Omelie di Mons. Antonio Donghi

7 giugno 2011

VI DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 29 maggio 2011

Filed under: e. Maggio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:54

Letture: At 8,5-8.14-17 1 Pt 3,15-18 Gv 14, 15-21

OMELIA

La verità dell’esperienza del Risorto è la coscienza della paternità di Dio per cui la nostra esistenza è un continuo rivolgerci a Dio chiamandolo Padre. E’ la speranza che Gesù ci ha regalato domenica scorsa.

Ma questa speranza deve essere una speranza fondata.

Questo afflato interiore con il quale ci rivolgiamo a Dio chiamandolo “Padre” deve essere profondamente radicato nella nostra vita perché, come ci ha detto l’autore della seconda lettura, noi siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi; noi siamo chiamati a dire la motivazione di fondo per la quale esistiamo e davanti alle oscurità della vita ne abbiamo il gusto.

In una situazione di tribolazione il cristiano è chiamato a dire la bellezza e il gusto della vita.

Poiché l’uomo, nella concretezza, facilmente è attirato dal concreto, dal contingente e quindi dal provvisorio, Gesù questa mattina ci vuole aiutare a come rendere continuamente ragione della speranza che è in noi in quella invocazione: “Padre” .Questo, Gesù ce lo ha detto con quella definizione dello Spirito come Consolatore o Paraclito.

Gesù di proposito ci regala questa lettura –  che lo Spirito è Consolatore o Paraclito –  perché non esiste uomo che non sia “consolato”.

L’uomo non esiste senza una profonda consolazione perché la consolazione è la molla della vita! Ma cos’è questa consolazione e, di riflesso, come Gesù ci regala questa consolazione?

Sicuramente questa espressione nel nostro linguaggio normale è legata a degli avvenimenti: le complesse o molteplici consolazioni e, di riflesso, delusioni della vita……ma noi sappiamo che nell’ordine evangelico non esiste il transitorio….. nell’ordine evangelico c’è sempre una concretezza di eternità, per cui la consolazione è niente altro che vivere la profonda consapevolezza che non solo  il Cristo è in noi, ma il Cristo è il senso della vita.

La grande consolazione del discepolo è che il Cristo è il senso della sua vita.

Chiunque è in Cristo, chiunque gode di essere in Cristo è un consolato!

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27 maggio 2011

V DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 22 maggio 2011

Filed under: e. Maggio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:47

Letture : At 6,1-7 1 Pt 2, 4-9 Gv 14, 1-12

OMELIA

Il cristiano seguendo il Cristo, porta delle pecore, riscopre sempre più il dono della libertà e gode la fecondità inesauribile di Dio.

Questo ampio orizzonte che Gesù ci aveva delineato domenica scorsa oggi viene ulteriormente approfondito perché, l’Evangelista, ci colloca ad uno dei punti centrali dell’esperienza della fede  – punti centrali che tante volte l’uomo non riesce ad intendere –  ma che è la condizione per poter camminare ogni momento nella speranza della vita.

Gesù, per introdurci in questa meravigliosa esperienza, ci pone dinnanzi tre passaggi che dovrebbero così alimentare la nostra speranza e donarci l’entusiasmo della vita.

Innanzitutto dobbiamo prendere coscienza che noi abitiamo nel Signore.

Gesù ci ha detto chiaramente che nella storia non dobbiamo avere alcun timore perché nel suo mistero di morte e risurrezione noi ormai stiamo abitando in Lui. E’ la stessa immagine che abbiamo ascoltato dalla prima lettera di Pietro: “Noi siamo pietre vive fondate sulla pietra viva e la pietra viva è il Cristo risorto”.

L’uomo nel cammino della sua esistenza ha questo unico riferimento: abito nel Risorto.

Questa verità dovrebbe essere così profonda nel nostro Spirito che – se per paradosso – qualcuno ci chiedesse dove abitiamo, dovremmo rispondere che abitiamo nel Risorto. E’ la grandezza della nostra vita!

Noi siamo radicati in lui e in lui, noi, istante per istante, esistiamo: “il posto” di cui Gesù ci ha parlato è niente altro che la sua persona gloriosa.

