Omelie di Mons. Antonio Donghi

19 novembre 2012

XXXIII DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 18 Novembre 2012

Filed under: k. Novembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:32

Letture: Dn 12,1-3 Eb 10,11-14.18 Mc 13,24-32

OMELIA

Il cristiano nel cammino della sua vita è tutto teso verso quella realizzazione nella quale potrà vedere il Signore faccia a faccia. È il senso della vita che ci percorre continuamente, ci illumina e ci dà la capacità di dare senso alla nostra esistenza. Di fronte a questa grande meta, tuttavia, l’uomo ha davanti le oscurità della vita.. soprattutto ha davanti le oscurità della morte.

E Gesù attraverso la parola di questa mattina che ci sta rivolgendo ci vuole aiutare a vivere questo buio ricchi di speranza secondo quello che è lo stile, proprio della Scrittura, quando Dio vuole illuminare l’uomo lo fa passare attraverso una intensa oscurità, perché l’oscurità è il luogo in cui appare la gloria luminosa e indicibile di Dio.

Ora davanti a questo orizzonte noi potremmo qualche volta essere facilmente schiacciati dalle difficoltà che in un modo o in un altro ci possono raggiungere, ma se noi guardiamo attentamente la parola che il Maestro ci ha questa mattina indirizzata noi cogliamo la convinzione che, anche nel massimo buio, siamo nella luce perché  – usando l’immagine del profeta Daniele – noi siamo persone sagge e, chi è saggio nella fede non teme mai le oscurità della storia.

Ma come possiamo comprendere questa sapienza che ci permette di non lasciarci schiacciare dal buio della vita, dagli interrogativi che la raggiungono e la travolgono continuamente… soprattutto davanti alla parola detta prima: il mistero della morte.

E penso che tre potrebbero essere i passaggi che ci possono aiutare in modo che, anche nelle oscurità della storia, noi possiamo essere nella luce.

Il Cristo è presente in mezzo a noi,

riscalda la nostra esistenza attraverso la sua azione

e la sua luce diventa la nostra luce.

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12 novembre 2012

XXXII DOMENICA DEL T.O. – ANNO B – 11 Novembre 2012

Filed under: k. Novembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 22:11

Letture: 1Re 17,10-16 Eb 9,24-28 Mc 12,38-44

OMELIA

Il cristiano si sente ogni giorno interpellato dalla Maestro divino perché ogni istante della sua vita sia un’accoglienza di salvezza in modo che, al momento dell’incontro finale, il discepolo possa accedere alla pienezza dell’incontro glorioso.

Gesù, questa mattina, attraverso il testo evangelico sullo sfondo del racconto del profeta Elia vuole insegnarci come vivere l’istante in modo che la nostra esistenza possa effettivamente essere sempre aperta sulla venuta del Signore, in modo da accoglierlo gioiosamente al momento della venuta finale. Se guardiamo attentamente il racconto della seconda parte del Vangelo potremmo vedere in esso una parabola narrata: da una parte l’andare al tempio e – quindi lo sfondo esistenziale del racconto – e, dall’altra, l’atteggiamento della vedova che nel nostro linguaggio immediato ha un atteggiamento abbastanza paradossale.

Cerchiamo di coniugare questi due elementi: da  una parte l’andare al tempio, dall’altra l’atteggiamento della donna.

L’andare al tempio non è semplicemente un movimento spaziale (dalla casa andare al luogo della preghiera o del sacrificio), ma è accedere alla presenza di Dio.

Cosa è il tempio se non il luogo della gloria di Dio dove la persona fà l’esperienza di essere creata e salvata, salvata e creata, fà l’esperienza di essere tutta grazia?

È il senso di fondo dell’andare al tempio. Qualche volta noi non abbiamo questa convinzione, andiamo al tempio per pregare, ma dovremmo imparare ad andare al tempio per stare, per essere immersi nella maestà di Dio.

