Omelie di Mons. Antonio Donghi

9 gennaio 2014

EPIFANIA DEL SIGNORE – ANNO A – 06 Gennaio 2014

Filed under: a. Gennaio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:14

Letture: Is 60,1-6 Ef 3,2-3-6 Mt 2,1-12

OMELIA

Adorazione-dei-Magi-Hieronymus-BoschLa grandezza dell’evento dell’incarnazione si scopre attraverso l’apertura sull’esperienza della paternità di Dio.

Il cristiano conosce veramente l’esperienza della novità della storia quando, in Cristo Gesù, si rivolge a Dio chiamandolo “Padre”. Questa esperienza della paternità di Dio a cui siamo continuamente chiamati passa attraverso la conoscenza di Gesù.

Dicevamo ieri: “Dio mai nessuno l’ha mai visto; il Figlio unigenito che è nel seno del Padre lui ce lo ha rivelato”. Il Verbo si è fatto storia perché in Gesù potessimo dire: Padre! Questo cammino presuppone che il cristiano si ponga continuamente alla ricerca del mistero di Cristo, solo in lui , con lui e come lui possiamo avere accesso al volto del Padre. Nella festa di oggi ci accorgiamo come la storia sia un dialogo tra il manifestarsi del mistero nascosto da secoli in Dio e l’umanità che si mette in cammino.

È la bellezza della vita cristiana che è itinerario continuo di relazione eternità-storia, per vivere il dialogo che Dio vuol stabilire con l’uomo perché l’uomo, entrando nel mistero di Cristo, si rivolga al Padre con la sensibilità del Maestro divino.

Ci chiediamo allora qual sia il dinamismo che troviamo in questo cammino. Intuiamo allora come  emergano tre momenti per riuscire ad avvertire il senso di questo cammino:

  • la ricerca della verità,

  • il gusto della fede,

  • la vivacità dell’amore.

È un trinomio che anima il percorso esistenziale del cristiano quando questi si pone in cammino per raggiungere il Signore. Questo elemento è rappresentato dalla ricerca della verità.

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II DOMENICA DOPO NATALE – ANNO A – 05 Gennaio 2014

Filed under: a. Gennaio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:11

Letture: Sir 24,1-4. 12-16 Ef 1,3-6. 15-18 Gv 1,1-18

OMELIA

Grande_PasquaLa bellezza dell’incarnazione è Dio che entra in dialogo con l’uomo perché l’uomo possa ritrovare la propria identità. Questa visione che l’esperienza del Natale ci ha offerta, racchiude la sua profondità attraverso la parola che questa mattina Gesù ci vuole rivolgere: nel Verbo che si è fatto carne, Dio ha creato la relazione con l’uomo per collocare l’uomo nel mondo di Dio.

È il messaggio che possiamo cogliere dalla parola di questa mattina poiché la bellezza dell’uomo è essere nel mondo di Dio.

Usando un’immagine, Dio è entrato nella storia per trasportare l’uomo nella grandezza di Dio.

Questo si ritraduce nell’affermazione con la quale si conclude il Vangelo di questa mattina che ci rivela una caratteristica del mondo di Dio che dovrebbe sempre più affascinarci: la paternità di Dio.

Gesù è entrato nella storia per dirci che Dio è padre.

Quando entriamo in questa immagine, dobbiamo avere come criterio iniziale il non lasciarci condizionare dall’immagine della paternità umana. Quando parliamo di Dio, dobbiamo sempre legarci sicuramente a delle immagini perché Dio, per natura sua, è incomprensibile. Se Dio fosse comprensibile secondo la mentalità degli uomini, non sarebbe più Dio. Le immagini sono come delle note musicali che ci aprono sul mondo inesauribile della rivelazione divina. Quando entriamo nel mondo di Dio, e Gesù ci vuole introdurre nel mondo di Dio, siamo raggiunti dall’immagine della paternità di Dio. Il nostro tentativo è quello di cercare di approfondire questa immagine innanzitutto partendo dall’esperienza di Gesù e, di riflesso, giungere alla nostra esperienza.

Se guardiamo attentamente il Vangelo di Giovanni, intuiamo come Gesù viva sempre del Padre e nel Padre.

Per lui vivere del Padre vuol dire essere in continua comunione con lui, perché la paternità è un’esperienza diuturna di comunione. Quando Gesù parla del Padre ci offre una interessante e meravigliosa affermazione: “io e il Padre siamo una cosa sola”. La paternità di Dio è un mistero inesauribile comunione. Il rapporto Padre-Figlio è il criterio della vita di Gesù con la conseguenza che Gesù compie sempre e solo le opere del Padre. Per Gesù il senso della paternità di Dio era incarnare in modo continuo e inesauribile l’affascinante amore che lo legava al Padre per incarnarne l’amore per l’umanità.

