Omelie di Mons. Antonio Donghi

28 maggio 2012

PENTECOSTE – ANNO B – 27 Maggio 2012

Filed under: e. Maggio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:31

Letture: At 2,1-11 Gal 5,16-25   Gv 15,26-27; 16,12-15

OMELIA

L’esperienza della Pasqua ci ha introdotti nel desiderio di crescere nella conoscenza di Gesù, in lui infatti noi abbiamo la nostra consistenza e con lui possiamo camminare nel tempo e nello spazio, ma la conoscenza di Gesù diventa per l’uomo un’esperienza molto ardua perché l’uomo sa esattamente che, con le sue forze, non lo potrà mai veramente conoscere. Gesù stesso ce  lo ha detto nel Vangelo perché conoscere Gesù vuol dire essere così profondamente uniti a lui da vivere in perfetta sintonia.

Ora l’uomo storico, con le proprie possibilità o capacità, non riuscirà mai a penetrare fino in fondo l’infinita benevolenza divina presente nella persona del Padre e del Figlio ed allora, il dono dello Spirito Santo, ha questa grossa capacità: darci la possibilità, progressivamente, d’entrare nella personalità di Gesù.

Ecco perché Gesù questa mattina presentandoci la figura dello Spirito Santo l’ha definita il Paraclito, il Difensore, colui che nella nostra vita difende i diritti di Gesù.

Ma come lo Spirito Santo può veramente introdurci in questa conoscenza di Gesù che è l’aspetto più bello della nostra vita? E allora possiamo cogliere alcuni aspetti della personalità dello Spirito Santo perché questa nostra conoscenza di Gesù possa essere vera ed autentica.

Innanzitutto lo Spirito Santo apre il nostro cuore al desiderio della conoscenza.

Una delle immagini che noi abbiamo, dello Spirito Santo, è quella dell’acqua: e questo perché lo Spirito Santo genera in noi la sete.

Il giorno in cui noi siamo stati battezzati, siamo stati battezzati nello Spirito Santo, attraverso il segno dell’acqua, perché nella potenza dello Spirito Santo noi – continuamente – avessimo la sete della conoscenza di Gesù. L’uomo quando rientra in un autentico cammino di vita è sempre un assetato!

Nel momento in cui non avessimo la sete della Verità, la sete della conoscenza, la sete della identificazione con il Maestro non avremmo la vivacità di essere discepoli.

Ecco perché lo Spirito Santo continuamente ci è donato……… perché lo Spirito Santo ci fa desiderare questa identificazione con Gesù che è il senso di fondo della nostra vita.

Non per niente si dice che lo Spirito è “soffio” e come ogni uomo, in ogni frammento della sua vita, non può vivere senza respirare, quindi, ogni respiro è lo Spirito Santo che ci fa desiderare la conoscenza di Gesù…..ma noi nello stesso tempo sappiamo che siamo persone drammaticamente povere ed allora lo Spirito Santo non solo ci fa desiderare il Cristo, ma diventa in noi un’intensa esperienza di supplica.

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ASCENSIONE DEL SIGNORE – ANNO B – 20 Maggio 2012

Filed under: e. Maggio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 21:08

Letture: At 1,11-11 Ef 4,1-13 Mc 16,15-20

OMELIA

L’ esperienza della risurrezione ci ha fatto progressivamente comprendere che noi siamo il vivente amore di Dio. La bellezza d’essere risorti è avvertire la Santissima Trinità che, in noi, vive suo amore perché questo divenga amore per l’intera umanità.

Di fronte a questa ricchezza che l’esperienza della risurrezione ci offre, davanti a qualunque difficoltà che noi potremmo avvertire (poiché possiamo tante volte sentirci soli in questa vocazione a essere il sacramento vivo dell’amore di Dio), la celebrazione odierna ci dà grande forza e speranza perché il Signore, salendo al cielo, è rimasto meravigliosamente in mezzo a noi.

Rileggendo infatti il testo evangelico nella sua parte finale abbiamo notato due sfumature che in modo immediato possono generare in noi delle immediate difficoltà: da una parte Gesù che sale e, dall’altra, il Cristo che opera nella esperienza apostolica dei discepoli.

Noi, spesse volte, quando siamo davanti al mistero della assunzione di Gesù pensiamo che Gesù sia lassù. Mentre se noi guardiamo attentamente il senso del linguaggio evangelico il mistero della assunzione di Gesù al cielo è il linguaggio letterario per dire che egli è meravigliosamente presente in mezzo a noi.

Gesù va al di là dello spazio e del tempo per essere sempre presente nello spazio e nel tempo.