Oggi, nel Signore, abbiamo il nostro posto perché la nostra esistenza è totalmente radicata in lui. Ecco perché il cristiano, in qualunque istante della vita, commenta continuamente a sé stesso queste congiunzioni: “sono in lui e in lui l’eternità è già cominciata” per ciascuno di noi….. è questione solo di calendario.

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16 maggio 2011

IV DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 15 maggio 2011

Filed under: e. Maggio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 21:27
Letture : At 2,14.36-41 1 Pt 2, 20b-25 Gv 10,14
OMELIA

Il rapporto con il Risorto che siamo chiamati a costruire ogni giorno ci porta a vivere la stessa esperienza degli Apostoli così come gli Atti che la comunicano: una forte esperienza di libertà.

Gli Apostoli seguendo intensamente il Maestro, nella potenza dello Spirito Santo, non fanno niente altro che gridare la loro libertà interiore annunciando il Vangelo.

Gesù questa mattina facendoci ritrovare insieme nello Spirito Santo vuol regalarci la sua libertà e ce la vuol regalare attraverso un’immagine che poco fa abbiamo ascoltato dal testo evangelico: egli è la porta delle pecore e le pecore entrano, escono e trovano abbondanza di pascolo.

Gesù, porta della pecore, è la fonte della libertà degli discepoli per cui è importante ritrovare il senso di questa immagine :“Io sono la porta delle pecore” per poter, noi stessi, scoprire la bellezza della vera e autentica libertà.

Infatti, mentre ascoltiamo questa immagine di Gesù: “Io sono la porta delle pecore”, al nostro cuore emerge in modo molto chiaro un’altra immagine cara all’Antico Testamento: la porta chiusa dopo il peccato originale.

Dopo il peccato originale la porta del paradiso si è chiusa, gli uomini sono stati portati nel dramma della storia e nella schiavitù della loro situazione. L’uomo chiamato a libertà nel giardino dell’Eden, a causa del peccato è uscito dal giardino… la porta è rimasta chiusa e ben custodita…. gli uomini sono entrati nell’oscurità della storia.

Gesù, questa mattina, ci dice che quella situazione ormai è superata perché, nella sua morte e resurrezione, la porta è stata aperta ed Egli è entrato nell’esperienza della Vita e, chi lo segue e lo conosce, gode della sua stessa libertà.

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10 maggio 2011

III DOMENICA DI PASQUA – ANNO A – 08 maggio 2011

Filed under: e. Maggio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 19:30
Letture : At 2,14.22-33 1 Pt 1,17-21 Lc 24,32
OMELIA

Il tempo di Pasqua vuole aiutarci progressivamente a comprendere che il Signore è in mezzo a noi e noi lo possiamo veramente vedere perché la nostra fede sia veramente radicata in lui.

Alla luce del brano ascoltato, desiderando fare questa esperienza del Risorto come criterio della nostra vita, Gesù, attraverso l’episodio dei discepoli di Emmaus, ci vuole aiutare ad entrare in questa esperienza del vedere il Maestro.

Il percorso che l’Evangelista ci offre può essere evidenziato in tre passaggi nei quali Gesù, lentamente, prepara quei discepoli a quell’incontro nel quale egli svelerà la sua persona: – Gesù si accosta ai due discepoli di Emmaus; – mediante il rimprovero rivela loro il senso delle Scritture; – essi dopo il dialogo/ascolto con il Maestro non possono più vivere senza di lui.

Innanzitutto il primo aspetto è questo accostarsi di Gesù ai discepoli i quali, si lasciano invadere dalla sua persona.

Infatti, come hanno fatto a passare da una condizione di tristezza a una condizione di gioia, da una chiusura dei loro pensieri in quel discutere e conversare continuamente, all’esultanza di correre ad annunciare l’evento della resurrezione? Il tutto si colloca in questo inizio di incontri.

I discepoli avrebbero potuto dire al forestiero: “Perché ti intrometti nelle nostre dialettiche, nelle nostre tristezze, nei nostro interrogativi?” …ma hanno avuto il coraggio di lasciarsi attirare dal Maestro.

Che cos’è scattato in quel momento?

E’ quello che scatta al momento dell’esperienza della fede: Gesù li ha affascinati, Gesù li ha amati, Gesù li ha attirati.

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