Omelie di Mons. Antonio Donghi

4 gennaio 2014

SANTA FAMIGLIA – ANNO A – 29 Dicembre 2013

Filed under: l. Dicembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 11:00

Letture: Sir 3, 3-7.14-17 Col 3,12-21 Mt 2,13-15.19-23

OMELIA

download (2)Dio si fa uomo per dare all’uomo la capacità di esistere secondo il progetto di Dio.

La gioia del Natale è la gioia dell’essere veramente e pienamente uomini.

Di fronte a questa esperienza che qualifica il cristiano nel cammino della sua vita oggi ritroviamo la figura di Giuseppe per riscoprire, nella sua figura, il metodo a cui richiamarci perché il dono che Dio ci fa della nostra esperienza umana sia costruito nello stile del Vangelo. L’elemento che emerge chiaramente dal brano ascoltato è che Giuseppe è l’uomo della parola di Dio. Davanti alla sua esistenza complessa egli, attraverso il linguaggio del sogno e dell’obbedienza, mette in luce come la sua esistenza sia guidata da Dio che parla.

Dio infatti è parola perché vuol guidare l’uomo nel cammino della sua vita. Il cristiano ritrova veramente se stesso perché ascolta continuamente la parola e, in questo, val la pena entrare nella spiritualità del pio ebreo, di cui Giuseppe è l’espressione. Su questo sfondo scopriamo come il pio ebreo fosse l’uomo dell’ascolto della parola.

Giuseppe è l’ uomo che sogna, è l’uomo che obbedisce, è l’uomo che attraverso le sue scelte mette in luce come Dio dia compimento al suo mistero.

Ora, il pio ebreo, in due momenti fondamentali della sua vita si ritrovava uomo della Parola.

  • L’esperienza della sinagoga,

  • l’esperienza della preghiera quotidiana,

Questi due elementi formavano il pio ebreo.

Nel contesto della festa di oggi, la famiglia ebraica, nella quale Gesù è stato educato, viveva questa spiritualità.

Innanzitutto il primo elemento su cui si costruisce la spiritualità del pio ebreo era la sinagoga. Se  andiamo alla letteratura giudaica troviamo questa affermazione molto bella: il sabato e la sinagoga sono un binomio indissolubile.

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30 dicembre 2013

SANTO STEFANO – ANNO A – 26 Dicembre 2013

Filed under: l. Dicembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 11:47

Letture: At 6,8-12;7,54-60 Mt 10,17-22

OMELIA

santo stefanoDalla tradizione più antica della Chiesa è sempre stato naturale celebrare dopo il Natale il martirio di Santo Stefano, poiché l’elemento che congiunge la festa del Natale con il ricordo di Stefano, è una sola:la parola testimonianza.

Il Verbo si è fatto carne per testimoniare la verità, per comunicare all’uomo la sua mirabile comunione con il Padre nella quale ogni uomo è pienamente se stesso. Stefano nel cammino della sua vita è il testimone del Verbo incarnato morto e risorto, poiché ha incarnato il mistero pasquale di Gesù nel quale l’intera umanità ritrova la via per la propria autenticità esistenziale.

La profondità della gioia del Natale si costruisce su questa esperienza, che è fondamentale per ogni esperienza evangelica: la testimonianza.

Ieri, accostandoci al Vangelo di Giovanni, abbiamo condiviso la convinzione che nel Verbo incarnato abbiamo scoperto la gioia della nostra umanità e l’itinerario per la nostra autenticità umana. Il Verbo, facendosi uomo, ci ha detto che siamo persone che vivono nel mistero di Dio Padre e che nell’evento dell’incarnazione egli ha realizzato in se stesso la nostra vera umanità. Ora Stefano diventa testimone di Cristo perché ha interpretato la sua vita alla luce della figura del Maestro.

La domanda che nasce spontanea è perché Stefano è stato martirizzato?

Se leggessimo attentamente la storia di Stefano ci accorgeremmo che il motivo per il quale Stefano è stato martirizzato è perché ha letto la storia di Israele nella prospettiva del mistero di Gesù, con un’intensa libertà di spirito, al di là di ogni interpretazione morale o giuridica. Davanti ai suoi correligionari ha avuto il coraggio di interpretare tutta la storia di Dio alla luce della persona e della Pasqua di Gesù. Dobbiamo sempre fare memoria a noi stessi che il cristiano è colui che per natura sua ha la mentalità di Gesù. Infatti se il Verbo si è fatto carne per educarci alla convinzione di essere uomini e, in Gesù, scopriamo il come dobbiamo essere autenticamente uomini così alla luce di Gesù interpretiamo la nostra storia e accogliamo la luce calorosa per vivere nel quotidiano con lo spirito del vangelo. Chiunque abbia la gioia e il coraggio di leggere la propria vita, di operare delle scelte che siano in sintonia con il Vangelo, è una persona che va sempre controcorrente, che si sente chiamata ogni giorno a morire e risorgere.

