Omelie di Mons. Antonio Donghi

14 settembre 2015

XXII DOMENICA T.O. – ANNO B – 30 Agosto 2015

Filed under: h. Agosto 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 20:48

Letture: Dt 4,1-2.6-8 Giac 1,17-18.21-22.27 Mc 7,1-8.14-15.21-23

OMELIA

big_gesugotico1Gesù questa mattina vuole aiutarci a cogliere quello che è il nucleo essenziale nella dinamica della nostra vita interiore. “Stiamo attenti” dice Gesù a vedere le cose esteriori come valore della vita perché le cose esteriori illudono e sono sterili. Gesù questa mattina vuole introdurci a una comprensione profonda della nostra esistenza dicendoci che il nucleo fondamentale al quale dobbiamo continuamente richiamarci è il cuore.

È il grande passaggio dall’atteggiamento esteriore all’uomo interiore perché il cuore è l’anima dell’uomo. Come nell’ordine fisico, il cuore è un po’ di capacità di vita e dal cuore rifluisce quel sangue che irrorando il cuore umano gli dà vitalità, così il cuore dell’uomo nello Spirito Santo è il punto di partenza per dare vitalità alla nostra esistenza.

Il cuore evangelico è il criterio del nostro quotidiano, ma perché Gesù ha dato così importanza al cuore riportando ad esso i criteri attraverso i quali operiamo le nostre scelte?

La risposta potremmo coglierla in una affermazione che nella fede è molto chiara: il cuore è sempre abitato; il cuore dell’uomo è dimora della Santissima Trinità.

Nel momento in cui siamo stati battezzati il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo hanno preso dimora in noi e quindi, queste tre persone divine, sono l’anima della nostra storia. In ognuno di noi c’è una cella interiore abitata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo che dà senso alla nostra storia. Il cuore è il luogo in cui abita Dio. L’uomo custodendo il suo cuore non fa niente altro che adorare questa presenza divina che qualifica ogni frammento della nostra storia. Riandiamo sempre a quell’immagine profetica dove nei tempi messianici non c’era bisogno di maestri, Dio parlerà direttamente al cuore dell’uomo perché Dio abita in noi e la gioia del Dio che abita in noi dà senso alla nostra vita.

Coltivare il cuore è crescere ogni giorno nell’innamoramento di questa presenza. Nella vita, le situazioni della storia, ci possono portare ad avere un certo senso di solitudine; dobbiamo sempre riandare al principio evangelico che siamo abitati da Dio: è l’espressione concreta dell’intuizione che abbiamo accolto dal libro del Deuteronomio: “Qual è la nazione così grande che abbia Dio vicino a sé?” (more…)

XXI DOMENICA T.O. – ANNO B – 23 Agosto 2015

Filed under: h. Agosto 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 20:44

Letture: Gs 24,1-2.15-17.18 Ef 5,21-32 Gv 6,60-69

OMELIA

TuHaiParolaVitaEternaGesù nelle domeniche passate ci ha lentamente introdotti nel nucleo fondamentale della nostra esistenza: diventare il suo mistero d’amore.

Il discepolo è chiamato a spalancare la propria esistenza a Gesù morto e risorto in modo che,  attraverso il segno del pane e del vino, la propria esistenza divenga una vita trasfigurata. Davanti a questo orizzonte l’uomo di oggi, come abbiamo udito nel Vangelo, si pone grossi interrogativi: come è possibile lasciarci trasfigurare dal Signore?

Come è possibile assumerne, nel segno del pane e del vino, la personalità di Gesù?

Come è possibile camminare avendo come criterio il Cristo che dimora in noi?

Davanti a questi interrogativi l’intelligenza si deve fermare. All’uomo che volesse accedere a questa bellezza trasfigurante della fede, il cristiano deve dire: l’intelligenza non basta…e Gesù, poiché vuole condurci effettivamente a rivivere in modo autentico il mistero della sua presenza, questa mattina, ci da due orizzonti che dovremmo continuamente assumere nella nostra vita per poter gustare questa dolcezza trasfigurante. E la prima affermazione di Gesù è stata molto chiara: “è lo Spirito che dà la vita” poiché la vita di Gesù fu tutta guidata dallo Spirito Santo. Ora se la vita di Gesù è stata tutta guidata dallo Spirito Santo il discepolo può entrare nella personalità di Gesù lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.

In certo qual modo si realizza un metodo molto semplice: davanti al mistero di Gesù l’uomo sospende l’intelligenza raziocinante, si pone in stato di silenzio, fissa il cuore nel mistero di Gesù e, lo Spirito Santo, diventa illuminante.

Il silenzio abitato dallo Spirito Santo ci conduce lentamente alla comprensione di Gesù.

