Omelie di Mons. Antonio Donghi

26 febbraio 2010

I DOMENICA DI QUARESIMA – Anno C, 21 febbraio 2010

Filed under: b. Febbraio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 22:22

Letture del Giorno:   Ger 17,5-8                  1 Cor 15,12.16-20                 Lc 6,17.20-26

OMELIA

Il cristiano sa che nella sua esistenza è chiamato ad assumere la stessa sapienza del Cristo: goderne la mentalità operando scelte che siano la traduzione della vita stessa del Maestro.

E’ quel vivere di fede, è fare della nostra esistenza una professione di fede di cui ci ha parlato l’apostolo Paolo.

All’inizio della quaresima questa nostra vocazione viene profondamente interpellata perché questa mentalità del Signore possa permeare la mente, il cuore, la volontà.

L’inizio del testo evangelico ascoltato ci aiuta a come, in questo tempo quaresimale, approfondire questa sensibilità del Maestro in modo che possiamo acquisire quella mentalità evangelica che è propria di chi segue Gesù in ogni frammento della sua vita.

Nel testo iniziale del Vangelo abbiamo colto due grossi valori: la dimensione del deserto come luogo di tentazione, la creatività dello Spirito Santo nella persona di Gesù.

Due elementi sui quali questa mattina dobbiamo soffermarci per poter veramente cogliere fino in fondo quella mentalità evangelica che ci deve continuamente trasformare.

Innanzitutto il primo elemento è dato dal fatto che Gesù viene condotto nel deserto per essere tentato.
Se questo brano lo volessimo tradurre nell’ordine dell’esistenza potremmo così riesprimerlo: nello Spirito siamo condotti nella nostra quotidianità perché attraverso la prova dell’istante possa emergere ciò che veramente vale per la nostra vita.

La tentazione, luogo della verità delle nostre persone….. tutto questo avviene nel “deserto del quotidiano”.
Spesse volte, all’inizio della quaresima, ci poniamo la domanda su cosa possiamo o dobbiamo fare per poter in modo più profondo immedesimarci a Gesù e quindi a viverne il mistero.

La risposta che Gesù ci dà è molto semplice: ama la vita, ama la tua vita, scopri nel quotidiano il luogo della verità della tua storia.
La vera tentazione, in senso positivo, è l’innamoramento del feriale, è l’innamoramento delle pareti della propria casa, è l’innamoramento della propria storia; imparare a comprendere, lì, nel tuo feriale, Dio che ti parla.

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17 febbraio 2010

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C, 14 Febbraio 2010

Filed under: b. Febbraio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 23:30

Letture del Giorno:   Ger 17,5-8                  1 Cor 15,12.16-20                 Lc 6,17.20-26

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OMELIA

Quando il discepolo con purezza e apertura di cuore accoglie il Maestro e ne vive tutta la paradossalità si ritrova nell’esperienza delle beatitudini; infatti, se risentiamo attentamente l’introduzione alla sapienza delle beatitudini, ci accorgiamo che Gesù volge lo sguardo verso i discepoli e in quell’atteggiamento scopriamo che il discepolo è chiamato ad avere un cuore puro per lasciarsi invadere dalla personalità del Maestro.

Le beatitudini sono l’espressione verbale della comunicazione che Gesù fa di se stesso al discepolo perché il discepolo sia l’incarnazione della sua sapienza.

Se leggiamo attentamente queste beatitudini ci accorgiamo come esse siano fondamentalmente paradossali: il dramma storico, la gloria eterna…..Per entrare in questa sapienza attraverso lo sguardo del cuore attento al volto del Maestro dobbiamo chiederci cosa significa che il discepolo è chiamato ad assumere questa sapienza che, in modo immediato, è tutt’altro che acquistabile dall’uomo comune.

Qui scopriamo una grossa verità che ci deve permeare in modo che la sapienza di Gesù divenga la nostra sapienza.: in modo immediato – come metodo – non dobbiamo porci nell’atteggiamento di capire letteralmente le beatitudini perché esse sono delle formulazioni paradossali per l’uomo concreto ma, l’esperienza delle beatitudini, è permettere a Dio Padre che suo Figlio, morto e risorto, viva dentro di noi.

Le beatitudini sono il Cristo attivo in noi.

In certo qual modo, noi non partiamo dalle beatitudini per viverle, ma partiamo dell’accoglienza del Cristo che rivive in noi la sua sapienza e, di riflesso, ne viviamo l’interiorità che sono le beatitudini. Gesù con lo sguardo del cuore penetra dentro di noi e quando lo sguardo del cuore accoglie il Maestro, e il Maestro vive dentro di noi, ci accorgiamo che le beatitudini fioriscono in modo immediato.

Le beatitudini non sono da imitare, ma sono il risultato della imitazione di Cristo.