Gesù di Nazareth, quando percorreva le vie della Palestina, era legato a quei confini geografici, a quelle concrete persone che incontrava, era legato alla mentalità della cultura giudaica, ma Gesù doveva nel mistero del Padre essere nel mondo intero, essere la salvezza di ogni uomo, di qualunque tempo e di qualunque spazio.

Allora, il mistero dell’ascensione di Gesù al cielo, è l’espressione di questa radicale convinzione.

Gesù è presente in ogni luogo.

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21 maggio 2012

VI DOMENICA di Pasqua – ANNO B – 13 Maggio 2012

Filed under: e. Maggio 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:45

Letture: At 10,25-27.34-35.44-48 1Gv 4,7-10 Gv 15,9-17

OMELIA

Gesù convocandoci attorno a sé questa mattina ci porta al culmine della sua rivelazione poiché ci introduce nella sua vita divina e ci invita a costruire ogni istante in questo mistero.

Riascoltando la Parola appena udita, due potrebbero essere le particolari sottolineature che, a livello interiore, potrebbero risuonare dentro di noi: l’insistenza con la quale Gesù ci dice di rimanere nel suo amore e, dall’altra, il comandamento di vivere questa ineffabile esperienza.

Innanzitutto Gesù ci invita a “rimanere nel suo amore”.

Una delle verità che dovremmo sempre approfondire è che l’uomo, nel suo cammino storico, non saprà mai cosa voglia dire “amare” poiché la bellezza dell’esperienza dell’amore è incomprensibile in quanto essa appartiene al vissuto.

Il vissuto, a livello intellettuale, è nella condizione di non essere compreso dalle categorie umane. L’esperienza dell’amore è superiore ad ogni intelligenza.

Noi cogliamo questa verità se riusciamo ad approfondire cosa voglia dire Gesù dicendo: “Rimanete nel mio amore”. L’allegoria della vite e dei tralci ci ha preparati a questa esperienza: il gusto della vita divina è entrato in noi e, nel momento in cui il gusto della vita divina è entrato in noi, in noi ama la Santissima trinità.

Se entriamo nel mistero della nostra esistenza, in noi, il Padre e il Figlio nello Spirito Santo ci stanno amando: è una verità, questa, che qualche volta noi la sfuggiamo perché siamo molto presi, nell’ordine dell’esistenza, ad amare gli altri, ad amare noi stessi, ma non siamo capaci di entrare nel gusto di quello che si sta realizzando in noi; in noi il Padre e il Figlio ci stanno amando.

Ecco perché l’uomo non capirà mai cosa voglia dire “amare” perché se lo capisse sarebbe Dio.

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7 maggio 2012

V DOMENICA di Pasqua – ANNO B – 06 Maggio 2012

Filed under: e. Maggio 2012 — papolino25 @ 20:28

Letture: At 9,26-31     1Gv 3,    18-24        Gv 15,1-8 

OMELIA

L’esperienza della resurrezione è una esperienza di armonia, di pace e di comunione.

L’evento della resurrezione si colloca, nella storia degli uomini, generando armonia nel rapporto tra gli uomini: ricordiamo sempre come la potenza dell’evangelizzazione nella Chiesa Apostolica è stata unicamente l’espandersi di una comunione.

Questa mattina il Vangelo ci aiuta ad approfondire questa realtà invitandoci a “rimanere in lui” perché Lui, la vera vite, possa rimanere in noi, suoi tralci.

Tutto questo processo passa attraverso quell’espressione che Gesù ci ha regalato questa mattina: “Voi siete già puri a causa della parola che avete accolto”. Questa armonia alla quale il Signore ci chiama passa attraverso l’accoglienza della Parola; cercando di approfondire questa espressione di Gesù noi possiamo cogliere tre sfumature che tra loro sono strettamente connesse: l’accoglienza della Parola come gusto della fede, l’accoglienza della Parola come lasciarci irrorare dal sangue di Cristo, la purificazione della Parola mediante l’agire sereno nel quotidiano, tre aspetti che possiamo far fiorire dall’espressione di Gesù che “la Parola ci ha resi già puri”, in modo che possiamo lentamente acquisire quell’armonia mediante la quale possiamo affermare: il regno si è realizzato.

Innanzitutto il primo passaggio è l’esperienza della fede.

L’evangelista Giovanni continuamente rimarca l’idea che chi crede è già passato dalla morte alla vita, perché credere è la riconoscenza dell’uomo che si sente raggiunto da una grandezza meravigliosa… per cui, la fede, è la gratitudine dell’anima avvolta dall’amore di Dio.

La bellezza della fede è, fondamentalmente, l’esercizio della gratitudine.

Quando noi vogliamo percepire la potenza della fede avvertiamo, in quel momento, come la nostra esistenza sia penetrata dalla gratuità divina e, questa gratuità divina che penetra in noi, diventa riconoscenza.

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