Omelie di Mons. Antonio Donghi

30 settembre 2010

XXVI DOMENICA T.O. – Anno C, 26 Settembre 2010

Filed under: i. Settembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:53

Letture: Am 6,1.4-7 1 Tm 6,11-16 Lc 16,19-31

OMELIA

Il cristiano vive una forte passione per la vita eterna poiché in essa egli vede realizzata la propria vita.

Nel momento nel quale ognuno di noi godrà eternamente del volto di Dio Padre sarà pienamente e definitivamente realizzato.

Per raggiungere questa meta Gesù, domenica scorsa, ci insegnava che dobbiamo amare la nostra vita quotidiana come il luogo nel quale progressivamente emerge quell’esperienza di comunione divina che lentamente ci porta a gustare la pienezza della vita.

Oggi Gesù ci dice che dobbiamo, nell’esperienza feriale, assumere la sua interiorità.

Infatti la parabola ascoltata – potremmo definirla – la descrizione dell’interiorità di Gesù.

Attraverso questa dialettica tra Abramo e quella persona ricca scopriamo, da una parte, quello che ha animato Gesù nella sua storia e, dall’altra, cosa significhi, nel profondo della nostra esistenza, vivere l’interiorità di Gesù. Infatti, leggendo attentamente il cammino che il Vangelo ci offre questa mattina ci accorgiamo che le ultime parole dette da Abramo esprimono quello che Gesù ha vissuto profondamente: ascoltare Mosè e i Profeti perché, non Mosè mi dice la presenza di Dio… i Profeti mi aiutano a capire come vivere concretamente la presenza di Dio. Mosè mi dà la contemplazione del Signore, il Profeta mi dà le modalità per vivere profondamente del Signore.

In questo noi andiamo in modo immediato all’episodio della Trasfigurazione dove Mosè ed Elia, Mosè e i Profeti parlano con Gesù della sua imminente dipartita.

Quindi scopriamo che, nella figura di Lazzaro, è presente l’interiorità di Gesù il quale ha costruito la sua ferialità in continuo ascolto dell’Antico Testamento, per essere in perfetta comunione con il Padre.

E’ quell’interiorità che è divenuta eternità, ma il principio che ha animato profondamente l’esperienza di Gesù è stato dare compimento alle Scritture, come ben sappiamo dall’inizio del Vangelo di Luca quando Gesù, dopo aver ascoltato nella sinagoga di Nazareth i testi dell’Antico Testamento, ha affermato: “Oggi nella mia persona queste Scritture si sono realizzate”.

Ecco perché Lazzaro è entrato nel seno di Abramo.. è entrato in paradiso.. perché in quel Lazzaro c’è Gesù che ha goduto nella sua esistenza di essere in comunione con il Padre e, nello stesso tempo, nella figura di Lazzaro troviamo Gesù, perché, in quella povertà scopriamo quello che abbiamo cantato prima del Vangelo: “Gesù Cristo da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché attraverso la sua povertà potessimo diventare ricchi di Lui”. (more…)

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23 settembre 2010

XXV DOMENICA T.O. – Anno C, 19 Settembre 2010

Filed under: i. Settembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:13

Letture: Am 8,4-7 1 Tm 2,1-8 Lc 16,1-13

OMELIA

Cristo Signore ci attira continuamente a sé perché possiamo accedere al cuore del Padre rivivendone i sentimenti di fiducia e di misericordia.

Davanti a questo dono, che il Signore ci offre ogni giorno, come può l’uomo effettivamente rendere feconda questa esperienza in modo da godere continuamente di questa amicizia divina?

Il Vangelo di questa mattina, con tutta la sua paradossalità nella prima parte, ci aiuta a intravedere come possiamo elaborare la nostra esistenza costruendo un vero rapporto con il Padre.

Il senso della parabola che Gesù ci ha consegnato è molto semplice: se, veramente, la nostra vita è affascinata dal Signore dobbiamo fare di tutto per vivere solo del Signore.

Come quella persona che, pur di avere di che vivere,  è entrata un po’ in un imbroglio finanziario, così il cristiano per poter vivere veramente di questa divina Presenza, deve sapere fare di tutto…perché lo scegliere il Signore è così grande che tutta la nostra esistenza deve essere orientata in questa prospettiva.

Ma allora, questa realtà di fondo che ci deve profondamente caratterizzare – per cui davanti al Signore noi ogni giorno lo scegliamo come unico valore –,  il modo per elaborare questo stile di vita lo possiamo cogliere nell’ultima parola o verbo che Gesù ci ha dato nel Vangelo, la parola “servire”.

Davanti alla parola “servire” scopriamo due filoni che dovrebbero aiutarci a maturare giorno per giorno in questa signoria divina: l’amore continuo al quotidiano vivendo ogni istante come linguaggio della comunione con Dio.

Innanzitutto è importante costruire l’esistenza nell’amore al quotidiano perché, il quotidiano, è il luogo nel quale il Signore si rivela continuamente.

E’ la bellezza del cuore credente che apre la propria persona, istante per istante, alla coscienza “Dio viene”, per poterci lasciare impregnare della sua Presenza.

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14 settembre 2010

XXIV DOMENICA T.O. – Anno C, 12 settembre 2010

Filed under: i. Settembre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:16

Letture: Es 32,7-11.13-14 1 Tm 1,12-17 Lc 15,1-32

OMELIA

L’invito a seguire Cristo Gesù, domenica scorsa, ci ha introdotti nel gusto vero della vita.

