Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 gennaio 2011

III DOMENICA T.O. – Anno A – 23 gennaio 2011

Filed under: a. Gennaio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 17:29

Letture: Is 8,23b-9,3 1    Cor 1,10-13.17   Mt 4,12-23

OMELIA

La continua contemplazione del volto di Cristo che la Chiesa ogni domenica ci offre ci permette di intuire come, la figura di Gesù, sia l’espressione della fedeltà divina per noi uomini.

Domenica per domenica entriamo nel volto del Signore per ritrovare la bellezza e il gusto della nostra esistenza.

Ci siamo accorti, nel Vangelo di questa mattina, come il criterio attorno al quale l’evangelista Matteo fa ruotare la figura di Gesù: è quella della realizzazione dei testi dell’Antico Testamento.

E’ un dato che cogliamo molto bene nell’evangelista Matteo – il quale – vuole affermare che “contemplare la figura di Gesù”  è  “contemplare il realizzarsi della fedeltà di Dio”.

Ma dietro questa affermazione che il testo evangelico ci offre, questa mattina, dobbiamo scoprire qualcosa di molto più profondo: cosa vuol dire che nella figura di Gesù c’è il compimento della fedeltà di Dio?

Scopriamo che Dio si è talmente legato all’uomo che, la storia dell’uomo, diventa una continua ricerca del volto di Gesù: Dio ha parlato nell’Antico Testamento perché l’uomo potesse, in questa fedeltà divina, costruire la sua esistenza.

L’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio può ritrovare veramente sé stesso cercando continuamente Dio per cui – l’Antico Testamento – è il Signore che lentamente illumina il cuore dell’uomo perché possa continuamente rallegrarsi, in stato di ricerca, di quello che è il senso della vita.

Il senso della vita è Gesù.

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20 gennaio 2011

II DOMENICA T.O. – Anno A – 16 gennaio 2011

Filed under: a. Gennaio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 21:40

Letture:  Is 49,3.5-6 1 Cor 1,1-3 Gv 1,29-34

OMELIA

La Chiesa, domenica per domenica, delinea di fronte al nostro volto l’immagine dell’esperienza di Gesù.

Dopo averci comunicato domenica scorsa la manifestazione del Padre che ci ha detto che suo Figlio era l’amato nel quale egli aveva posto la sua compiacenza, oggi ci invita a comprendere, attraverso le parole di Giovanni il battezzatore, cosa significhi – nell’esperienza della Rivelazione – che Gesù è l’amato in cui il Padre ha posto la sua compiacenza: Gesù è l’Agnello che toglie il peccato del mondo.

Noi scopriamo lo stretto rapporto che esiste fra queste due definizioni di Gesù, “l’amato in cui il Padre ha posto il suo compiacimento”, “l’Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo”: colui che è oggetto dall’eternità dell’amore del Padre è colui che rende nuova l’umanità intera attraverso l’esperienza del perdono del peccato.

Non per niente Gesù risorto apparendo ai suoi ha detto: “Ricevete lo Spirito. A chi rimetterete i peccati saranno ritenuti”.

Colui che è oggetto dell’amore è oggetto anche dell’esperienza del perdono.

In Gesù – amato dal Padre –  ogni uomo si sente radicalmente perdonato: ecco perché noi quando fissiamo lo sguardo del cuore nel volto del Signore e lo percepiamo rivelazione dell’amore divino, in questo sguardo, ci sentiamo profondamente perdonati! Guardare il Signore e sentirci creature nuove è una cosa sola.

In che senso, questa espressione di Giovanni il battezzatore, diventa la fonte nella quale siamo rivestiti dell’amore divino e quindi perdonati?

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12 gennaio 2011

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno A – 09 gennaio 2011

Filed under: a. Gennaio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 23:31

Letture: Is 42,1-4.6-7 At 10,34-38 Mt 3,13-17

OMELIA

Guidati dallo Spirito Santo e confidando nella parola che viene dall’alto anche noi, questa mattina, ci ritroviamo sulle rive del Giordano per ascoltare la voce del Padre. E’ importante questa mattina metterci in ascolto del Padre perché se la nostra esistenza ruota attorno alla persona di Gesù, solo il Padre può effettivamente dirci chi sia Gesù.

