Omelie di Mons. Antonio Donghi

12 settembre 2011

XXII DOMENICA T.O. – ANNO A – 22 agosto 2011

Filed under: h. Agosto 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:53
Letture: Ger 20,7-9 Rm 12,1-2  Mt 16,21-27
OMELIA

In queste domeniche Gesù, lentamente, ci vuole aiutare ad entrare nella profondità dell’esperienza della fede e sapendo che tale evento diventa drammatico per l’uomo contemporaneo e di tutti i tempi, domenica scorsa, ci ha detto come l’esperienza della fede sia un evento della gratuità divina, dove questa scelta della gratuità di Dio si costruisce attraverso l’atteggiamento della gratitudine.

Ora, in questa esperienza, oggi,  noi siamo messi di fronte a scegliere…..

Non è sufficiente con Pietro dire: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, occorre anche fare la scelta di Cristo….ed allora il brano che abbiamo ascoltato, sullo sfondo molto stimolante del profeta Geremia, ci pone dinanzi ad un bivio attorno al quale ruota il cammino della fede (e quindi il coraggio della gratitudine): o scegliere Cristo o scegliere la storia di Cristo.

Gesù questa mattina è chiaro.

Dice: “O scegli la mia persona venendomi dietro, o scegli il dramma della mia Passione con il rischio di non saperla accettare”. Infatti Pietro dopo essere stato elogiato domenica scorsa – perché si è lasciato condurre dallo Spirito Santo ponendo l’atto di fede – oggi è chiamato da Gesù “satana” dando chiaramente la motivazione: “Tu non ragioni secondo Dio, ma ragioni secondo gli uomini”.

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19 agosto 2011

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – 15 agosto 2011

Filed under: h. Agosto 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 15:32
Letture : Ap 11,19; 12,1-6.10 1Cor 15,20-26  Lc 1,39-56  (Messa del giorno)
OMELIA

La vocazione ad essere discepoli del Signore ci apre oggi l’orizzonte dell’eternità beata.

Chiunque segua il Cristo vive in Cristo ed è chiamato a condividerne la gloria dell’esperienza della Gerusalemme del cielo: ecco il senso della solennità odierna dell’assunzione di Maria Santissima.

In lei, con lei e come lei veniamo orientati a fissare il nostro sguardo su quelle realtà future nelle quali la nostra persona sarà veramente realizzata.

Davanti a questo orizzonte che, non sempre, è ben fondato nella nostra esistenza contemplando Maria gloriosa attorno a noi, e in noi, vogliamo entrare (attraverso la Parola ascoltata) nel significato che Maria ci offre, perché anche noi possiamo entrare in questa esperienza di eternità beata.

Le due espressioni poste dall’evangelista Luca sulle labbra di Elisabetta ci aiutano ad entrare in questo mistero di gloria in modo che pur nel travaglio della vita quotidiana posiamo avere lo sguardo del cuore fisso sulle realtà eterne.

Salutando Maria, Elisabetta prima dice: “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” e, alla fine: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”. Due espressioni nelle quali è racchiuso il mistero di Maria, ma è anche racchiuso il mistero al quale noi siamo chiamati. Innanzitutto il primo saluto di Elisabetta a Maria: “Benedetta tu tra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo”.

In questa espressione troviamo la coscienza di Elisabetta e, di riflesso, la coscienza della Chiesa.

Chi è Maria?

La Madonna è il luogo della meravigliosa condiscendenza di Dio; Dio è entrato in lei, abita in lei e la ricolma della pienezza del suo amore.

Ella è benedetta perché in lei c’è l’amore di Dio fatto persona.

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XX DOMENICA T.O. – ANNO A – 14 agosto 2011

Filed under: h. Agosto 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 15:05
Letture: Is 56,1.6-7 Rm 11,13-15.29-32  Mt 15,21-28
OMELIA

Davanti alle difficoltà della vita Gesù, domenica scorsa, ci ha dato una sicurezza: egli è con noi.

Salendo sulla barca della nostra storia tutto si è calmato.

Chi accoglie il Signore è nell’armonia di Dio.

Domenica scorsa Gesù aveva rivolto un forte rimprovero ai suoi discepoli nella figura di Pietro: “Uomo di poca fede”!

Possiamo cogliere questa armonia alla quale il Signore ci chiama ritrovando il gusto della fede poiché, davanti al Signore, l’unica realtà che vale è credere.

Questo, Gesù, ce lo ha detto chiaramente questa mattina nella Parola ascoltata: ogni uomo è grande davanti a Dio perché crede.

Non esistono altri criteri ai quali noi vorremmo, magari andare, per cogliere il senso della salvezza. Gesù, questa mattina, ci dice che il criterio universale a cui ogni uomo è chiamato è credere.

Davanti a questa vocazione alla quale noi tutti siamo chiamati nasce con noi l’interrogativo: ma come possiamo veramente essere uomini credenti?

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XIX DOMENICA T.O. – ANNO A – 07 agosto 2011

Filed under: h. Agosto 2011 — papolino25 @ 14:40
Letture:  1 Re 19,9.11-13 Rm 9,1-5  Mt 14,22-23
OMELIA

Il discepolo è chiamato ad assumere i sentimenti stessi del Maestro godendo di quella pienezza di salvezza a cui la Parola del Signore accennava domenica scorsa, ma i doni di Dio sono sempre da mettere alla prova, anzi, nell’ordine della storia della salvezza – ogni atto della benevolenza di Dio –  è principio di tentazione perché l’uomo, non solo deve avere davanti allo sguardo quanto Dio sia meraviglioso e ricco di umanità, ma nello stesso tempo, deve fare la sua scelta.

Dio è meraviglioso perché l’uomo si lascia attirare a lui.

Questa mattina, attraverso il testo evangelico ascoltato, il Signore si pone nell’atteggiamento di mettere alla prova i suoi discepoli per vedere l’intensità dello spessore della loro fede. Infatti, il testo evangelico, ci dice all’inizio che Gesù spinge i discepoli a partire anche senza di lui perché egli avrebbe congedato la folla e, secondo il suo solito, sarebbe entrato in quel dialogo con il Padre che era la luce di ogni sua scelta.

In questo scopriamo come il Signore voglia educare i suoi discepoli ad essere veramente dei credenti ed aiutarli a capire quanto sia estremamente difficile essere credenti.

Infatti, la vita del cristiano si riassume in un’affermazione che dovrebbe continuamente aiutarci nel cammino della vita: noi al mattino siamo dei non-credenti che imparano a credere.

L’esperienza dell’uomo contemporaneo è un’esperienza in cui credere è veramente difficile…… è molto “più facile praticare che credere”.

Il Signore ci chiama alla verità della nostra esistenza conducendoci al cammino della fede.

Ma perché l’uomo di oggi ha così difficoltà a credere?

Se guardiamo attentamente, l’uomo, quello che incontriamo tutti i giorni e che forse è dentro anche in noi, è un uomo che ha come criterio della propria vita sé stesso, i propri interessi, ha come criterio di vita il risultato, ha come criterio di vita la mentalità comune nella quale egli vive, ma soprattutto, l’uomo di oggi è carente di igiene interiore per cui, venendo meno questa purezza di cuore, il credere diventa sempre più difficile….è l’elemento culturale che ci impedisce un vero atto di fede, è il primato del visibile sull’invisibile.

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