Gesù è entrato nella storia perché noi potessimo ritrovare e recuperare la bellezza e la fecondità della vita in un seguire il Maestro in modo radicale, ma il senso di questo nostro seguire il Maestro ha una meta molto più profonda: attraverso il Cristo accedere al cuore del Padre, essere uno con il Cristo per essere nel segno del Padre.

E’ quello che Gesù potrebbe volerci dire questa mattina attraverso la Parola ascoltata. E’ molto bello entrare nel cuore del Padre cogliendo quello che è il nucleo della sua presenza nei confronti della storia…

Tre potrebbero essere le suggestioni che nascono dalla Parola di Dio di oggi: Dio ama la libertà dell’uomo, Dio abita il cuore dell’uomo, Dio è la gioia della persona umana.

Innanzitutto attraverso il testo evangelico cogliamo “il silenzio del padre” davanti alla pretesa del figlio di costruirsi la vita in modo pienamente autonomo: se guardiamo attentamente il Vangelo, Gesù ci dice che il padre non ha detto nulla, non ha posto nessuna obiezione alla scelta del figlio, ha lasciato che il figlio vivesse la sua decisione. Questo atteggiamento del padre è coerente con l’esperienza della creazione. Nel momento in cui Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza gli ha regalato la libertà.

“Il silenzio del padre” davanti alla scelta del figlio è niente altro che l’espressione di quell’atto creativo con il quale Dio ha regalato all’uomo la sua libertà.

Nel momento nel quale Dio avesse ipoteticamente dato degli impedimenti all’uomo non avrebbe salvaguardato il progetto creativo…

E’ una verità, questa, che dovremmo sempre tener presente: Dio ama la libertà dell’uomo perché ama il suo progetto creativo di creare l’uomo.

La bellezza della vita, secondo il progetto divino, è un dialogo tra due libertà: la libertà creante di Dio e la libertà creata dell’uomo, in un dialogo che continuamente sviluppa l’umana creatura.

Ecco perché il padre non dice nulla: obbedisce a se stesso.

Avendo dato all’uomo la libertà, vuole che l’uomo continui in questa esperienza, ma nello stesso tempo Dio, che è nel cuore dell’uomo, attraverso la storia crea nell’uomo il dramma. Se da una parte Dio ama la libertà dell’uomo, dall’altra l’uomo non è mai abbandonato da Dio.

Nell’atto stesso in cui l’uomo è uomo, quindi l’uomo è immagine e somiglianza di Dio, Dio è presente nel cuore dell’uomo!…Anche se l’uomo facesse le scelte più drammatiche, Dio non abbandona l’uomo. (more…)

13 settembre 2010

XXIII DOMENICA T.O. – Anno C, 05 settembre 2010

Filed under: i. Settembre 2010 — papolino25 @ 19:06

Letture: Sap 9,13-18 Fm 1,9-10.12-17 Lc 14, 25-33

OMELIA

La bellezza della nostra vita è ritrovare giorno per giorno il coraggio di essere noi stessi in Gesù Cristo.

E’ quella comunione con lui che continuamente ravviva il nostro spirito e ci dà la capacità di camminare nonostante tutte le difficoltà quotidiane. Davanti a questo orizzonte il linguaggio che Gesù, questa mattina, ci offre nel Vangelo è sicuramente un linguaggio molto pesante  per cui è importante chiederci cosa voglia dirci Gesù, attraverso questo linguaggio severo, poiché solo entrando nel senso vero della parola di Gesù possiamo riuscire a ritrovare e a riscoprire nel modo più profondo la gioia della comunione con lui.

Gesù oggi vuol regalarci la sapienza, vuol farci riscoprire il senso e il gusto della vita, vuol stimolarci ad entrare in profondità per cogliere in noi stessi ciò per cui val la pena costruire ogni istante.

Potremmo affermare che la severità del linguaggio di Gesù ritraduce la sua passione per l’uomo; Gesù è innamorato dell’uomo e, essendo innamorato dell’uomo, diventa “esigente” perché vuole che l’uomo sia veramente se stesso.

E’ un’esigenza per gustare la sapienza della vita.

Infatti ogni uomo, come uomo, sia che lo avverta sia che non lo avverta, sia che lo sappia sia che non lo sappia, ha un profondo senso dell’infinito e del divino dentro sé.

All’interno dell’uomo c’è quella profonda capacità del bello che ritraduce la consapevolezza che l’infinito è il senso dell’esistenza.

E’ una verità che è profonda dentro di noi; un uomo che non venga affascinato dal bello, che non si senta illuminato dalla musica, che nell’arte non ritrovi il gusto della vita, non esiste.

L’uomo è essenzialmente religioso e quindi, nella dinamica dell’uomo, ha in sé il senso dell’infinito, la vita della sua vita…

Davanti a questo orizzonte appare dinnanzi a noi la figura di Gesù.

Gesù è la risposta di Dio Padre alla sete dell’infinito presente nel cuore credente.

La storia delle religioni ci ha dato tante soluzioni culturali, ma l’uomo ritrova veramente se stesso nella figura di Gesù. Infatti, se dovessimo chiederci perché Dio si è fatto uomo, dovremmo rispondere in semplicità: “ Per dire all’uomo che Dio è innamorato di lui”. (more…)

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