È inutile che l’uomo si affatichi con la sua intelligenza ad entrare nella persona di Gesù, deve riappropriarsi di questo mistero, passando dall’intelligenza che ragiona, ad un cuore che, nel silenzio, si lascia guidare dallo Spirito Santo… e noi sappiamo che dello Spirito non sai né donde venga, né dove vada.

Amare il silenzio del cuore è lasciarsi guidare in una avventura che sconvolge l’uomo razionale, ma dà la libertà della conquista. Il cristiano è un cuore in silenzio e, nel cuore, in silenzio, si lascia catturare da questa presenza.

Quando vogliamo entrare nella comprensione di Gesù dobbiamo avere la gioia di essere con un cuore totalmente aperto alla sua presenza e, quando un cuore è abitato, in un silenzio amoroso, la persona viene lentamente trasfigurata. Non sono i libri che ci fanno conoscere Gesù, ma un cuore innamorato che si lascia penetrare da Gesù. Ecco il primo criterio che Gesù questa mattina ci offre, se vogliamo veramente entrare nella percezione del suo mistero, della sua persona, della sua grazia. Ma Gesù ci offre un secondo criterio quando ha affermato che le sue parole sono Spirito e Vita. Infatti le parole di Gesù ritraducono la sua interiorità; le sue parole sono comprese da una “intelligenza guidata da un cuore illuminato”. L’uomo interiore che continuamente si lascia prendere da Gesù impara a conoscere Gesù.

Dove non c’è comunione di interiorità non ci si capisce. È il dramma dell’uomo di oggi che ha paura di dialogare con l’interiorità; quando l’uomo si lascia prendere nel cuore dal Maestro, capisce le parole del Maestro.

Solo un cuore abitato dal Maestro capisce le parole del Maestro.

E questo capita anche nell’esperienza della vita, quando non c’è relazione non ci si capisce mai …. potremmo fare tutti i discorsi possibili e immaginabili e tutti rimangono sulle loro posizioni. L’intelligenza autoreferenziale fà rinchiudere l’uomo nella schiavitù dell’io. La bellezza della vita invece è un cuore abitato dall’altro e, quando un cuore è abitato dall’altro, l’altro lo si capisce perfettamente, perché l’altro, quando viene ad abitare in me, mi dà le categorie per poterlo capire.

Il mistero di Gesù noi riusciamo a coglierlo solo perché lui, nella nostra vita, diventa il criterio della nostra interiorità e allora ogni volta che diciamo: Signore, sei un po’ difficile questa mattina… la risposta che Gesù ci dice è molto semplice: abbi un cuore ricco di silenzio, senza le paure, con una intelligenza plasmata da un cuore innamorato e allora, tutte le mie parole – dice Gesù – diventeranno comprensibili perché il cuore innamorato capisce tutto quello che dice l’altro.

In questo, Gesù, ci offre un metodo che dovrebbe aiutarci ad entrare nel mondo della fede: noi non comunichiamo Gesù con tante parole, con tanti gesti, ma comunichiamo Gesù lasciandoci abitare, nel silenzio del cuore che ama. È quel gusto o silenzio contemplativo che è la caratteristica di ogni discepolo.

Nella vita non è importante capire, nella vita è importante lasciarsi abitare dall’Amore per amare nello stesso identico criterio. E allora sono sufficienti gli occhi per capirsi, è sufficiente il tono della voce per poterci relazionare, è sufficiente una corporeità che si pone accanto a noi per capirci in profondità. E allora quando noi entriamo in questa meravigliosa esperienza facciamo nostra la professione di fede che abbiamo ascoltato nell’ alleanza di Sichem  nella prima lettura e che Pietro, a nome di tutta la Chiesa, ha detto nel Vangelo di stamattina: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio!”

L’entusiasmo del cuore innamorato diventa un canto di fede: Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna! Perché abbiamo creduto e conosciuto, accolto in fase di trasfigurazione, nella tua identità di essere uno che appartiene a Dio, il Santo!

E allora Gesù questa mattina ci dice: non cercare di capirmi, vivi solo la gioia di amarmi e fà sì che la tua intelligenza sia un cuore che ama e pensa!

Allora il Vangelo diventa Spirito e Vita. La vita diventa diversa. E allora, in questa eucaristia, anche noi diciamo al Signore: Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna!

In quell’ “amen”, al momento dell’ eucaristia, noi tradurremmo la relazionalità amorosa tra Cristo e noi, e il Cristo, entrando in noi, dilaterà questa esperienza d’amore dandoci sempre più la sua sensibilità. E quando la nostra sensibilità animata e sorretta dai doni eucaristici trasfigura la nostra vita, ogni sfumatura del Vangelo è parola di vita eterna, è gustare in modo prefigurativo quell’incontro finale quando, vedendo il Signore faccia a faccia, l’intelligenza non sarà più pensiero, l’intelligenza diventerà canto e, nel canto, l’anima si renderà docile allo Spirito per lasciarsi eternamente trasfigurare.

