Omelie di Mons. Antonio Donghi

30 dicembre 2010

SANTA FAMIGLIA DI GESU’, MARIA E GIUSEPPE – Anno A, 26 Dicembre 2010

Filed under: n. Dicembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 10:29

Letture:  Sir 3,3-7.14-17a Col 3,12-21 Mt 2,13-15.19-23

OMELIA

Il grande evento dell’Incarnazione ci ha inseriti in quel meraviglioso dialogo tra la gioia di Dio che nell’Incarnazione porta a compimento il suo progetto di salvezza e la gioia dell’uomo che, nell’esperienza dell’Incarnazione ritrova il gusto della vita, per cui, il mistero celebrato ieri ci ha aiutato a coniugare tre sentimenti: la gioia creatrice di Dio, la sua emozione davanti alla grandezza dell’uomo e, dall’altra, il gusto della vita che la creatura deve ritrovare in modo da poter entrare nella gioia e nella emozione di Dio.

Questa grandezza si costruisce progressivamente nella storia: è la vocazione a diventare figlio di Dio. Questa mattina, attraverso la figura e l’atteggiamento di Giuseppe noi veniamo educati a come possiamo lasciarci costruire dalla potenza di Dio diventando giorno per giorno Figli di Dio.

Leggendo attentamente il testo dell’evangelista Matteo cogliamo tre aspetti che possono aiutare ad elaborare la gioia di diventare progressivamente figli di Dio: l’intenso contatto con la storia e le sue problematiche, la lettura di esse partendo dalla storia di Dio, la gioia del compiersi del misterioso progetto della divina volontà.

Innanzitutto il primo elemento che emerge è quello della esperienza della storia.

Noi siamo chiamati a diventare figli di Dio, ma questo processo non è qualcosa di teoretico…. è qualcosa che è profondamente incarnato nell’esperienza del vissuto: è’ l’esperienza di Giuseppe che vive il dramma di Gerusalemme, se ne va in Egitto, dall’Egitto torna a Gerusalemme e da qui a Nazareth; dove Giuseppe attraverso questo itinerario non fa niente altro che vivere, secondo il disegno di Dio, la drammaticità della sua storia.

Il cristiano vive ogni giorno l’Incarnazione amando profondamente la sua storia. Utilizzando l’immagine della famiglia di Nazareth “amando intensamente le pareti della propria casa” anche nelle oscurità e nelle conflittualità storiche.

Giuseppe è colui che ritraduce questa esperienza di intenso dialogo con la vita di tutti i giorni.

Non si dà gioia dell’Incarnazione senza l’amore alla semplicità problematica della vita quotidiana; l’uomo è sempre tentato di rifiutare la storia perché non appartiene, così come essa si svolge, secondo i suoi criteri, ma l’uomo deve imparare che la storia concreta, quella nella quale viene chiamato a vivere, è il luogo del proprio diventare figli di Dio, come Gesù ha realizzato al storia della salvezza vivendo fino in fondo la sua storia nella morte e nella morte di croce.

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NATALE DEL SIGNORE – Anno A, 25 Dicembre 2010

Filed under: n. Dicembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 10:00

Letture:  Is 52,7-10 Eb 1,1-6 Gv 1,1-18

OMELIA

Il tempo dell’attesa ha avuto una risposta.

Chi attende nella parola vede la gloria di Dio: è il mistero che oggi siamo chiamati a celebrare e che dovrebbe essere quella luce che illumina la nostra esistenza donandoci la possibilità di avvertire il senso della nostra vita.

L’uomo costitutivamente è un ricercatore della verità, un ricercatore della propria identità umana e, nel grande evento dell’Incarnazione, gli si apre dinnanzi la risposta della sua esistenza.

Questa luce, che l’evangelista Giovanni ci ha comunicato questa mattina nel testo evangelico, potrebbe essere colta in tre verbi che nel punto centrale della narrazione ci aiutano a cogliere il senso della nostra esistenza: accogliere, essere generati, diventare figli di Dio.

Tre passaggi attorno ai quali riusciamo ad intravedere la bellezza e la profondità della nostra esistenza. Innanzitutto il verbo accogliere: “A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

Ma cosa vuol dire accogliere?

Istintivamente, a questo verbo, potremmo dare un senso molto limitato: spalancare la propria vita a Dio che viene. Sicuramente questo è vero!

Ma in quel verbo “accogliere” c’è qualcosa di più. Non è tanto l’uomo che accoglie, ma la creatività di Dio che dona all’uomo la propria capacità di accogliere.

Il cristiano riesce a spalancare la propria esistenza a Dio che viene per illuminare la sua storia, perché in quella accoglienza egli avverte di essere avvolto dalla gratuità di Dio.

E’ Dio che gli dona la sete della verità, è Dio che lo rende curioso del senso della vita, è Dio che dà la capacità di spalancare la propria persona alla sua Presenza.

La gioia di accogliere è la gioia di Dio che ha conquistato l’uomo perché l’uomo possa aprirsi alla salvezza.

L’uomo che, nell’attesa, apre la propria esistenza a Dio, non è niente altro che il luogo della gioia di Dio.

