamente bruciati dall’amore incontenibile di Dio.

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III DOMENICA QUARESIMA – Anno B – 08 Marzo 2015

Filed under: c. Marzo 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 21:11

Letture : Es 20,1-17 1 Cor 1,22-25 Gv 2,13-25

OMELIA

3Nel cammino quaresimale Gesù si pone in modo particolarmente vivo accanto a noi perché entriamo nella sua luminosità. Il discepolo affascinato dal Maestro entra nella sua luce e questa esperienza si ritraduce nella gioia di elaborare un cammino di comunione. Il discepolo non segue il Maestro da solo, l’esperienza della fede è un’esperienza di comunione, di condivisione, è un’esperienza di contaminazione della stessa mentalità pasquale del Maestro divino. Gesù oggi, entrando nel Tempio di Gerusalemme, genera una grande sostituzione: dal tempio materiale al tempio della comunione nel mistero della persona del Cristo morto e risorto. Il cristiano non conosce nessun tempio, il cristiano non ha nessuna chiesa “architettonica” perché il cristiano solo è di Cristo nel grande mistero della Chiesa.

La bellezza alla quale il Signore questa mattina ci chiama è quella di ritrovare la gioia di essere comunione in Gesù condividendo il suo mistero nella fecondità della vita trinitaria.

In certo qual modo dovremmo ritrovare l’esperienza essenziale di una casa che non vive di soprammobili, ma di una casa nella quale si vivono e si coltivano relazioni autentiche. La casa non è costruita per i soprammobili, ma perché, attraverso persone che condividono la stessa mentalità si possa maturare in una comunione veramente inesauribile. Siamo sempre più consapevoli come sia l’ambiente che costruisce le persone, e le persone sono frutto dell’ambiente. La bellezza che si chiama Chiesa è unicamente il fascino di Gesù. Sarebbe bello ritrovare una comunità, una Chiesa senza nulla, nella sua essenzialità perché si possa chiaramente capire che ciò che non si vede è ciò che genera comunione e la bellezza è il mistero di Cristo. (more…)

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