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NATALE DEL SIGNORE – ANNO A – 25 Dicembre 2013

Filed under: l. Dicembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 10:10

Letture: Is 52,7-10 Eb 1,1-6 Lc 2,10-11

OMELIA

Natività-2014La celebrazione odierna ci fa perfettamente comprendere che Dio della rivelazione è fedele e non delude.

Dopo essersi fatto attendere dall’intera umanità, che desidera la salvezza, oggi Dio rivela la sua fedeltà. I desideri che nello Spirito Santo i profeti hanno sviluppato nella nostra interiorità si sono appagati: il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

Davanti all’evento d’incarnazione ci ritroviamo nella luce, perché Dio ha mantenuto le promesse fatte ai profeti e ha manifestato all’uomo il senso della sua vita.

Dobbiamo sempre ricordare a noi stessi che la gioia del Natale è la gioia di Dio che porta a compimento il progetto della creazione. Contemplato l’uomo nel Verbo incarnato al momento in cui Dio lo ha creato, oggi, nel Verbo incarnato, lo ritrova pienamente realizzato. L’uomo in Gesù è veramente e pienamente uomo.

È bello questa mattina soffermarci su quelle due parole con le quali l’evangelista Giovanni ha rinchiuso l’evento dell’incarnazione nella persona di Gesù: “e il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”.

Due elementi sui quali lo spirito Santo ci invita a riflettere in modo che la gioia del Natale sia da una parte la gioia di Dio di dare compimento alla creazione e dall’altra la gioia dell’uomo di sentirsi chiamato ad essere veramente se stesso.

Innanzitutto contempliamo il Verbo si è fatto carne e le implicanze presenti in questa affermazione dell’evangelista. Se entriamo in questo dono che viene dall’alto scopri il mistero della nostra natura umana: l’Amore ineffabile diventa la persona amata. In quella affermazione: il Verbo si è fatto carne, cogliamo con gratitudine l’ineffabilità dell’amore di Dio che ama talmente l’uomo da diventare veramente uomo! È lo scandalo delle incarnazione: Il Tutto in un frammento! E nel frammento contempliamo il Tutto!

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IV DOMENICA DI AVVENTO – ANNO A – 22 Dicembre 2013

Filed under: l. Dicembre 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 10:07

Letture: Is 7,10-14 Rm 1,1-7 Mt 18-24

OMELIA

45x33rembrand Der Engel erscheint Josef in einem TraumIl desiderio di accogliere la gloriosa manifestazione del Signore rappresenta per noi uno stimolo ad una preparazione che possa veramente introdurci in quella gioia che è la gioia di Dio di renderci veri ed autentici. In questo nostro cammino la verginità di Maria ci ha aperti all’accadimento di Dio: l’asceticità di Giovanni ci ha regalato il desiderio della purificazione; Giuseppe oggi ci insegna a come concretamente disporre la nostra vita all’accoglienza del Signore.

Giuseppe è interpretato dall’evangelista Matteo come l’ uomo “giusto” e, in questa parola, si definisce non solo la figura di Giuseppe, ma anche la figura di ciascuno di noi nel momento in cui ci vogliamo preparare ad accogliere con feconda gioiosità la venuta del Signore.

La parola “giusto” indica il desiderio, in Giuseppe, di essere aperto a tutto quello che Dio gli può regalare; l’uomo giusto è affascinato dal desiderio non solo di costruire la sua vita come obbedienza a Dio, ma soprattutto di elaborare un itinerario di vita come realizzazione dei desideri più nascosti all’interno del progetto di Dio.

L’uomo giusto è l’obbedienza fatta persona dei pensieri amorosi di Dio.

In questa visione , la storia, che Giuseppe sta vivendo, lo pone davanti ad un duplice criterio che non solo evidenzia quello che sta vivendo, ma anche come dobbiamo vivere in questo nostro andare incontro al Signore. Innanzitutto c’è la coscienza del Mistero, la coscienza della grandezza e della benevolenza di Dio nei suoi confronti. Il fatto che Maria, sua promessa sposa, si trovi incinta per opera dello Spirito Santo gli fa intravedere la grandezza del disegno di Dio. Giuseppe si trova di fronte a qualcosa di grande che lo prende e lo affascina. È l’atteggiamento dell’uomo credente che, quando confronta la storia di Dio, con la propria storia personale, si trova raggiunto da un amore che umanamente è incomprensibile! L’uomo giusto si sente avvolto da una gratuità di Dio che lo coglie nel più profondo della sua identità.

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