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5 novembre 2012

XXXI DOMENICA DEL T.O – ANNO B – 04 Novembre 2012

Filed under: k. Novembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:03

Letture: Dt 6,2-6 Eb 7,23-28 Mc 12,28-34

OMELIA

La gioia di essere discepoli ci ha introdotti nel godere la stessa esperienza di Gesù: la comunione con il Padre, il paradiso. E’ quello che abbiamo contemplato giovedì poiché, il senso della nostra vita come imitatori del Maestro, è nuotare nella luce ineffabile dell’amore divino.

Davanti a questa meta Gesù oggi ci vuole educare a come entrare in questa meravigliosa luce che è la comunione con Dio e, la parola che noi vorremmo riuscire a cogliere questa mattina, è la parola “obbedienza”.

Il cammino a cui il cristiano è chiamato continuamente si costruisce in una esperienza di obbedienza che non è niente altro che imitare Gesù. Il concetto di comandamento che emerge dalle letture di questa mattina non è il comandamento come una legge da eseguire…….. se cogliamo in profondità il dialogo tra Gesù e lo scriba, sullo sfondo della lettera agli Ebrei, noi ci accorgiamo che i comandamenti sono linguaggi pedagogici per scoprire una verità più profonda: essere imitatori del Cristo totalmente obbedienti al Padre.

I due comandamenti sono le tue sfaccettature della persona di Gesù, tutto nel Padre e tutto con gli uomini……… e allora se noi vogliamo accedere a questa meravigliosa esperienza del paradiso, dobbiamo essere il Cristo obbediente, dove l’obbedire è niente altro che il gusto di una comunione nella quale la nostra vita è chiamata a costruirsi continuamente.

Se noi dovessimo essere più radicali dovremmo dire che la gioia dell’eternità si costruisce nel vivere la persona di Gesù in noi, che si fece obbediente fino alla morte e alla morte di croce, perché noi uomini godessimo la vita.

Il cristiano è il gusto dell’obbedienza!Perché il gusto dell’obbedienza è il gusto della riconoscenza alla fonte della vita……

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SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI – 01 Novembre 2012

Filed under: k. Novembre 2012 — papolino25 @ 20:54

Letture: Ap 7,2-4.9-14 1Gv 3,1-3 Mt 5,1-12

OMELIA

La Chiesa, oggi, facendoci celebrare la solennità di tutti i Santi vuole orientare la nostra esistenza a quella luce senza tramonto nella quale noi tutti veniamo prima o poi, introdotti , poiché è in questa luce gloriosa che la nostra vita si realizzerà pienamente.

Ora oggi, celebrando i Santi, in noi nasce – tuttavia – una domanda: “Cosa è la bellezza del paradiso?”

Noi celebriamo i Santi e li vediamo lassù e noi, tante volte, ci vediamo come spettatori davanti al mistero della loro gloria, ma è bello oggi attraverso l’incontro sacramentale con loro che noi  poniamo ad essi una domanda: “Cosa vuol dire per voi guardare eternamente la gloria di Dio?”

Usando le immagini che abbiamo ascoltato dal libro dell’Apocalisse, cosa vuol dire essere rivestiti di questa veste immortale?

E utilizzando il linguaggio di San Giovanni: cosa vuol dire essere figli?

Per cui, questa mattina, vorremmo chiedere ai Santi cosa vuol dire essere nella gloria di Dio.

Spesse volte nel cammino della vita contemporanea c’è un certo scetticismo sulla vita gloriosa che ci avvolgerà e, tanti,  dicono nessuno è tornato parlarcene………

Ma quando noi abbiamo questi pensieri siamo molto lontani dalla fede poiché essi, in certo qual modo, ci comunicano la loro esperienza che vorrei tradurre con una parola: la visione!

I Santi oggi ci dicono che la bellezza del paradiso è la visione e, la visione,  vedete (quando è profondamente vissuta) non se ne può parlare.

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