Omelie di Mons. Antonio Donghi

21 luglio 2010

XVI DOMENICA T.O. – Anno C, 18 Luglio 2010

Filed under: g. Luglio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 09:51

Letture: Gn 18,1-10                   Col 1,24-28           Lc 10,38-42

OMELIA

Il cristiano è chiamato a diffondere nel cammino di tutti i giorni pace ed armonia.

E’ quello che Gesù ci ha insegnato domenica scorsa invitandoci ad essere prossimo per ogni fratello, ma per realizzare questa meta -nella quale ogni uomo ritrova veramente se stesso – oggi Gesù ci dice che lo dobbiamo ospitare nella nostra vita, lo dobbiamo ospitare nella nostra persona.

Infatti l’episodio di Marta e Maria che danno ospitalità a Gesù è estremamente significativo del “come” noi ci comportiamo nei confronti di Gesù.

Le due persone sono l’espressione di due atteggiamenti: Marta è presa dall’insieme delle cose che deve fare, tradita dal fatto che dare ospitalità a Gesù era offrirgli una buona accoglienza esteriore….

L’uomo che è nell’affanno della vita non dà mai ospitalità a Gesù perché è tutto preso nel suo mondo…l’insieme delle cose che fa diventa il valore della sua esistenza.

Se noi vogliamo essere discepoli del Signore e vogliamo veramente accoglierne la presenza dobbiamo superare ogni agitazione di vita che ci fa rinchiudere in noi stessi e ci impedisce di essere quella pura accoglienza del Maestro che invece ha realizzato la figura di Maria. Infatti cosa vuol dire quel linguaggio dell’evangelista che “Maria stava ai piedi di Gesù per ascoltarlo” ?

Alcune sottolineature ci possono aiutare per riscoprire come dobbiamo, nella nostra vita quotidiana, dare ospitalità al Signore.

Il primo elemento è che dobbiamo essere consapevoli che stiamo alla sua Presenza.

Noi possiamo dare ospitalità a Gesù mettendo la nostra esistenza davanti a lui: è’ la creatura che ama dare ospitalità al Creatore!

Davanti a questa Presenza nasce tutta quella attrazione che dovrebbe caratterizzare il discepolo.

Il discepolo davanti al Maestro dimentica se stesso perché è tutto preso dalla persona di Gesù che è il criterio attorno al quale elaborare la propria vita.

L’uomo costruisce la sua vita attraverso attive presenze nella propria storia e la storia del cristiano è essenzialmente accogliere la presenza di Gesù. Ma perché Gesù si fa nostro ospite e quindi noi veniamo attratti dalla sua persona ritrovandovi il senso e il gusto della vita?

Ora, se entriamo in profondità nella comprensione dell’atteggiamento di Gesù, un primo elemento che appare in modo chiaro è, che Gesù, entrando in rapporto con Maria, entra in rapporto con la verità dell’uomo facendo emergere dal cuore dell’uomo quella sete di verità.

E’ un’esperienza che Gesù opera continuamente nella sua storia……. quando si incontra con gli uomini fa emergere quella positività del cuore umano che si ritraduce fondamentalmente nella sete e nella ricerca del volto di Dio, perché il cuore dell’uomo è innamorato del Signore, sia che lo sappia, sia che non lo sappia.

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XV DOMENICA T.O. – Anno C, 11 Luglio 2010

Filed under: g. Luglio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 09:47

Letture:  Dt 30,10-14                   Col 1,15-20           Lc 10,25,37

OMELIA

Domenica scorsa Gesù ci invitava a percorrere le vie della storia comunicando pace ed armonia ai fratelli in modo che si creasse un mondo nuovo che fosse segno che il Signore era veramente entrato nella storia.

Nel momento nel quale noi entriamo in comunione con gli uomini ci accorgiamo che l’umanità si ritrova in una drammatica situazione di vita. Allora Gesù ci invita ad  entrare in rapporto con i fratelli diventando loro “prossimo”.