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4 gennaio 2014

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO – ANNO A – 01 Gennaio 2014

Filed under: a. Gennaio 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 11:24

Letture: Nm 6,22-27 Gal 4,4-7 Lc 2,16-21

OMELIA

download (1)Le feste del Natale hanno lo scopo di stimolare la nostra riflessione sul senso del Dio che si fa uomo perché possiamo ritrovare in questo grande evento la gioia della nostra umanità. La Chiesa, dopo averci presentato Giuseppe – l’uomo della parola  – che nella parola ha costruito tutta la sua esistenza, oggi pone dinanzi alla nostra attenzione l’esemplarità di Maria.

L’atteggiamento di Maria è l’atteggiamento ideale per riuscire a cogliere il senso del mistero dell’Incarnazione. Nel brano del Vangelo che abbiamo ascoltato, l’atteggiamento della Madonna davanti al grande evento dell’Incarnazione è la meditazione, il silenzio, l’approfondimento interiore di questo grande evento e, in questo, Maria ci pone dinanzi a quello che è il metodo di Dio quando si rivela alla storia: il silenzio.

Sant’Ignazio di Antiochia definiva l’evento dell’Incarnazione la Parola uscita dal silenzio di Dio. Se la Parola  – il Verbo incarnato – è uscita dal silenzio di Dio, questa parola deve essere accolta nel silenzio. L’uomo fa l’esperienza di Dio, che entra nella storia, attraverso il gusto del silenzio. L’uomo di oggi ha grossa difficoltà a porre l’atto di fede perché è troppo distratto, è troppo preso dalle realtà concrete e contingenti, e non riesce a gustare la comunicazione dell’ineffabilità di Dio.

Mi pare importante che ritroviamo il senso del silenzio come il criterio per accogliere quella Parola uscita dal silenzio di Dio.

Una prima sottolineatura che dobbiamo cercare di assumere è che il silenzio è la conseguenza della attrazione che è un altro opera nei nostri confronti.

Il silenzio è il fascino del tu che fa prendere coscienza della necessità della dimenticanza dell’io; la bellezza del silenzio è qualcosa di grande che ci coglie nel profondo del nostro essere e ci fa a gustare un altro tipo di esperienza, è la gioia di trascendere la concretezza della vita.

L’uomo del silenzio è l’uomo che gusta una presenza.

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SANTA FAMIGLIA – ANNO A – 29 Dicembre 2013

Filed under: l. Dicembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 11:00

Letture: Sir 3, 3-7.14-17 Col 3,12-21 Mt 2,13-15.19-23

OMELIA

download (2)Dio si fa uomo per dare all’uomo la capacità di esistere secondo il progetto di Dio.

La gioia del Natale è la gioia dell’essere veramente e pienamente uomini.

Di fronte a questa esperienza che qualifica il cristiano nel cammino della sua vita oggi ritroviamo la figura di Giuseppe per riscoprire, nella sua figura, il metodo a cui richiamarci perché il dono che Dio ci fa della nostra esperienza umana sia costruito nello stile del Vangelo. L’elemento che emerge chiaramente dal brano ascoltato è che Giuseppe è l’uomo della parola di Dio. Davanti alla sua esistenza complessa egli, attraverso il linguaggio del sogno e dell’obbedienza, mette in luce come la sua esistenza sia guidata da Dio che parla.

Dio infatti è parola perché vuol guidare l’uomo nel cammino della sua vita. Il cristiano ritrova veramente se stesso perché ascolta continuamente la parola e, in questo, val la pena entrare nella spiritualità del pio ebreo, di cui Giuseppe è l’espressione. Su questo sfondo scopriamo come il pio ebreo fosse l’uomo dell’ascolto della parola.

Giuseppe è l’ uomo che sogna, è l’uomo che obbedisce, è l’uomo che attraverso le sue scelte mette in luce come Dio dia compimento al suo mistero.

Ora, il pio ebreo, in due momenti fondamentali della sua vita si ritrovava uomo della Parola.

  • L’esperienza della sinagoga,

  • l’esperienza della preghiera quotidiana,

Questi due elementi formavano il pio ebreo.

Nel contesto della festa di oggi, la famiglia ebraica, nella quale Gesù è stato educato, viveva questa spiritualità.

Innanzitutto il primo elemento su cui si costruisce la spiritualità del pio ebreo era la sinagoga. Se  andiamo alla letteratura giudaica troviamo questa affermazione molto bella: il sabato e la sinagoga sono un binomio indissolubile.

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