Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 luglio 2009

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 26 Luglio 2009

Filed under: b. Luglio2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:14

Letture del giorno: 2 Re 4,42-44               Ef 4,1-6                      Gv 6,1-15

OMELIA

Miracolo della moltiplicazione dei Pani e dei PesciGesù domenica scorsa interpretando il nostro desiderio di verità ci ha condotti nella sua solitudine perché mediante il riposare in Lui ne vivessimo i sentimenti: la sua compassione per l’umanità.

Oggi, in questo contesto, Gesù a quelli che desiderano entrare nella sua interiorità rivela profondamente se stesso. La Chiesa presentandoci il capitolo 6 di Giovanni in queste domeniche vuole lentamente farci percepire, vuol introdurci, nella personalità di Gesù.

L’evangelista Giovanni vuol iniziare questo percorso attraverso il linguaggio del mangiare.

Qual è il valore simbolico del cuore di Giovanni della moltiplicazione dei pani? Noi notiamo che tutto il brano è costruito attorno alla personalità di Cristo che è sommamente attivo, anzi è l’unico attivo in tutto il brano. Intravediamo allora che attraverso il linguaggio del mangiare o del dar da mangiare Gesù manifesta se stesso.. ma cosa vuol dire per l’uomo “mangiare”? Spesso noi siamo abituati ad un linguaggio molto esteriore: uno ha fame e quindi mangia, ma sentiamo che nel profondo della esperienza umana il mangiare corrisponde a qualcosa di molto più profondo: il desiderio di vivere.

Quando l’uomo ha il gusto della vita sa mangiare, quando l’uomo non ha voglia di vivere non mangia. E’ un dato che noi sperimentiamo nel cammino della vita, in alcune tappe della storia dell’uomo, per cui in quel miracolo non c’è semplicemente Gesù che sazia una fame storica, ma Gesù che sazia il desiderio di vita presente nel cuore dell’uomo. Quelle persone hanno seguito Gesù nel loro tormento – pecore senza pastore – per accedere al gusto della vita.

Queste persone che seguono Gesù nel gusto della vita, Gesù non le delude.

Allora, nel brano ascoltato, potremmo cogliere tre passaggi per introdurci in questo senso della moltiplicazione dei pani: Gesù è sul monte con i suoi discepoli e quando cogliamo Gesù sul monte intravediamo quello che il prologo di Giovanni ci offre: “In lui era la vita e la vita era la luce che illumina ogni uomo, perché tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto”. In quella presenza sul monte noi cogliamo Gesù che vive intensamente il senso della sua missione: regalare all’uomo il mistero della vita.

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19 luglio 2009

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 19 Luglio 2009

Filed under: b. Luglio2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:20

Letture del giorno: Ger 23,1-6                  Ef 2,13-18                  Mc 6,30-34

OMELIA

Venite in disparte...Gesù domenica scorsa inviando i suoi discepoli in missione perché compissero le sue opere ci diceva come nella comunicazione ai fratelli noi imparassimo a conoscere sempre più Gesù.

Più lo si comunica più lo si conosce.

E’ la circolarità, dicevamo domenica scorsa, che determina la nostra esistenza: stare con il Maestro, comunicarlo ai fratelli per ritornare dal Maestro. Gesù oggi ci aiuta a fare un passo più avanti poiché l’esperienza stessa della comunicazione, l’evento della salvezza, può farci incorrere in questo rischio: nel comunicare il Signore… dimenticare il Signore, nel parlare del Signore…non godere della presenza del Signore. E’ il dramma che il cristiano qualche volta avverte nella propria vita quando – l’esperienza concreta storica – potrebbe inconsciamente allontanarlo dalla fonte della vita.

Gesù questa mattina dice a tutti noi, come lo ha detto ai discepoli:  “Venite in disparte, in un luogo solitario e riposate!” Gesù ci invita questa mattina ad entrare nel “riposo” di Dio poiché è solo entrando nel riposo di Dio che l’uomo riesce a ritrovare pienamente se stesso, perché nel riposo di Dio l’uomo sviluppa il desiderio di recuperare la propria identità. Riposare non vuol dire, ovviamente, non lavorare perché le verità non si definiscono con il negativo, ma riposare vuol dire ritrovare nel profondo della nostra esistenza la nostra identità: entrare nel silenzio di Dio per ritrovare noi stessi.

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12 luglio 2009

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 12 luglio 2009

Filed under: b. Luglio2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 22:37

Letture del giorno: Am 7,12-15                Ef 1,3-14                    Mc 6,7-13

OMELIA

Gesù con i discepoliLa bellezza di conoscere il Signore diventa il principio della testimonianza.