E’la parabola che Gesù questa mattina ci regala:riscoprire la nostra vocazione ed essere prossimo.

Gesù si pone dinnanzi come l’esempio di cosa voglia dire essere prossimo. Infatti la parabola è niente altro che la narrazione della storia di Gesù.

Gesù è diventato nei confronti dell’umanità il prossimo, colui alle cui orecchie giunge ogni grado di sofferenza.

Gesù si colloca in questo atteggiamento attraverso i primi tre verbi che la parabola ci offre e che determinano il comportamento stesso di Gesù: passare accanto, vedere, avere compassione.

Tre elementi attraverso i quali riusciamo a incarnare Gesù che si colloca accanto alla sofferenza dell’umanità per seminarvi la speranza.

Innanzitutto quel “passare accanto” di Gesù, in quell’atteggiamento, cogliamo il primo elemento per scoprire cosa voglia dire farsi prossimo. Passare accanto vuol dire ascoltare, ascoltare il grido di sofferenza, il grido di umanità che è nel dramma dell’esperienza della malattia, della sofferenza, del disagio, delle oscurità.

Farsi prossimo è ascoltare.

Questo è il primo elemento che Gesù questa mattina ci insegna: imparare ad ascoltare.

Prossimo non è colui al quale ci rivolgiamo attraverso le opere di misericordia…. Gesù ci ha detto che prossimo è colui alle cui orecchie giunge un grido di aiuto e, di riflesso, il porci accanto ai fratelli…e ascoltarne il disagio.

La prima esperienza alla quale Gesù ci chiama è aprire l’ascolto del cuore.

Questo primo atteggiamento si ritraduce nel vedere.

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13 luglio 2010

XIV DOMENICA T.O. – Anno C, 04 Luglio 2010

Filed under: g. Luglio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:07

Letture: Is 66,10-14                   Gal 6,14-18           Lc 10,1-12.17-20

OMELIA

Il discepolo è chiamato a vivere continuamente l’interiorità del Maestro.

Lui abita in noi, in lui noi ritroviamo ogni giorno il senso della vita perché la vita del cristiano è un sacramento vivo della presenza del Maestro.

Ecco perché Gesù questa mattina ha indicato i suoi discepoli ad andare, perché l’intensa comunione che egli ha stabilito con loro diventi il criterio di comunicazione.

Le cose grandi che il Signore opera in noi devono essere comunicate.

Il discepolo è sacramento delle meraviglie del Signore; Gesù in questo orizzonte,  oggi, ci pone dinnanzi un atteggiamento che ci dovrebbe intensamente qualificare: Gesù ha inviato i discepoli e ha detto loro: “Entrando in una casa dite: pce a questa casa!”

In questo atteggiamento cogliamo la dimensione sacramentale della vita: nel gesto di entrare in una casa, come segno visibile, si comunica una realtà invisibile: la pace.

L’atteggiamento del discepolo è una visibilità che regola un’esperienza  invisibile.

Ecco perché il cristiano nell’itinerario della sua storia è un sacramento che diffonde l’armonia di Dio. E’ la bellezza della nostra vita!

Spesso pensiamo che il mistero dei sacramenti siano quelli che celebriamo in chiesa, ma la loro funzione è di rendere la nostra vita “sacramento”, segno visibile del comunicarsi di un’affascinante esperienza invisibile.

Innanzitutto, Gesù,  è il sacramento della pace.

Gesù dicendo ai discepoli:”Entrando in una casa dite:pace a questa casa” non fa niente altro che dire ai discepoli: nella vostra vita fate quello che ho fatto io.

Se andiamo alle narrazioni evangeliche la mattina di Pasqua Gesù apparendo ai discepoli ha detto: “La pace sia con voi”. Il Risorto è il sacramento della pace di Dio, dell’armonia di Dio.

Ma come Gesù ha potuto elaborare questo meraviglioso frutto dello Spirito Santo che è la pace?

