Omelie di Mons. Antonio Donghi

27 dicembre 2012

NATALE DEL SIGNORE – 25 Dicembre 2012

Filed under: l. Dicembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:57

Letture: Is 9,1-6 Tt 2,11-14 Lc 2,1-14

OMELIA

nativitalorenzolotto1La gioia di ritrovarci questa mattina nella celebrazione eucaristica è la gioia di chi contempla il compimento dell’opera della salvezza. Le attese, sostenute dalle parole dei profeti, e il desiderio dell’intensa volontà presente nell’uomo di autenticità esistenziale, oggi, si sono compiute. Ed è molto bello ritrovare come, la gioia del Natale, sia la gioia di Dio che nel Verbo incarnato vede la realizzazione di tutto il disegno della salvezza, come ci ha giustamente detto l’autore della lettera agli Ebrei: “Dio dopo aver parlato molte volte e in diversi modi ai nostri padri, mediante i profeti, oggi ha parlato a noi nel Figlio.”

In certo qual modo come Dio compiendo l’opera della creazione disse che era una cosa molto buona la creazione dell’uomo, così – oggi  – Dio è contento che il suo progetto di salvezza si sia realizzato.

La nostra gioia non è un bambino, la nostra gioia è la gioia di Dio che, appassionato dell’uomo, ha potuto collocare l’uomo nella verità della sua esistenza. E’ l’esultanza dell’artista davanti al suo capolavoro. Nel Verbo incarnato il Padre vede l’umanità intera che nel Verbo incarnato ha la possibilità d’accedere per grazia alla sua autenticità.

Ma come Dio ha realizzato questo progetto facendo sì che l’uomo possa essere vero ed autentico? Il Vangelo questa mattina ce lo ha detto, in quei tre passaggi centrali nel racconto del prologo di Giovanni: “e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi e noi vedremo la sua gloria”.

In questi tre passaggi è descritta l’incarnazione della gioia di Dio e il metodo che ogni creatura deve assumere per essere sè stessa.

Innanzi tutto “il Verbo si è fatto carne”.

Attraverso questa espressione noi scopriamo il mistero dell’amore di Dio nei confronti dell’umanità. Un mistero che noi non comprenderemo mai perché, se comprendessimo il mistero dell’Incarnazione, vorrebbe dire che noi abbiamo e viviamo lo stesso amore di Dio. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo creature amate.

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IV DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – 23 Dicembre 2012

Filed under: l. Dicembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:54

Letture: Mi 5,1-4a Eb 10,5-10 Lc 1,39-45

OMELIA

0605md06L’uomo per potersi accostare in verità al mistero di Dio deve continuamente lasciarsi ricreare dalla sua novità: noi attendiamo colui che in noi si fa attendere.

A questa esperienza che noi facciamo ogni giorno d’essere rigenerati dalla potenza di Dio che opera in nome è autentica, ed è feconda nella nostra vita, solo quando la comunichiamo.

Ogni dono di Dio è fecondo, è comprensibile, è principio di vita nuova nel momento in cui lo regaliamo condividendolo. È il mistero che Maria, questa mattina, ci regala nel misterioso evento della sua visita ad Elisabetta; infatti, guardando attentamente la narrazione evangelica, noi notiamo un particolare: Maria non canta il Magnificat dopo l’annunciazione, Maria canta il Magnificat dopo la visitazione.

Noi uomini se fossimo raggiunti da una grandezza divina, come lo è stato per Maria, l’evento dell’annunciazione avremmo subito esultato per quel dono: Maria ha esultato per il dono della divina maternità dopo averlo regalato ad Elisabetta.

I doni di cui Dio ci ricolma continuamente sono fecondi quando gli regaliamo, quando i doni diventano scelte storiche, quando i doni diventano speranza per i fratelli. Ecco perché la grandezza della nostra scelta di Cristo diventa un’esperienza in noi profonda, solo quando – in una profonda comunione con i fratelli – la condividiamo.

E questo appare in quell’espressione del Vangelo in cui si dice che Maria “in fretta” si diresse verso la casa di Zaccaria, ma cosa vuol dire l’Evangelista con questo “in fretta”?

Spesso volte noi leggiamo quel “in fretta” come un andare a dare un aiuto concreto ad Elisabetta, ma se noi guardiamo attentamente la narrazione evangelica questo non è probabile……… perché, terminato il cantico del Magnificat, si dice nel testo evangelico che: “Maria rimase con lei circa tre mesi e poi tornò a casa sua”.

