Omelie di Mons. Antonio Donghi

16 marzo 2014

VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – 23 Febbraio 2014

Filed under: b. Febbraio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 11:36

Letture: Lv 19,1-2. 17-18 1Cor 3,16-23 Mt 5, 38-48

OMELIA

546px-Caravaggio_Ecce_HomoIl cristiano è chiamato a vivere la stessa sensibilità di Cristo.

La creatività di Dio in ciascuno di noi è il principio delle nostre azioni, e questa verità oggi ci viene particolarmente comunicata attraverso una dialettica che potrebbe nascere nel nostro spirito, soprattutto davanti alle esigenze del Vangelo che abbiamo udite.

L’interrogativo che immediatamente nasce è molto semplice: “Signore, è possibile vivere in conformità al tracciato che ci hai delineato?

Davanti al discorso della montagna, il cristiano quando si confronta con la sua storia concreta, dice immediatamente a se stesso: ” Signore tu mi chiedi quello che non riuscirò mai a fare.” Questi interrogativi che spontaneamente nascono nel cuore dell’uomo, hanno una soluzione dalla parola che il Maestro questa mattina ci ha regalato: “Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo!”  Attraverso questo testo dell’antico testamento Gesù ci dice che siamo sua proprietà.

La bellezza più profonda della nostra vita è prendere coscienza che siamo di Dio e Dio ci plasma continuamente con la potenza del suo Spirito. La nostra esistenza è tutta forgiata dalla potenza creatrice dello Spirito Santo, che ci rende sempre immagine e somiglianza del Creatore..

Questo modo di pensare appare ancor più chiaro quando Paolo ha detto: “Tutto è vostro, ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio”.

La nostra esistenza è tutta nel mistero di Cristo che è il grande attore e protagonista della nostra vita. Prendiamo consapevolezza che non solo siamo proprietà di Dio, ma il grande protagonista della nostra vita è Gesù in persona. Dal momento in cui siamo stati battezzati egli abita con il Padre e con lo Spirito Santo dentro di noi e, di riflesso, la nostra vita è una continua incarnazione della sua persona.

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VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) – 16 Febbraio 2014

Filed under: b. Febbraio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 11:29

Letture: Sir 15,16-21 1Cor 2,6-10 Mt 5,17-37

OMELIA

image_previewLa gioia d’essere discepoli si traduce nel gusto della libertà.

Il Signore è entrato nella storia degli uomini perché questi, relazionandosi con Lui, potessero lentamente e progressivamente entrare nel gusto della libertà. Gesù, questa mattina, convocandoci attorno a sé ci vuol educare all’autentica libertà.

Se cogliamo il senso della parola che abbiamo ascoltata, ci accorgiamo che Gesù ci vuole far gustare la sapienza divina, quella sapienza di cui ha parlato il Siracide, quella sapienza a cui l’apostolo Paolo è profondamente ancorato, quella sapienza cara all’Antico Testamento  che abbiamo udito nel testo evangelico. La sapienza a Cui Gesù ci chiama è quella sensibilità, dono dello Spirito, che ci aiuta ad amare e leggere il reale secondo il cuore e il pensiero di Dio.

Il cristiano vive continuamente in rapporto con il suo Signore per acquisirne la sapienza, per camminare nelle vie della sapienza e quindi goderne la libertà.

Dio non ci parla per imporci dei pesi.

Dio ci parla per regalarci la libertà e ad educarci alla libertà.

Questa verità la dobbiamo cogliere in tutto il suo significato perché la grandezza dell’essere uomini è partecipare in modo vivo e fecondo alla libertà di Dio. Su questo sfondo, al quale non dobbiamo mai rinunciare, dobbiamo chiederci a come Gesù ci voglia educare a rientrare in questa libertà.

Ricordiamo sempre che siamo un capolavoro di Dio; ricordiamo sempre che tutti gli insegnamenti che il Maestro ci dona sono in prospettiva di realizzare la nostra umanità. Ricordiamoci che Dio ci parla perché possiamo essere noi stessi, Come conseguenza, quando l’uomo fà delle scelte, davanti a sé non ha mai una legge. L’uomo, quando è chiamato a camminare in novità di vita, sempre è sorretto dalla potenza dello Spirito Santo: è la novità dell’evento evangelico.

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12 febbraio 2014

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A – 09 Febbraio 2014

Filed under: b. Febbraio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:42

Letture: Is 58,7-10 1Cor 2,1-5 Lc 2,22-40

OMELIA

voi siete il sale della terraLa bellezza della vita cristiana è l’incontro diuturno con il Maestro.