In Gesù che fu profeta in parole e in opere scopriamo due elementi: Gesù è tutto nel Padre… è nascosto nel Padre, Gesù è l’armonia del Padre.

Se guardiamo attentamente la persona di Gesù ci accorgiamo come essa fosse tutta un evento di comunione per cui Gesù era la tranquillità di Dio, ma nello stesso tempo Gesù è prossimo all’umanità, è molto concreto.

Dal momento dell’Incarnazione, per tutto l’itinerario della sua esistenza, Egli ha comunicato armonia: i miracoli, i suoi atteggiamenti, le sue parole…. Gesù ha costruito un’esistenza regalando la pace di Dio, perché in Gesù si sono sintetizzate tutte e due le componenti: “tutto in Dio e tutto per l’uomo” e  “tutto uomo per regalare il suo essere tutto di Dio”.

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4 luglio 2010

XII DOMENICA T.O. – Anno C, 27 Giugno 2010

Filed under: f. Giugno 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 09:52

OMELIA

Letture:  1 Re 19,16.19-21                   Gal 5,1.13-18           Lc 9,51-62

Il cammino della fede ha un chiaro contenuto: la persona di Gesù.

Nel momento in cui facciamo la scelta di credere, la sua personalità è il criterio portante della nostra esistenza. Guidati dallo Spirito e riascoltando la parola che Gesù questa mattina ci regala cerchiamo di cogliere cosa c’è nel cuore di Gesù.

Noi ne accogliamo la persona ma, mentre ne accogliamo la persona, siamo tutti invitati ad intuire che cosa opera nel suo mistero.

L’inizio del Vangelo di questa mattina è molto chiaro: nella semplice connotazione che “stavano per compiersi i giorni in cui sarebbe stato assunto in alto”, Gesù, si diresse “decisamente” verso Gerusalemme.

Può essere una connotazione semplicemente storica, ma – di fatto –  in questa espressione c’è tutto il senso della vita di Gesù.

La vita di Gesù è l’incontro tra l’oggi del Padre e il compiere ogni giorno l’oggi del Padre.

In questo il cristiano ritrova il nucleo essenziale della sua fede perché tutta l’esistenza del discepolo si costruisce in questo “oggi”.

Ma cosa significa per Gesù vivere l’oggi del Padre?

Se noi riusciamo a percepire qualcosa di quello che avviene in Gesù, ognuno di noi, ogni giorno, è chiamato a vivere l’oggi di Dio e, per Gesù, vivere l’oggi di Dio può essere stato ritradotto in tre passaggi: vivere nelle mani del Padre, per rivelare la gloria di Dio e, di riflesso, regalare la salvezza ad ogni uomo.

Ecco l’oggi di Dio! ….dove il cristiano, guardando il Signore, intuisce come questo oggi di Dio è vivere momento per momento nella sua creatività.

Spesso non riusciamo a vivere l’oggi di Dio perché facilmente siamo orientati a quello che potremmo desiderare o progettare…….. il profondo della vita di Gesù è l’oggi del Padre.

Andare a Gerusalemme, mettersi nelle mani del Padre, e diventare fonte di salvezza per ognuno di noi.

Ecco perché Gesù ha concluso la sua vita con quell’espressione: “Padre, nelle tue mani confido, nelle tue mani affido il mio spirito” dove intuiamo questa esperienza!

L’Evangelista, per farci ulteriormente intuire la scelta di Gesù di compiere la volontà del Padre, ci dice che Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino dove, in quell’espressione “ferma decisione”, c’è la scelta di Gesù di salire il Monte degli Ulivi, di salire su quella croce che era l’oggi misterioso del Padre.

Gesù non vedeva la croce, vedeva l’oggi misterioso del Padre e per evidenziare questa ferma decisione di Gesù di essere nell’oggi del Padre, l’Evangelista ha narrato quei tre quadretti nei quali si evidenziano tre sfaccettature di questa scelta di Gesù di essere nelle mani del Padre.

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