Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 maggio 2014

V DOMENICA DI PASQUA  (ANNO A) – 18 Maggio 2014

Filed under: e. Maggio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 22:02

Letture: At 6,1-71Pt 2,4-9Gv 14,1-12

OMELIA

downloadL’esperienza del Risorto ci dà il dono della gioia e ci fa fare l’esperienza dell’autentica libertà; l’uomo fondandosi su Cristo, la pietra viva, ritrova il gusto della vita e si ritrova nel progetto del Padre nei suoi confronti, ma qual è il senso della presenza di Gesù in mezzo a noi?

Gesù, dicendo che sarebbe tornato in mezzo a noi, ci ha detto che nel momento della sua resurrezione egli è più presente a noi di noi stessi. In quel “vado a prepararvi un posto” non c’è semplicemente una convinzione immediata che Gesù andando verso il Padre ci dica che noi siamo lassù con lui, ma ci dice una realtà più profonda: egli è in mezzo a noi e noi oggi siamo in lui.

È la bellezza della vera gioia e della vera libertà: dimorare in Gesù.

Questo dimorare di Gesù in noi ha un’unica meta: farci conoscere il Padre. Andiamo sempre alla finale del prologo del Vangelo di Giovanni dove si riassume tutto il senso del Vangelo: “Dio mai nessuno l’ha visto, il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui ce lo ha rivelato”.

E’ bello vivere in Gesù perché davanti al nostro sguardo si apre il senso della paternità di Dio. Usiamo un’immagine che potrebbe in questo stimolarci: immaginiamo la nostra vita su un’isoletta della Polinesia che è tutta circondata dal mare. Abitando in Cristo, vivendo nel suo mistero, spazziamo sull’azzurro infinito del cielo e del mare: la paternità di Dio. Vivendo intensamente questo rapporto con il Cristo ci dilatiamo negli infiniti orizzonti del Padre ma, come questa esperienza può diventare nostra, per cui tutta la nostra vita diventa desiderare il volto del Padre?

Cosa vuol dire la parola “padre”?

Quando utilizziamo la parola “padre” facilmente andiamo al linguaggio dei padri umani ma, quando si è nell’ordine della fede, i linguaggi che noi usiamo sono simbolici. Dicendo che Dio è padre diciamo una cosa molto profonda, diciamo “siamo il respiro di Dio”. La paternità è l’origine della vita e quindi, dicendo che Dio è padre, è affermare che siamo nell’origine della vita. Gesù, che è tutto con il Padre, ci insegna come possiamo effettivamente entrare in questo mistero della paternità di Dio. L’immagine che possiamo cogliere dalla vita e che ci può aiutare ci è detta anche dalle leggi psicologiche.

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IV DOMENICA DI PASQUA  (ANNO A) – 11 Maggio 2014

Filed under: e. Maggio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:59

Letture: At 2,14.36-411Pt 2,20-25Gv 10,1-10

OMELIA

image_previewL’esperienza della gioia è una condizione abituale di chiunque segua il Cristo poiché il cristiano ha la gioia di essere luogo in cui il Signore abita e abita continuamente.

Gesù questa mattina vuole aiutarci ulteriormente a come gustare questa esperienza della gioia nella quale l’uomo ritrova sè stesso attraverso l’immagine della porta: “Io sono la porta delle pecore”. Attraverso questa immagine, riletta nella prospettiva delle letture ascoltate, intuiamo una grossa verità: solo Cristo ci può introdurre nella gioia della vita poiché solo Cristo ci fa gustare l’esperienza della libertà. L’immagine usata da Gesù è molto bella “Io sono la porta, se uno entra attraverso di me sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo, avrà il gusto della vita”.

In quel “entrare-uscire” scopriamo la bellezza della vita del cristiano che, attraverso questi due verbi, colloca la propria esistenza nella vera libertà. Gesù è la porta per entrare nella libertà, per entrare nel giardino della vita, per accedere al gusto della propria umanità.

È molto bello rileggere questo testo sullo sfondo della storia della salvezza: -Dio, dopo il peccato di Adamo, ha chiuso la porta che faceva accedere all’esperienza dell’eden, del paradiso e, l’uomo, si è trovato lontano da Dio-. Gesù diventa la porta che apre all’umanità questo accesso alla pienezza della vita e alla pienezza della libertà.

Se riuscissimo a cogliere tale verità ci accorgeremo come l’esperienza di Cristo sia un’esperienza nella quale ritroviamo l’autenticità della vita. Ma, cosa vuol dire, in modo più profondo l’immagine della porta, soprattutto sullo sfondo delle parole regalateci da Gesù? Gesù è la porta perché il luogo della imitazione.