Egli è la luce che illumina l’intera umanità dando senso alla vita di ogni umana creatura.

Perché possiamo veramente entrare in questa luce, oggi Gesù, ci dice che dobbiamo compiere le sue opere: incarnare l’esperienza dell’eterno nella vita di tutti giorni.

Il vissuto del cristiano è incarnare l’amore inesauribile di Dio, l’amore del Dio crocifisso; quando siamo davanti alla costruzione del vissuto della nostra esistenza il punto di partenza è sempre la contemplazione del volto di Gesù e, in questo volto, scopriamo un’esperienza che per l’uomo risulta molto problematica: il Dio che ama con una passione inesauribile la sua creatura.

Gesù è luce perché ci ama in un modo che va al di là di ogni logica umana poiché è un amore che si regala nella pienezza, non a misura d’uomo, ma a misura di Dio nel linguaggio umano.

Il cristiano vive continuamente la commozione davanti all’amore di Dio. È un’esperienza che dovremmo continuamente ravvivare dentro di noi: lasciarci amare in un modo così grande che la nostra vita ne sia continua esperienza – incarnazione.

È un amore chiaramente paradossale.

Quando il cristiano si pone in contatto con la grandezza di Dio in quel momento deve passare dall’intelligenza, che vuol capire, al cuore che si lascia invadere. Paolo ha detto chiaramente che il senso della sua vita è il Gesù crocifisso, è la potenza dello Spirito Santo, è un mondo che l’uomo concreto difficilmente conosce. Partendo da questa visione che dovrebbe ricolmarci di stupore in ogni frammento della nostra giornata ci vogliamo chiedere come possiamo incarnare questo amore inesauribile di Dio che ha una passione veramente sconfinata per l’uomo; la risposta ce l’ha offerta il Maestro con quella espressione: dobbiamo essere la luce del mondo.

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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE AL TEMPIO – Anno A – 02 Febbraio 2014

Filed under: b. Febbraio 2014 — papolino25 @ 21:36

Letture: Ml 3,1-4 Eb 2,14-18 Lc 2,22-40

OMELIA

Giotto_-_Scrovegni_-_-19-_-_Presentation_at_the_TempleLa festa di oggi potremmo definirla la festa nella quale contemporaneamente ci viene rivelata la finalità della nostra vita e il metodo perché questa finalità si possa effettivamente realizzare. Infatti la festa di oggi, se vogliamo coglierla nel suo senso più vero, è la festa del meraviglioso incontro tra il Cristo e il Padre nel mistero della gloria.

Questa visione ci fa intuire il senso del cantico di Simeone che è la gioia di chi vede realizzato il senso della sua vita nella contemplazione della fedeltà divina. La bellezza della festa di oggi è perciò l’espressione del compimento di ogni nostro desiderio: vedere il Signore entrando nella comunione eterna con il Padre.

Infatti, se entriamo nel profondo della nostra persona, ci accorgiamo che man mano il tempo passa cresce in noi il gusto della comunione eterna con Dio godendo della gioia del volto di Gesù. Un discepolo che nel cammino del tempo non avesse questa intensa aspirazione deve porsi la domanda: perché sono discepolo? In ognuno di noi cresce, giorno per giorno, questa intensa vocazione: vedere il Signore per contemplare eternamente il volto del Padre. Davanti a questo grande orizzonte, oggi ci è offerto anche il metodo perché questa esperienza possa essere significativa per la nostra vita ed è l’esemplarità di Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Potremmo dire che Luca abbia costruito questa figura femminile per aiutarci per comprendere come possiamo anche noi, come lei, vedere il Signore, vedere il Signore nel momento in cui apparirà nella gloria e poterci riempire di grande esultanza. Se entriamo nella lettura simbolica di questa donna e del suo vissuto ci accorgiamo di alcune verità fondamentali nella prospettiva d’andare in verità incontro al Signore e come lei vedere il Signore nella pienezza della nostra vita.

Il numero 84 riproduce simbolicamente il senso della pienezza della vita: al termine della nostra esistenza giungeremo a vedere il Signore! Quando moriremo godremo di contemplare la realizzazione di ogni nostro desiderio; quella donna, lentamente, è stata affinata attraverso quel dramma di solitudine per poter desiderare il desiderio della sua vita: vedere il Signore. Nei suoi 84 anni l’evangelista Luca ci dice che in quel compimento di vita, anche noi, come quella donna, vedremo il Signore.

Questa meravigliosa meta fa emergere anche l’interrogativo del come questa donna sia giunta a questo gusto che ci prenderà e ci avvolgerà tutti quando moriremo.

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