Potremmo dire che le beatitudini sono quattro (come Vangelo di Luca), le beatitudini sono otto (come Vangelo di Matteo), le beatitudini sono sedici (se guardiamo la tradizione neo-testamentaria), ma le beatitudini in ultima analisi sono infinite…perché le beatitudini sono il fiorire della personalità di Gesù dentro di noi.

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11 febbraio 2010

5 DOMENICA T.O. – ANNO C – 07 Febbraio 2010

Filed under: b. Febbraio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:40

Letture del Giorno:  Is 6,1-2.3-8 1 Cor 15, 1-11 Lc 5,1-11

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OMELIA

Gesù in queste domeniche ci si presenta come il compimento di ogni promessa diventando, attraverso la semplicità del cuore, la nostra vera consolazione.

Il discepolo nell’atto della fede ha la consolazione della divina Presenza. Questo oggi di Gesù si ritraduce con uno stile di vita, con una mentalità che ci deve profondamente qualificare poiché la gioia di essere consolati dal Maestro si traduce nello stile delle scelte quotidiane.

Davanti a questa urgenza di dover incarnare la consolazione di Gesù nella realtà quotidiana ci ritroviamo di fronte all’esperienza della paradossalità del Vangelo: è il dialogo ascoltato tra Gesù e Pietro, è l’annuncio che la Chiesa antica ha evidenziato nell’esperienza apostolica. Due realtà che nell’ordine della nostra comprensione razionale creano non poche difficoltà…

Nel dialogo tra Gesù e Pietro ci accorgiamo come la proposta del Maestro razionalmente risulti impossibile per l’intelligenza di Pietro poiché, secondo le categorie normali  – di giorno non si pesca nulla – , dall’altra l’annuncio che Paolo ci ha regalato nella seconda lettura ci dice che la morte è diventata resurrezione.

Ma, per l’uomo concreto, la morte è un fallimento…. è uno scomparire…. tanto è vero che l’uomo contemporaneo non pensa più alla morte perché ha il dramma del fallimento.

Davanti a queste proposizioni l’intelligenza ha delle grosse difficoltà eppure, l’atto di fede, deve essere un atto razionale.

Com’è possibile conciliare la paradossalità dell’annuncio del Vangelo con l’esigenza dell’intelligenza di intravedere il senso delle verità di fede?

Pietro, nella sua risposta, ci dà la soluzione: “Sulla tua parola lancerò le reti” ….Le tue parole, Maestro, sono per me incomprensibili, ma tu sei la Parola! Accolgo le tue parole perché accolgo il mistero della tua Persona…

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3 febbraio 2010

4 DOMENICA T.O. – ANNO C – 31 Gennaio 2010

Filed under: a. Gennaio 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 20:46

Letture del Giorno:  Ger 1,4-5.17-19 1 Cor 12,31-13,13 Lc 4,21-30

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OMELIA

La creatura umana ritrovandosi in Gesù Cristo si ritrova creatura realizzata.

In quella espressione di Gesù: “Oggi si è compiuta questa Scrittura” noi riscopriamo come nella persona del Maestro l’uomo, come uomo, ritrova  veramente se stesso.

Davanti a questo orizzonte Gesù oggi ci indica anche la strada perché il compimento del mistero di Dio sull’uomo possa essere vero e fecondo; Gesù ci offre la strada attraverso i due esempi ricavati dall’Antico Testamento nei quali il Maestro evidenzia quali debbano essere le caratteristiche di chiunque voglia dare fecondità alla sua meravigliosa Presenza.

Le caratteristiche espresse da quei due messaggi: la vedova si Sarèpta di Sidone e Naamàn, il Siro, ci dicono che è indispensabile un profondo senso di povertà, di semplicità e di docilità nell’obbedienza.

Gesù diventa il compimento della creatura umana e quindi la realizzazione della volontà divina solo attraverso questa povertà, semplicità e docilità dell’obbedienza.

Innanzitutto il profondo senso della povertà: povertà fisica – la malattia data dalla lebbra del Naamàn il Siro -; la povertà come vedovanza – non avendo nulla – o quasi, di che vivere…  la vedova di Sarèpta di Sidone, perché se l’uomo può effettivamente accogliere il Signore dando fecondità, la povertà è indispensabile, perché la povertà è la gioia coraggiosa dei propri limiti. Quella donna, che sa esattamente qual è la sua condizione, quando il profeta Elia le rivolge quel comando: “Dammi da mangiare qualcosa” gli dice: “Quel poco che ho lo faccio cuocere, mangiamo io, te e mio figlio e poi moriremo io e mio figlio” …. il senso della povertà.

Dall’altra parte Naamàn consapevole della sua malattia ricerca il modo per essere guarito: la consapevolezza del proprio limite.

Dio è meraviglioso in chi nel cammino della sua vita gli sa offrire la propria povertà, dove la povertà (lo ripeto) è la gioia di amarsi nel proprio limite esistenziale.

Questa povertà diventa semplicità.

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