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III DOMENICA DI PASQUA  (ANNO A) – 04 Maggio 2014

Filed under: e. Maggio 2014 — papolino25 @ 21:11

Letture : At 2,14.22-331Pt 1,17-21Lc 24,13-35

OMELIA

tintoretto-incontro-sulla-via-di-emmausIl tempo della Pasqua è il tempo della gioia perché in Gesù risorto l’uomo recupera l’armonia della propria vita. Essere nella gioia è gustare la verità di sè stessi con quell’esperienza paradossale che l’uomo può essere contento anche quando piange poiché la gioia del cuore non dipende dalle situazioni storiche, ma la gioia del cuore è il gusto della propria identità umana al di là delle situazioni drammatiche della vita. Ma parlare di gioia nella cultura di oggi diventa estremamente complesso: l’uomo oggi è triste.

Se guardiamo la profondità del cuore dell’uomo contemporaneo ci accorgiamo della profondità della tristezza che si riproduce nel divertimento, si ritraduce nel non affrontare i problemi, nella drammatica superficialità dell’istante.

Questa mattina Gesù ci educa al metodo per essere nella gioia: la narrazione del racconto dei discepoli di Emmaus ci aiuta in questo  attraverso la domanda: come essi sono passati dalla tristezza della loro esistenza per giungere al gaudio nella loro vita? E’ sicuramente molto interessante cercare di percepire l’origine della loro tristezza poiché, se cogliamo l’origine della loro tristezza, ci accorgiamo come essi siano passati ad un’autentica esperienza di gioia.

L’evangelista mette in luce tre momenti di questa tristezza:

  • si allontanano da Gerusalemme,
  • conversano e discutono sugli avvenimenti,
  • sanno tutto della storia di Gesù, eppure sono tristi.

Innanzitutto sono tristi perché si allontanano da Gerusalemme. Se guardiamo la vita di Gesù, ci accorgiamo come essa sia stata un “salire” a Gerusalemme, un maturare nella fedeltà del Padre, una crescere in una comunione che non lo avrebbe mai deluso.. I discepoli si allontanano da Gerusalemme, dal luogo della fedeltà di Dio. Ci accorgiamo come la loro esistenza non sia stata costruita nella consapevolezza che Dio non delude. Essere a Gerusalemme vuol dire dimorare in un luogo in cui Dio rivela la sua gloria, la sua presenza, la sua fedeltà. Quegli uomini nell’atto del camminare partono da Gerusalemme e si allontanano dalla fedeltà di Dio. Chi non vive nella fedeltà inesauribile di Dio e non vive l’esperienza dei tre giorni è sempre un deluso, pieno di tristezza.

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19 maggio 2014

LUNEDÌ DELL’ANGELO (ANNO A) – 21 Aprile 2014

Filed under: d. Aprile 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 20:40

Letture: At 2,14.22-33Mt 28,8-15

OMELIA

Giotto_di_Bondone_-_No._26_Scenes_from_the_Life_of_Christ_-_10._Entry_into_Jerusalem_-_WGA09206L’esperienza della risurrezione è un problema di cuore.

Il discepolo, che Gesù amava, entrò nel sepolcro “vide e credette” e intuì che la bellezza della risurrezione è l’incontro tra due amori: l’amore del Figlio per il Padre e l’amore del Padre per il Figlio. Sappiamo infatti che dove c’è l’amore non esiste la morte perché l’amore è dire la gioia di vivere, è prolungare il dialogo amoroso al di là del tempo e dello spazio.

Se questo è l’insegnamento che ieri la Chiesa ci ha regalato, essa ci vuol dare anche una motivazione a riguardo della affermazione che Gesù è veramente risorto. Qui intuiamo l’importanza di passare dalla intuizione del cuore all’intelligenza della fede. La fede non è rinunciare all’intelligenza, ma la fede – per natura sua -ha bisogno di motivazioni. Ecco perché questa mattina la Chiesa attraverso l’annuncio fatto da Pietro e dagli altri undici ci dà la motivazione di fede di fronte all’evento della risurrezione.

In questo procedimento la Chiesa parte dalla visione del Dio fedele, che anima l’intero tracciato della storia della salvezza.

L’esperienza della risurrezione è tutta racchiusa nella fedeltà dell’uomo, che si affida pienamente alla fedeltà di Dio: è il senso della citazione del salmo 15 e del salmo poi responsoriale che abbiamo meditato: chi è innamorato della logica di Dio sa leggere con il cuore di Dio la storia degli uomini poiché, la bellezza della fede, è diventare alunni della fedeltà di Dio per comprenderne fino in fondo il mistero.

In questo orizzonte intuiamo la logica presente in tre passaggi del salmo 15 riletto nel discorso degli Apostoli. Il cuore di Gesù è chiaramente preso nel salmo dall’espressione “Il mio signore sei tu, solo in te il mio bene, il Signore è mia parte di eredità e il mio calice, nelle tue mani è la mia vita”. È la consapevolezza, nella persona di Gesù, della signoria del Padre; è la bellezza della vita che coglie nell’istante l’essere nelle mani di Dio…  ”Il Signore è mia parte di eredità è mio calice, nelle tue mani è la mia vita”.

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