Questo è il metodo che Gesù ci può aver indicato questa mattina per poterlo capire, per poterlo vivere, per diventare con lui persone che vivono il sorriso quotidiano di Dio.

XX DOMENICA T.O. – ANNO B – 16 Agosto 2015

Filed under: h. Agosto 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 20:41

Letture: Pr 9,1-6 Ef 5,15-20 Gv 6,51-58

OMELIA

B20-wIeri la Chiesa ci ha fatto gustare quella luce di eternità beata che è speranza nel travaglio del quotidiano, ma questa meta la possiamo lentamente acquisire se diventiamo alunni di quello che Giovanni, in queste domeniche, progressivamente ci ha insegnato. Partendo dallo stupore del miracolo della moltiplicazione dei pani, Gesù ci ha detto che dobbiamo compiere un’unica opera: nella fede spalancare le nostre persone al suo mistero poiché egli è il pane della vita, è il significato portante della nostra esistenza. Lo stupore diventa accoglienza, si incarna nel desiderio e oggi Gesù vuol dare appagamento al nostro desiderio attraverso quelle immagini simboliche che abbiamo ascoltato nel Vangelo: mangiare e bere il Corpo e il Sangue del Signore.

Entriamo perciò, guidati dallo Spirito Santo, nella comprensione di questo linguaggio perché se riusciremo a percepirne la profondità, avvertiremo l’affascinante avventura nella fede eucaristica. Cosa vuol dire quel mangiare e bere?

Se entriamo nel senso simbolico di questi due linguaggi umani, cogliamo chiaramente che la nostra esistenza deve essere continuamente alimentata da una persona. Questa convinzione dà significato al mangiare e al bere; cibo solido e bevanda liquida, che rappresentano il vero nutrimento del cuore dell’uomo.

Gesù attraverso il linguaggio del mangiare e del bere ci vuole condurre alla convinzione che egli non solo è il senso della vita, ma egli si regala attraverso il mangiare e il bere.

Ma non è semplicemente “un mangiare e un bere”, è uno spalancare la nostra esistenza ad assumere Qualcuno: la carne e il sangue sono l’espressione dell’intera persona di Gesù. Anzi, e qui entriamo nella grandezza della rivelazione, Gesù attraverso quel mangiare e quel bere, quel darsi da mangiare e da bere ci regala la sua identità: è mangiare e bere l’Amore. (more…)

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA – Messa del giorno

Filed under: h. Agosto 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 20:39

Letture: Ap 11,19 a; 12,1-6a. 10ab Cor 15,20-27a Lc 1,39-56

OMELIA

download (2)La bellezza dell’esperienza della fede è che il Cristo abita in noi e la gioia di ospitare il Cristo nella nostra vita fa sì che tutto ciò che riguarda il Cristo divenga vita della nostra vita. La Chiesa oggi non celebra tanto una verità di fede, ma il compimento della fede poiché nella contemplazione di Maria assunta in cielo ritroviamo la certezza che lasciar ospitare il Cristo nella nostra vita è eternità beata già incominciata.

La bellezza della fede è lasciar operare il Cristo in tutta la nostra persona gustando in lui e come lui la bellezza luminosa della gloria del cielo. La Chiesa attraverso la festa di oggi ci dice che dobbiamo, nella fede, spalancare il nostro sguardo sulla pienezza della gloria che non è un futuro: è un presente. Infatti è interessante come Maria nel brano evangelico che abbiamo ascoltato questa mattina abbia avuto da parte di Elisabetta quella meravigliosa beatitudine “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”, una feconda beatitudine che Gesù stesso ha evidenziato quando volendo definire l’interiorità di sua madre afferma: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica”.

Maria è la donna che ha creduto, è la donna che ha dato ospitalità a Dio.

Quando incontriamo la figura di Maria, incontriamo la donna che ha realizzato se stessa aprendo la propria persona all’ accadimento di Dio e, questa sua esperienza non è solo da decifrare nel momento del concepimento, ma è stata una libertà che continuamente l’ha accompagnata: come una madre autentica ogni giorno dà alla luce i suoi figli, così Maria ogni giorno ha dato ospitalità a Gesù. Lo sviluppo della sua esistenza è stato uno sviluppo di progressiva eternizzazione poiché il Figlio, in lei, le comunicava quella meravigliosa comunione con il Padre che era il senso della sua esistenza. (more…)

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