Domenica scorsa Gesù ci invitava ad entrare nella sua personalità a cogliere come nella sua umanità si desse la pienezza e la grandezza della divinità.

Il discepolo è chiamato a crescere in questa familiarità, ma non è possibile essere discepoli del Signore e non godere di tale familiarità poiché il discepolo deve diventare una realtà sola con il Maestro, per cui Gesù, dopo aver  educato alla sua familiarità i discepoli e quindi dopo averli fatti entrare nel suo mistero, li invia in missione.

Questa missione ha due chiare connotazioni (se la guardiamo partendo dalla figura di Gesù): essere segni del darsi della gratuità di Dio guarendo profondamente l’uomo.

Sono le due caratteristiche emerse al di là del genere letterario del Vangelo ascoltato che Gesù questa mattina ci vuole regalare. Innanzitutto cosa vuol dire mandare in missione: è molto bello come l’evangelista Marco, nel momento in cui delinea la figura dei discepoli nella loro vocazione, mette in luce come la cosa più importante non sia andare, la cosa più importante è “stare”.

Si dice nel Vangelo, quando ha chiamato i discepoli, che Gesù li chiamò perché stessero con lui e anche per inviarli perché la dimensione della missione è niente altro che l’esuberanza di una pienezza che noi godiamo stando con il Maestro e, stando con Gesù, la persona viene profondamente ricreata. Non si può comunicare ad altri ciò di cui non si fa profonda esperienza ….per cui la comunicazione agli altri diventa lo stimolo a chi,  regalando agli altri il dono della salvezza ritorna anch’egli al gusto della salvezza. Ecco perché il discepolo vede la missione come una comunicazione di qualcosa che lo ha preso nel più profondo e lo regala agli altri: il discepolo è sacramento visibile di questa grandezza di Dio che si rivela agli uomini.

Il discepolo è una piccolezza visibile in cui si comunica una grandezza invisibile.

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5 luglio 2009

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO Anno B – 05 luglio 2009

Filed under: b. Luglio2009, Omelie Anno 2009 — papolino25 @ 15:44

Letture del giorno: Ez 2,2-5                      2 Cor 12,7-10             Mc 6,1-6

OMELIA

Gesù in SinagogaGesù domenica per domenica ci introduce nella conoscenza del suo mistero perché possiamo ritrovare la bellezza e la fecondità della nostra umanità. Credere in Gesù è ritrovare la gioia d’essere profondamente uomini.

Il Vangelo di oggi si inserisce in questo percorso dove possiamo aver notato una differenza tra il primo atteggiamento da parte di quelli che erano nella sinagoga “pieni di stupore” e dall’altra Gesù che si meravigliava della loro incredulità e quindi fece pochi miracoli. Ora guardiamo attentamente il motivo di questo passaggio: da una parte uno stupore iniziale davanti a Gesù che compiva miracoli (come dicevamo domenica scorsa) tra un Gesù che parla in modo meraviglioso, quindi ricolma di entusiasmo quelli che lo ascoltavano, dall’altra la percezione espressa chiaramente da Gesù che quelle persone – piene di stupore – non credevano in Lui. Il motivo è uno solo: non avevano assunto la mentalità della fede, non avevano assunto l’identità di Gesù, non ne avevano accolto il mistero. Infatti quando ci troviamo di fronte a Gesù e ne risentiamo la storia o l’itinerario credente, siamo davanti a due posizioni che, in certo qual modo, ci impediscono di credere.  Da una parte la percezione che emerge molto bene dal Vangelo di questa mattina: quelle persone vedevano unicamente l’umanità di Gesù. Infatti se guardiamo il perché ci sia stato questo passaggio – dallo stupore all’incredulità – è quella nota dell’Evangelista che pone sulle labbra degli ascoltatori la storicità di Gesù. Non è costui il falegname, il figlio di Maria?   Cioè l’esperienza legata unicamente al visivo… e quando l’uomo è legato unicamente al visibile non porrà mai l’atto di fede! E’ il dramma dell’uomo contemporaneo che ha come criterio di vita ciò che tocca, ciò che sente, ciò che è sensitivamente palpabile. L’uomo difficilmente va al di là di ciò che è dato dal sensoriale.

L’uomo contemporaneo, in certo qual modo, magari rimane stupito davanti alla figura di Gesù, ma non pone l’atto di fede perché in termini di mentalità e cultura rimane chiuso alla concretezza.

L’uomo che rimane solo a Gesù di Nazareth non porrà mai l’atto di fede in Gesù!

Dall’altra, ed è la posizione opposta per cui non esiste la profondità della fede, è vedere un Gesù così Dio da dimenticare tutto lo spessore umano.

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