La bellezza della fede è essere capolavoro della creatività di Dio che si compiace, nell’atto del nostro spalancare la nostra persona alla sua Presenza, di realizzare il suo progetto. (more…)

21 dicembre 2010

IV DOMENICA DI AVVENTO ANNO A – Anno A, 19 Dicembre 2010

Filed under: n. Dicembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:25

Lettura: Is 7,10-14   Rm 1,1-7   Mt 1,18-23

OMELIA

La chiesa davanti al grande incontro che attende tutti noi, quella del mistero della Gloria del Signore, ci ha aiutati – in questo cammino dell’avvento – attraverso alcuni personaggi, perché questa nostra attesa verso la venuta del Signore possa essere la più feconda possibile.

Dopo essere stati educati dalla figura di Giovanni che, nella sua essenzialità ed asceticità ci ha educati ad una radicale ed autentica conversione, con Maria abbiamo imparato a vivere nelle mani di Dio in perfetta docilità ed obbedienza alla volontà del Padre.

Oggi appare al nostro orizzonte la figura di San Giuseppe e vogliamo diventare suoi alunni per poter poi godere della fecondità dell’incontro glorioso con il Signore ed essere  veramente nella pace.

E’ interessante come l’evangelista Matteo delinei la figura di Giuseppe “uomo giusto” ed in questa connotazione scopriamo tutta la ricchezza all’interno della figura di Giuseppe, ma anche scopriamo come noi, effettivamente possiamo andare incontro al Signore godendone la meravigliosa e feconda presenza.

Giuseppe è “uomo giusto” perché la sua esistenza è costruita attraverso l’intenso desiderio di comunicare con Dio. E’ il “giusto” che giorno e notte medita la legge divina per essere assimilato al mistero che viene dall’alto.

Quindi, in quel suo essere giusto, noi scopriamo la fedeltà inesauribile di Giuseppe al progetto divino. E’ l’esperienza fondamentale a cui il cristiano è chiamato: essere in sintonia con il disegno di Dio.

Quando l’uomo vive in questo atteggiamento intravede quello che Dio potrebbe pensare per lui.

Quando l’anima vive intensamente la vicinanza divina, all’orizzonte emerge quel disegno divino davanti al quale l’uomo giusto si sente povero. Se guardiamo la figura di Giuseppe, il motivo per il quale egli allontana Maria, è perché il progetto di Gesù nei suoi confronti è troppo alto. (more…)

17 dicembre 2010

III DOMENICA DI AVVENTO ANNO A – Anno A, 12 Dicembre 2010

Filed under: n. Dicembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:26

Letture:    Is 35,1-6.a 8.a 10      Gc 5,7-10       Mt 11,2-11

OMELIA

Il cammino che con la Chiesa stiamo percorrendo verso la venuta del Signore allarga continuamente il nostro sguardo sugli orizzonti infiniti della gloria di Dio. In questa attesa della pienezza del mistero della nostra realizzazione in Cristo l’esperienza della conversione e della totale dedizione di noi stessi all’oggi del Padre ci sta accompagnando perché la venuta del Signore possa essere un’esperienza veramente trasfigurante.

Ma per accedere a questa verità, a questa novità di vita di cui ha parlato sia il profeta Isaia, sia il testo evangelico, occorre entrare nella consapevolezza che l’uomo deve desiderare la salvezza. La conversione, la dedicazione incondizionata a Dio animano il desiderio di novità di vita che solo il Signore può effettivamente portare alla creatura umana.

Questo desiderio di armonia, di novità di vita, questo desiderio di luce, di riposo è profondo nel cuore dell’uomo.

Il disagio che cogliamo nella cultura di oggi, la stanchezza interiore che la caratterizza, la non-gioia che è presente nel cuore dell’uomo contemporaneo tentano soluzioni di questo mondo. E’ il dramma di essere contenti nell’avere, l’essere contenti nel luogo, l’essere contenti nell’apparire..ma tutto ciò è solo e tutta illusione.

L’uomo che vuole entrare nell’armonia della sua vita, che si coglie solo nella persona di Gesù, ha bisogno di un cammino, ha bisogno (dice Gesù questa mattina) di entrare nella figura di Giovanni il Battista, il battezzatore e solo entrando nella sua personalità, vivendo il suo mistero possiamo aprirci alla novità che il Signore ci sta portando: Giovanni è il culmine dell’attesa.

Allora, se in semplicità ci accostiamo alla figura di Giovanni, così come Gesù questa mattina ce lo presenta, potremmo ritrovare alcuni filoni per riscoprire il gusto dell’attesa, ma soprattutto la strada maestra per poter accedere all’armonia e alla guarigione della nostra vita.

I linguaggi usati da Gesù sono per noi molto significativi: cosa siete andati a vedere nel deserto?

In questa immagine avvertiamo come l’esperienza della salvezza passa attraverso il gusto della Provvidenza.

Entrare nel deserto vuol dire accogliere la rivelazione di Dio….accedere al deserto vuol dire guardare in alto perché il Signore nella sua Provvidenza ci possa guidare.

Il deserto ti espropria, il deserto ti fa desiderare, il deserto ti dà la sete, il deserto ti dice: lasciati condurre….

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