Omelie di Mons. Antonio Donghi

5 agosto 2013

XVII DOMENICA DEL T.O. – ANNO C – 28 Luglio 2013

Filed under: g. Luglio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 20:41

Letture: Gn 18,20-32 Col 2,12-14 Lc 11,1-13

OMELIA

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.17-20.La gioia della discepolo è quella di spalancare la propria persona all’invadenza del Maestro, è quello stare ai piedi di Gesù perché la persona del Maestro penetri in profondità nel nostro spirito e, chiunque si lasci penetrare dal Maestro mentre lo accoglie, impara ad essere suo discepolo.

Il brano che questa mattina abbiamo ascoltato dal testo evangelico ci insegna lo stile della preghiera dove la preghiera è essenzialmente una professione di fede.

Infatti si potrebbe dire:“da come si prega si rivela in che cosa si crede”. Da come si prega si evidenzia quello che abita nel nostro cuore quindi Gesù, questa mattina, ci insegna che il pregare è l’esercizio quotidiano del discepolo il quale nella sua esistenza vive continuamente il primato di Dio. Infatti se entriamo nella profondità del brano evangelico scopriamo una grossa verità di fede: il pregare è essenzialmente un esercizio di comunione. Infatti Gesù non ci insegna a dire delle preghiere, Gesù ci insegna a pregare cioè ci insegna a realizzare progressivamente la comunione con sé e con il Padre. Infatti il brano evangelico ha un linguaggio che in modo immediato qualche volta  può lasciare sconcertati: “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto” e noi, nell’ esperienza della vita, possiamo dire che abbiamo tante volte pregato (e pregato intensamente) e siamo stati delusi nelle nostre richieste.

Ma il pregare è chiedere qualche cosa o sviluppare la comunione con Dio?

Se noi entriamo nella personalità di Gesù davanti alla quale ci troviamo sempre in perfetta attenzione, diversamente non ne saremmo discepoli, ci accorgiamo che Gesù ha bramato una cosa sola: essere nel Padre.

Difatti cosa vuol dire Gesù quando ci ha detto: “quando pregate dite Padre”?

Ora, ogni parola che noi abbiamo nel Vangelo, quando si parla di Dio, sono tutte parole simboliche.. sono aperte verso un mistero che noi difficilmente riusciamo a comprendere.

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