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17 dicembre 2012

III DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – 16 Dicembre 2012

Filed under: l. Dicembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 22:07

Letture: Sof 3,14-18 Fil 4,4-7 Lc 3,10-18

OMELIA

giovanni battista (1)Il gusto della presenza del Signore è legato ad un fatto storico, dicevamo domenica scorsa, Dio si è fatto veramente storia e, di fronte a questo grande evento, oggi veniamo invitati a fare l’esperienza della gioia perché il Signore in mezzo a noi, il Signore che si sta facendo attendere da noi, è in mezzo al nostro cammino nella storia quotidiana e, nello stesso tempo, questa gioia viene coniugata con la prospettiva di Giovanni il battista di essere battezzati nello spirito Santo poiché, la bellezza dell’essere nella gioia, si fonda tutta sull’essere guidati – giorno per giorno – dallo spirito Santo.

Di fronte a questi orizzonti noi tutti, come gli ascoltatori di Giovanni, poniamo a Gesù la domanda: che cosa dobbiamo fare?

E’ la stessa domanda che gli ascoltatori di Pietro rivolsero all’Apostolo la mattina di Pentecoste.. poiché di fronte al rivelarsi delle grandezze di Dio l’uomo si sente profondamente interpellato e, la domanda che cosa dobbiamo fare, ci accompagna tutta la nostra esistenza. E allora dalla Parola di questa mattina possiamo cogliere due sfumature in modo che possiamo, per quello che ci è possibile, dare un orientamento alla nostra vita rispondendo alla domanda che istintivamente nasce in noi: che cosa dobbiamo fare? E il primo orizzonte è lasciarci affascinare dalla parola di Gesù.

Come gli ascoltatori di Giovanni si sono lasciati prendere dalla personalità del precursore noi oggi dobbiamo lasciarci affascinare dalla parola di Gesù. La prima condizione è che noi sappiamo accogliere il Dio che si rivela, possiamo essere nella gioia, possiamo godere del battesimo nello Spirito Santo perché la nostra esistenza è affascinata dal Signore……. ed è un fascino non semplicemente esteriore, ma è un fascino che penetra dentro di noi. (more…)

10 dicembre 2012

II DOMENICA DI AVVENTO – ANNO C – 09 Dicembre 2012

Filed under: l. Dicembre 2012, Omelie anno 2012 — papolino25 @ 20:59

Letture: Bar 5,1-9 Fil 1,4-6.8-11 Lc 3,1-6

OMELIA

220px-Veneto_0036Il cammino d’avvento è la riscoperta della speranza. Il rapporto che ieri abbiamo stabilito con Maria Santissima ci ha ulteriormente aiutati a ritrovare il gusto della vita aprendo il nostro cuore a quella gratuità di Dio che nella riconoscenza ci porta ad orientare lo sguardo del cuore verso tale pienezza.

Ma nell’uomo c’è sempre una tentazione… soprattutto quando noi entriamo nella prospettiva della speranza: ed è la tentazione della “illusione”.

Infatti, quando l’uomo a livello interiore, sviluppa tutta una sua ricchezza spirituale ha sempre in modo inconscio l’interrogativo: ma tutto ciò sarà vero?

Ora, davanti a questi interrogativi, che in un modo o in un altro affiorano nel cuore della creatura e della creatura credente, questa mattina, l’evangelista Luca  ci aiuta ad avere la risposta davanti a tale interrogativo.

Dio si è fatto veramente uomo!

E bello come, l’autore sacro, nel descrivere il contesto storico evidenzia sia quello politico che quello religioso e, questo, per indicare che in un frammento concreto della storia con delle ben determinate coordinate Dio  è entrato nella nostra vita.

Dio si è fatto veramente storia!

La creatura umana è ricca di speranza perché Dio è con l’uomo.

Spesse volte l’uomo religioso è facilmente tentato di vedere l’esperienza religiosa come qualcosa di vago, quasi ci fosse una rottura tra la vita interiore e la storia. La bellezza a cui ci richiama questa mattina l’evangelista Luca è che noi dobbiamo riscoprire, come Dio, veramente è apparso in coordinate storico, politiche, religiose ben precise.

E allora, in questo contesto, Dio parla all’uomo … È bella l’immagine che l’evangelista ci offre della parola che è scesa su Giovanni il battezzatore dove, quella parola che scende, in Giovanni mentre costui è nel deserto ci dice che la bellezza dell’attesa è una presenza che parla.

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