Gesù è il dono del Padre per noi e, solo il Padre, ci può regalare quella identità di Gesù che deve diventare la luce e la speranza della nostra vita.

Nella voce è espresso chiaramente l’identità di Gesù: “Questo è il mio figlio, l’amato”.

In questa espressione “amato” scopriamo da una parte la grandezza del volto di Gesù e dall’altra ritroviamo il senso della sua vita e della sua storia.

Chi entra nel mondo di Dio riesce a capire l’agire di Dio.

Sono i due elementi sui quali vorremmo questa mattina soffermarci perché il nostro accedere alla figura del Maestro sia fonte di rinnovamento dello stile della vita. Innanzitutto Gesù è l’amato, è colui nel quale il Padre riversa in pienezza la sua capacità amativa.

Il Padre dall’eternità ama il Figlio e il Figlio è l’amore del Padre: è quel gusto, nell’entrare in questo rapporto, che ci fa intravvedere la grandezza di Dio.

Non per niente Gesù nel Vangelo di Giovanni dice: “Io e il Padre siamo una cosa sola”, perché il Padre ama il Figlio e il Figlio è l’espressione personale di questo amore del Padre per cui, tutto ciò che è nel Padre è anche nel Figlio.

Questo aspetto per noi è importante perché (se guardiamo alla nostra identità umana) noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio e in Gesù abbiamo realizzato la pienezza della nostra vita, per cui se Gesù è l’amato, la bellezza della nostra esistenza è di essere gli amati dal Padre in Gesù.

E’ il mistero che non sempre riusciamo bene ad approfondire perché siamo molto distratti dalle tante cose che dobbiamo fare o dalle esigenze di azioni e di atteggiamenti morali dimenticando di gustare la sorgente e l’anima della nostra vita.

Nel momento in cui il Padre dice: “Questi è il mio Figlio, l’amato” noi entriamo – in  certo qual modo – nel mondo di Gesù, ma ritroviamo il nostro mondo.

In Gesù siamo nell’  ”amato”   del Padre.

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EPIFANIA DEL SIGNORE – 06 gennaio 2011

Filed under: a. Gennaio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 23:28

Letture: Is 60,1-6 Ef 3,2-3a.5-6 Mt 2,1-12

OMELIA

L’esperienza del Natale ci sta offrendo la luminosa esperienza della nostra identità umana.

La gioia del Natale è la gioia di Dio che, nel Verbo Incarnato, dà inizio a quella novità del mondo che Dio Padre dall’eternità ha pensato.

Questo gaudio è un gaudio universale (come abbiamo ascoltato dal testo del profeta Isaia) perché ogni uomo è chiamato a vedere la salvezza del Signore, per cui, il gaudio di quest’oggi è l’ebbrezza di quel meraviglioso progetto sull’umanità che Dio Padre, dall’eternità, ha pensato in Cristo attraverso la creatività dello Spirito Santo.

Questa meravigliosa esperienza siamo chiamati ogni giorno a personalizzarla, in un divenire continuo, in modo che possiamo giungere veramente ad essere Figli nel Figlio di Dio.

Di fronte a questa luminosa comunicazione che Dio ci offre, l’uomo concreto, nel suo divenire storico, si ritrova in mezzo all’oscurità.

Gli interrogativi che la vita presenta continuamente, le incertezze che vi si affidano, creano nell’uomo non pochi timori nel presente e soprattutto nel futuro; eppure, nell’esperienza della fede, sappiamo esattamente che in Cristo Gesù appare una luce incomparabile nella quale assumiamo quella esperienza di comunione cosmico – universale, che è la bellezza della nostra vocazione alla vita.

Poiché dobbiamo cercare di coniugare questa visione meravigliosa che ci affascina e, nello stesso tempo, dobbiamo tenere viva ed attuale la problematica della storia, la figura dei Magi ci può aiutare a come riuscire a vivere l’ebbrezza di Dio nel tormento della storia: l’esperienza della luce intramontabile e inafferrabile di Dio e le oscurità del vissuto quotidiano.

Se guardiamo l’esperienza dei Magi essi ci indicano (attraverso la narrazione di Matteo) due possibili punti di riferimento perché non ci lasciamo mai abbattere dalle oscurità della storia, ma fanno crescere in noi quell’ansia di luce perché la “nostra esistenza” possa essere veramente “evangelica”.

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